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“Avèn ciàp Shanghai!” 
“Quent’el pès?”

 di Guido Pasi

Non ricordo i nomi dei protagonisti di questo aneddoto alfonsinese che apparteneva ai ricordi della mia famiglia. Mi pare ma, solo vagamente, di ricordare che uno dei personaggi nella telefonata che racconterò fosse Alfeo Minarelli, il padre del medico Alberto che fu a tal punto mio vicino di casa, per tanti anni, che Guido, non io, Guido Minarelli, chiamava mio padre babbone, come me. Dunque ricostruisco a senso, sperando che tra i lettori vi sia anche chi vorrà arricchire o correggere il quadro. 

Il fatto dovrebbe svolgersi nel 1937. Anche noi che siamo stati filo cinesi sappiamo poco della guerra Sino-Giapponese, quella che i giapponesi chiamavano “incidente” e che si trascinò dal 1937 al 1941 senza formali dichiarazioni. Parimenti sappiamo poco di quanti fossero e di chi fossero i tifosi del Giappone ad Alfonsine. Il Patto che legò l’Italia fascista al Giappone venne firmato solo nel 1940, ma bisogna supporre che ci fossero degli anticipatori. Infatti quando nel 1937, appunto, i giapponesi occuparono Shanghai dopo averla cinta d’assedio, la notizia della sua caduta, probabilmente ascoltata alla radio, fu oggetto di una telefonata. 

Da una casa o da un bar di Alfonsine si chiamò un’altra casa, o un altro bar. Il tele-infornatore di cui ignoro l’identità colpevolmente scomparsa nella mia memoria, annunciò: “Avèn ciàp Shanghai!”. All’altro capo del filo qualcuno, altrettanto da me obliato, che non doveva essere esperto di guerre ma nemmeno di esca, domandò: “Quent’el pès?”. 

Scambiare Shangai per un pesce non è poi una cosa tanto scandalosa. Quanta gente oggi sa dove sono l’Ossezia e l’Abkhazia? Eppure lì si è combattuta una guerra nell’agosto del 2008, durante le Olimpiadi di Pechino. Attualiziamo. Se qualcuno il 10 agosto del 2008 vi avesse telefonato dicendovi: “Avèn ciàp Tskhinvali!”. Voi cosa avreste risposto?

Cambiando pesce vi segnalo invece lo storione: finito nella rete del padellone che mio padre e un gruppo numeroso di amici avevano  sul Reno, tra il ponte di Primaro e la foce.

 

Anno 1966: Sotto i portici del ex Bar Unità

Nella foto si riconoscono Calderoni (Balarè), Silvio Bartolotti,(secondo e terzo da sinistra). 
Ettore  Taddei e Leonida Folicaldi (ultimi due a destra)

Credo che fosse il 1966 o giù di lì e, quella sera, nel padellone c’erano solo mio padre e Gianastri. 

Lo Storione (era una femmina gravida) venne aperto nel cortile di Matteo Gaudenzi. Le uova, perché ovviamente nessuno sapeva ricavarne del caviale vennero fritte in un'atmosfera da macelleria del maiale. La carne venne distribuita a chi ne voleva in base ai principi anti-profitto che reggevano il padellone sul Reno, come in occasione di altre grosse pescate.

Adesso gli storioni non risalgono più il Reno e nemmeno il Po. Anche il Caspio è sempre più inquinato e il Volga non è certo più quello di un tempo. Può darsi che in futuro lo Storione diventi un pesce altrettanto introvabile dello Shanghai.

NOTA  Alla fine della guerra Sino-Giapponese il piccolo esercito comunista guidato da Mao, dopo aver percorso migliaia di chilometri con la Lunga Marcia sconfisse i giapponesi e, via via rafforzandosi, anche i nazionalisti cinesi. Così nel 1949 la Cina divenne uno stato socialista. 

La Cina oggi è la seconda potenza economica del mondo e Shanghai una delle città a più alto sviluppo capitalistico. Se digitate su Google: Shanghai Pesce troverete indicazioni per acquistare cimeli della rivoluzione culturale, preziose sete ed eleganti colletti dell’epoca imperiale ma soprattutto… queste deliziose ciabattine coi pesciolini.

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