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A sinistra nell'ingresso dell'ex-ospedale di Alfonsine

Un busto in gesso, ma chi è?

Ecco un'altra obliosa memoria tipica degli alfonsinesi

(cliccare sulle foto per averne ingrandimenti)

di Luciano Lucci  

 

NESSUNO CHE SI ACCORGA MAI DI LUI 

 

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Questo è un busto in gesso dedicato a Giulio Gamberini. Si trova a sinistra nella sala d’ingresso all’ex-ospedale di Alfonsine in via Reale. Fino al suo smantellamento totale, il vecchio ospedale civile rimase intitolato proprio a lui.
A parte che nessuno lo nota mai, pochi di Alfonsine oramai sanno chi fu e cosa fece per il suo paese, nella seconda metà dell’800.
La costruzione dell’ospedale fu iniziata nel 1858-59 “in condizioni di economicità e del puro essenziale” (Romano Pasi “Storia di Alfonsine”). Era sorto – dopo la terribile epidemia di colera che aveva colpito anche Alfonsine nel 1855, su una parte di fabbricato esistente di proprietà del Comune e da esso affittato alla Congregazione di Carità a zero lire, in perpetuo, “per il ricovero di infermi miserabili colpiti da malattia acuta”. Si avvalse di varie donazioni ma il tutto servì appena a creare sette ambienti, tre camere a pian terreno e quattro al primo piano. I locali erano stati ricavati da una parte dell’ex-palazzo Spreti, poi Mascanzoni, le cui parti già stalla e legnaia era state acquisite dal Comune tempo prima (ci volevano fare la sede del Municipio negli anni attorno al 1835-39), ed erano quelli affacciati in via Reale, più il cortile. “un piccolo ospedale per gli infermi - precisò il Sindaco Vincenzo Samaritani, nel 1870 – ma privo di mezzi e capace appena per n° 6 malati”
Il medico chirurgo Giulio Gamberini primario dell’ospedale fin dal 1876 cominciò a denunciare la carenza d’igiene dei locali e presentò alla “Congregazione di Carità” (una specie di Asl di quei tempi) un progetto di ristrutturazione. Nel 1883 venne approvato e nel 1885 realizzato. Da lì in poi fu l’Ospedale di Alfonsine attrezzato e decente dove molti di noi sono nati (io compreso).

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QUANDO ALFONSINE ERA NELLA MERDA PIU' TOTALE

4 dicembre 1882 

Il Dott. Giulio Gamberini oltre che Primario dell'Ospedale era Ufficiale Sanitario del Comune e fu incaricato di redarre una relazione sullo stato igienico del paese, che venne poi utilizzata dall'Amministrazione per progettare "Provvedimenti di igiene da adottarsi nel Comune" (tratto da "Le Alfonsine il volto e l'anima" di Giovanni Zanzi e Mariafrancesca Zanzi)

ECCO LA RELAZIONE DEL DOTT. GIULIO GAMBERINI

"I giorni 21 novembre p.p. e 2 dicembre corrente in unione alli Signori Faggioli dott. Fausto ed Ing. (Perito n.d.r.) Ugo Sughi (capo ufficio tecnico dal 1888 dopo il lungo periodo dell'Ing. Antonio Zampighi n.d.r.). feci una minuta ispezione su vari punti del paese i risultati della quale sono i seguenti. 

