Aure perdute

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In greco si parla del "fascino" come fosse una brezza, un'aura che emana da certe persone o da certi luoghi, o da incontri e combinazioni: essa può avvolgerti come un vento, a volte crescere come un turbine... ti ingolfa e ti stordisce.

Quando avviene una sovrapposizione, una corrispondenza tra la realtà esterna e un segreto interiore, tra una percezione e un qualcosa che è già improntato nella nostra mente; ecco, allora si sprigiona l'aura.

Chi ha consuetudine con la propria intimità scorge le aure del mondo esterno; chi si ignora, chi non ha mai avuto un sogno fatidico, può passare accanto ad esse e neanche voltarsi.

Chi non incontra mai aure, cioè momenti estatici e fascinosi, chi non visiti mai luoghi geniali, diverrà arido e inquieto, in attesa di non sa nemmeno lui cosa, mendicherà emozioni, meraviglia a comando all'alcool alla droga.

Ricordare costantemente gli incontri avuti con l'aura nella propria vita porta a un'esistenza felice 

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La spiaggetta dove visse Achille da bambino

Achille

Era l'agosto del 1991

A Skiros si potrebbe arrivare in "48". Skiros è un’isola greca nelle Cicladi. "48" è la cilindrata dei motocicli con cui si può viaggiare alla media di 30 Km all’ora e senza casco. 

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Ramirez, Fulvio ed io abbiamo viaggiato così, nell’agosto del ‘91: 
Alfonsine-Ancona (imbarco)-Patrasso-Eleusis lungo la via degli antichi misteri eleusini.

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A Eleusis

Il nostro rifugio a Skiros


Poi a Corinto, Isola Eubea e Skiros. Ritorno da Tebe dove passò Alessandro Magno, poi Delfi, Dioniso e la Sibilla, il monte Parnasso e i misteri orfici.
Fulvio era in bicicletta.

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A Delfi

A noi piace così: viaggiare rallentati, come zingari, come viandanti psichici, spinti dal desiderio e dalla curiosità di qualsiasi cosa, non importa cosa.

Quello che ci interessa è la voglia di provare intensità, cioè sensazioni, farci sorprendere e incantare dal divenire, dal fluire del viaggio, dalle diversità e dalle avventure, dall’amore e dall’erotismo...

".... Noi viandanti siamo fatti così. La nostra smania di vagabondaggio e di vita errabonda è in gran parte passione, amore, erotismo.

Per metà il romanticismo che troviamo nel viaggiare sta nient’altro che nell’attesa dell’avventura (e qualcosa capita sempre....).

Ma per l’altra metà è assaporare forme erotiche inappagate che spesso coltiviamo e poi per impulso consapevole dissolviamo."

Sulla bianca piazzetta di Skiros stavo seduto a un tavolo del caffè, con qualche mela nel tascapane, i pantaloni sfilacciati e la camicia dal colore ormai bruciato. Mi faccio portar fuori vino attinto dalla pinta, nel mentre una giovane donna dal fresco volto si avvicina al mio tavolo per raccogliere la palla che il suo piccolo di pochi anni aveva lanciato.

Solo per un attimo i suoi occhi incrociarono i miei sogni. Aveva i capelli biondi e le guance rosate, non ci scambiammo una parola.

Angelo! soltanto vederla era delizia e tormento, quanto l’ho amata in quella lunga ora!
Avevo di nuovo diciott’anni.
Bella, gaia donna bionda!
Non so neppure come ti chiami: ti ho amata per un’ora e torno ancora ad amarti ogni volta che mi fermo su una piazza assolata di un villaggio qualsiasi; per un’ora nessuno ti ha amata più di me, nessuno ti ha mai concesso tanto potere su di
sé quanto io te ne concessi, un potere incondizionato.
"Noi viandanti siamo abituati a coltivare i desideri amorosi proprio per la loro inappagabilità, e quell’amore che apparterrebbe alla donna,
noi poi lo dissipiamo, profondendolo al mondo, al villaggio, alla montagna, al mare, al lago, al sentiero, ai bambini ai bordi della strada, al bue sul prato, all’uccello, alla farfalla, alla grotta, alla voragine.
Noi liberiamo l’amore dall’oggetto, l’amore da solo ci è sufficiente, così come nel nostro vagare non cerchiamo la meta, ma solo il godimento del vagabondaggio per sé stesso, l’essere in cammino.
Giovane donna dal fresco volto, non voglio conoscere il tuo nome.
Non voglio coltivare né accrescere il mio amore per te. 
Tu non sei la meta del mio amore, ma il suo impulso.
Questo amore io lo regalo al lampo del sole nella coppa del vino, ai fiori rossi cresciuti sul campanile.
Tu mi permetti di essere innamorato del mondo." 

(libero saccheggio da "Vagabondaggi" di Hermann Hess)

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