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UN ALFONSINESE… MAI RICORDATO: 

ANDREA MINGUZZI

l’eroe alfonsinese della Guerra di Spagna

(1890-1954)

  di Luciano Lucci

Andrea Minguzzi 
durante la Guerra in Spagna

volontario NELLA 1° GUERRA MONDIALE

Figlio di Antonio Minguzzi e Giovanna Bedeschi nacque ad Alfonsine il 24 maggio 1890. 

Abitarono in Borgo Fratti al n° 28 e poi al n° 41.

Aveva una sorella di nome Angela nata nel 1897 e deceduta nel 1928, che aveva avuto un figlio da padre ignoto nel 1918, il quale morì ad appena 6 mesi. 

Repubblicano andò, volontario con altri repubblicani alfonsinesi, a combattere con l’esercito italiano, nella prima guerra mondiale.

Emigrato in Francia

 Emigrato in Francia, con altri fuoriusciti antifascisti, Andrea abitò nella regione parigina, a Sartrouville. Qui fu membro della locale Sezione dell’Associazione franco-italiana ex-combattenti. 

volontario ANTIFRANCHISTA IN SPAGNA

Nell’agosto del 1936 si recò in Spagna tra i primissimi volontari antifranchisti italiani, sul fronte aragonese inquadrato nel Gruppo mitraglieri, con funzioni di comando, della Sezione Italiana della Colonna “Francisco Ascaso”, organizzata dalla CNT-FAI di Barcellona. Il 28 agosto successivo combatté a Monte Pelato.

EROE, FERITO ALLA TESTA

Andrea passò al Battaglione “Garibaldi”, quello dei repubblicani italiani comandato da Randolfo Pacciardi. Il 14 febbraio del 1937 rimase ferito nel corso della battaglia del Jarama, nel settore di Arganda.

Così lo ricorda nel suo libro “E café d’Cai” l’alfonsinese Tonino Pagani, quando, allora bambino, con gli avventori del bar Vittoria e dell’albergo ‘Al Gallo’ in piazza Monti, ascoltavano Radio Mosca  

Una sera, quando da poco la Spagna da monarchia si era trasformata in Repubblica mediante libere elezioni, stavamo ascoltando, di nascosto, le notizie trasmesse da radio Mosca sulla guerra civile in Spagna. Apprendemmo così che un volontario della brigata internazionale repubblicana comandata da Randolfo Pacciardi si era comportato da eroe, perché da solo, col suo fucile mitragliatore, aveva rotto l’accerchiamento, riuscendo a far passare il suo battaglione e a mettersi in salvo; ma era rimasto sul terreno accanto al suo fucile, ferito così gravemente da sembrare morto. Lo speaker aggiunse il nome del volontario: era Andrea Minguzzi, di Alfonsine. Ne fummo orgogliosi.”  

Una pallottola gli aveva scorticato il cuoio capelluto, costringendolo ad un periodo di degenza in ospedale. Qualche scheggia della pallottola gli rimase nella testa per tutta la vita.  

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In questa foto tratta dal sito  antifascistispagna.it/ vi è gruppo di volontari combattenti feriti e in convalescenza. 

In piedi da destra Minguzzi Andrea. 

 

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Nel marzo del 1937 Andrea risulta trovarsi a Port-Bou in compagnia di Luigi Campolonghi, presidente dell’Unione Popolare Italiana (UPI), l’Associazione francese dei fuorusciti italiani. Nell’estate successiva è presente in Barcellona, quale rappresentante del PRI, in una riunione organizzativa del locale Consolato Italiano, allora diretto da Giaele Franchini Angeloni, rimasto vacante per la latitanza del precedente funzionario di nomina fascista.

Andrea Minguzzi prestò la sua opera di combattente a favore della Repubblica Spagnola fino al settembre 1937, meritandosi sul campo il grado di tenente. Tornato in Francia, poco più di due anni dopo fu catturato dai fascisti francesi andati al potere e fu internato a Gurs.

Nel novembre 1942 venne tradotto in Italia e confinato a Ventotene.

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il RITORNo IN FRANCIA

Con la caduta del Governo di Mussolini, fu libero e tornò ad Alfonsine.

“A pochi giorni dalla caduta di Mussolini da Capo di Stato, destituito dal re Vittorio Emanuele Terzo, - scrive ancora Tonino d’Cai nel libro sopra citato-  tornarono a casa diversi antifascisti, riparati in Francia, nel lungo periodo del fascismo, e tra quelli c’era anche lui, Andrea Minguzzi.

il ritorno ad Alfonsine

Un pomeriggio entrò nel bar un signore che - ancora Tonino d’Cai -, sorridendomi, mi chiese un caffè; io glielo servii mentre si accingeva a sedersi al tavolino; a mio giudizio, poteva avere sui quaranta o quarantacinque anni, capelli brizzolati, viso scavato, occhi molto espressivi; non l’avevo mai visto. 