Comincerò dalla Piazza Vincenzo Monti e cioè dal cortile della locanda Colombina proprietà Sig. Antonio Massaroli dove trovo necessari i seguenti lavori:  
1) Costruzione di un pozzo nero destinato a raccogliere le immondizie di due cessi comuni a vari inquilini di quel ridotto di case.  
2) La chiusura di una buca scoperta che ora riceve le materie di detti cessi.  
3) La copritura di uno scolo che divide quasi per metà il cortile.  
4) La rimozione di un canotto ad uso porcile esistente nel mezzo del cortile.  
5) Il rialzamento e la sistemazione di quest'ultimo per modo che le acque pluviali trovino libero sfogo.  
6) 1 porcili e relative concimaie dovranno essere posti in un appezzamento di terreno situato a conveniente distanza e dietro le abitazioni di questa proprietà. Quivi potrà ancora essere scavata la concimaia per lo stallaggio Ghetti ora situata troppo in vicinanza della via dell'Emancipazione. Lo sgombro di detta concimaia e di altre di questo recinto potrà farsi praticando una via d'uscita fra la casa abitata dall'Ing.  Zampighi e il vicino ramaio. Per ta
l  modo si verrà ad allargare l'area destinata pel magazzeno della ghiaia che starebbe bene chiusa da siepe e cancello". (n.d.r.- Si tratta delle abitazioni poste in angolo fra corso Garibaldi superiore e via dell'Emancipazione, ora via Roma, ove insisteva al n. 29 della suddetta via e con lato sul corso un vecchio edificio adibito a locanda, senza dubbio l'antica osteria della signora Marchesa di Fusignano come si può evin­cere da una carta della seconda metà del settecento riportata da Lucci ne "L'oro del Senio" (mappa n. 38), edificio presente anche nelle vecchie carte del primo ottocento, edificio di proprietà di Antonio Massaroli (il Sindaco F.F.) come pure del Massaroli era l'abitazione dell'Ing. Zampighi al n. 11.  

Il racconto prosegue: "Procedendo alla visita per la via Corso Garibaldi verso il confine di Fusignano, nella corte della casa Isani ora di altri proprietari, esistono vari porcili ed ammassi di concime in vicinanza delle abitazioni, e dei pozzi l'acqua dei quali può venire inquinata dalle facili infiltrazioni di materie infettive. Propongo quindi che tanto i porcili che i concimi siano trasportati dietro e a distanza delle anzidette case. Davanti di queste e prospicienti la via Corso Garibaldi esistono capanni, biche di strame, ed una buca di letame, cose tutte che non dovrebbero essere tollerate dalla commissione edilizia, e che io propongo siano rimosse sollecitamente. I pozzi di queste due proprietà vogliono essere riparati ... per avere da essi acqua se non buonissima almeno discreta. Ancora più innanzi, a destra, e dietro la casa Vassura Michele abitata da vari inquilini notai porcili, mucchi di concime, acqua putrida e stagnante nello scolo che forma confine colla proprietà Bartolotti Tommaso. Nel mezzo del cortile a breve distanza dalle suddette sconcezze è posto un pozzo con riparo o parapetto insufficiente ed aperto a livello del suolo, di modo che i liquidi di rifiuto delle cose possono colare nel detto pozzo. Sempre avanti, e a destra, nella proprietà di certo Isani Sante domiciliato a Bagnacavallo osservai altro porcile e due letamai in vicinanza delle case e di un pozzo mancante in gran parte di riparo. Questo fatto costituisce non solamente un pericolo per la salute di quegli abitanti, ma altresì per la vita di qualche bambino che potrebbe cadere nel pozzo ed annegarsi".

Seguono le dovute raccomandazioni per il riparo dei pozzi, il rialzo dei cortili, la rimozione dei concimi e la richiesta al Comune "di provvedere un appezzamento di terreno ad uso sterquilinio" per questo "gruppo di case mancante di spazio". Si tratta di un altro borghetto alfonsinese posto alla estremità superiore di Corso Garibaldi ai confini con il territorio di Fusignano che su alcune carte viene indicato come Borgo Garibaldi.

La relazione continua: "Venendo alla Via dell'Emancipazione (l'attuale via Roma n.d.r.), nel cortile situato dietro la Farmacia Lugaresi notai un ammasso di concime annesso alla stalla affittata a Petroncini Bernardo, non che due cessi aperti che immettono in una buca scoperta con quanta offesa della salute e dell'olfatto è facile immaginare".  

