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IL PALAZZO DALL'ARA 
dagli inizi dell'800 ad oggi

di Luciano Lucci

 

 

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Agli inizi dell'Ottocento i proprietari di questa zona (in precedenza della antica famiglia ravennate del marchese Camillo Spreti) erano diventati i Mascanzoni, Francesco e i due figli, Ermenegildo ed Enrico Mascanzoni. Questi possedevano i terreni che da via Mazzini arrivavano fino alla zona dell'attuale Consorzio Agrario, con la via Reale da un lato e l'attuale via Martiri dall'altro e da lì diritto fino alla zona dove oggi ci sono le scuole. (Ermenegildo era il bisnonno di Pino Mascanzoni, nostro attuale concittadino di Piazza Monti).

Nella durissima e lunga diatriba che aveva opposto fin dal 1830 due fazioni di possidenti alfonsinesi su dove erigere un nuovo Municipio, l'anno 1846 sembrò quello decisivo. Il partito che voleva spostare il centro del paese collocando il municipio alla sinistra del fiume Senio aveva avuto il via libera e il Consiglio Comunale, con il priore (sindaco) Dott. Pietro Dall'Ara, decise di acquistare un terreno con un fabbricato che sarebbe stato trasformato a sede del municipio. 

Questi era un medico dell'Università di Bologna, arrivato ad Alfonsine nel 1812 con una commissione di medici inviata inviata appositamente per debellare un'epidemia malarica che aveva fatto ad Alfonsine già 300 vittime. Il Dottor Dall'Ara, originario di Reggio Emilia, riuscì a salvare molti alfonsinesi da quella perniciosa malattia, riuscendo a farsi benvolere, tanto che rimase ad Alfonsine e già nel 1832 fu nominato Priore (Sindaco) del Comune. Il fabbricato acquisito dal Comune era il palazzo dei Mascanzoni, già Palazzo Spreti, in futuro casa Medri e ospedale.

Non mancarono certo le accuse reciproche di conflitto di interessi in quanto i sostenitori di una tesi o dell'altra avrebbero avuto vantaggi in questa operazione, dato che spesso erano proprietari del terreno e dei fabbricati che si voleva far acquistare al Comune.

Il Dall'Ara con il figlio Dott. Medoro, anche lui medico-chirurgo, aveva acquistato tutti i terreni e fabbricati per un fronte di circa 84 pertiche (500 metri circa) lungo la via Reale, fino alla zona dell'attuale viale della Stazione, che erano di proprietà proprio dei Mascanzoni. (C'era qui forse un conflitto di interessi?). Iniziò a costrursi la nuova casa di abitazione, che appare già nella mappa del 1845. Contro il Dall'Ara venne lanciata l'accusa di voler valorizzare la sua casa che era proprio in quella zona: "Si vuol tendere all'acquisto del palazzo di certa famiglia Mascanzoni situato sopra la Strada Reale, e precisamente di facciata alla Casa d'abitazione del Dott. Dall'Ara."
Da un documento di un certo Batt.a Casali inviato al card. legato del 1841 si leggono accuse ancora contro il dottor Dall'Ara Pietro, "Ora che egli si
è fabbricata una casupola in poca distanza al Locale attuale ove esistono i pubblici Uffici, si è prefisso nell'idea che il Comune abbia a che fare acquisto del Locale stesso, anzichè erigerne altro nel centro del paese... non per bene pubblico, e vista d'economia, come s'intende vallare, ma per favorire l'interesse e il comodo di uno solo, e che è pur anco espurio (straniero - ndr) di questo paese."



Palazzo dall'Ara prima della guerra

La 'casupola' cosidetta in tono dispregiativo era la casa di abitazione della famiglia Dall'Ara e quindi il palazzo, come lo è stato fino ai giorni nostri. Il Dott. Dall'Ara morì nel 1862 a 75 anni.

Il figlio Medoro morì nel 1883 e fu sepolto insieme al padre nella tomba di famiglia nel cimitero di Alfonsine. La moglie e il figlio vendettero tutto a varie famiglie, tra le quali i Bragonzoni, commercianti in vini, che si stabilirono nella zona del Viale Stazione. Il palazzo andò ai Ghini (detti 'Bajuché'). La famiglia Dall'Ara non abitò più ad Alfonsine.

Nell'immediato dopoguerra in alcune camere fu attivata la scuola media di Alfonsine:

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I professori della scuola media nel 1946: Angelo Pescarini (Mat), ?, Vittorianna Sani Alberoni (Lett.), ?, Gianna Bosi Martoni (segr.), Don Zanelli (Rel.), Serafini (preside), Giuseppe (Jusef) Ghini,detto Bajuché,  Marcello Mariani (Dis.)

Palazzo Dall'Ara (qui già d'Bajuché-Ghini)

E COME FINI' LA STORIA DEL MUNICIPIO?

