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L'addio a Ghito

dagli amici di Facebook del gruppo "Sei di Alfonsine se..."

Luciano Lucci

Tony Barresi, detto 'Ghito', riposa in pace nel cimitero di Alfonsine, dove sono tumulate le sue ceneri. Aveva 62 anni (1951) ed era da tempo presso la Casa di Riposo "Villa Azzurra" a Riolo Terme. Una difficoltà progressiva a camminare lo aveva costretto nell'ultimo anno alla sedia a rotelle. La causa era data molto probabilmente dagli effetti collaterali delle medicine. Comunque ultimamente la sua capacità motoria era migliorata e riusciva a fare spostamenti sulle due gambe senza nessun aiuto.

È stato uno dei tanti personaggi 'strambi' che hanno caratterizzato la storia del paese di Alfonsine. Basta vedere sul gruppo di facebook "Sei di Alfonsine se...", dove è stata pubblicata la sua foto ed è stata data la notizia della sua morte, gli oltre 200 visitatori che hanno lasciato un loro segno di apprezzamento e altrettanti messaggi e ricordi. 

Ve ne proponiamo alcuni: 

"Ciao Ghito, la musica per ballare non ti mancherà.' 'Iserrab never die'", "Me lo ricorderò sempre al centro pista del Milleluci! Grande ballerino Ghito!!", "Ricordo una sua frase: la Macchina è come la Donna, deve cambiare vestito ogni giorno… E lui la sua la verniciava ogni giorno, e ricordo le scarpe superga di colore diverso e i jeans e la camicia rovesciati ... lui era cosi"

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"D’ora in poi, ne sono sicuro, questa sarà la foto di Ghito. Il nome Ghito in origine apparteneva a Franco, suo fratello. E sai da dove viene questo nome? Ghito è una storpiatura di "chiddu", cioè "quello" in calabrese, la lingua di origine della famiglia Barresi. Giocando a pallone, Franco gridava sempre "a chiddu, chiddu, passa a chiddu". Ad Antonio piaceva molto il nome Ghito, e così, dopo aver chiesto il permesso al fratello, semplicemente incominciò a farsi chiamare così anche lui." 

"Mi piace ricordare i nostri pomeriggi "improbabili" al Bar Sport... io che al tavolo della pizzeria facevo i compiti e tu che mi facevi compagnia dicendomi ogni tre per due...esci a giocare!", "... e quando metteva a letto il sole ? Andava in fondo a viale Orsini al tramonto e accompagnava il sole appoggiandoci le mani sopra ... lo metteva a letto ... era la fase "verde"". "Ricordo una sera entrò nella sezione del Pci con solo una mezza barba fatta poi davanti al bancone del bar girava la testa a destra ed a sinistra dicendo: sì no sì no sì... ancora adesso se ci penso mi viene da ridere, grande!", "La mattina alle sei si metteva in cortile ad imitare Bruce Lee o al tramonto si arrampicava sulla pioppa dietro casa e parlava con Dio! Io ero piccolo, ma me lo ricordo benissimo! E quella volta che andò alla Coop a prendere un pollo e disse che la coop doveva regalarglielo perchè altrimenti non era vero che... la Coop ti da di più!"

"Io preferisco chiamarlo Tony, perché come Tony l'ho conosciuto. Alcune volte siamo usciti insieme. Avevo 14 anni e lui circa 20, e mi piaceva andare a ballare, lui aveva una 850 coupè e gli scomodissimi sedili posteriori diventavano utilissimi per le trasferte. Grazie per avermi scarrozzato in giro per la Romagna ed oltre" 

"Abbiamo ragione tutti e due, tu a chiamarlo Tony, e io a chiamarlo Ghito. E non solo perché Tony è l’americanizzazione del suo vero nome, ma soprattutto perché l’eroe della Febbre del Sabato Sera si chiamava Tony Manero.Una sera Ghito era andato a vedere un film, FANDANGO mi pare si chiamasse. I protagonisti leggevano ZARATHUSTRA di Nietzche e IL PROFETA di Gibran. Il giorno dopo volle sapere tutto di quei due. Mica era facile spiegare a un matto il pensiero di qualcuno più matto di lui. Io me la sono cavata allungandogli qualche aforisma di Gibran, ma ZARATHUSTRA non credo proprio di essere stato capace di spiegarglielo. Ghito era matto, è vero. Ma non sempre e non comunque. Una volta, proprio nel bel mezzo di uno dei suoi celebri deliri, cercò di farmi capire che era tutto a posto, tutto sotto controllo, e che lui aveva soltanto voglia di divertirsi. Non è stato sempre così, purtroppo non sempre è possibile giuocare con la follia. Ghito era uno "giù di testa", uno "esagerato", e poi che altro? A quei tempi Ghito girava per Alfonsine con un taglio di capelli alla moicana, molto prima dei punk e molto prima di Balotelli. Proprio come Picasso, Ghito era un tipo che andava a periodi. Quello credo fosse il periodo delle t-shirt bianche usate come un dazebao, come una pagina di quaderno. I suoi eroi erano Bruce Lee, John Travolta, il Robert de Niro di Taxi Driver, e poi anche quel guru bislacco che lo faceva delirare, prima del ricovero in comunità. "Dio è stato qui" aveva scritto sulla facciata del Gulliver. Il messaggio è ancora lì, e lì resterà per chissà quanto tempo ancora. Ghito ballava come un dio, e noi, come diceva Nietzche, possiamo amare soltanto "un dio che balla". Ciao Ghito, non ti dimenticheremo"

