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Se trovi un sentiero senza ostacoli, probabilmente non va da nessuna parte.

Allegro Randi: un Alfonsinese cittadino del mondo

di Luciano Lucci (questa biografia di Allegro è stata visionata, corretta e autorizzata da Allegro Randi in persona, clicca qui per vedere il documento)

 

'IO SON RIBELLE...'

Allegro Randi detto 'Pilegar', figlio di Edera Baruzzi e Aldo Randi (Paveli), nacque il 21 giugno del 1935, visse l'infanzia nella zona Borse di Alfonsine. 

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1937 giardini pubblici di Forlì, durante una visita alla sorella di Aldo Randi, Prosperina che abitava a Forli'

Da sinistra Ventriglia Carioli moglie di Carlino Filippi (dla Zanevra) col bambino  Gastone Ravaioli, figlio della sorella di Aldo Randi, Prosperina. 
Al centro Allegro in braccio alla mamma Edera  Baruzzi e dietro il babbo Aldo Randi (Paveli), poi la Prosperina  con l'altra figlia Marisa.  

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Da sinistra: Ravaioli, con sua figlia Marisa, dietro Ventriglia Carioli, moglie di Carlino Filippi, poi Allegro, Gastone Ravaioli, Prosperina Ravaioli, nata Carioli, e Edera Baruzzi (mamma di Allegro).

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Da sinistra:  Marisa Ravaioli con sua mamma Prosperina Randi e l'altro figlioletto Gastone, poi Ventriglia Carioli, Aldo Randi (Pavèli), babbo di Allegro, poi Allegro e sua mamma Edera Baruzzi 

... E A CINQUE ANNI ECCO I PRIMI SEGNI DI RIBELLIONE. 

ERA IL 1940.

Asilo delle suore, già Circolo Repubblicano, dietro la chiesa, tra le scuole e il teatro Aurora

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Ogni mattina Allegro andava a piedi da casa sua in via Borse fino all'asilo parrocchiale gestito dalle suore, che dal 1929 era nell’edificio dell'ex circolo dei repubblicani, in via Carraretto Venturi. 

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Asilo parrocchiale

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Dopo essere sceso dalla rampa del fiume che portava alla via Violina, doveva girare a sinistra passando davanti al Caffé Victoria-Albergo “Al Gallo” e di fianco alla chiesa S. Maria. Proprio lì sul muro sinistro della chiesa c’era un’immagine del Duce, stampato in vernice nera. 

 

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E ogni volta al piccolo Allegro veniva da incrociare lo sguardo con quell’immagine che, senza capire il perché, gli dava un notevole fastidio. 

Un giorno rubò alle suore alcuni gessetti da lavagna, poi l’indomani arrivato davanti all’immagine di Mussolini, si mise in punta di piedi e iniziò a coprirla  scarabocchiandoci sopra col gesso. Non avendo ancora terminato, fu sorpreso da un improvviso calcio nel sedere, seguito da uno scapaccione. Allegro si girò impaurito e si trovò davanti un tipo di una certa età che lo obbligò a pulire i segni del gesso con la manica del grembiule, dicendogli che se lo beccava un’altra volta lo portava dai fascisti.  

 

Asilo Parrocchiale di via Carraretto Venturi (anno 1940)

1942

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Allegro, nel 1942, è il primo in basso da destra  

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... E POI DI NUOVO RIBELLE, TRE ANNI DOPO

Ribelle di carattere come molti bambini a quell'età, si ritrovò a confronto con gli ambienti del fascismo dominante anche tre anni dopo, nel periodo in cui faceva il garzone di bottega presso il negozio da barbiere di Carlo Scudellari, proprio sotto i portici della Casa del Fascio in piazza Monti ad Alfonsine. 

Dopo la caduta di Mussolini il 25 luglio ci fu l'assalto alla Casa del fascio, che era proprio sopra il negozio da barbiere. Incendi e cose catapultate fuori dal balcone, Allegro si trovò in piazza in mezzo a quella baraonda e ne fu testimone. Molte erano le donne che manifestavano e Allegro le seguì in piazza e poi anche fino al Palazzo dell'Ebe in Corso Garibaldi. Dentro nell'entrata c'erano due busti in marmo: uno di Mussolini e uno del Re. Furono abbattuti e rovesciati all'esterno andando in frantumi.

Un giorno arrivò un camion carico di avanguardisti, giovani fascisti, in divisa grigio-verde. Spararono diverse mitragliate per aria lungo il Corso e in piazza Monti. Allegro era in negozio e se la fece letteralmente addosso dalla paura e scappò a casa.

I nuovi fascisti repubblichini si stabilirono così ad Alfonsine, e proprio in quel negozio Allegro venne a contatto col fascismo e ne vide di tutti i colori. I fascisti portavano lì le ragazze ritenute spie o collaboratrici dei partigiani e le facevano tosare a zero, come marchio e insulto. Una sera portarono una certa Fridina, che abitava nello stradello detto 'la ciavga dla pataca'. Venne con sua madre e siccome c'era tanta gente la tosò proprio Allegro.

Un giorno insaponando il viso a Scianté, noto famigerato brigatista nero, ricevette uno schiaffo per una sbavatura nel fare il lavoro. Preso dalla rabbia gli infilò il pennello da barba in bocca. 

L'indomani dopo la scuola tornò al negozio come d'abitudine. Il gestore Carlo Scudellari stava piantato sulla porta con le mani sui fianchi, scuotendo la testa come dire "Ma cusa am'et cumbinè...!" "Ma cosa mi hai combinato". Con una scrollata di spalle Allegro entrò e iniziò la nuova giornata di lavoro. Carlo gli disse "Stai attento, perché quello lì non scherza mica... è cattivo sai... Quando viene tu scappa via dalla bottega, vai via dal retro, aspetta che abbia fatto la barba poi rientri..." 

Verso le 16 del pomeriggio Scudellari stava tosando una persona, Raul suo figlio non faceva niente, e Allegro faceva l'insaponata a un collega. 

Arrivò all'improvviso Scianté e fu invitato da Carlo a sedersi dove c'era Raul... "No no...- e puntò il dito verso Allegro - è lui che voglio, vediamo se oggi me lo fa il lavoro..." si diresse verso di lui e poi gli disse "Ci un temerari te, ci propri un timareri, dai fa l'insavune" "Sei un temerario tu, sei proprio un temerario, dai fammi l'insaponata" 

Così gli fece l'insaponata, e poi Raul venne a finirgli la barba che non succedesse che ci scappasse un taglio... Quando il servizio fu terminato Scianté andò verso la porta, mise una mano in tasca tirò fuori una manciata di caramelle "Ciapa aglie par te... ci un brev tabacc ci propri un brev tabach... " "Prendi sono per te, sei un bravo ragazzo, sei proprio un bravo ragazzo..." Poi se ne andò.
 Primo Tabanelli, detto "Sciantè", fascista noto persecutore degli antifascisti sin dal 1942, torturatore e assassino di Walter Suzzi, fu 'giustiziato' dal partigiano Napoleone, nel marzo 1944, davanti a casa sua in via Belvedere a Ravenna.

