Alfonsine

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Quando gli alfonsinesi risolvevano tutto 
col fuoco incendiario
 

di Luciano Lucci  

 

Passando per piazza Monti, se ci si fa caso, si può sentire ancora l’odore delle antiche rivolte sapientemente mescolato a quello delle tagliatelle e cappelletti del ristorante "Al Gallo"

 

1847 

Nella durissima e lunga diatriba che aveva opposto fin dal 1830 due fazioni di possidenti alfonsinesi su dove erigere un nuovo Municipio, l’anno 1846 sembrò quello decisivo. Il partito che voleva spostare il centro del paese collocando il municipio alla sinistra del fiume Senio aveva avuto il via libera e il Consiglio Comunale, con il priore (sindaco) Dott. Pietro Dall’Ara, decise di acquistare un terreno con un fabbricato che sarebbe stato trasformato a sede del municipio. 
Ma l’anno dopo “nella notte del 24 marzo il partito contrario... portato nel fabbricato appena terminato (ex-Casa Medri, oggi bar e uffici collegata all’RSA e all’ex-ospedale -ndr) un carro di combustibile che fu INCENDIATO tra gli applausi della popolazione accorsa” determinò l'abbandono dell'opera e il nuovo Municipio fu costruito poi in Piazza Monti.


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1849 

In mezzo alla via detta un tempo "la viuléna", tra la chiesa e l’albergo Al Gallo", una lapide è rimasta intatta.

Nella foto a destra la vecchia lapide del 1904, è posta sulla strada, ad Alfonsine, davanti all'attuale "Ristorante "Al Gallo", in cui si ricordava l'albero della libertà. 

In quegli anni Alfonsine fu governata per la prima volta da una giunta di sinistra composta da socialisti e repubblicani. Quell'amministrazione decise che la "violina" andava ristrutturata e che doveva avere finalmente un nome: la chiamarono "via Giordano Bruno" e la abbellirono "ciotolandola" fino all'incrocio con il Corso Garibaldi. 

Durante i lavori di sistemazione urtarono una vecchia radice rimasta sotto il terreno della strada fin dai tempi dei loro nonni, quando in nome di Mazzini e Garibaldi avevano fatto la rivoluzione sostenendo la Repubblica Romana e piantando proprio in quel luogo l'"albero della libertà. 

Il tutto era durato appena 5 mesi da 9 febbraio del 1849 al 5 luglio dello stesso anno, quando le truppe francesi, al comando del generale Oudinot, invasero le sale dell'Assemblea, ordinandone lo scioglimento. 

Nelle due settimane di bombardamenti e combattimenti che precedettero la fine, la partecipazione popolare fu scarsa, disorganizzata, e numerose furono le diserzioni. 

Come tante altre volte vedremo nella Storia nazionale, rifulsero alcune figure, Luciano Manara, Giuseppe Garibaldi e altri, ma i romani, per lo più restarono alla finestra. L'albero di Alfonsine fu poi incendiato e distrutto dalla reazione, con truppe papaline e francesi a supporto. 

L'utopia era finita, le baionette avevano riportato ordine, il papa era tornato a Roma. 

Andò male... e i sogni degli alfonsinesi riposti nel cassetto in attesa di tempi migliori.

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In quei cinque mesi attorno a quell'albero di Alfonsine vi furono matrimoni laici, in cui i promessi sposi girandovi attorno  così recitavano:" Sotto quest’Albero / Di verdi foglie, O cari amici, / Questa è mia moglie. Sotto a quest’Albero /  Bello e fiorito, Questi, il vedete, / E’ mio marito. E alla fine erano marito e moglie!

1914

Ci riprovarono di nuovo nel giugno del 1914 gli alfonsinesi, anarchici, socialisti e repubblicani di nuovo in piazza, e fu la rivolta della Settimana Rossa, con comizi infuocati e l’incendio della Pretura, che coinvolse l’archivio e parte del Municipio. Fu saccheggiata la Chiesa e i magazzini dei ricchi proprietari di Alfonsine. 
Riandò male... 

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(clicca sulle foto e ne avrai un ingrandimento)

1922

Durante le scorribande delle squadracce fasciste di Italo Balbo, fu incendiato il circolo dei socialisti e alcune botteghe della Viuléna. Il repubblicano Peo Bertoni fu ucciso dai fascisti, sull’argine del fiume. Fu incendiato e distrutto il cinema teatro e baracò della famiglia Gessi.
Tempi duri...

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1943: 

Caduta del fascismo. Nella piazza cittadini antifascisti incendiarono la Casa del Fascio, per festeggiare la caduta di Mussolini. 
Andò un po’ meglio...

(clicca sulle foto e ne avrai un ingrandimento)

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