Avevo appena terminato queste riflessioni, che udii esclamare: “Mo sit te Andrea?”. Mi voltai e vidi mia madre che, con passo svelto, si dirigeva verso quel tavolo; si abbracciarono, lui chiese di mio padre, e come seppe della sua morte avvenuta nel ’39, ne fu molto dispiaciuto. Fu così che vidi per la prima volta Andrea Minguzzi, l’eroe alfonsinese della Guerra di Spagna, di cui avevo sentito parlare alla radio diversi anni prima. Mi avvicinai e, rammentando l’episodio trasmesso da Radio Mosca, gli stesi la mano con rispetto e ammirazione e strinsi la sua, con grande piacere, aggiungendo emozionato: “Allora, gliel’hai fatta quella volta!” Lui mi rispose: “È vero, ma l’ho pagata cara, porto ancora, come triste ricordo, un proiettile ficcato in testa vicino al cervello, e quando si muove mi ritrovo per terra. Una volta o l’altra, ci rimarrò!” Rimasi sconvolto udendo quelle parole dette con rassegnazione, ma col sorriso sulle labbra. Da quel giorno, ogni pomeriggio, mi faceva visita, e così mi raccontava dei fatti successigli in quello sfortunato paese: la Spagna.

QUANDO IL DOTT. Alberto Minarelli, SOCCORSE ANDREA MINGUZZI SVENUTO

Il 9 settembre, dopo l’annuncio dell’armistizio, ad Alfonsine si costituì il Comitato di Liberazione. Fra le prime iniziative prese dal Comitato ci fu la distribuzione del grano appena raccolto nelle campagne alfonsinesi, che venne immagazzinato in vari punti del paese, e venduto ai cittadini al prezzo dell’ammasso.

In uno di questi, prestavano servizio Andrea Minguzzi e Tonino d’Cai: si pesava il grano, si insaccava, poi si consegnava alle famiglie alfonsinesi e si segnava il numero dei quintali assegnati a ciascuna; questo serviva a impedire all’esercito tedesco di potersi approvvigionare del prezioso alimento, pur dando modo a tutti di avere in casa il pane, in vista dell’imminente passaggio del fronte di guerra.

Mi ricordo che un mattino, - prosegue nel suo libro Tonino pagani d’Cai -  mentre ci recavamo in uno dei quei magazzini pieni di grano, per iniziare il solito lavoro di pesatura, percorrendo la rampa del ponte della piazza a piedi, vidi cadere d’improvviso ai miei piedi Andrea. Fu un attimo: lo guardai impressionato, gli sollevai il capo, ma non respirava e non dava segno di vita. Mi guardai attorno in cerca di soccorso ed ecco che un mio amico, Alberto Minarelli, medico laureato da poco, si avvicinò: fu sufficiente qualche schiaffetto che subito Andrea si riprese, e alzandosi piano piano riuscì a rimettersi in piedi.

Alberto gli chiese: “Come va?”  Andrea rispose mestamente: “E’ la pallottola che ho in testa che si muove!”  Sorpreso per quella risposta Alberto chiese di nuovo:  “Ma sta bene?”   
Andrea rispose di sì! 

Riprendemmo il cammino, salutando il dottore, che era rimasto lì a guardarci, ancora immobile e attonito".

Andrea Minguzzi era noto ad Alfonsine come “Andreì d’Baras”. Quando nel 1943 tornò in paese, andò ad abitare in una camera della casa Argelli dietro palazzo Ferné, dove c’era l’infermeria del pronto soccorso e dove si riuniva anche il CLN, alle cui riunioni partecipava anche lui. 

Due aneddoti: 1- la sua finestra dava verso l’argine del fiume da dove arrivavano le granate inglesi e canadesi. Lui si presentava a torso nudo sfidando la sorte. 2- Quando pensava era solito puntarsi il dito alla tempia, forse per sottolineare che aveva ancora una scheggia di proiettile in testa a cui chiedere aiuto.

Finita la guerra andò ad abitare in via Saffi 26, poi in Corso Garibaldi n° 39 e di nuovo in via Saffi al n° 35.

Andrea Minguzzi morì ad Alfonsine il 5 ottobre 1954.

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