"Ricordo un altro episodio. – racconta Allegro – Un mio nonno materno di Codigoro, Italo Baruzzi soprannominato "La Foto", era un fotografo ambulante, di quasi 60 anni. Si recava presso le case, specie in campagna, per proporre di fotografare i famigliari. Qualche volta veniva a trovarci in via Borse per alcuni giorni o solo per una breve visita.
Era accolto malvolentieri, soprattutto perché lui era un fascista e, peggio, era ritenuto una spia dei fascisti. La sua attività di spia era facilitata dal suo girovagare per la campagna e dai suoi contatti "professionali" con le famiglie. Poteva osservare chi era presente e l’ambiente, per cogliere eventuali segnali sospetti. Un giorno fui visto dal nonno mentre sputavo sulla fotografia di Mussolini stampata su un giornale. Questi riferì l’episodio al segretario del fascio di Alfonsine. Mio babbo 'Paveli' lavorava all'Officina  'Marini',  a mezzogiorno suonava la sirena e gli operai andavano a casa a mangiare, poi ritornavano al lavoro. Verso la mezza del giorno successivo eravamo tutti a tavola, quando arrivò un'automobile con due fascisti che portarono via mio babbo e mia mamma, convocati per chiedere conto del mio comportamento, e accertare eventuali responsabilità. Furono di ritorno a piedi, solo alla sera, quand'era già buio. Tutto finì lì, ma invece di starmene buono io meditai di vendicarmi alla prima occasione.
"
"La Foto" ebbe la faccia tosta di fermarsi in famiglia ancora un po', nonostante la spiata. La famiglia non aveva osato cacciarlo, temendo, a ragione, una rappresaglia dei fascisti.
"Una sera, - continua Allegro - mentre era a tavola a cena con tutta la famiglia, in un clima di gelida ostilità nei suoi confronti, io senza dire niente mi alzai da tavola, andai a prendere un martello e da dietro diedi una forte martellata sulla testa del nonno, il quale sbatté la faccia nel piatto, rimanendo immobile per un momento. Mio babbo 'Paveli' rimase con lo sguardo fisso su di lui che aveva gli occhi spalancati per vedere se reagiva. Lo credevamo morto. Poi la mia nonna (sua moglie) si alzò gli pose le dita al polso, poi gli mise le mani sulle spalle scuotendolo energicamente, e a questo punto lui si alzò traballando, diede uno sguardo con gli occhi affannati poi se ne andò..." 
Da quel giorno il nonno fascista non fu più visto in famiglia. Qualche mese dopo la liberazione, ad Alfonsine arrivò la notizia che Italo Baruzzi Milite scelto della Guardia Nazionale Repubblicana (G.N.R.) era stato ucciso a Codigoro, a causa della sua attività di spia dei fascisti.

L'ARRIVO DEI TEDESCHI E L'INIZIO DEI BOMBARDAMENTI

La situazione ad Alfonsine cominciò ad essere pericolosa. La sirena della vicina fabbrica 'Marini' iniziava spesso a suonare e a dare l'allarme per l'arrivo di areoplani degli 'alleati'. 

Iniziò il periodo dei bombardamenti e appena si sentiva il suono della sirena della fabbrica 'Marini' che avvisava del rischio, tutti fuggivano verso l'argine del fiume e restavano là seduti in attesa del 'cessato allarme', che cioè il pericolo fosse passato. Poi alla notte arrivava 'Pippo' un aereo in perlustrazione, che segnalava dove bombardare, con lancio di 'bengala' illuminanti. E così anche di notte grida e fuggi fuggi nei campi vicini dove c'era un qualche rifugio già scavato.

QUEL RAGAZZINO CORAGGIOSO CHE FECE LA BARBA ALLE 'SS'

Un giorno arrivò un primo nucleo di soldati della 'SS'. Si stabilirono nel palazzo dell'Ebe in Corso Garibaldi, dove fu creato anche un pronto soccorso per feriti di guerra, o per lo meno vollero far credere che fosse come un ospedale per evitare bombardamenti.

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Soldati tedeschi lungo Corso Garibaldi, davanti a casa Lucci
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Questi venivano a farsi la barba in negozio, ma Carlo, suo figlio Raul e un altro collaboratore, appena li vedevano fuggivano nel retro bottega per non farsi trovare. Allegro rimaneva da solo. "Sono fuori a far la barba a casa dei vecchi, degli ammalati, in campagna..." si giustificava Allegro. Una volta, due volte... la cosa fece irritare i tedeschi. Tornarono dopo mezz'ora presero tutti gli attrezzi del mestiere e li insaccarono in una borsa e presero anche Allegro che fu portato al comando centrale delle SS a fare la barba e capelli a tutti. Rimase là dalle tre del pomeriggio fino alle sette di sera del giorno dopo. Il papà di Allegro si era preoccupato e aveva chiesto a Carlo Scudellari e tutti avevano capito cosa poteva essere successo... Quando Allegro fu lasciato andare fu premiato con un sacco pieno di carne, pane nero, biscotti, e sorridendo lasciarono tornare a casa quel bambino coraggioso che aveva fatto la barba alle SS. 

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Palazzo dell'Ebe sede del comando SS

Da quel giorno il negozio non ebbe più le saracinesche aperte. Scudellari riceveva i pochi clienti in privato a casa sua, in un appartamento sopra il Credito Romagnolo e Allegro lo andava ancora ad aiutare ogni tanto.

I TEDESCHI IN CASA

Una notte arrivò un battaglione di soldati tedeschi: una lunga colonna di carri con muli, cavalli. 

Questi soldati dell'esercito si installarono in un casone (e casò d'Bindazz') di via Borse vicino all'argine del fiume Senio e lì fecero una mensa, mentre i soldati vennero dislocati a dormire in varie case, sempre in via Borse dove abitava Allegro.

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In casa di Allegro si sistemarono nell'unica stanza al primo piano, mentre lui e la sua famiglia dovettero sistemarsi al piano terra. Una stanza sola dove vissero in sei: il padre la madre la nonna e le due sorelle. 

Una sera arrivarono dei tedeschi ubriachi e portarono via una delle sorelle: la Valeria, di 17 anni, insieme alla Tonina sorella di Antonio Pezzi e alla Velda d'Bataia'. Allegro che sapeva dov'era il comandante e che l'aveva conosciuto si recò da lui nel casone-mensa dove stava bevendo e giocando a carte. Gli raccontò con decisione rabbia cosa era successo alle ragazze. Il comandante si alzò di scatto, prese il cappotto e fece segno ad Allegro di tornare a casa. Mezz'ora dopo le ragazze erano tornate a casa e il comandante tedesco si scusò con la famiglia.

A casa di Cabariel, una famiglia di vicini che erano già fuggiti da Alfonsine, si riunivano come in un'osteria molti soldati tedeschi che bevevano del vin brulé, fumavano, giocavano. Chiamavano Allegro, questo ragazzino di nove anni appena, e gli davano da fumare e da bere tanto da ubriacarlo. Una sera Allegro prese una bottiglia di un liquore fatto da sua nonna con delle erbe, che funzionava da purgante. Bastavano due cucchiaini in un bicchiere d'acqua per fare effetto. Così Allegro preparò uno scherzo ai soldati tedeschi. Mentre questi giocavano carte e sulla stufa si scaldava in una pentola il vino, ne versò dentro la bottiglia intera. Poi si recò nel cesso dietro al casone, dove facevano i loro bisogni dentro a un buco con una cisterna piena di merda e di insetti, mosche, ecc... Allegro cambiò l'asse di sostegno per chi doveva fare il proprio 'bisogno' con un'asse 'tarlata', quasi marcita... Il primo soldato che si recò al cesso ruppe l'asse e cadde nella buca...

Un giorno si presentarono alcuni tedeschi con un carro armato per sistemarlo nel cortile, ma nel fare le manovre abbatterono lo spigolo della casa e un palo della corrente elettrica che venne a mancare, tanto che la loro camera divenne inabitabile. Dopo qualche giorno Allegro e famiglia dovettero 'sfollare' e si trasferirono nelle camere del Municipio, già utilizzate da molti come ultimo rifugio. Con loro anche la mamma di Valiski fratello di Venusta Galvani.

Il babbo era stato preso dai tedeschi e portato nel ferrarese, la mamma era incinta e doveva partorì una figlia Catia nell'ospedale improvvisato che era nelle case Ferné e di Argelli (il maestro). Allegro era rimasto con la nonna e le sorelle, ma erano in pochi oramai rimasti sfollati lì. Poi una notte arrivarono i tedeschi con dei civili che portavano delle bombe. Al mattino Allegro uscì su piazza Monti e vide molta gente e i tedeschi che facevano uscire tutti dalle case e piazzavano pacchi con bombe. Allegro allora disse alla nonna e alle sorelle di andarsi a nascondere nella sala caldaie. Così nessuno li trovò. Passata la notte, all'alba uscirono per vedere. Non c'era più nessuno in giro, finché due soldati tedeschi li videro e urlarono: "Andate via da qui, sta per saltare in aria tutto!" Li aiutarono a partire e da lì rifugiarono nella zona di Borgo Gallina, a casa di Valter Pucci. Da lì sentirono poi tutte le esplosioni che distrussero il centro di Alfonsine. Poi una notte arrivò una bomba allora decisero di andarsene nei sotterranei della Casa del Popolo. Un giorno arrivò una fiumana del Senio e l'acqua che usciva dall'argine arrivò nei sotterranei. La gente sistemò delle assi per mettere in salvo i bambini. 

