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Ha superato tante difficoltà e ha tante di storie da raccontare.
Il monumento della pigna

di Luciano Lucci

L'unico monumento degno di questo nome ad Alfonsine era "e munumént dla pègna", che per i più vecchi veniva detto "e funtanòn": dalla bocca delle sue tre misteriose maschere scorreva acqua fresca di una falda superficiale, ma ahimè nel giro di 30 anni si esaurì. Era stato inaugurato nel 1874, ma sembra quasi che nessuno poi l'abbia più voluto, vista l'inutilità. Così è stato smontato, spostato e rimontato in vari punti del paese, oltre che cancellato dalle cartoline: un monumento senza radici, senza territorio, disambientato e nomade, per questo è simpatico a molti, ma non solo per questo.
Oggi, per una serie di coincidenze fortuite è ritornato al punto di partenza: al centro dei giardini di piazza Monti, con la sua metaforica forma fallica e una grossa pigna sulla vetta, augurio di benessere e felicità. 

Abbandonato e bisognoso di una profonda manutenzione, nel 2009 è stato possibile un suo restauro.

Pulito dal degrado dovuto a muffe e microrganismi vari che ne avevano colonizzato il marmo travertino, rendendolo da bianco che era a grigio-nero, è tornato all'antico splendore. 
E' stata realizzata anche una più adeguata illuminazione.

"e funtanòn", com'era ridotto prima del restauro

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Durante il restauro

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Dopo il restauro del 2009

Il ‘monumento della Pigna’ che in origine era chiamato ‘e funtanò’, è stato celebrato domenica 19 aprile 2009 a conclusione della fase principale del suo restauro. Erano presenti il sindaco Antonellini, il vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio e Banca del Monte di Lugo Giancarlo Ciani, la presidente del Consiglio di Quartiere Destra Senio Stefania Marini, la presidente dell’AVIS anche a nome delle associazioni Primola e Proloco Roberta Contoli, e numerosi cittadini alfonsinesi.

 

Un po' di storia

 

Il disegno qui sopra è del 1884, di proprietà del maestro Luigi Mariani: 
si nota l'orologio nel campanile, non ancora trasferito sul municipio, e nel punto della freccia il monumento della pigna. Ancora non c'è la canonica che sarà costruita nel 1898-1900 circa, essendo Rettore Don Antonio Costa

 

Presso il “Fondo Piancastelli” custodito nella biblioteca “A. Saffi” di Forlì c'è un documento “Situazione materiale e morale del Comune delle Alfonsine - relazione del  Dott. Achille Lanconelli (1878)” da cui si capisce l’origine di quello che noi oggi chiamiamo ‘e munumént dla pégna’, e che in realtà fu ideato come una monumentale fontana: ‘e funtanò’, come appunto veniva chiamato nei primi anni del novecento. Infatti si legge; “nel 1863 furono edificate a foggia di foro annonario le beccherie e pescherie” cioè spazi al coperto per vendita di carne e pesce. “che mirabilmente prestano con i loro ampi portici interni ed esterni, e colle botteghe, al commodo ed alle bisogne del pubblico, mentre offrono allo sguardo la gradevole ed allegra forma di un anfiteatro.

E poi la descrizione del fontanone: “Di fronte al primo di questi fabbricati (quello di destra ndr) trovasi un pozzo pubblico di acqua eccellente, che il Municipio, per impedire a chicchessia di gettarvi immondizie, od altro, nel 1874 fece munire di pompa a tre getti e cuoprire in marmo d’Istria da abile artista Ravegnano sulle forme di elegante monumento

Riassumiamo:

1° Sappiamo anche che in un punto della piazza di fronte alla palazzina di destra c’era un vecchio pozzo pubblico di acqua ‘eccellente’.

Ecco come poteva essere quel pozzo

2° Per evitare che cadessero immondizie o altro nell’acqua si decise di coprire il pozzo con una fontana monumentale: ciò conferma che si trattava di un pozzo di acque superficiali, e che la gente tirasse su l'acqua coi secchi.

3° Questo monumento fu quindi collocato nella grande piazza del paese nel 1874, dove era stata appena terminata la costruzione del Municipio. 

4° Una volta coperto il pozzo si dovette mettere una pompa a mano che rimase esterna al monumento, sul quarto lato rivolto alle palazzine e foro annonario, dove ancora si nota il segno di entrata del tubo della pompa.



Assai improbabile qualsiasi altra ipotesi, come quella scritta in uno dei pannelli della mostra che ha accompagnato l'inaugurazione: “la facciata senza il boccaglio col getto d’acqua e la vasiera fosse inserita in una parete”: quella parete liscia era quella dove fu posta la pompa, inoltre dalle foto e disegni dell'epoca si vede chiaramente che la collocazione del fontanone non era appoggiata ad alcun muro o parete.

