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Chi era Cristoforo (Rino) Bendazzi?

di Luciano Lucci

Quasi tutti hanno sentito nominare il campo sportivo “Rino Bendazzi”, ma forse non tutti sanno chi era Rino Bendazzi e cosa fece per meritarsi l’intestazione del campo sportivo.

Era nato ad Alfonsine nel 1924  da Bruno Bendazzi e Lina Mariani. Visse l’infanzia nella casa in fondo a Corso Garibaldi, appartenuta da sempre alla famiglia Bendazzi. Bruno Bendazzi lavorava come impiegato all’ufficio anagrafe del comune. Quando i due genitori si separarono Rino andò a vivere con la madre a Faenza, pur mantenendo uno stretto legame col padre: tornava di frequente nella casa paterna di Alfonsine dove passava soprattutto l’intera estate.

Durante il fascismo, frequentando il liceo classico a Faenza, ebbe occasione di aprirsi la mente per merito di professori e di studenti che non si erano arresi al lavaggio del cervello che la retorica fascista imponeva. Ma fu soprattutto il rapporto personale che ebbe modo di avere con un compaesano alfonsinese Terzo Lori, che era stato accolto a casa dei Bendazzi dopo il 26 luglio del ’43, quando cioè alla caduta del fascismo era fuggito dal carcere di Ventotene, lì rinchiuso da qualche tempo per la sua attività antifascista. Quando Terzo Lori fu avviato in montagna con un gruppo di partigiani Rino Bendazzi lo seguì. Fece parte del Gruppo Libero e quindi della Brigata Garibaldi Romagnola che operava nel forlivese. Dopo la disastrosa e tragica esperienza della lotta armata in montagna, dove il suo amico Terzo Lori perse la vita insieme all’altro alfonsinese Amos Calderoni, tornò ad Alfonsine e divenne membro della GAP (Gruppi di Azione Partigiana) della piazza Monti. Partecipò a diverse azioni contro tedeschi e repubblichini, poi insieme a tutti i partigiani andò nelle valli di Sant’Alberto e Ravenna, da dove poi partecipò alla battaglia per la liberazione di Ravenna. Fece parte della “28° Brigata Garibaldi”, nella 6° compagnia composta per lo più da partigiani alfonsinesi e di cui fu comandante.

Seguì poi le vicissitudini della Brigata nella marcia verso nord per la liberazione dell’Italia. La sua compagnia fu aggregata con altre unità partigiane al Gruppo di Combattimento 'Cremona'

Qui si compì il suo destino.

Rino Bendazzi fu l’ultimo partigiano di Alfonsine che morì; accadde sul Brenta i1 28 aprile. Si offrì volontario per andare ad aiutare alcuni soldati inglesi che oltre il fiume Brenta erano stati attaccati da un gruppo di tedeschi e repubblichini. Durante quella sortita cadde nel fiume e morì annegato, nonostante fosse un buon nuotatore: forse era stato ferito o forse, appesantito da indumenti e zaino, non riuscì a vincere la corrente del fiume: 

Così descrive l'episodio Arrigo Boldrini nel suo "Diario di Bulow":

« Una squadra, nella notte cerca di attraversare il Brenta e di intimare ai tedeschi di arrendersi, ma questi reagiscono: cade Rino Bendazzi il nostro ottimo comandante della 6ª compagnia. È una perdita dolorosa, proprio alla fine della guerra quando la città è ormai circondata e quindi i nemici devono arrendersi.
Verso le 22 il comando tedesco, tramite i patrioti del luogo, offre la resa che viene concordata da alcuni ufficiali del comando della 2ª brigata britannica che opera in questo settore affiancata alla 28ª. Via mare arrivano altre unità alleate. Si stabilisce che le operazioni per il disarmo e la presa in consegna dei prigionieri avvengano il 29 aprile. Il presidio tedesco è composto di circa 1.000 soldati.
»

La capitolazione delle forze nazifasciste sul territorio italiano avverrà ufficialmente il 29 aprile, il giorno dopo la sua morte: aveva solo vent’anni.  
Ebbe una della decorazione alla memoria : medaglia d'argento al valor militare.

 

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Primi anni '40: Rino Bendazzi a un tavolino del caffé Tavalazzi con Renzo Tavalazzi

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Primi anni '40: Rino Bendazzi con Gigino Mariani, Nando Baioni e Ferruccio Mariani nel piazzale della chiesa

 

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Enzo Pasi e Rino Bendazzi, partigiani

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