Allegro aveva un amico di nome 'Vinci', sfollato da Ravenna ad Alfonsine e che aveva condiviso con lui i locali nel sotterraneo del municipio, e che ora aveva ritrovato nei sotterranei dove erano di nuovo sfollati. Uscivano insieme e andavano nella case abbandonate rimaste in piedi, in cerca di qualcosa. Fu così che un giorno incontrarono dei soldati che non erano tedeschi. Guardinghi e sospettosi per eventuali cecchini tedeschi, videro quei due ragazzini andare loro incontro. Erano soldati italiani del "Cremona", e avanzavano vendendo da via Roma. Dissero che erano lì per liberare il paese, e chiesero loro se ci fossero tedeschi in giro. Allegro e Vinci li informarono che i tedeschi avevano abbandonato le loro postazioni in centro paese, e che ce n'erano rimasti una decina accampati in trincee sull'argine sinistro del fiume Senio. Nel pomeriggio di quel 10 aprile ci fu l'avanzata e la battaglia, e il paese fu finalmente liberato dai tedeschi.  In prima fila da via Roma fino in piazza Monti c’erano due ragazzini: erano Allegro e il suo amico 'Vinci'.

 

FINITA LA GUERRA AL LAVORO A 14 ANNI

 

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Allegro a 16 anni

Dopo la liberazione di Alfonsine la famiglia di Allegro ebbe il problema di trovare un alloggio, dato che nei sotterranei della Casa del Popolo dove avevano passato parte delle giornate della guerra non era più possibile vivere. Durante il periodo in cui erano sfollati nei sotterranei era diventato  amico delle figlie di un vicino, Dora e Elma Polgrossi, e anche del loro padre Marcello. Così il nonno delle ragazze venuto a sapere della ricerca di una camera offrì loro una stanza nel piano superiore della loro casa. Così vissero lì diversi anni fino a quando furono costruite le case UNRRA, una delle quali fu poi assegnata alla famiglia Randi. Allegro, compiuti i dieci anni, iniziò a lavorare, come tutti gli adolescenti di quel periodo. 

Gli piaceva darsi da fare e iniziò come lo 'sminatore irregolare'. Suo padre era custode di un deposito dei militari su un terreno, con uno stoccaggio di materiale bellico: carri, ferrame, bossoli, mine. Allegro conobbe lì un soldato straniero che gli insegnò a trovare le mine con una specie di asta di ferro sottile, e poi a disinnescarle. Senza dirlo ai suoi genitori Allegro andava a casa di contadini lungo la strada Sotto-fiume e si proponeva per togliere le mine dai campi, e rendere possibile la raccolta del grano. Per questo gli venivano dati in cambio alcuni beni alimentari prodotti dai contadini stessi. A suo padre, che gli chiedeva dove li avesse presi, non diceva di quel metodo pericoloso. Spesso invitava a casa gli ufficiali per offrire loro piatti di tagliatelle fatte dalla mamma. E questi poi ricambiavano portando stecche di sigarette, taniche di olio, pane bianco, sapone, tutto ciò che serviva per vivere. Allegro poi rivendeva le sigarette e ci faceva anche i soldi. 

In seguito andò con un certo 'Toscano', venditore all'asta di piatti difettosi, con grandi capacità di animazione verso i clienti: si spostavano con la bicicletta nei vari mercati di Alfonsine e delle zone vicine.

Svolse poi lavori di cementista e falegname aiutando insieme al suo secondo-cugino Ivano, il papà di questi, Giannino Carioli, a costruire lapidi cimiteriali e anche casse funebri.

Alla domenica pomeriggio vendeva allo stadio gelati-moretto per conto di Turò d'Campané, un altro cugino della madre, della famiglia Carioli, mentre alla sera vendeva al cinema Aurora.
Ma già qui iniziò a manifestarsi quel suo carattere particolare, che lo segnò per tutta la vita: pensò se non fosse meglio mettersi in proprio, più che vendere per conto di altri: così andò a comperare caramelle e cose varie in negozio per poi venderle a prezzo maggiorato, allo stadio e al cinema.
Si riciclò poi nel settore edilizia facendo 'e butaré', il lanciatore di mattoni. E tanto per non farsi mancare niente, ebbe anche il periodo di bracciantato nei campi, per conto del "Collettivo", di cui diventò caporale per la via Fratelli Rosselli. Per arrotondare andava anche allo zuccherificio di Mezzano a scaricare le bietole con i forconi e sacchi di zucchero da 100 kg (con "Gnapo"), per 21 giorni e una grande paga. Il secondo anno fece domanda per andare al trasporto sulla schiena dei sacchi di zucchero (50 kg.): pagavano molto di più. Di fronte all'ncredulità dei compagni di lavoro, lui così mingherlino riusciva a portare due sacchi per volta. Aveva 17 anni quando si fidanzò e poi l'anno dopo si sposò con Lina Tardozzi (una baiulèna), che gli diede due figli: subito nel 1953 un figlio Maurizio. Annalora secondogenita arrivò nel 1961.

DAL 'BAR SPORT' ALLO 'STELLA'

Poi nel 1954 tornò dalla Francia un vecchio zio che era emigrato là al tempo del fascismo, Primo Carioli, detto ‘il francese’, con la moglie Clotilde e la figlia Nadine. Aveva gestito a Parigi un negozio da parrucchiere, proprio nei pressi dell'Opera, (prima della guerra aveva fatto il barbiere in un negozio sotto i portici, vicino alla rampa del fiume). 

20 anni.jpg (375330 byte) Ivano Carioli, un giovane architetto, figlio dell'altro zio Giannino, su incarico del 'francese' progettò la costruzione di una casa con bar all'incrocio tra via Reale e il nuovo corso Matteotti di Alfonsine. Il 'francese' provvide a finanziare l'opera e nacque il "Bar Sport", che aveva la licenza acquisita da  Turò d'Campané (Ottorino Carioli), suo fratello, che aveva aperto il primo Bar Sport nell'immediato dopoguerra, di fronte all'Arena Unità in Corso Matteotti.

Allegro fu chiamato a fare il cameriere. Ma per il suo caratterino non riusciva ad avere buone relazioni con vari avventori, tanto che cacciava via quelli che gli erano antipatici. Così dopo due anni si stancò di quel lavoro e preferì andare a lavorare come cameriere al ristorante 'Stella' di Gigiò e Merendi, costruito nell'immediato dopoguerra, e che era proprio a fianco del bar Sport.

VOGLIA DI NUOVE SFIDE DA UN HOTEL ALL'ALTRO

La voglia di emergere e imparare sempre qualcosa di più lo portarono a tentare un primo salto.
Un giorno andò a Ravenna e si presentò al Jolly Hotel, il più grande e famoso in città, che era di proprietà dei conti Marzotto.

hotel jolly 1956.jpg (489266 byte) Appena entrato chiese 'c’è il padrone?' Era direttrice una donnina che, stupefatta gli venne incontro e gli chiese cosa pretendesse, con quel tono. "Voglio lavorare qui perché vorrei imparare. Ho fatto il cameriere in un’osteria vorrei imparare qualcosa di più". Dopo qualche giorno fu assunto e, sei mesi dopo, diventò portiere dell’Hotel. Intanto la direttrice era stata sostituita da un direttore nuovo, che aveva una moglie attraente. E Allegro era un bel giovanotto: fatto sta che il direttore a torto o a ragione si era ingelosito di Allegro e tendeva a creargli difficoltà con dispetti, offese...

Allegro all'Hotel  Jolly di Ravenna 1956

L'Hotel Jolly era frequentato da persone ricche e famose. Un giorno arrivò il conte Marzotto in persona. Per portare la colazione al conte fu incaricato Allegro, ma mentre serviva arrivò il direttore che iniziò a redarguirlo, accusandolo di non aver servito bene il conte. Allora Allegro di fronte a tutti i clienti, e al Marzotto stesso, rovesciò la scodella col caffe-latte sulla testa del direttore, tra gli applausi e le risa di un gruppo di clienti americani presenti. 

