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Zavagliamenti 

La via dell'Ospizio

traversa di via Molinazza per andare al mare 

di Luciano Lucci

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Un giorno di luglio del 2017 decisi di indagare sulla possibile origine del nome di una via traversa di via Molinazza, quella che da Alfonsine porta a Savarna, e poi a sinistra verso Casalborsetti o a destra al CZ.
Ogni volta che passavo di lì mi chiedevo sempre come mai quel nome: VIA DELL’OSPIZIO?
Così decisi di iniziare le indagini.

 
ECCO I RISULTATI


(cliccare sulle immagini per averne ingrandimenti)

Andando dritto dalla via dell'Ospizio-via Molinazza fino al Po, si arriva in un punto che nelle mappe della fine ‘600 si nota vicino all'abitato di Sant'Alberto. E proprio lì si legge che c’era un ‘ospizio’, mentre oltre gli argini del  del Po vi era una struttura denominata "hosteria di S. Alberto" o "osteria del sig. Duca di Ferrara" o semplicemente "osteria".  In una mappa successiva si trova scritto ‘Posta’, come si vi fosse una posta per i cavalli. 

Don Mario Mazzotti nel suo libro "Sant'Alberto appunti per la storia di un paese" citò un edificio, a pag. 37 e 41 ", come una ex chiesa e convento dei Cappuccini, detta l'Ospizio -  "quasi sotto l'argine del Po. Fu costruita l'anno 1627 e sconsacrata nel 1810. Era dedicata a S. Giovanni Battista."

La memoria di questo edificio, con quel nome 'ospizio', si trova solo in alcune mappe del '600-'700, perché poi già dalla fine dell'800 fino a metà del '900, pur essendo ancora in piedi, veniva chiamata 'e palazòn': (notizia avuta da Enzo Dalmonte della Proloco di S. Alberto) una specie di grande condominio abitato da molte famiglie. Era uno degli edifici più grandi del paese, (da non confondere con l'altro 'Palazzone' ancora esistente e sede oggi 2017 di NatuRa - Museo di Scienze Naturali).

(qui sotto) Don Mario Mazzotti a pag. 41  in "Sant'Alberto appunti per la storia di un paese"

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Oggi l'ospizio è demolito e se ne intravede solo l'impronta, come si nota dalla foto qui di fianco.

  

 

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In alto a destra si legge 'Osteria' e 'Ospizio'

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Foto della Chiesa dei Cappuccini detta l'Ospizio, pubblicata  Don Mario Mazzotti a pag. 37  in "Sant'Alberto appunti per la storia di un paese"

Impronta con i resti dell'Ospizio 

 

L'ALTRO 'PALAZZONE' CHE FU "HOSTERIA"

Quest'ultimo un edificio cinquecentesco è il più antico ancora presente a S. Alberto, ed è legato alla storia degli Estensi  il duca di Ferrara decise di costruire verso la metà del 1500 proprio una "hostaria" a Sant'Alberto, il Palazzone appunto. 
La prima vera citazione del Palazzone risale al 1548 quando in un documento redatto dai "Savi" di Ravenna si menziona una lamentela al Duca di Ferrara sull'atteggiamento insolente dell'oste gestore dell'hosteria di Sant'Alberto nella parte ferrarese. Situata a nord ovest del fiume, l’osteria del Duca oltre a dare alloggio ai corrieri, rappresentava l'avamposto ferrarese in terra romagnola: aveva funzioni di presidio e di stoccaggio di merci e derrate, in particolare il grano e il sale, grazie alla posizione strategica del borgo, snodo di traffici e commerci lungo l’antico Po di Primaro. Forse anche sede di un posto di guardia.
Fino alla caduta del Ducato di Ferrara, nel 1598, rimase di proprietà della famiglia estense. 

La funzione originaria di osteria e di presidio fu  perduta a seguito del Taglio Caetano, deviazione a nord del corso del Primaro realizzato tra il 1606 ed il 1607 per volere del Cardinale Legato Bonifacio Caetani, che aveva interrotto il fondamentale collegamento del paese con il fiume.

L'Hosteria fu trasformata poi in luogo di Posta, anche per dare alloggio ai corrieri a cavallo.

(In una mappa antica ho trovato il nome 'Posta':  il viaggiatore poteva montare su cavalli da sella presi alla stazione di posta. In tal caso un postiglione lo precedeva su di un altro cavallo facendogli da guida. In tutti questi casi, era il postiglione che regolava l'andatura. I regolamenti postali gli vietavano di accelerare e in particolare di andare al galoppo, salvo che gli venisse pagata "doppia posta".)

La scritta ‘Posta’, la dove c'era l'Osteria, che probabilmente servì come luogo 'posta' per i corrieri a cavallo

Nel 1688, dopo aver perso parte del prestigio, ritornò a godere di una buona stima diventando la dimora gentilizia della famiglia ravennate degli Spreti fino al 1885. 
Quando la vecchia nobiltà pontificia divenne un anacronismo il palazzo venne denominato, in maniera dispregiativa, il Palazzone e fino alla metà del 1900 il suo uso fu di abitazione popolare. 
Nel 1970 venne acquistato alla famiglia Mascanzoni di Sant'Alberto da parte delle cooperative locali CAB e CMCM. 
Le stesse cooperative donarono il fabbricato al Comune di Ravenna con una precisa destinazione come Museo della civiltà delle acque nel 1981. Oggi (2017) è sede di NatuRa - Museo ravennate di Scienze Naturali.

In conclusione la zona dove sorge S. Alberto fu l'avamposto ferrarese in terra romagnolaGrazie alla posizione strategica, lì era sorto un borgo e fin dalla metà del 1500, fu snodo di traffici e commerci lungo l’antico Po di Primaro. 

 

 

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Si legge 'Hosteria' e 'Ferrara' (indicato come confine)

 

 

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Questo sopra è l'altro 'Palazzone', - detto anche Palazzone Spreti - ancora esistente e sede (oggi 2017) di NatuRa - Museo ravennate di Scienze Naturali. Quest'ultimo, un edificio cinquecentesco, è il più antico ancora presente a S. Alberto, ed è legato alla storia degli Estensi e degli Spreti, una delle più illustri famiglie di Ravenna.

 

 

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'Palazzone recuperato e ristrutturato, sede (oggi 2017) di NatuRa Museo di Scienze Naturali.

 

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Ma come mai è rimasto quel nome 'via dell'Ospizio' 
a quella traversa di via Molinazza?

Il nome ufficiale fu assegnato con una delibera del Comune di Ravenna  nel 1957 (clicca qui).

Non avendo io ancora a disposizione la documentazione con cui l'apposita commissione comunale aveva motivato  le scelte dei nomi, resta il dubbio: il nome 'ospizio' era rimasto  a quella via, come toponimo, fin dai tempi remoti, e così venne naturale la sua denominazione ufficiale, oppure fu una semplice scelta culturale, cioè un richiamo alla storia antica di Sant'Alberto? A breve la soluzione dell'ultimo enigma...

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