Scoperti l’autore e l'ideatore

L’autore fu un “abile artista Ravegnano”, che lo si trova nominato nel "Ravennate"  del 19 novembre 1874 e nel libro di G. Viroli "Il gesto sospeso. Scultura nel Ravennate negli ultimi due secoli, Ravenna 1997, p. 236: 

il suo nome Tobia Bagioli di Ravenna, qui nato nel 1821 ed ivi morto nel 1902, allievo presso l'Accademia di Belle Arti di Ravenna poi trasferitosi a Massa Carrara dove studiò presso quell'Accademia. Rientrato a Ravenna, espose alle mostre annuali dell'Accademia locale. La sua attività fu di realizzare opere scultorie, lapidi e busti per le tombe del cimitero di Ravenna.

Il disegno fu dell'ingegnere comunale di allora Antonio Zampighi, autore di tutta la evoluzione urbanistica di Alfonsine e anche futuro sindaco.

Perché e quando il monumento fu spostato e disattivato come fontana?

Sappiamo che nel 1876 alcuni ‘protestatari’ in occasione delle elezioni imbrattarono il fontanone “con stampiglie e iscrizioni derisorie”, allusive all’amministrazione precedente che ne aveva proposto la costruzione. E' da escludere l'ipotesi che per questo motivo il 'fontanone' venisse eliminato. Innanzitutto il monumento lo si ritrova ancora in un quadro del 1884 e in alcune cartoline databili ai primi anni del '900, in cui si vede sul municipio l'orologio che prima era nel campanile e che fu trasferito perché con la costruzione della nuova canonica (1898-1900) questa ne aveva coperto la visibilità. L'unica ipotesi plausibile è che l'acqua del pozzo si fosse andata esaurendo dopo più di trent'anni di utilizzo da parte della popolazione dell'intero centro del paese. Esaurito o inquinato il pozzo lo si dovette chiudere, probabilmente coprendolo con un tombino. Forse in quel punto il pozzo c'è ancora oggi.

Nella foto il monumento, contrassegnato dalla freccia, è posto di fronte alle due palazzine
La cartolina è databile a prima del '900, perché, oltre al monumento, si vede che sul municipio non c'è ancora l'orologio.  Esso era ancora nel campanile e sappiamo che fu trasferito sul municipio dopo la costruzione della nuova canonica (1900), quando questa ne aveva coperto la visibilità.

 

Scriveva il Ballardini nel suo memoriale del 1941 :

"L'acqua potabile fu un servizio che stette a cuore alle varie amministrazioni municipali. L'acqua dei pozzi locali è inquinata perché vi affluisce dal sottosuolo attraverso gli strati che furono un tempo il fondo della palude. Fu anche nominata una commissione che doveva studiare la miglior maniera di provvederla. Già in un primo tempo il Municipio aveva accettato la proposta di un imprenditore che costruiva dei pozzi a filtro e ne aveva fatto scavare alcuni, ma dopo vario tempo si inquinarono e furono abbandonati. Il solo che resistette fu quello di via Mazzini che serve tuttora (1941 ndr). Era pure stata tentata la perforazione di un artesiano allo spedale nel 1880, ma non diede risultato alcuno per la poca profondità cui fu spinta la perforazione. Più tardi io stesso parlai al Dott. De Salvo Regio Commissario del Comune (1916-1918 ndr) perché chiedesse al Deputato del Collegio On. Mazzolani che interponesse i suoi buoni offici presso il Comune di Ravenna, che aveva  acquistato le vene del Zanatello per alimentare l'acquedotto di cui doveva dotarsi la Città, e vedere se vi potesse essere una congrua disponibilità di acqua anche per Alfonsine.  Il Commissario aderì e scrisse all'Onorevole, e questi ebbe buone promesse da quell'Amministrazione. Di ciò si occupò con premura anche il Prof. Fausto Faggioli alfonsinese, che faceva parte della Giunta Municipale di Ravenna. Erano già iniziati i lavori presso le sorgenti, ma gli avvenimenti che seguirono portarono alla loro sospensione e a nuova decisione di quel Municipio e dell'acquedotto non si parlò più."

 

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Nelle due foto sopra il monumento è ancora davanti alle due palazzine, il municipio ha l’orologio, quindi siamo dopo il 1900.
Il fontanone non è appoggiato a nessun muro

 

 

Nella foto a destra si nota che dalla fotografia precedente è stato tolto il monumento della pigna con un'azione correttiva sul negativo, come era in uso in quel tempo. Probabilmente il fotografo, per poter riprodurre le cartoline della piazza dopo che il fontanone era stato spostato, decise di riutilizzare quella foto già impressionata anni prima apportando il ritocco.

Sotto si nota la stessa operazione attuata per colorare la medesima foto.