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Licenziatosi, andò a lavorare all'Albergo Cappello. Poi conobbe una certa Teodora che aveva vigneti a Bertinoro e un ristorante di fronte al tribunale: fu lì che incontrò e si fotografò con Fausto Coppi e Gino Bartali.

Nella foto da sinistra Fausto Coppi e Gino Bartali

Tentò allora una breve esperienza al Grand Hotel 'Fasano' sul Lago di Garda, dove rimase per due stagioni. Anche qui lui e tutti i camerieri erano trattati in modo rude dal direttore. Insofferente a ogni forma di prevaricazione Allegro un giorno organizzò una vera insubordinazione spettacolare tra i camerieri. Ogni mattina questi venivano schierati sotto l'osservazione diretta del direttore in fila lungo la balconata che dava sul lago, davanti ai clienti, in attesa dell'ordine di avviare il servizio. Quando il direttore soffiò nel fischietto, tutti i camerieri, invece di avviarsi ai tavoli, si gettarono indietro cadendo nell'acqua del lago. Non fu licenziato, ma finita la seconda stagione tornò a casa per restare un po' con la famiglia, e poi una nuova avventura in Svizzera Hotel Tre Stelle di Zurigo: Neues Schloss Hotel.

"Un signore uguale Gary Cooper (era il proprietario) – ricorda Allegro – mi fece un primo colloquio" "Cosa vuol fare?" "Tutto: lavare i piatti, il portiere, portare le valige, pulire parquet… e soldi dalle mance.

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Allegro a Zurigo nel 1958

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Per migliorare la sua professionalità
 frequentò un corso per cuochi 

 

Poi si iscrive a una società di ginnastica e si mette in evidenza alle parallele e agli anelli, riuscendo a partecipare ai giochi nazionali di Svizzera.

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Allegro alla reception del Neues Schloss Hotel di Zurigo

 

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Inizio anni '60. Allegro in vacanza ad Alfonsine di ritorno dalla Svizzera, ritrova i vecchi amici. I tromboni della foto erano della vecchia banda municipale, conservati nei magazzini del comune di Alfonsine. Li aveva procurati Mario Argelli.

Allegro Randi al centro, abbassato. In alto, appoggiati alla recinzione delle scuole di Corso Matteotti, da sinistra Mario Argelli, Fausto Guerra e Domenico  Burchi.

Fu assunto subito e la mattina successiva era già al lavoro. Il proprietario gli presentò la famiglia: la moglie due figlie e due ragazzi. La figlia più grande si chiamava Maja, aveva 14 anni circa e lui ne aveva 22. Fu poi messo subito al lavoro. Allegro fece fatica a capire la lingua: una specie di dialetto svizzero-tedesco. Allegro puliva ogni giorno una camera a fondo: ma non gli veniva perfetta. Usavano un metodo primitivo con una paglietta sotto i piedi e con quella sfregavano il parquet, facendo un'enorme polverone e anche fatica. Poi davano sopra la cera. Un rappresentante della ditta Shutter - una marca mondiale per trattamento e pulizia dei pavimenti in legno e del lucido da scarpe – che veniva periodicamente all'Hotel per vendere i suoi prodotti, propose una novità: una lucidatrice, che però non riusciva a pulire il nero rimasto nelle incisioni, nei buchetti fatti sul parquet. E la cera doveva essere data a mano. La cera che si usava era troppo dura. Allegro inventò un attrezzo usando uno scalda-acqua con resistenza elettrica che modificò, applicandovi un contenitore con rubinetto con cui trattava la cera rendendola morbida, e abbinata alla lucidatrice riusciva a lucidare e a dare la cera contemporaneamente. Ma non era ancora soddisfatto di come veniva pulito il legno del parquet. Allora si ricordò di quando faceva casse da morto presso un falegname nel 'Borghetto' di Alfonsine: c'era una polvere speciale per sbiancare e pulire il legno, bastava stenderla per una notte. Si informò e riuscì a procurarsi quella sostanza e senza dire nulla a nessuno una notte fece la prova spandendo la polvere nel parquet. Il giorno dopo con la macchina pulitrice e lucidante ripassò tutto: era perfetto come mai si era visto prima. 

La pulizia delle scarpe dei clienti poste fuori dalla porta veniva fatta alle quattro di ogni mattina Allegro doveva pulire dando il lucido. Era un lavoro lungo ed estenuante, così inventò una tecnica nuova: utilizzando una bottiglia col collo largo con dentro un lucido di cera liquida e con un tampone all'imboccatura, riusciva a lucidare e pulire le scarpe dei clienti in modo più rapido ed efficace.

I proprietari rimasero stupiti ed entusiasti, e acquistarono due lucidatrici. Quando il rappresentante della ditta Sutter tornò chiese ad Allegro come avesse fatto a pulire così bene sia il parquet che le scarpe
Ma lui non glielo disse. 
La sua intraprendenza e la capacità di far funzionare al meglio i lavori, gli fecero meritare la promozione a direttore del personale.

 

Intanto Maja, la più grande delle figlie dei proprietari, si stava innamorando di Allegro, gli portava le sigarette e, dopo alcuni anni lui la portava a mangiar la pizza fuori, avviarono un flirt tipicamente adolescenziale, ma Allegro dice: 'fui sempre corretto,... solo qualche bacio!'. 
Dopo un po' anche la famiglia si accorse di ciò. Maja fu mandata a lavorare in un altro hotel in Germania, per imparare il mestiere e come si usava da quelle parti, mai in famiglia.

Allegro ebbe poi una relazione con una delle cameriere una spagnola di nome Mercedes.
Dopo due anni fece arrivare in Svizzera anche la moglie Lina Tardozzi (baiulina).

Si era alla fine degli anni '50 e la moglie fu sistemata a lavorare in cucina, dove rimase alcuni anni.
Ma non fu possibile per le leggi svizzere far venire con loro il figlioletto Maurizio, che fu gestito dalla sorella della mamma.

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Anno 1960 

Da destra:
Carlino Filippi, sua moglie Ventiglia Carioli, Giancarlo, Rossana  moglie di Nino Minzolini, Catia Randi, sorella di Allegro.

Il bambino in prima fila, con maglietta a strisce, è Maurizio Randi il primogenito di Allegro.

 

Quando fu un po' più grande trovarono una scappatoia e lo iscrissero a Lugano, in un collegio dei preti. Poi dopo pochi anni anche Maurizio poté andare ad abitare con loro.

Ma l'ambiente dell'Hotel aveva messo Allegro in situazioni difficili da gestire. E tutto esplose... 

La moglie, che era rimasta incinta per la seconda volta, (era il 1959), era gelosa e non sopportava la nuova relazione di Allegro con una delle cameriere, una spagnola di nome Mercedes, e fece una scenata.

Il padrone dell'Hotel lo avvisò che le cose non andavano bene in quel modo e che avrebbe licenziato la cameriera Mercedes e che anche la moglie di Allegro, Lina, sarebbe stata trasferita a lavorare in un altro Hotel sempre in Svizzera. Così fu. 

Annalora Randi

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I figli avuti con la prima moglie Lina Tardozzi (baiulina): Maurizio (morto in Svizzera a 24 anni di leucemia) e Annalora

 

Lina rimase lì a lavorare fino all'età della pensione, si comprò un appartamento e solo più tardi tornò in Italia, ad Alfonsine. 

Il figlio Maurizio morirà a 24 anni, nel 1977 per leucemia, e l'altra figlia Annalora è rimasta per sempre in Svizzera.

Intanto dopo due anni, un giorno tornò a casa Maja con un figlio, ma senza il padre, che non l'aveva riconosciuto. Allegro avviò una relazione con Maja, cosa che stavolta era tollerata dal padre di lei. Ma la cosa non poteva reggere, soprattutto per problemi legali, visto che lui non era divorziato. 

In conclusione Allegro si licenziò e per il bene per tutti se ne andò via. 

La ragazza spagnola Mercedes intanto lo aveva contattato: così Allegro andò  in Spagna, a Barcellona, pronto a una nuova avventura. Ma quella storia finì dopo appena due mesi. Era il 1967.

