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INTERVISTA

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Dr. Prof. Erus Sangiorgi

responsabile Centro Metodologie Naturali Terme di Riolo 
Consulente esperto O.M.S (organizzazione mondiale della sanità) 
dell’università degli Studi Milano)

 di Loris Pattuelli

Ogni due o tre anni vieni ad Alfonsine, e le tue conferenze registrano sempre il tutto esaurito. I posti a sedere finiscono subito, e per quelli in piedi bisogna affidarsi alla fortuna. Sei diventato una star, te ne rendi conto? A parte gli scherzi, credo che il tuo legame con questo paese sia proprio speciale. Tu come te lo spieghi?

"Perché sono di questa terra, e parliamo lo stesso linguaggio. è  vero, quello con la gente di Alfonsine è un legame speciale, profondo, che viene da lontano. Credo di aver tenuto le mie prime conferenze di 'medicina alternativa' ad Alfonsine, e da allora,  negli anni,  ho mantenuto con piacere questo appuntamento. Direi che è una specie di incontro con le mie origini contadine di cui sono fiero, e poi sicuramente è anche una gran bella occasione per condividere con voi quello che ho imparato."

Sulle pareti del tuo studio a Riolo ci sono due cose che mi incuriosiscono molto. La prima è un ritratto di Padre Pio e la seconda è una piccola foto in bianco e nero con sopra la faccia di Che Guevara. Padre Pio ha un’aria da birichino, da monellaccio che la sa lunga sulle fatiche della vita e del mondo. L’immagine del Che mi ricorda invece quelle cartoline illustrate che i nostri nonni attaccavano sul vetro della credenza. Padre Pio e Che Guevara, e se fosse proprio questa la coppia più bella del mondo?

"Sono due personaggi 'leggendari' accomunati da ideali di fede che entrambi hanno concretizzato nell’aiutare i 'bisognosi'. Mi piacciono tutti e due e li guardo con grande rispetto. Mi sembra che stiano bene assieme. Il Che ( medico e rivoluzionario) fa parte della mia storia passata che non rinnego, il Pio biricchino, è frutto di una evoluzione più recente. Penso anche che la loro presenza mi sia di aiuto nella professione come insegnamento e  sostegno morale."

Iridologo, naturopata, professore, eccetera, eccetera. Facciamo un patto? Io la pianto qui con l’agiografia, però adesso tu mi dici come se la passa la tanto vituperata e tanto incensata Medicina Complementare. 

"Quando ho iniziato nei primi anni ottanta, l’ordine dei Medici di Ravenna mi chiedeva che cosa stessi facendo della mia professione. Avevo iniziato questo percorso 'diverso' senza pormi tante domande, ero, e lo sono tuttora,  convinto che andasse ripensata la figura del medico, il suo rapporto col paziente e arricchite le sue possibilità di intervenire sulla salute. E cosi sono andato avanti. Adesso, per chi si avvicina a questo approccio, 'va grassa': ci sono 13 milioni di Italiani che sono sensibili a queste discipline e le stesse istituzioni si stanno adeguando. Credo che una medicina integrata sia il futuro."

Il mondo è pieno di fanatici, di gente che si prende troppo sul serio. Pensando alle domande per l’intervista, questa mattina mi sono definitivamente convinto che la nostra unica serietà viene dalla leggerezza. Cerco di spiegarmi meglio. Il prendersi cura della propria salute è cosa seria, così seria da contemplare anche un certo numero di sane e consapevoli trasgressioni. Non mettere mai nessuno con le spalle al muro, consentire almeno una via di fuga, e poi preparare anche un bel paio di ali per volare sempre più in alto. Ho detto la mia, e adesso mi chiedo come fai a tenermi ancora tra i tuoi pazienti.

"Ti tengo volentieri come paziente, come amico e come poeta, primo perché non sei un fanatico e poi perché l’intelligenza, la creatività, la sensibilità e la possibilità di critica schietta mi piacciono e mi sono di grande  stimolo. Non sono incline alle rigidità e la trasgressione mi appartiene, quindi non posso dimenticarmelo anche nel ruolo di medico. Occuparsi di sé è molto ma molto faticoso, quindi, se non si può trasgredire ogni tanto, riuscire nell’impresa diventa più difficile, a meno che uno non sia portato alla rinuncia e al sacrificio assoluto. Io non lo sono e non riesco proprio a imporlo."

