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Addio vecchio cinema

Il “casarmone” del vecchio cinema Corso di Alfonsine conclude la sua metamorfosi

 di Luciano Lucci

L’edificio di Corso Garibaldi, detto “e’ cantinò”

  L’edificio di Corso Garibaldi, detto “e’ cantinò”, poi cinema Corso nel dopoguerra, infine pizzeria la Cantina e pasticcieria “la Perla” è una delle poche costruzioni rimaste del paese vecchio, che fu distrutto quasi completamente dai tedeschi durante l’ultima guerra.

Da decenni ormai non vi si proietta più alcun film, la platea e la galleria del vecchio cinema sono rimaste pressoché intatte e avvolte da ragnatele. La parte anteriore è stata ristrutturata e trasformata in pasticceria-caffetteria, mentre il retro è diventata una pizzeria albergo.

I soliti nostalgici non avevano cessato di sperare che un giorno qualcuno avrebbe riportato allo splendore di un tempo il vecchio cinema Corso. Ma gli anni passavano, quella parete scrostata rimaneva lì, piena di rughe e cicatrici, ciascuna a contrassegnare un pezzo di storia dell’edificio, ma nessuno a riaprire la vecchia sala.

Ora pare sia stata venduta anche l’ultima parte, e l’ex-cinema Corso diventerà un supermercato Conad con qualche ufficio e appartamento.

Sia ben chiaro che fa solo piacere vedere che si va al recupero di spazi in disuso, più che a nuove edificazioni. E forse un super mercato è un’esigenza sentita da chi abita alla destra del fiume Senio.

Il paese vecchio è diventato sempre più un paese dormitorio, ma recentemente qualche segnale di novità lascia intravvedere la possibilità di un risveglio.

Casella di testo:  L’aumento di aree urbanizzate, e la ristrutturazione e recupero di vecchi palazzi, anche se non sempre ben governato da piani regolatori spesso poco attenti alla portata dei mutamenti, sta portando a un incremento di abitanti che avranno sempre più bisogno di maggiori servizi: il primo effetto conseguente dovrebbe essere una maggior offerta di negozi. Un supermercato dove era prima il cinema Corso può far storcere il naso a sognatori come Loris e il sottoscritto, e a tutti quelli che da tempo cercano di sacralizzare i luoghi dove viviamo. Ma ai molti abitanti di Corso Garibaldi che spesso, per fare la spesa rapidamente, si devono recare al di là del fiume nei vari supermercati, farà sicuramente piacere avere a portata di mano questa nuova possibilità.

E poi non sono forse questi i luoghi sacri del futuro?

Si tratterà di scoprire pian piano quali dèi, spiriti, dèmoni e fantasmi o angeli custodi che dir si voglia, si stabiliranno qui e instaurare qualche relazione con loro. Oramai da tempo sono scomparsi tutti i luoghi di Alfonsine che erano legati a riti collettivi libertari e che erano riconosciuti, da molti, come degni di una qualche sacralità: oltre ai due cinema (il Corso e l’Aurora), dove si celebrava il rito del sognare insieme, c’erano altri due luoghi speciali, legati al Juke-box e alla febbre del rock and roll: il bar Sport e il bar Edera di Marullo. Per non parlare dei mille campetti improvvisati per le partite di pallone e del mitico “Bendazzi”, ombelico di Alfonsine. Infine il fiume Senio con le pozze d’acqua (le buche d’Scarané e d’Santoni) dove i giovani ribelli nati nel dopoguerra si recavano a fare il bagno nudi. Sognavano di amore libero e imparavano a prendere confidenza con la sessualità.

Tutti questi luoghi rappresentano la "via dei canti" per molti alfonsinesi: in ognuno c’è un sogno. Per tutto il paese sono sparse varie piste di sogni, vie di comunicazione per tribù nate su basi di affinità ed esperienze libertarie: Corso Garibaldi con il “casarmone” è una di quelle.

Un solo suggerimento ci preme dare ai nuovi proprietari e ai geometri che ristruttureranno il tutto: quando intonacheranno la parete nord del “casarmone”, si ricordino di non nascondere tutti i segni della sua storia, lascino a vista qualche indizio riconoscibile e magari si ponga una targa ben visibile che ne ricordi la storia e ne evochi la sacralità.