(NOTA: Qualche anno dopo, quando ormai Allegro sarà andato a lavorare in Francia per un ricco imprenditore, conosciuto all'Hotel svizzero, capitò che il proprietario dell'Hotel, padre di Maja, li venisse a trovare con la scusa di vedere il suo vecchio amico cliente. In realtà voleva parlare con Allegro. Si sentiva vecchio e stanco ed era lì per offrire la gestione dell'Hotel e anche la possibilità di convivere con la figlia Maja. Ma Allegro non volle cogliere quell'opportunità.)

ERA IL 1967

A quel punto Allegro, solo e senza lavoro, pensò di andare in Francia e contattò un amico, conosciuto in Svizzera anni prima: un cliente abituale dell'Hotel, di cui aveva conosciuto anche le sue due bambine, e che gli aveva detto, dopo che si era trasferito in Francia, che se un giorno fosse andato a trovarlo, gli avrebbe fatto piacere.
Si trattava di un ricco miliardario ebreo Mr. Ernesto Deutsch, un industriale che viveva in Argentina dove aveva cinque fabbriche di tessuti, e che produceva e commerciava anche per il famoso gruppo Marzotto. All'epoca in cui si erano conosciuti all'Hotel di Zurigo il signor Ernesto Deutsche e la moglie Lisa Wedra avevano due figlie, due bambine Claudia e Viviana, e un maschio Federico: ogni anno rimanevano per tre mesi e poi ritornavano in Argentina. In estate tornavano e andavano  fare le vacanze al Lido di Venezia. Dopo vari anni poi decisero di stabilirsi a Parigi e lì acquistarono una grande villa, "Villa Lisa", con parco in un sobborgo di Parigi, a Marne la Cochette: una villa ristrutturata con marmi, piscina riscaldata. Il signor Deutsch, già nel 1963, aveva anche invitato Allegro a trasferirsi lì da loro, ma Allegro era rimasto altri tre anni nell'Hotel di Zurigo.

Così, quando nel 1967 fu chiusa la storia con Mercedes e la Spagna, Allegro si ricordò dell'invito fattogli anni prima e incontrò il signor Deutsch, che lo andò a prendere all'areoporto con una Roll Royce. Questi gli propose l'incaricò di fargli da prestanome per vari conti correnti, soprattutto per la facilità di andare in Svizzera, dato che Allegro aveva il passaporto svizzero. Insomma Allegro portava borse di milioni di franchi dalla Francia alla Svizzera, dove li depositava in un conto segreto. Così Allegro abitò in Francia vicino a Versaille.  Faceva anche da autista e accompagnava al ristorante, frequentava anche tutte le persone ricche che il Deutsch frequentava ed era ben apprezzato tanto che riceveva spesso laute mance. 

Quando il miliardario tornava in Argentina, Allegro aveva deleghe di pieni poteri a nome suo e della moglie. Come un vero maggiordomo si occupava dei figli, della casa e dei fidi bancari. Aveva dependance, taxi privati, andava a mangiare con la moglie di lui. 

Ecco alcune lettere di autorizzazioni e di referenze intestate ad Allegro dal sig. Ernesto Juan Deutsch e dalla moglie Liza Werda.

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Lettera di Referenze per Allegro

Autorizzazione all'uso della Roll Royce

Lettera di affidamento dei figli di Ernesto e Lisa Deutsch ad Allegro Randi

Un giorno che il signor Deutsch era tornato andarono in vacanza al Lido di Venezia. Qui, a causa di un colpo di sole e di una pressione troppo alta, ebbe un ictus cerebrale e morì. Così, quando la moglie e i figlie decisero di tornare definitivamente in Argentina, Allegro rimase di nuovo senza un lavoro.

1970: INIZIA LA DOLCE VITA 

Intanto incapace di fare il disoccupato di lusso Allegro, mentre passeggiava davanti all'Hotel Ritz venne a sapere da alcuni amici taxisti che la nota principessa italiana Doria (.ndr: non si sa chi fosse esattamente) era al Cap d'Antibes Beach Hotel, a Cannes, uno dei più famosi di Francia, e cercava un autista. Lui dopo una telefonata alla principessa fu invitato a presentarsi all'Hotel dove risiedeva. Prese la sua valigetta e andò all'aeroporto e partì per Cannes. 

Arrivato richiamò la principessa che gli disse "Ti ho riservato una camera in Hotel e un posto al ristorante, non andare alla mensa degli autisti, chiamami domattina alle 8". 
Quando alla mattina la chiamò lei lo incaricò solo di far girare le sue auto, tenerle ben controllate e regolate.
"Così ebbi a disposizione - dice Allegro -  tutte le auto della principessa, compresa una Roll Royce. Mi aveva detto di tenerle pulite e in funzione e di andare in giro dove pareva a me e così feci per circa due mesi senza vederla. Così io andavo in giro in Roll Royce e facevo il play boy tra Cannes e Nizza. Finalmente un giorno mi chiamò per andarla a prendere all'Hotel. Io aspettai davanti all'Hotel con l'auto. Ero in camica color kaki e una giacca alla militare con le spalline, tutto bello e abbronzato. Arrivò il direttore che mi chiese cosa facessi lì. Risposi che aspettavo la principessa e lui scandalizzato mi disse 'ma non si va a vestire con l'uniforme da autista?' 'Ma non sono mica nudo - risposi. Io non metto né uniforme né il cappello'. Lui mi disse che, conoscendo la principessa, sarei stato licenziato. Io risposi che non l'avevo mai vista né conosciuta e comunque mi ero fatto tre mesi di vacanza pagati...

 Intanto arrivò lei, con tutto il personale dietro: una bellissima bionda, le avrò dato una quarantina d'anni, ma forse ne aveva di più... Vestita in bianco con turbante salì sull'auto e mi disse "Buongiorno, allora tu sei Franco. Va bene anche se non hai l'uniforme, devo andare a Mentone, quando saremo arrivati dove devo andare, restiamo solo una mezz'oretta. Ci sono tante persone ricche, che saranno curiose e chiederanno chi sei. Tu di che sei italiano e che sei un immobiliarista, così è tutto a posto"

Un giorno la portò a mangiar la pizza, un altra volta a una spiaggia con le grotte.

Ritornati all'Hotel a Cannes per altri sei mesi non la rivide più.

Poi un giorno la principessa gli disse 'vai in areoporto, deve arrivare un ricco finanziere, mio compagno, da New York. Si chiama Albert Kleban.' 'Ma come farà a riconoscermi?' 'Non ti preoccupare'. Allegro andò in pantaloncini corti e maglietta all'areoporto. Quando arrivò l'aereo e poi la gente di seguito si sentì chiamare forte tra la folla: Francoòòòòò". Un signore alto e magro... Da quel momento viaggiarono sempre insieme. Andarono tutti e tre al Ritz Hotel a Place Vendôme di Parigi, dove alloggiarono per alcuni mesi nella più bella suite, dove aveva alloggiato lo Scià di Persia. Mr. Kleban voleva comperare un castello e girarono tra i più ricchi luoghi della Francia, e con le persone più ricche e in vista.

Alla fine però il ricco americano e la bella principessa decisero di andare a New York. Volevano portare anche Allegro, perché con lui si trovavano bene, piaceva il suo modo di sbrigare le faccende, il suo sorriso, ecc..., ma lui non ci volle andare.

 

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 Allegro intanto seguiva anche la crescita della figlia Annalora, che era rimasta in Svizzera con la madre, dopo il divorzio.

Nella foto qui a sinistra Annalora e Allegro.

 

 

 

 

 

 

 

 

"Certo che la fortuna mi arrivava addosso da tutte le parti, 
però io sapevo afferrarla." 

