Alfonsine

La Festa dell'Uva  dal 2000 a oggi La "Festa Gròsa"  antica festa alfonsinese
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La Festa dell'Uva nel periodo fascista '30-38

Archivio delle foto della Festa dell'Uva

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La "Festa Gròsa"  ad Alfonsine

Alfonsine è un paese ben strano: le feste cosiddette popolari, con qualche parvenza di legame con le tradizioni, hanno dieci anni di età al massimo, o poco più.  Quelle vere, di un tempo, sono state abolite o dimenticate...

cuccagna_borse.jpg (111511 byte) La festa più importante per Alfonsine e per tutta la Bassa Romagna, completamente scomparsa e dimenticata, era quella chiamata "Fiera di Mezz'Agosto" detta anche in dialetto "la Festa Gròsa". Era una vera festa popolare, di antica tradizione, ma era già stata dimenticata nel 1929. Nel 1932 il podestà di Alfonsine Marcello Mariani in un verbale di delibera per promuovere e sostenere finanziariamente come Comune di Alfonsine la "Festa dell'Uva", proposta dal Ministero fascista dell'Agricoltura, scrisse che tale nuova festa doveva essere presentata come riproposizione della vecchia "Festa Grossa", "tanto sentita dagli alfonsinesi e soppressa per odio di parte". 

  Quale fosse l'odio di parte che aveva determinato la soppressione di una tale festa popolare è scritto In un carteggio amministrativo del 1932 conservato nell'Archivio Comunale di Alfonsine il Podestà Mariani in una nota trasmessa alla Prefettura di Ravenna precisava che la 'festa grossa non veniva più celebrata dal 1921 poiché, causa le discordie politiche allora esistenti, si cercò di evitare pubbliche manifestazioni. Il Mariani faceva riferimento agli scontri tra socialisti e repubblicani avvenuti in occasione della celebrazione del 1° Maggio del 1920.

Sappiamo poi che la Fiera di Ferragosto era stata ripresa dall'Amministrazione comunale fascista nel 1923 e nel 1925 per 'rinvigorire la più grande fiera annuale che indubbiamente porta un vantaggio al commercio e all'industria locale e valorizza sempre più l'allevamento del bestiame di questa plaga ubertosa' (dal carteggio amministrativo del 1925 conservato nell'Archivio Comunale di Alfonsine)

Le uniche notizie che si hanno di questa "festa gròsa" 
ce le ha lasciate Eugenio Cavazzuti (1878-1948)

Già nel 1929 Eugenio Cavazzuti, intellettuale alfonsinese del tempo, scriveva sulla rivista "La Pié", nel numero 8 del 1929, che:

"La festa  durava due giorni - domenica e lunedì - il primo giorno destinato alle merci, il secondo al bestiame. E'  passato molto tempo ma i non più giovani la rivivono ancora intimamente come come un caro ricordo, e con infinito senso di nostalgia e mestizia,  né sanno adattarsi alla sua scomparsa."

Mercato del bestiame del lunedì. Il luogo è in corso Garibaldi dove oggi ci sono capannoni della fabbrica "Marini spa", davanti alla "traversa Peo Bertoni". 
Si notano ancora i due pilastri del cancello.

 

Il bestiame era talmente numeroso che gremiva letteralmente non solo la vastissima area destinata a tale mercato, ma anche la parte del Corso Garibaldi che si estende verso mezzodì. Sulla bianca marea, inframmezzata dai vivi colori delle gualdrappe stampate e dal rosso e turchino dei fiocchi annodati alle corna, non emergevano che le tende dei carretti dei venditori di bibite ghiacciate; tende rosse colore della miscela che con poche gocce tingeva il bicchiere di acqua e ghiaccio offerto... Svariati erano i passatempi offerti a spese pubbliche a cominciare dai mortaretti, sparati il sabato sera e la successiva mattina per rinfrescare la memoria ai labili, musica a varie riprese in entrambe le giornate ed in divisa di alta tenuta (hai visto l’elmo?), corse di cavalli a fantino lungo il Corso, tombola, innalzamento di globi acrostatici, fuochi artificiali (col razzo matto!), per tacere di altri svaghi offerti da giostre, circhi, tiri a segno etc... La sera, nell’ora dell'accensione dei fuochi, i concerti bandistici erano due, intervenendo, oltre a quello del capoluogo, anche quello della frazione di Longastrino, al quale il Comune, se ben ricordo, stipendiava il maestro. 

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Il piazzale della chiesa nel 1910

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Caffé Nazionale ("dla Niculèna"): dal dopoguerra Casa Lolli (giornalaia)

Nella nostra grande piazza il posto assegnato al concerto locale era davanti al Caffè Nazionale o Forlivese, ritrovo preferito del ceto più eletto, mentre quello di Longastrino doveva piazzarsi davanti al Caffè “d'Anzulen de' Lughes", (primo caffé Tavalazzi di Angelo Tavalazzi e Anna Tavalazzi, presso casa Santoni -ndr)

Avvenivano poi, fra i due corpi bandistici delle gare, cui partecipava il pubblico col dare - a parte la competenza - il proprio giudizio esprimendosi assai rumorosamente con disapprovazioni, critiche ed applausi più e meno prolungati. 

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Il Caffè “d'Anzulen de' Lughes" era il primo caffé Tavalazzi: Angelo Tavalazzi era venuto da Lugo ad Alfonsine nel 1907 ad aprire un'osteria-caffé, con la nipote Anna (l'Anéna). Il luogo era nel lato est del Palazzo Santoni, a destra nella foto, si legge nell'ultima porta "Vini e Caffé". A sinistra il negozio di filati e tessuti di Nilde Santoni

 

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La banda comunale di Alfonsine, qui davanti alla Chiesa di Rossetta

 

E la giornata aveva fine coll'assistere all'accensione dei fuochi, ascoltando le melodie dei due concerti e sorbendo un ottimo gelato di "Forlivesiana" quanto perduta memoria.  
In tal giorno nessuna famiglia di rispetto era priva di parenti, od invitati, ed anzi tutti facevano a gara per sorpassarsi a vicenda sia nel numero degli invitati come nel rango.

Chi non ricorda quel tale di Russi che recitava, accompagnandosi col violino, una sua composizione poetica assai piaciuta e originale avente come soggetto l'inaugurazione del tram Forlì-Ravenna? ("Da Ravenna a e pont dla Zella ecc.)

Il clou delle due giornate, l'attrattiva per ridere maggiormente era quella di assistere alla vendita dei cocomeri in fette.

Questo sistema di... accreditare la propria merce a scapito di quella d'altri in forma così offensiva e violenta, poteva con ragione ritenere che da un momento all'altro si fossero visti impugnar pistole e luccicar coltelli. Ed i coltelli - se non le pistole - c'erano infatti ma servivano unicamente per aprire le sferiche e polpose pance dei cocomeri e nulla più.

Il duello oratorio simile ad esplosione simultanea a base di ingiurie ed offese personali, fra i vari concorrenti (Mingolini, Salsone ed altri) era talmente violento da non potersi credere. Il posto assegnato, di solito, alla vendita di questo genere era nella Piazza del Parroco col fronte alla Violina ed il fianco verso la farmacia Lugaresi". (La Piè, n.8, 1929)

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Il piazzale della chiesa dove si collocava la banda musicale di Alfonsine.
A destra il Caffé Nazionale, che qui aveva già preso solo il nome di Caffé 
A destra sotto i portici (non visibili) c'era la Farmacia Lugaresi, spostata di due luci rispetto a dove è collocata ancora oggi (2004) la "Antica Farmacia Lugaresi" di Stefania Marini.

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