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1910: cortile de "e cantinò", che nel dopoguerra sarà arena del cinema Corso.
La cantina era dei Marèn; i contadini portavano l’uva nella “castlë” .
Quel magazzino diventerà poi il Cinema Corso.

La storia de cantinò

                    Casella di testo:  L’edificio di cui stiamo parlando è ricordato dai più vecchi di Alfonsine col nome “e’ cantinò” mentre quelli nati a cavallo della fine dell’ultima guerra lo chiamano ancora cinema Corso.

Fu costruito nel 1838 dalla famiglia Marini (i Marèn), ricchi proprietari terrieri del tempo. Serviva come cantina per la vinificazione, come stalla per i cavalli, e come magazzino per il grano.

Durante la “Settimana Rossa”, nel 1914 i rivoluzionari sequestrarono dal magazzino diversi quintali di grano.

Negli anni successivi l’edificio fu acquistato da Luigiò (Luigi Randi), il fattore dei “Marèn”, che vi fece costruire diverse camere che diede in affitto a varie famiglie e continuò ad utilizzare i magazzini per la raccolta del grano.

Quando Luigiò morì, falciato da una mitragliata di un aereo inglese, ereditò il tutto suo nipote Tugnazzé (Antonio Randi), il quale non avendo soldi per pagare la tassa di successione di tutti i poderi che ereditò da Luigiò, vendette “e’ cantinò” a Ernesto Contessi (Arnisté), suocero di Marino Marini. Fu quest’ultimo a premere su Prefettura e Governo per avere il permesso di adibire quella costruzione a uso cinema, contro la decisione del comune di Alfonsine che aveva stabilito, nel suo piano di ricostruzione, la presenza di un solo cinema nel nuovo centro del paese in piazza Gramsci e cioè l’“Aurora”.  Lo scontro fu duro e si ripropose, con una certa forzatura, la contrapposizione che, durante il fascismo, c’era stata fra il cinema del Corso (detto anche “Littorio”), collocato dove oggi c’è il centro giovani “Free to fly” in corso Garibaldi, caratterizzato dalle feste e veglioni dei fascisti, e il cinema “Aurora”, che si trovava nel “Lazzaretto”, della famiglia Gessi, ambiente più popolare, con alle spalle anche una storia di scontri violenti tra i Gessi e i fascisti della prima ora.

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Anno 1956: davanti al Cinema Corso: da sinistra Mina Martina sorella di Domenico (il secondo da sinistra). Segue la Vera Martini (cugina dei primi due).  Seguono due non identificate e infine Rino Martini, fratello di Vera e cugino di Domenico. Nel cartellone sul muro del cinema c'è il film "Canzoni sotto le stelle" con Luciano Tajoli (1956)

La realizzazione di un secondo cinema fu uno sfregio al piano regolatore e alle scelte democratiche della prima amministrazione di sinistra del dopoguerra, (per ottenerlo il Prefetto di Ravenna commissariò, per alcuni mesi l’amministrazione comunale), i militanti dei partiti di sinistra al governo del paese di Alfonsine invitavano la gente a non frequentare il cinema Corso, ma solo l’Aurora.

Dall’altro lato i Marini, con una mossa spiazzante, diedero in gestione il cinema a una cooperativa di operai della loro fabbrica.

Così, col passare degli anni, tale contrapposizione ideologico-cinematografica andò attenuandosi, fino al punto che, dopo varie gestioni, il Corso e l’Aurora vennero gestiti entrambi dal sig. Errani di Savarna, un ex-partigiano. Infine quando Errani lasciò, più nessuno osò continuare tale attività e le due sale rimasero abbandonate, finché l’Aurora fu trasformato in negozi e appartamenti. Oggi tocca al Cinema Corso.

 

Anno 1952: la facciata del Cinema Aurora in piazza Gramsci,
mentre c’è una manifestazione politica.

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Sul muro le insegne della programmazione del film “Luci della ribaltà” con Charlie Chaplin

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