UNA NUOVA AVVENTURA CON JOHNNY HALLYDAY, 
FAMOSO CANTANTE ROCK FRANCESE

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A metà degli anni '70, rimasto a piedi e senza un lavoro, Allegro si prese una pausa per riposarsi. Si sistemò in un hotel modesto e andò gironzolando per Parigi. Mentre si trovava al bar "Romà", a bersi una birra, vicino all'Olimpia di Parigi, gli arrivò una pacca sulla schiena.
Era Johnny Hallyday: cosa fai qui, Francò? gli chiese. Francò era il soprannome con cui era stato sempre chiamato durante le sua varie occupazioni all'estero. Hallyday l'aveva conosciuto all'Hotel in Svizzera, dove c'era una 'Congres House', dove venivano vari cantanti a fare delle serate, ed era stato attratto da quell'italiano capace di prendere decisioni rapide e che trasmetteva sempre sicurezza.
"Gli spiegai la mia storia degli ultimi anni - ci racconta Allegro - e lui mi fa: vieni a lavorare con me, mi segui, ti occupi di me. 

Così lo prese su e lo portò a casa sua in un appartamento di 500 metri quadri dove gli presentò la moglie Silvie Vartan, che fu d'accordo nell'assumerlo come accompagnatore e guardia del corpo.

Johnny Hallyday e Silvie Vartan

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Allegro (Francò) Randi e una modella parigina

Allegro diventò assistente e guardia del corpo, e anche interprete di spagnolo, italiano e tedesco, del famoso cantante francese Johnny Hallyday, oltre che accompagnatore del figlioletto Davide. Francò (Allegro) aveva a disposizione Roll Royce, Ferrari, Austin e, oltre che in tourné, andava anche in vacanza con loro. I giornalisti e i paparazzi erano sempre intorno a Johnny, e Allegro aveva il compito di cacciarli e di buttare via le macchine fotografiche. Un sodalizio che continuò per quasi cinque anni e che determinò un'amicizia sincera anche con l'allora compagna del cantante, la diva già affermata e cantante lei stessa Sylvie Vartan. 

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Johnny Hallyday al bar

Allegro 1973

Allegro, chiamato Francò da quelli del suo staff e dai rotocalchi francesi, divenne lui stesso un divo in quanto provvedeva a portarlo sul palco, dal camerino di scena, a rianimarlo e a metterlo in piedi per lo spettacolo. Erano infatti frequenti le crisi di Johnny, anche prima di salire sul palco, a causa di sbronze colossali. Così capitava che il pubblico dimostrasse gradimento anche per queste operazioni preliminari, ed applaudiva senza interruzione anche Allegro-Francò.

"Una volta capitò anche che per un defilè in casa di Johnny Hallyday ma non venne l'indossatore e allora lo feci io - ride Allegro, raccontandoci questo episodio -  Uscì su Vogue, l'uomo senza sorriso mi chiamarono...". 

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Halliday e Allegro

 

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Tre foto di Francò (Allegro) in  rotocalchi francesi che danno la notizia di un 'incidente' capitato a Johnny "... sostenuto dal suo manager Franco, Johnny abbandona il palco.".
Allegro, detto Franco dai francesi, è sempre quello con la maglietta bianca.

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Johnny Hallyday era oppresso continuamente da ricatti ed intimidazioni criminali, tanto che per un certo periodo fu protetto sotto scorta anche dalla polizia. Allegro svolgeva anche come poteva il ruolo di guardia del corpo, ma certo non era armato. Qui li vediamo entrambi nella foto che fu messa in prima pagina di "France Dimanche" un famoso giornale formato 'magazine' francese.
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Da sinistra Allegro, Silvie Vartan e Johnny Halliday e il figlio Davide, il biondino più piccolo, con due amichetti, figli di altri due cantanti famosi, Santal Goya e Jaque Debeu

 

Un giorno Johnny gli chiese di portare in vacanza per un mese in montagna d'estate Silvie, il figlio, la mamma e i figli di altri due cantanti famosi, Santal Goya e Jaque Debeu. 

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Allegro, la mamma di Sylvie Vartan, poi bambina  figlia di Santal Goya e Jaque Debeu due noti cantanti; quello dopo la bambina, figlio di un amico di famiglia, il maschietto biondo è  Davide, figlio di Johnny e Silvie.

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La mamma di Sylvie Vartan, Allegro, e il figlio di un amico di famiglia.

Sotto Davide, il figlio di Johnny Halliday e di Silvie Vartan, poi la figlia di Santal Goya e Jaque Debeu, due noti cantanti.

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Allegro e Silvie Vartan col figlio Davide, il penultimo a destra e gli altri due figli dei cantanti amici.

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Alla fine della sua tourné arrivò anche Johnny Halliday, per tre giorni, poi al ritorno lui prese la Roll Royce e gli altri il treno. 

Ma all'ultimo momento Johnny corre verso il treno e chiede a Allegro di scendere e gli dà le chiavi per tornare con la Roll mentre Johnny sale sul treno. 

Un segno del destino...

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Allegro Randi in alto a sinistra con Johnny Halliday, in piena campagna. Qui Allegro aprì il baule della Roll, attrezzato per cucinare, e preparò una spaghettata alla "puttanesca".

Lungo l'autostrada del sud si trovò a fiancheggiare un'auto con una signora a bordo e una ragazzina che lo salutarono. Quando dopo vari chilometri Allegro si fermò a un distributore, anche la signora dell'auto che l'aveva fin lì seguito deviò anche lei al distributore. Così gentilmente si presentarono: "Mi chiamo Jaqueline e questa è la mia commessa Sonia". 

Si fermarono a bere qualcosa al bar poi la signora disse alla ragazzina di salire con lui, che lei l'avrebbe seguita fino a Parigi. Arrivati a Parigi Allegro accompagno la ragazzina Sonia a casa sua. Lei chiese di fermarsi un po' prima perché se l'avessero vista i famigliari avrebbe avuto dei problemi. Così Allegro si fece dare l'indirizzo e la promessa di potersi reincontrare. Durante un'escursione a Milano in cui accompagnò Silvie Vartan per uno spettacolo, inviò a Sonia una cartolina, e al ritorno la incontrò. Iniziarono a frequentarsi, ma Allegro che la credeva una di almeno 20 anni, scoprì che ne aveva 17, al che si spaventò, ma ormai erano innamorati l'uno dell'altra e lasciarono passare ancora un po' di tempo, poi la ragazza disse che era il momento di presentarlo a suoi. La famiglia di Sonia erano ebrei tunisini. Lo accolsero gentilmente e il padre disse che la figlia era ormai maggiorenne e avrebbe deciso lei come fare. Gli espresse la sua fiducia e Allegro disse che lui faceva sul serio. Sonia lavorava come commessa e faceva con la sua padrona le fiere dove vendeva torrone e pralinette, articoli vari di cioccolata, con mandorle e noccioline inzuccherate e così via. Allegro pur continuando a lavorare con Johnny seguiva la ragazza nelle fiere, dove arrivava addirittura in Roll Royce. Allegro vide che quel lavoro rendeva bene, ma bisognava imparare a creare i prodotti da vendere. 

Per fare ciò decise di terminare il suo impegno con Johnny.

Allegro, che aveva avuto per cinque anni a disposizione per i suoi spostamenti tutte auto fuoriserie, che utilizzava anche nei servizi per la famiglia di Johnny, ora girovagava, seppure con mezzi pubblici, sempre per i locali vip della città, dove aveva ancora tante amicizie e conoscenze altolocate.

UN'ALTRA BOTTA DI CULO (1979)

Un nobile magnate svizzero, figlio di un conte brasiliano, una sera, saputo che lui era a spasso, conoscendolo come l'ex-manager e cuoco italiano di Johnny, cosa che gli aveva creato una fama internazionale, gli propose di assumere l'incarico di direttore di un locale che intendeva aprire a Parigi. Si trattava di un ristorante enorme con discoteque sopra. Allegro, che aveva passato gran parte della sua vita in ambito di ristoranti ed alberghi di alto livello, accettò senza esitare, dietro compensi molto lusinghieri. 

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Allegro all'inaugurazione del ristorante con discoteca si chiamò "Brasil Tropical"

Il Ristorante con discoteca si chiamò "Brasil Tropical", ed era nel blocco del celebre grattacielo "Tour Montparnasse". Esiste ancora oggi.

Allegro si mise al lavoro, predisponendo il personale necessario alla gestione. Quando fu pronto, lo comunicò al suo padrone, in Svizzera: "fra tre giorni si parte con la serata di inaugurazione". 