Nativo di Massa Lombarda, bolognese di adozione, ogni tanto te ne vai dalle parti dell’Himalaya per imparare qualcosa di nuovo o di troppo antico. Recentemente Il Corriere della Sera ha raccontato la storia di quelle perle di fiume che il Dottor Visonath, 82 anni, l’ultimo alchimista del Nepal, trasforma in farmaci per curare l’osteoporosi, per combattere la menopausa, per tonificare il cuore, per migliorare la vista e anche per calmare i temperamenti aggressivi, secondo i principi della medicina ayurvedica. Questa tradizione vecchia di 700 anni, dice il quotidiano di Via Solferino, oggi è tenuta in vita dall’impegno di Vaidya Madhu Bajra Bajrtacharya, del nepalese Kapil Khatri e del medico Italiano Erus Sangiorgi. Gran bella soddisfazione e gran bell’impegno, non è vero?

"Credo che la Vita ci offra delle opportunità, continuamente, come dei treni che passano e che,  se riesci a salirci sopra, ti fanno vedere un altro modo di leggere le cose, e magari ti fanno fare un percorso inaspettato. L’importante e il difficile è saperli riconoscere e non sbagliare treno. Quella del Nepal è stata, come dici tu, un’opportunità per imparare. Ho imparato molto da quell’esperienza: purificare la materia per togliere la sua parte velenosa e renderla “potabile”, è anche un modo per  purificare e nutrire un po’ il nostro spirito, cosa molto difficile per me, ma sapere che c’è questa possibilità e provarci ogni tanto, mi rincuora. Poi mi affascina ogni volta  scoprire che ovunque si vada i percorsi della conoscenza  sono uguali in tutte le culture."

Tu sei anche presidente della Fondazione Irma Romagnoli. E’ un’impresa nuova di zecca e che credo ti stia molto a cuore. Vuoi dirmi di cosa si tratta?

"Nel mio destino (nel compito che mi è stato assegnato in questa vita terrena, direbbe il mio amico monaco tibetano Monlam) è ricorrente il poter/dover aiutare gli altri, quindi mi arrivano continuamente situazioni  e richieste di aiuto. Così dall’Irma, parrucchiera e pranoterapeuta, mi è arrivata questa 'opportunità’. La Fondazione Irma Romagnoli nasce da un gesto d’amore, l’amore che questa donna ha sempre avuto per gli esseri bisognosi ( in particolare bimbi e animali) e tutto quello che ha raccolto con le sue mani ('nulla chiedo e nulla rifiuto'), imponendole e facendo del bene agli altri, lo ha devoluto per continuare questo nobile intento di SOLIDARIETà.

Ho ereditato questo compito. Si possono ereditare predisposizioni a certe malattie, beni e fortune, debiti,… e compiti. La fondazione, che non ha costi di gestione, ma è strutturata sul volontariato, devolve in beneficienza tutto quello che riesce a raccogliere. Andate per cortesia a visitare il sito www.fondazioneirmaromagnoli.org e guardatelo tutto per bene, e sicuramente  troverete delle cose curiose."

Dottore in Italiano, Dutor in Romagnolo, Vidya in nepalese. Visto che i tuoi pazienti stanno quasi tutti bene, posso salutarti chiedendoti come stai tu?

"Sto bene, grazie!...con gli acciacchi della vecchiaia. Devo ringraziare per questa vita faticosa,  ma sicuramente fortunata. Devo ringraziare i miei genitori, i miei nonni,” i Galent”, da Spazzate Sassatelli, famiglia di mezzadri, numerosa, che non aveva l’attaccamento ai soldi e ai beni materiali e donavano volentieri quello che avevano. Mi hanno  trasmesso questa opportunità e li ringrazio. Ringrazio te, caro Loris, per la tua sensibilità e la felice sorpresa di rispondere a domande 'inaspettate'. Ringrazio la gente di Alfonsine che mi sostiene."

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