Dopo aver elencato il da farsi, il viaggio prosegue nel Lazzaretto, proprietà Venturi:"È un vero immondezzaio, e guai per quegli abitanti se dovesse svilupparsi in paese una qualche epidemia. Difatti il cortile di questo gruppo di case è tutto una pozzanghera, qua e là circondato da ammassi di concime, da capanni e da porcili di modo che le acque e altri liquidi putrescenti soffermandosi in esso tramandano odore nauseabondo e possono inquinare l'acqua di un unico pozzo che sarebbe eccellente. 

Propongo quindi  
1) che si obblighi il proprietario a sistemare il cortile e a cedere un pezzo di terreno sotto l'argine del fiume ad uso sterquilinio per quelle case;  
2) che siano rimossi i concimi e sia espurgata e attivata la fogna che confina colla proprietà Salvatori;  
3) che venga coperto l'unico pozzo di questa località e vi si applichi una pompa
".

Ancora negli trenta del novecento Lucia Berti ricorda, (La sera a trèb, Alfonsine 1990, pgg. 97-99), lei bambina, il Lazzaretto, vero e proprio borghetto a ridosso del fiume: "un insieme di case in modesta costruzione a uno o due piani ... case mal selciate, alquanto umide ... La caratteristica di alcune finestre del piano superiore era la loro apertura che arrivava fino al pavimento, protetta da una rudimentale ringhiera di legno". Poco distante la fontana mandava acqua fresca e buona ... più lontano dalle abitazioni, un'unica latrina, in comune, che aveva lo scarico nell'adiacente orto di Grisó. C'era perfino la buca per le immondizie". 

Prosegue Gamberini: "Nel Carraretto Venturi due luoghi colpirono la mia attenzione, cioè il cortiletto posteriore al caffè Forlivesi nel quale notai un mucchio di concime in vicinanza del pozzo e il cortile situato dietro la bottega dell'orologiaio Pasini Luigi proprietà Lanconelli dove osservai vari mucchi di concime ... 

Nella Piazza Vincenzo Monti il cortile del caffettiere Tavalazzi vuole essere sistemato onde facilitare lo scolo delle acque".

Il caffè Tavalazzi era, allora, nella piazza ad ovest, nella parte opposta ove si trova tuttora come testimonia Lucia Berti in "E Strado'", Alfonsine 1999, pag. 13)

Ancora Gamberini:

"Nella via Giordano Bruno (la Violina n.d.r.) è assolutamente necessario la chiusura di una concimaia esistente fra il caffè Camerani e la casa Violani perché troppo vicina alle abitazioni e al caffè stesso. Nel cortile situato dietro la bottega di Bedeschi Eugenio di proprietà Corelli necessita venga at­tivata una fogna che immetta nell'orto dello stessa proprietario e siano soppressi due porcili ivi esistenti a norma del regolamento d'igiene comunale. Necessita pure chiudere con siepe o cancello lo spazio esistente fra la ghiacciaia Corelli e le case Venturi (il Lazzaretto n.d.r.) che serve attualmente da cesso per gli abitanti di quella località e per i frequentatori della locanda Baldassare Penazzi".

Si tratta degli esercizi a destra e a sinistra prima della rampa della ponticella di piazza Monti che gravitano a ridosso del loggiato Camerani (a sinistra) e del loggiato Corelli (a destra). Dietro il loggiato Corelli, nelle carte di fine ottocento, è ben visibile la ghiacciai segnalata con un cerchio. 

A questo punto Gamberini introduce una nota dolente, una nota, più che di colore, forse di abitudine inveterata:

"E giacchè siamo a parlare di cessi credo opportuno far notare che la più grande sconcezza di questo capo luogo è quella di vedere lungo le strade pubbliche, lungo gli argini del fiume, nella Piazza Vincenzo Monti e specialmente sotto il ponte vecchio del Senio che congiunge la Piazza colle strade Mazzini e Pisacane, persone di ogni sesso, età e condizione deporre senza alcun riguardo il loro peso soverchio (espressione mutuata da Boccaccio n.d.r.) con offesa della morale e dell'olfatto. Togliere questo inveterato abuso sarà impresa difficile per non dire impossibile, anche quando funzioneranno le Guardie Municipali. Il Comune però con poca spesa potrebbe mitigarne i brutti effetti incaricando persone a raccogliere mattinalmente gli escrementi depositai nei luoghi suddetti".

