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DEDICATO A UNA DONNA DI ROSSETTA

La fidanzata di Adriano

di Luciano Lucci

Questa è la storia di Alba Zoli Ancarani

Era operaia saldatrice di alluminio, unica donna della famosa fabbrica. 

Si chiama Alba, ma il suo nome in anagrafe è Germana, di cognome fa Ancarani. (è pura coincidenza che tale cognome sia stato lo stesso dell’omicida del suo fidanzato).  Nata nel 1925 a Predappio, vi abitava con la sua famiglia, i genitori e tre sorelle. Lavorava alla ‘Caproni’, che costruiva aerei. 

zoli-adriano-e-alba.jpg (258463 byte) A quindici anni aveva conosciuto Adriano Zoli, un giovane di Rossetta, vicino ad Alfonsine, che lavorava a Predappio come ebanista  in un laboratorio di falegnameria. Era un giovane diciassettenne e subito si erano innamorati e si fidanzarono ufficialmente nel 1941. Adriano fu presentato alla famiglia di Alba, ma Alba non aveva ancora conosciuto i genitori del suo fidanzato, anche se lui, con sua mamma Annunziata,  ne parlava come la ragazza migliore del mondo. Erano due giovani che conducevano una vita normale in un periodo però che normale non era in quanto si era in guerra.

Adriano era stato convocato nel 1944 dalla Guardia Nazionale Repubblichina a presentarsi come arruolato nel nuovo esercito fascista, ma come tanti altri giovani non si "presentò", e rimase nascosto attorno a casa, come un ragazzo impaurito dalla guerra, senza nessuna passione politica ma con il solo scopo di salvare la vita. Ritenuto renitente alla leva fu ricercato e assassinato solo per questo. 

Era il 5 maggio del 1944 e da quel momento anche il destino della giovane Alba cambiò  drasticamente. 

Un furgoncino con cinque uomini a bordo, tutti in borghese, entrò nel cortile di una casa di contadini, nella frazione di Rossetta, abitata dalla famiglia di Guido Zoli. Erano circa le 16.30. Mitra alla mano, i cinque, chiesto fuggevolmente del capofamiglia, si diressero verso un capanno d'erba collocato a poca distanza. In esso erano si erano nascosti tre giovani, Armando Ravaioli con Silvio e Adriano Zoli, due cugini. Non erano combattenti partigiani, ma semplici renitenti alla leva. I tre giovani, vistisi braccati, uscirono rapidamente dalla parte posteriore che dava verso la campagna, fatti oggetto da colpi di mitra sparati da due inseguitori, tali Antonio Pavirani e Natale Ancarani. Due dei ragazzi si fermarono poco dopo con le braccia alzate, il terzo Adriano proseguì nella fuga disperata fino a raggiungere un fosso. Salvo? No, perché i due fascisti stavano proseguendo proprio nella sua direzione. Fu inevitabile uscire dal provvisorio nascondiglio, in segno di resa e diretto verso i compagni. Giunto a 40 metri, egli fu freddato dall’Ancarani. Il padrone di casa e gli altri finirono in carcere a Ravenna, da cui Guido uscì dopo qualche giorno per tornare alla Rossetta mentre i due compagni del morto furono deportati in Germania.  

Alba, dopo aver partecipato al funerale di Adriano, decise di trasferirsi a Rossetta per stare vicino alla tomba del fidanzato e alla sua famiglia. Lasciò definitivamente la famiglia di Predappio e si licenziò dalla fabbrica. Si trasferì a Rossetta come se fosse già stata sposata. Dai genitori di Adriano, che era figlio unico, fu accolta come se fosse una nuova figlia. In questo modo intesero unire due grandi dolori, quello per la perdita di un figlio e il suo per la perdita del fidanzato, per cercare di farsi coraggio a vicenda e trovare la forza di continuare a vivere. Ma con l’avanzare della guerra il fronte si fermò proprio a Rossetta e la zona fu sotto bombardamenti continui. Fu necessario sfollare a Villanova di Bagnacavallo, come fece quasi tutta la popolazione, lasciando a casa tutti i beni alla mercé dei tedeschi.

Intanto in quel periodo la famiglia di Alba, da Predappio aveva perso ogni contatto con lei e così incaricò uno zio di Alba, carabiniere, per raccogliere informazioni. Questi si recò, in bicicletta, a Villanova dove i due si incontrarono per puro caso. Per tranquillizzare tutti, Alba diede una ciocca dei propri capelli neri da portare ai cari genitori, per dimostrare che era viva.

Tornati a Rossetta dopo la guerra, trovarono tutto distrutto. Cesare e Annunziata, i genitori di Adriano, adottarono legalmente Alba e la dichiararono unica erede dei loro beni, cioè una casa e mezzo ettaro di terreno agricolo.  Alba iniziò a lavorare e a ricostruire la casa. Cercò di ingegnarsi lavorando come sarta, facendo coperte imbottite, materassi. Alba andava anche a trovare i genitori a Predappio in bicicletta prima, e successivamente in "corriera", e suo padre Federico veniva a Rossetta due o tre volte all'anno in "lambretta". La nuova vita la portò a seguire un percorso normale di inserimento nella quotidianità, ma una seconda tragedia si abbatté su di loro: il suicidio di Cesare, padre di Adriano, conseguenza di una forte depressione dovuta alla perdita del figlio. 

Comunque Alba non cedette e, con la forza di una vera donna romagnola, continuò a lavorare e a vivere a Rossetta, si inserì bene nel gruppo dei giovani del paesino, dove conobbe un ragazzo, Sante Gaudenzi, che sposò nel 1952. Si stabilirono nella casa dei genitori di Adriano, con la mamma di Adriano, Annunziata, rimasta vedova; acquistarono un altro appezzamento di terreno da un ettaro e mezzo e lavorarono come coltivatori diretti tutta la vita. Quando nacque la prima figlia la chiamarono  Adriana, in ricordo del giovane fidanzato assassinato a vent’anni.

Alba Zoli Ancarani.jpg (867024 byte) Oggi, all’età di 88 anni, Alba vive con la famiglia di un suo figlio a Rossetta, ancora lucida anche se a volte soffre di momenti depressivi, soprattutto quando ricorda le sofferenza del passato.  Sua figlia Adriana è una recente pensionata, impegnata nella Polisportiva di Rossetta e in altre attività di utilità pubblica. Alba e Adriana hanno voluto condividere con noi e con voi questa storia di dolore e di morte, ma anche di coraggio e di slancio verso la vita.

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