Non abbiamo documentazione certa, ma pare che quel nuovo Municipio abbia subito un incendio. Infatti da lì a qualche anno il partito che voleva costruirne uno nel vecchio centro del paese riuscì finalmente nel suo intento. Nelle memorie (1941) del maestro Vincenzo Ballardini si legge ... nella notte del 24 marzo il partito contrario... portato nel fabbricato appena terminato (Casa Medri ndr) un carro di combustibile che fu incendiato tra gli applausi della popolazione accorsa

Da lì si decise d’urgenza l’acquisto delle Case Camerani nella piazza a destra del Senio, dove fu collocato provvisoriamente il municipio, fino a che dopo una trentina d’anni non venne definitivamente costruito il nuovo, poco distante. Il partito di Destra Senio aveva vinto, per ora...
Nel 1857 il Consiglio Comunale decise di adibire una parte di quel fabbricato, che aveva acquisito dieci anni prima per farne la sede del nuovo Municipio, a nuovo ospedale, che ancora non vi era ad Alfonsine. La decisione fu presa all'unanimità. La parte di fabbricato fu quella che aveva il fronte sulla via Reale, composta da sette ambienti: tre a pian terreno e quattro al superiore, più un cortile. Nel 1860 l'ospedale era già attivo e nel 1876 ebbe come primario il Dott. Giulio Gamberini.

... E COME FINI' LA STORIA DEL PALAZZO DALL'ARA?

Una rotonda sul Palazzo Dall'Ara (d'Bajuché)

Nel nuovo "Piano Operativo Comunale" di Alfonsine 2013, il cosidetto P.O.C., si elencavano le dotazioni, le opere infrastrutturali e gli interventi che costituiscono obiettivi ritenuti prioritari  dall’Amministrazione Comunale.  A questo piano potevano essere collegate richieste di interventi che prevedevano quote di diritti edificatori incentivati del Comune di Alfonsine. Tra gli interventi non previsti nel Piano Triennale degli investimenti, c'era la realizzazione di una rotatoria all'incrocio tra la via Raspona e la via Reale per la messa in sicurezza delle circolazione stradale del capoluogo: valore presunto dell’opera € 200.000.

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Palazzo Dall'Ara nel 2013

Tutto nasceva dal fatto che l'imprenditore locale, che ha acquistato il Palazzo Dall'Ara, (detto 'd'Bajuchè' o Palazzo Ghini, e venduto dalla famiglia proprietaria), non avrebbe  intenzione di ristrutturare un tale 'palazzo storico', con i vincoli urbanistici che potrebbero esserci, anche se non ha e non ha mai avuto vincoli da parte del Ministero dei beni culturali (Soprintendenza), e se alcune pareti, al suo interno, sono adornate con disegni a tempera sui muri, purtroppo in cattivo stato. Ma con il portone d'ingresso principale che dà direttamente a filo della strada (oggi non più statale, ma comunque assai trafficata) sarebbe a rischio l'appetibilità di appartamenti. Pare che precedentemente altri imprenditori del settore immobiliare si fossero fatti sotto con proposte del tipo: 'abbattiamo il Palazzo e lo ricostruiamo tale e quale, nell'area retrostante, lasciando spazio al suo posto per un'area pubblica' (o ciclabile o rotonda stradale), ma poi non se ne fece nulla. A tutt'oggi la novità è che la proprietà ha fatto una proposta di realizzazione della rotonda, che è stata oggetto di valutazione da parte dell'Amministrazione

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Come potrebbe essere la rotonda

 
Infatti la realizzazione della rotatoria è tra gli interventi non previsti ma di cui eventualmente l'Amministrazione Comunale valuterà l'inserimento: ma l'esito della richiesta fatta a un Bando dell'Unione dei Comuni su richiesta della  Società Edile di Massimo Manara è stato negativo: DELIBERAZIONE N. 112 DEL 20/10/2015 del Consiglio Comunale di Alfonsine: "la proposta di MANARA MASSIMO per conto di MCC SRL è da considerarsi 'Non conforme' l'integrazione non ha completamente risposto alle richieste per poter inserire l'intervento all'interno di questo POC" 
Quindi ne riparliamo tra 20 anni? forse... 

Per rifare il Palazzo tale quale nella zona edificabile più arretrata? Non è scritto da nessuna parte, anzi la voce che recita "si prevedono quote di diritti edificatori incentivati del Comune di Alfonsine" significa che l'immobiliarista che concede il terreno per la rotonda potrà essere ricompensato con quote di diritti edificatori incentivati (cioè aumentati). Il che significa che potrà costruire in altra area superando dei limiti posti per le quote edificabili, in modo da essere ricompensato delle quote perse con la cessione dell'area a uso pubblico (la rotatoria). Probabilmente gli si poteva chiedere di sostenere una parte dei costi della rotatoria stessa, altrimenti il Comune non troverebbe mai i fondi per realizzarla. Restava poi da chiarire se queste quote edificatorie fosse d'obbligo trovarle nel territorio comunale o addirittura fosse possibile su tutto il territorio dell'Unione dei Comuni della Bassa Romagna, il che sarebbe un ottimo affare per l'imprenditore-immobiliarista che ha acquistato lo storica Palazzo Dall'Ara. (vedi documentazione) 

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