Anche questa è storia alfonsinese

"In via Pisacane nei cortili delle case poste fra l'argine sinistro del fiume e il mulino vecchio è tutto un ammasso di concime, di cloache, di porcili e cose simili coi effetto di infiltrazioni nocive e sviluppo di esalazioni pestifere a danno della salute di quei disgraziati abitanti. Qui, più che altrove, occorre energicamente ordinare la solita sistemazione dei cortili privati l'attivazione, l'espurgo e disinfestazione delle fogne private e comunali; ma soprattutto è assolutamente (sottolineato n.d.r.) necessario la demolizione dei porcili e il rigoroso divieto di tenere maiali ... Naturalmente che il comune è in dovere di trovare un appezzamento di terreno ... ad uso sterquilinio per gli abitanti di questa località e per quelli della Via Carlo Pisacane sino alla strada del Tram via". 

A quel tempo, via Borse era stata intitolata a Carlo Pisacane. Il viaggio, poi, prosegue alla sinistra del Senio 

"a partire dalla locanda della Stella Vecchia", posta in via Mameli, l'ex strada Sottofiume, ai piedi della rampa superiore della ponticella fino alla abitazione del sig. Antonio Massaroli, l'antica casa Camerani, oggi conosciuta come palazzo Farnè. ` "Ma la parte di questo capo luogo che più d'ogni altro compromette la pubblica salute è la strada Saffi, (i Sabbioni n.d.r.). Quivi sarebbe necessario un completo sventramento, ma per ora sarà già molto se si potrà ottenere lo sgombro dei concimi e dei maiali, la sistemazione e l'innalzamento dei cortili adiacenti alle case". 

"Ma il male peggiore di questo comune esiste nelle scuole. Or son dieci anni in una mia relazione a stampa dimostrai che negli attuali locali scolastici gli alunni e le alunne possono contrarre i germi di molte malattie specialmente quelli della tisi e tubercolosi polmonare. E ciò che dissi allora parmi oggi confermato dal fatto che i decessi per questa terribile malattia sono aumentati anziché no. Io vorrei ingannarmi, ma ho l'intimo convincimento che un tale aumento stia in ragione diretta coll'accrescersi del numero degli alunni nelle scuole. Ma chi non vede i visi pallidi, sparuti, il lento e stentato sviluppo dei nostri bambini che per cinque o sei anni, e per molte ore del giorno sono costretti a respirare l'aria confinata, mefitica delle nostre scuole? Oh! se i padri e le madri conoscessero a quali pericoli espongono i loro figli col mandarli alla scuola, sono certo che preferirebbero di tenerli a casa ignoranti, in onta a tutte le leggi obbligatorie! ... Fate, fate dunque questi benedetti edifici scolastici!"

... L'iter per la costruzione dell'edificio scolastico era iniziato nel 1884 e tra polemiche, problemi economici e burocratici le nuove scuole elementari in destra Senio verranno completate nel 1898.

E conclude: 

"E qui chiudo questa relazione augurandomi che le mie disadorne parole trovino eco nell'animo vostro e siano attuate le enunciate riforme non solo, ma ben presto si veggano sorgere in questo paese i tanto desiderati edifizi scolastici come simbolo di civile progresso. Alfonsine 4 dicembre 1893. L'ufficiale Sanitario G. Gamberini"

Nota: nel 1891 muta la denominazione di alcune strade: da strada del Borghetto a via Mazzini, da strada Borse a via Pisacane, da strada del  Commercio a Via Giordano Bruno, da strada Pia o della Fame a via dell'Emancipazione, (nel 1904 diverrà via Giovanni Bovio), da strada Sabbioni a via Saffi, da strada Sottofiume a via Mameli. Lo Stradone della Chiesa aveva mutato denominazione nel 1882 divenendo Corso Gàribaldi (e' Cors)

