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Ricerche sull'anima di Alfonsine | Foto di gruppo |

Classe 3° femminile via Mazzini  a.s. 1947-1948

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Da sinistra a destra e dall’alto al basso 
1° fila: Graziani, Tarroni, Golfieri, Ricci, Minguzzi, Tarroni, Vecchi, Argelli, Mariani
2° fila: Centolani, Lippi, Faccani, Tarroni, Contarini, Argelli, Bruni, Dalpozzo
3° fila: Polgrossi, Scudellari, Bartolotti, Toschi

La maestra in alto al centro era la sig.ra Stanghellini

La foto è stata scattata nel cortile dietro la casa di Plichē, che era la loro scuola. Alcune di loro avevano frequentato lì anche la 1a e la 2a, e ci ritornarono in 5a , dopo aver traslocato in 4a in un’altra sede improvvisata, la Casa del Popolo in via Mameli, dove adesso è la Camera del Lavoro. Non c’era una vera scuola in centro ad Alfonsine dopo la distruzione della guerra, e le lezioni si tenevano in edifici che avevano altri usi. Da Plichē c’era al piano terra il negozio dei proprietari, e’ spazi, drogheria-tabaccheria, uno dei pochissimi negozi del paese. Dal portone principale si entrava in un androne buio, che a noi sembrava immenso, che terminava con la porta che si vede nella foto. Lungo le pareti erano disposti dei sacchi pieni probabilmente di farina, fagioli, patate, zucchero, rifornimenti per il negozio. Le aule – al primo piano – avevano massicci banchi di legno a due posti, con i sedili incorporati e i buchi per i calamai. Stiamo parlando di tempi in cui si usavano i pennini e l’inchiostro, e uno dei pochissimi lussi era disporre di tre o quattro pennini di forme diverse o di una cannetta, il porta pennino particolare.

Poche di quelle bambine sorridenti – alcune, lo sappiamo, non ci sono più – continueranno la scuola dopo la 5a elementare. Non c’era nessun obbligo fino alla 3a media. Per andare alle medie si doveva sostenere l’esame di ammissione: scritto e orale, davanti a una commissione di insegnanti tutti sconosciuti. In molte famiglie questa era considerata una complicazione inutile, per entrare nella vita attiva poteva bastare la 5a elementare. Oppure si sceglieva l’”Avviamento Professionale” al quale si accedeva con la licenza di quinta. L’esame di ammissione quell’anno si svolse in un’altra sede provvisoria: la casa in Via Reale, all’incrocio con la Via Raspona, attualmente avvolta nei teloni della ristrutturazione. Ma popi in ottobre entrammo in una vera scuola: una scuola nuova, nella strada principale di quello che tutti allora chiamavano ‘il paese nuovo’, e’ paés nôv. Intorno c’erano ancora i campi, e le buche dove erano stati tolti gli alberi per fare spazio alle costruzioni. Salivamo alle aule dal primo piano lungo una passerella di legno un po’ traballante, scansando i secchi di cemento, le scale e le carriole dei lavori in corso. La scuola non era ancora finita, ma le aule erano ampie, c’era luce e spazio. A noi piaceva, e ci stavamo bene. Negli anni l’edificio di Corso Matteotti è diventato Scuola elementare, e poi anche scuola dell’infanzia. Quest’anno abbiamo visto le transenne lungo i marciapiedi, e i lavori di adeguamento agli ospiti più piccoli: i giochi nel cortile, la pista ciclabile. Alcuni dei bambini e delle bambine che, dopo aver frequentato le elementari in sedi provvisorie, erano entrati per primi nella Scuola Media “A. Oriani” in quel lontano anno scolastico, adesso accompagnano lì i nipotini, alla scuola per l’infanzia o alle elementari. Se è vero che “la storia siamo noi” il primo edificio scolastico costruito ad Alfonsine nel paese nuovo è un edificio storico. Migliaia di persone hanno passato alcuni mesi della loro vita in quelle aule, hanno conosciuto compagni di banco che sono diventati amici, o che non hanno mai più incontrato. La memoria, si sa, fa un uso molto libero dei nostri ricordi: taglia, corregge, incolla, ricuce, inventa. Ognuno di noi, dando un’occhiata dal marciapiede oltre la recinzione dipinta di nuovo, può ricostruire, reinventare e riciclare impressioni, emozioni e ricordi.

(Dora Polgrossi)

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