 

L'inaugurazione del prestigioso locale passò alla storia come uno dei più riusciti per la presenza di molti dei più famosi attori e attrici dell'epoca: Sofia Loren, Gilbèrt Becaud, Alain Delon, Jean Paul Belmondo, ed altre celebrità. Allegro-Franco aveva carta bianca, sia come direttore del ristorante che della discoteca. Così ne approfittò per invitare tutte le amicizie e ogni sera era tutto al completo. Un successo! Andò sui giornali con interviste ecc.. Una famosa cantante amica di Silvie Vartan intervistata, alla domanda 'qual è il ricordo più bello?' disse la pasta fresca di Franco assaggiata a casa di Silvie, così i giornalisti parlavano di lui, di lasagne e tagliatelle.  Divenne famoso e per due anni portò avanti il suo lavoro, andando sulle prime pagine dei giornali con l'indicazione di " Franco, ex manager e cuoco italiano di Johnny Hallyday". Poi si stancò anche di quel lavoro, soprattutto per dissapori col proprietario, e si licenziò.

Nel frattempo continuava la relazione con la fidanzata Sonia. Avevano preso un appartamento e vivevano assieme. Ma ora doveva di nuovo inventarsi qualcosa da fare. E così decise di seguirla nel suo lavoro. 

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Comprò un'auto d'occasione e seguì la commessa Sonia nelle varie fiere in giro per la Francia. Imparò a produrre le cosiddette 'pralinette' e si misero in proprio. Ancora una volta ebbe successo, perché Allegro faceva quelle prelibatezze meglio di tutti gli altri. 

Allegro e Sonia a una delle tante fiere di Francia

 

... E ALLEGRO SPOSò SONIA
 

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Scambio degli anelli

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In  quegli anni Allegro e Sonia si sposarono e lei rimase incinta.

Sonia era una bellissima ragazza e sapeva fare il suo mestiere. Ma quando rimase incinta, Allegro si trovò da solo a fare le fiere, e, senza di lei al fianco, si trovò in difficoltà. Nacque poi la prima figlia Samanta (1980). 

In quel tempo si recavano a fare i mercati in montagna nel Massiccio Centrale di Francia, a La Bourboule, famosa stazione termale e turistica, dove andavano anche i bambini per curare l'asma.

Lì c'era un negozio che vendeva polli arrosto, macelleria varia, patatine fritte. Allegro andava a fare acquisti e conobbe la proprietaria. Il negozio faceva affari d'oro e Allegro propose di comprarlo. Al che la padrona, che non vedeva l'ora, disse di sì. 

Con un prestito bancario fece l'acquisto e per cinque mesi all'anno faceva la stagione. Poi riprendeva con l'altra attività in giro per le fiere.

 

 

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Il matrimonio di Allegro e Sonia

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Festa del matrimonio

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Cinque mesi all'anno faceva la stagione TURISTICA

Poi riprendeva con l'altra attività, in giro per le fiere.

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Allegro a sinistra e il suo negozio di polli arrosto e patate fritte fresche

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In azione nella cucina del negozio

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Allegro nell'attività di cuoco, nella cucina del negozio

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In paese, a La Bourboule, acquistò un appartamento al secondo piano di questo storico palazzo,. 

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Quel negozio lo impegnò in maniera spropositata, le vendite erano enormi, 500 polli al giorno, la gente faceva la coda fino a metà della strada. 

la moglie (nella foto a sinistra) stava alla cassa.

Allegro sudò sette camicie: non faceva macelleria ma piatti cucinati, pasticceria, salumi...

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 Condusse quest'attività per diciotto anni di seguito, dopo avere comprato anche un bellissimo appartamento in paese. 

Dismessa l'attività in giro per le fiere, visto che il negozio di La Bourboule andava a gonfie vele, decise di buttarsi su un'altra idea che, fin da quando era stato in Svizzera, aveva sempre tenuto a covare nel cassetto: produrre della pasta fresca. 
 
QUEST'ATTIVITà LO PORTò  A LAVORARE CON 'carrefour' 
 
('Carrefour' è il secondo più grande gruppo di supermercati, nel mondo in termini di reddito e vendite, il primo in Europa)

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Allegro dentro il super-mercato

Quando Allegro girava la Francia per vendere nelle fiere le sue 'pralinette', chiedeva in giro, nei grandi magazzini e supermercati, se vendessero pasta fresca. Verificò così che la pasta fresca non si trovava. 

Allora decise di proporsi come italiano dell'Emilia-Romagna, anzi di Bologna - che era nota anche in Francia come luogo dove di mangiava bene -, capace di fare la pasta fresca all'italiana.

  Il direttore di uno dei supermercati del Gruppo Carrefour accettò l'idea: una bancarella, una macchina e una presenza dentro il super-mercato, e una percentuale sui guadagni dalle vendite. In breve tempo Allegro si organizzò acquistando dall'Italia una macchina per far la pasta fresca, costruendosi anche un tavolo per il lavoro e uno per la messa in vendita.  La cosa ebbe un certo successo anche se a rivedersi in quel ruolo gli scappa da ridere.

Un giorno un italiano che passava da lì che faceva animazioni in vari negozi per la vendita di prosciutto, e formaggi vari gli propose di abbinarsi a lui. Così Allegro accettò e iniziò a presentare la sua pasta nella catena dei supermercati Carrefure. Poi le cose andavano bene e così si staccò dagli altri soci e si mise ad andare in giro da solo a negoziare coi vari direttori dei supermercati.

Un giorno il capo reparto dei prodotti freschi del più importante centro Carrefure di Parigi chiamò Allegro-Franco e gli chiese se faceva l'animatore per la vendita di prosciutto cotto, dato che gli era venuto a mancare un addetto. Al mattino Allegro si presentò e riuscì a far vendere quasi tutto.

Nello stesso giorno arrivò il Direttore Responsabile che era il terrore del personale. Alla mattina faceva un giro per vedere se era tutto in ordine e tutti tremavano. Quando il direttore osservò polemicamente che il  banco del prosciutto cotto era vuoto e se si trattasse di un'animazione italiana o francesce (perché c'era anche la pasta di Allegro in vendita, lì vicino), Allegro usci fuori, si tolse il grembiule e glielo buttò in faccia. Sujat, questo era il nome di quel direttore, se ne andò imprecando. Alla sera però ritornò, "hai venduto tutto? - chiese - Sì, certo! - È buono allora! me lo fai assaggiare?  - Certo!" Alla fine il direttore tutte le mattine andava a parlare con lui, era diventato un amico.

Iniziò pure a proporre formaggio italiano, il noto parmigiano-reggiano e iniziò a importare dall'Italia la pasta: ravioli, tortellini, passatelli che arrivavano impacchettati sotto azoto che si conservavano fuori frigor anche per tre mesi. Questa fu la sua fortuna. Faceva venire la pasta dall'Italia direttamente nei Carrefour per tonnellate... e duravano tre mesi! 

Ancora una volta Allegro si era imposto come un personaggio vincente. Arrivò a fatturare 150.000 franchi ogni due settimane, sui guadagni manteneva una percentuale per sé del 70%. Tramite uno di Reggio-Emilia di nome Bertoni, acquistava lotti di parmigiano da produttori che decidevano di chiudere perché i figli non volevano continuare. 

I Centri Commerciali 'Carrefure' pagavano a fine mese le fatture di acquisto, e l'invenduto veniva ricaricato nel mese successivo, magari in un altro negozio della catena. Tenendo conto che poi Allegro faceva i pagamenti in Italia a 90 giorni, si trovava a procedere con una tesoreria in capitale anche di 900.000 franchi. A volte venivano i direttori responsabile a dare una controllata, oppure a chiedere se Allegro era disponibile a fare un'animazione di vendita in un altro centro, e così via.

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La Bourboule, nel Massiccio Centrale francese

Così Allegro lavorava per cinque mesi a la Bourboule, nel Massiccio Centrale, al negozio di polli e patatine fritte, e poi finita la stagione, negli altri mesi si dedicava alle animazioni nei Carrefur.

Quando poi dopo diciotto anni si stancò, vendette tutto e si dedicò solo ai Carrefour.