Non eravamo della stessa generazione, né avevamo mai bazzigato insieme, ma non so perché ogni volta che mi incontrava voleva parlare con me, come se ci fosse un filo (feeling?) che ci tenesse legati a qualcosa di comune. Forse riconesceva in me e nella mia storia, qualche contaminazione di lieve comune follia. Talvolta mi parlava dell'amore, talvolta di Dio, altre del Comune che non gli trovava lavoro. Dopo la morte della madre, Ghito era precipitato in una profonda crisi, e venne seguito e messo sotto tutela dalla Asl lughese, credo nel centro diurno di Lugo Una giorno ci incontrammo davanti al Gulliver. Era molto ingrassato, mi chiese se potevo trovare la strada per farlo uscire da quella specie di cura obbligatoria, la "durmia" come la chiamava lui, perché si sentiva depotenziato della sua creatività e personalità. Cosa posso fare? gli chiesi, ma lui poi lentamente si allontanò da me, alzando il tono della voce, con qualche imprecazione contro non si capiva bene chi, come se volesse farsi sentire da chi ha il potere. Alcuni anni dopo seppi che era in una comunità protetta, credo vicino al lago Trasimeno (ma potrei sbagliare) e passando casualmente da quelle parti mi sembrò di averla individuata, tanto che stavo quasi per entrarci, per trovare Ghito. Ma è quel 'quasi', che mi ha impedito anche recentemente di incontrarlo. Avevo saputo tramite il fratello che ora era a Riolo Terme, e avevo deciso di andarlo a intervistare. Ho rinviato di un qualche mese e così... il saluto a Ghito arriva in ritardo, troppo in ritardo.

UNO SCRITTO DI GHITO PER TUTTI GLI AMICI 
(consegnato dal fratello per la pubblicazione)

1- Sono nato il 15 marzo 1951 alle 16. A quindici anni con la pleurite secca ero a Montecatone. Per scaricare l'adrenalina cominciai a inventarmi dei passi di ballo. 

La libertà è un cavallo purosangue nero con una stella bianca in fronte che non suda MAI. Io sono il precursore, il folle, il demolitore della mia stessa vita, vita che mi sorride e un giorno sorriderà anche a voi. Ciao ISERRAB.

2- 1970. Sono stato il primo a colorare i capelli in tutti i modi, la macchina, la riga moicano, gli orecchini a destra e sinistra.
1972. Perché non le unghie di tutti i colori, la VITA è tutta colorata, come una farfalla e Dio è un'energia! un Bimbo! come ME! Un cuore enorme. Vi aspetto tutti! Barresi!

3- 1975-76 Febbre sabato sera ballavo e andavo dappertutto.

Comacchio                     Disco AZZURRO
Porto Garibaldi              Piccolo Bar
Milleluci                         Non si vedeva NULLA
Picchio Rosso                  Modena
(Formigine ndr)
Le Scimmie                     Faenza
Piteco Club                      Russi

Qualcosa di Bello e di Mio: al Milleluci mio fratello venne e mi vide, non gli sembrava vero, felice anche per lui. Un abbraccio TANTA Felicità! (e lo sguardo sempre verso il cielo!)

4- ed ultimo  1979  Persi mio Padre! mi chiusi in me stesso! Avevo una lettera  da Roma per i provini del film intitolato Febbre del sabato sera Rita Pavone e Teddy Reno, io la stracciai, qualcosa si ruppe ancora di più Dentro!!! Mè!!!

Il resto lo sapete

Vi auguro TANTA TANTISSIMA Felicità W LA VITA! La gioia vera! un sorriso reale! e lo sguardo sempre verso il cielo 
Guardate sempre verso il cielo.

CIAO   Barresi Antonio

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