Case, capanni, casetti in un paese "sparso", che nel 1864, su una popolazione di 6.741 abitanti, solo 2.253 erano "agglomerati" (1.462 in sinistra Senio, 791 in destra Senio), mentre 4.488 erano sparsi nell'intero territorio, che nel 1861, come risulta dalle carte della Prefettura, non esistevano "scuole femminili' (il primo riscontro è del 1863), che gli aventi diritto al voto sono, nel 1866, 114 elettori (96 per contribuzione, 18 per titoli) e, dopo la riforma della legge elettorale avvenuta nel 1882, gli iscritti alle liste politiche nel 1894 saranno 742 (96 per censo 646 per titoli) e nelle liste amministrative 969.

(tratto da "Le Alfonsine il volto e l'anima" di Giovanni Zanzi e Mariafrancesca Zanzi)

Ma che tipo era questo Gamberini?

Su Giulio Gamberini abbiamo una descrizione estesa del Dott. Bartolo Nigrisoli, che all’epoca era primario Chirurgo presso l’Ospedale di Ravenna.

Giulio Gamberini, bolognese, gran filodrammatico, tragedo (Gambarinazz, e’ duttor dal gran passion, come dice appunto la canzonetta di un filodrammatico alfonsinese), robustissimo, fortissimo, anche villano, se si vuole, ma dopo tutto molto simpatico.

Di lui parla, dicendone sempre meritatamente gran bene, il Prof. Giuseppe Ruggi (che aveva la cattedra di Patologia Chirurgica a Bologna - n.d.r.), suo compagno di Università, che ebbe, contro malvagi clienti, da Giulio Gamberini saldamente difese le proprie spalle. Egli lo chiama il cannoniere da fortezza.

Gamberini è un buon conoscitore dell'anatomia e se fosse un po’ meno rumoroso disordinato, opererebbe anche bene. Da lui ho visto il più grande echinococco del fegato, 20 litri, un barile dalla clavicola all'inguine ed un echinococco del cuore.

Giulio Gamberini è un po' dello stampo di Mario Marzocchi (valente chirurgo attivo allora all’Ospedale di Bagnacavallo - n.d.r.) e - senza averne il grande slancio chirurgico - è, come lui, spesso in mezzo a liti e litigi, specialmente coi colleghi di Alfonsine.

Mesi sono, aveva cominciato a menar gran rumore contro il Dr. Orso Sassi, perché a costui ad Alfonsine era morto di cloroformio un ammalato mentre stava operandolo di emorroidi: ma proprio in quei giorni di maggiore furore contro il Sassi, morì alla stessa maniera di cloroformio un infermo anche al Gamberini, che tosto si tacque.

Ultimamente si è impermalito con me. Fallitagli una grossa impresa agricola in cui si era imbarcato, una mattina - sul primo albeggiare - me lo sono visto precipitare a casa a scongiurarmi di prendere, e far figurare per mie, un trenta o quaranta vacche, che, ad evitare l’imminente sequestro giudiziario, aveva fatte uscire dalle stalle e cacciate a vagar libere per la campagna. Al mio rifiuto di fare una cosa simile (del resto anche volendo non avrei potuto compiacerlo) se ne è andato fuori di casa mia, gridando che non ero un amico, ma tornerà presto, perché sa per prova che - vacche escluse - come collega sono sempre di giorno e di notte pronto a prestarmi per lui. (E tornò infatti) (B. Nigrisoli “Chirurghi e chirurgia della Romagna sul finire dell’Ottocento 1890-1896” da La piè, 1947, n° 4-5 pag 75)

(Tutte queste informazioni sono state tratte da un articolo di Romano Pasi su Quaderni Alfonsinesi n°11 pag 47).

 

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