La vita famigliare trascorreva e, dopo Samanta (1980), Sonia e Allegro ebbero un figlio Johnatan (1986).  
Ma poi iniziarono i dissapori...

e nel 1998 venne il divorzio.

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A un certo punto i vari direttori dei centri Carrefour decisero di fare direttamente loro la pasta fresca.
Allegro decide così di collaborare a far venire macchianari più adatti a creare i laboratori. Mise a confronto macchine francesi con quelle importate da lui dall'Italia per fare i gnocchi e le tagliatelle. Quelle italiane riuscivano nell'impresa, quelle francesi no. I rappresentanti di un'importante fabbrica italiana si precipitarono a proporre le loro macchine, ma Allegro si riservò di esserne lui il riparatore.

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Nei  centri commerciali 'Carrefour', dove Allegro insegnava come produrre pasta fresca: tagliatelle, lasagne e pizza

Attivò due laboratori in due centri commerciali Carrefour, dove lui insegnava come produrre. Era tutto spesato, con un guadagno netto di 40.000 franchi al mese. Prese al lavoro anche un operaio. I prodotti fatti in loco venivano messi in frigo. Allegro faceva ancora le animazioni ma solo per far vedere come si produceva la pasta fresca.
Oltre ai gnocchi, e tagliatelle avviò anche la produzione delle lasagne cotte al ragù.  I laboratori divennero quattro. Le lasagne ebbero un enorme successo, tanto che il capo direttore Carrefour voleva fare una fabbrica solo per quelle.

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Una cartolina autografa da Johnny Halliday nel 1992

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DUE ANNI DOPO IL DIVORZIO MUORE LA SECONDA MOGLIE

Due anni dopo il divorzio, la seconda moglie Sonia, con cui aveva avuto due figli, morì a 41 anni, nel 2000, dopo aver avuto altri due figli (non con Allegro): Samuele (1990), Nathanya (2000), l'ultima appena nata in quello stesso anno. Allegro anche dopo il divorzio si era sempre preso cura della moglie e dei figli, anche di Samuele che non era suo, aiutandoli economicamente. Inoltre alla morte della moglie sua figlia Samanta di vent'anni prese in adozione la nuova ultima nata di sei mesi Nathania e Allegro l'aiutò sempre in questo compito. Intanto  continuò a lavorare nei Carrefour fino al 2002. 

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La tomba della sig. Sonia Sion Randi

 


Nathania

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Nathania

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Nathania

Nathania 2016

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Nathania 2017

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Allegro con Nathania 

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Samanta Randi (1980) con Nathania (2000), da lei adottata e allevata dopo la morte della madre. 

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Nathania

Nathania

Allegro a Zurigo, con la sua prima figlia Annalora e con Nathania, adottata e allevata dall'altra figlia Samanta. Qui Nathania è quindicenna (nel 2015)

VERSO UNA NUOVA VITA... IN TAILANDIA

Ma ormai la Francia non lo prendeva più. Decise di partire per una vacanza di un mese in Tailandia.

Al primo impatto rimase stupito per il livello di sviluppo che incontrò nella città, (lui si aspettava gente che vivesse ancora nelle capanne). Poi il contatto con tutte le ragazze ragazzine attorno ai vent'anni, alcune che arrivavano dai villaggi fino in città, spesso già con un bambino avuto anche solo a sedici anni, che lasciavano alla madre e facevano poi soldi con gli stranieri. Eppure le si vedeva tranquille e felici. Allegro sentì di trovarsi in un ambiente pacifico dove la vita scorreva senza troppi problemi e dove poteva starsene a godersela. Tornato a casa riprese il solito tran tran al lavoro, ma l'anno successivo tornò nella città di Pattaya, a sud di Bangkok. 

Dopo aver affittato il solito appartamento di lusso in spiaggia, se ne andò al mattino a camminare lungo la spiaggia. All'improvviso arrivo un pullman di ragazzine schiamazzanti, che si misero a correre verso l'acqua e tolte le scarpe vi entravano vestite. Allegro si voltò stupefatto e vide una signora ben vestita (che pensò fosse l'accompagnatrice del gruppo) e vicino a lei una ragazza, sedute su un muretto. Ci fu uno scambio di sorrisi che incoraggiarono Allegro, dopo che si era allontanato di una cinquantina di metri, a ritornare. 

Si presentò, la ragazzina si nascondeva dietro alla signora la quale invece la spingeva a stare più vicino a lui. Chiacchierando del più e del meno, gli spiegarono che erano operaie  di una fabbrica di tessuti e abiti a Bangkook, e che erano venute al mare perché non l'avevano mai visto. Alla sera sarebbero ritornate a casa. La ragazza non disse una parola, ma sorrideva calma e gioiosa. "Chiedi se vuole lavorare per me" azzardò Allegro. "Se il lavoro le piacerà io la pago e se non vorrà più lavorare per me la porterò alla fabbrica o a casa sua". "Ma non ha nulla con sé". "Non c'è problema" - disse sicuro Allegro - "Ci penso io". 

Così quando alla sera il pullman partì, la ragazza rimase con Allegro, mentre tutte le sue amiche la imploravano di tornare con loro. Da lì inizio a manifestare una certa angoscia ma Allegro cercò di tranquillizzarla, portandola per negozi vari a fare shopping, suggerendole anche le cose utili per lei. La invitò a cena ma lei rispose che non aveva fame. 

La condusse nell'appartamento di lusso che dava sulla spiaggia, e la portò in camera. Lei si sedette sull'angolo del letto abbastanza in difficoltà. Allegro allora tracciò una riga con un gessetto sulla coperta che stava sul letto matrimoniale, indicando chiaramente che lei sarebbe stata da una parte e lui dall'altra. E così fu. 

Lei si tranquillizzò e per una settimana Allegro e Noj vissero come due amici andando in giro a fare i turisti. 

Allegro ebbe sempre massimo rispetto per lei, non pretendendo mai nulla in cambio. Insomma adottò una specie di tecnica di conquista tipica dei playboys da spiaggia romagnoli. La cosa ebbe i suoi frutti e pian piano nacque un'amicizia un po' più intima.

Alla fine Allegro tornò in Francia dove aveva da curarsi una gamba rimasta ferita per una recente caduta in motocicletta, ma tranquillizzò Noj, dicendo che sarebbe tornato e dandole una notevole somma e chiedendole di non andare alla fabbrica ma di ritornare al suo villaggio dove lui avrebbe provveduto a inviarle altri soldi. Si fece dare l'indirizzò, e procuratole un taxi la inviò a Bangkok, e da lì arrivò al suo villaggio.

Intanto Allegro, arrivato in Francia vendette la sua società a un dirigente della Carrefour, e poi tramite un amico di Bangkok si fece affittare un appartamento. Quando arrivò a Pattaya, aveva già comunicato alla ragazza Noj dove dovevano incontrarsi. E così fu. Allegro comunicò all'amico di voler  comprare un appartamento e di viverci insieme a lei. Il suo amico, sapute le sue intenzioni, disse "Guarda... è trent'anni che abito qui... tu hai trovato la perla rara! perché è veramente raro trovare una ragazza che lavora in fabbrica, che viene da un villaggio e te la porti a casa!..." 

Cinque giorni dopo Allegro comprò un appartamento da 100 metri quadri, con vista sul mare, a Pattaya, al prezzo di 50.000 euro, (appartamento che poi cinque anni dopo vendette a 85.000). La fortuna era ancora con lui: Allegro acquistò subito un altro appartamento sempre nella zona, più moderno e più rifinito, a 70.000 euro.

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casa-miancon.jpg (240644 byte) La ragazza aveva dei terreni di proprietà al suo villaggio. Allegro iniziò a visitarlo a conoscere i parenti e costruì anche lì una nuova casa, tutta per lui e la compagna. Così per sette anni fino ad oggi (2016) a vissuto tra Pattaya e il villaggio. Da notare che l'appartamento di Pattaya ora vale 170.000   euro.

Al villaggio Allegro ha aiutato fin da subito a sviluppare l'attività agricola della famiglia di Noj.

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Al villaggio per la raccolta delle banane

Allegro con Noj 2015

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Allegro con Noj 2015
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