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un click sull'immagine  per vederla molto più ingrandita 

Fino al 1901 (anno dell’inaugurazione delle scuole elementari in Corso Garibaldi) il fontanone rimase dov’era, Solo in seguito venne spostato nel giardino delle nuove scuole. A quei tempi la capacità di perforazione per creare un pozzo artesiano non era sufficiente per trovare da subito acqua potabile nel sottosuolo della piazza. Quella fontana monumentale quindi fu destinata ad arredare il giardino del le nuove scuole, senza più avere il ruolo di fontana. 

Nella prima foto le scuole, forse appena terminate, sono senza monumento (1898-1901), 
mentre nella foto successiva lo si vede già nel giardino della scuola.

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  I pozzi artesiani

Nei primi anni del ‘900 tutte le amministrazioni che si susseguirono posero tra i loro principali obiettivi quello di trovare acqua potabile nella piazza Monti. Con vari e dispendiosi tentativi ci provarono i socialisti al governo col sindaco Camillo Garavini, ma non ottennero alcun risultato. Nel 1924, quando sindaco di Alfonsine fu eletto Alberto Alberani in rappresentanza della nuova maggioranza del Partito Nazionale Fascista, furono di nuovo fatte trivellazioni e finalmente si trovò una falda freatica di acqua potabile. Un pozzo artesiano con una nuova fontana, dove non era necessaria una pompa a mano dato che l'acqua usciva a getto continuo per la pressione secondo il principio dei vasi comunicanti, magari anche con una buona dose di gas-metano. Tale nuova fontana, collocata nell'altra parte della piazza, rimase in funzione fino agli anni ‘60.

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La fontana di Piazza Monti 
realizzata durante il 1924 dalla giunta fascista era collocata tra il Municipio e la Casa del Fascio

Di pozzi artesiani ne furono perforati parecchi; qualcuno si esaurì subito, ma altri continuarono. Quello di Piazza Monti subì quattro riprese, l'ultima nel 1941, fino ad arrivare alla profondità di 190 m. Uno si trovava la Macello, un altro alla stazione del tram, uno al Passetto, poi al Fiumazzo, via Saffi, Taglio Corelli.

 

Durante la guerra tra le macerie dell'edificio delle scuole comunali l'unica costruzione rimasta in piedi fu il monumento della pigna. Così quando nel dopoguerra al posto delle scuole distrutte furono costruite case popolari, queste si trovarono ad avere in mezzo al cortile il loro bel monumento. Rimase lì, fino ai primi anni '60, quando fu ricollocato nel giardinetto appena rifatto nella parte nord della vecchia Piazza Monti.

 

I riti iniziatici dei bambini di Alfonsine alla fine degli anni '50

Per i ragazzini dei primi anni sessanta e' funtano' fu uno strumento primario di "iniziazione" all'adolescenza. Infatti per dimostrare di essere finalmente "grandi", si doveva saltare a terra dalla parte alta del piedistallo... un salto nel vuoto di circa due metri. Come ogni iniziazione che si rispetti c'era la perdita di sangue e la ferita che segna il distacco dall'infanzia (le ginocchia sbucciate e le mani scartavetrate). E la meraviglia di sentire il corpo entrare in una nuova estasi per qualche secondo (la mancanza di gravità), il superare la paura del vuoto, e zac! la coscienza improvvisa che il vero equilibrio è nel movimento, piuttosto che nella staticità.

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Roberto Montanari (Bocasseur), Oberdan Savioli, Paola Pazzeschi

Inizio anni ‘60: 
il monumento è ritornato in piazza Monti

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Luciano Lucci, Giampiero Beccari e Rino Montanari

Una poesia per il fontanone

 Mi capitò - anni fa - di incontrare all'osteria dei Sabbioni il signor Giuseppe Baioni, allora un anziano pensionato dai capelli bianchi, che mi lasciò una sua poesia sul "fontanone".

Eccovela:

Aviv vest par d'là dé fiù
indo che dorma e funtanòn,
l'é pu a là dnez a Frazché,

u s'è stracc ad ster insdé
lò l'à bsogn chi vega a bée 
cui vega tot la zét
par mustrer e munument.


 

Lò part sora, l'à un pignò
cun la stemma de Cumun
la curnisa 'd foiì e fiur:
int'la raza dal funtàn
ui'era quelli pr'al campagn
o sinò dri dal stradén
ui'era neca al funtanén
ui andeva la puovra zéat
che par esar piò cuntéat
i canteva "Taja taja, 
e gràn a e sgnor padròn,
a e cuntaden la paja.
I canteva " Tula tula
a e sgnor padròn e gràn,
a e cuntaden la pula.

Adess l'è a là c'la ziga
e la vò l'aqua d'la diga
e la zerca un architett
cui ateca un rubinett.
Al s'ra mulecoli d'arzet
c'al va in zil pini 'd splendor
da e zil e firmament
al ven zò pini d'amor.

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