Alfonsine


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Alfonso da Alfonsine

Si chiamava Giuseppe Randi e divenne famoso come padre Alfonso da Alfonsine. Era qui che era nato il 6 dicembre del1865. Si fece frate francescano nel settembre del 1883. 

Alfonso il 4 ottobre 1922 morì nella sua cella di poverello dei frati cappuccini minori a Forli. 

Era chiamato 'e’ fré da la tésta grosa' per il piccolo corpo esile, che sembrava affaticarsi a reggere la grande testa, che guardava con dolci, ingenui occhi d’oro le infinite strade percorse per benedire, tra gente che lo salutava espansiva, affettuosa, avvertendo nella sua semplicità, la bonta dei santi. S'incantava beato dei suoni e dei canti fino alle lacrime.

Fabbricava rosari e riparava quelli spezzati. Se gli donavano giuggiole, coi semi faceva rosari per ricambiare il dono. 

Si meravigliava per i fiori, per il cielo, per gli uccelli, per il gorgoglio di una fonte. I bambini gli facevano festa e a loro dava le carezze di una benedizione e una rnedaglietta. 

Poco dotto, non diceva messa, ma il popolo gli attribuiva virtù singolari. Benediva le bestie sofferenti, che risanavano. I contadini se lo contendevano e molti andavano alla sua chiesa, dove toccava i malati, che guarivano 'e benediva salute nel loro pane e nella loro veste. Guariva dai malefici, consacrava fortuna ai bachi da seta, liberava le case dai topi e i campi dagli insetti: e se gli doleva dannar le povere bestie nei gorghi del fiume, talvolta rideva sereno a costringerne qualcuna - semmai un grosso topo - dentro le scaxpe di un amico lontano o in cima al pioppo che fiorisce sussurri di vento turchino'. 

Ma diceva alla gente: "quella che voi credete sia la mia virtù, non è che la vostra fede". Diceva: "ui vò dla féd", con la quale ogni male era vinto. Quando alzava la croce per benedire, amava circondarsi di bambini. Se qualcuno lo chiamava santo, lui si schermiva; "ui vò étar!" (ci vuole altro!). Quando chiedeva la grazia su amici a lui cari, invocava una speciale benedizione: "la piò puténta, in nomine patris". Lui che si era conservato, operoso nel bene, un cuore fanciullo, rimase per tutti santo Alfonso da Alfonsine. E a Forlì gli hanno intitolato una strada, che è la prima a destra dopo il sottopassaggio della ferrovia arrivando dalla Ravegnana prima della rotonda del centro.

E' sepolto ad Alfonsine in un loculo in fondo a sinistra dall'entrata vecchia verso la chiesa, in basso. 

(Tutto questo scritto è tratto da "Storia di Alfonsine" di Romano Pasi, a pag. 512-513 e da  una poetica biografia scritta da Luciano De Nardis su "La Pié" n°9 del 1925. L'immagine del "ricordino" è stata trovata e pubblicata da Alberto Vistoli)

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"ricordino" distribuito il giorno del suo funerale.

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