Alfonsine

| Alfonsine | Ricerche sull'anima di Alfonsine

Pirì d'Bell
(Pietro Billi)

 

INT E’ SU PAES

di Luciano Lucci

 

Pirì ad Bell, (Pietro Billi) fu uno dei tanti ‘matti’ di Alfonsine, uno di quegli angeli/demoni (e quindi neutrali), in cui la distinzione fra normale e anormale non era così netta, e tu non capivi come mai.

I fratelli Billi erano cinque e nacquero tutti a Fiumazzo in via Valeria: Afra, Antonietta detta Mena che visse poi a Longastrino, Antonio e Dino, padre di Atos Billi. Atos Billi diventò un noto personaggio dirigente della Cassa di Risparmio di Lugo, e poi presidente della Fondazione Cassa di Risparmio e Banca del Monte di Lugo. 

Lui lo diceva spesso "me' an so' miga nead acse' ".

Pietro nacque perfettamente sano, ma da piccolo cadde accidentalmente dentro a una 'mastella' piena di acqua ghiacciata, e da lì non si riprese più, diventando anche epilettico. 

Quando i fratelli e sorelle si sposarono e si trasferirono, Pietro rimase solo con i genitori che andarono ad abitare in via Saffi (i Sabiù). Poi, poiché era difficile rapportarsi con lui (pare ci riuscisse solo il padre) e si aggiunse l'infermità della madre, il capofamiglia decise di trasferirsi a Voltana, poiché qui vivevano da sposati, e con le loro famiglie, tre dei figli. In questo modo poté contare su maggior aiuto. 

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Si stabilirono in via Gobbi, presso 'al Ca' Rossi (che ora non esistono più); lì morì la madre e dopo molti anni il padre. 

Pietro trascorse i suoi ultimi anni a Longastrino, dalla sorella Antonietta detta 'Mena'.

 

Personaggio infantile riuscì a diventare mitico per gli alfonsinesi della seconda metà del ‘900. Tornava da Voltana ad Alfonsine quasi tutti i giorni, in treno. Camminava in modo strano, finiva il passo sulle punte dei piedi. Si presentava con il suo candore di eterno bimbo, ma poteva avere delle reazioni imprevedibili, e su questo bambini e adolescenti impararono a giocare con lui e a renderlo un personaggio. Così si era soliti urlargli dietro, quando lo si incontrava a distanza, "Và a e’ tu paès!". E lui automaticamente, con finta rabbia, era solito rispondere: "Ai sò za a e’ mì paès, brot ignurènt d'un zèngan! Me a so ned in via Fiumazzo Valeria Alfonsine, ai’ò la cherta de sendic me!” (Ci sono già al mio paese, brutto ignorante d’un zingaro! Io sono nato in via Fiumazzo Valeria Alfonsine, io ho la carta del sindaco)

Chissà perché, ma senza alcun motivo di origine razziale odiava gli zingari che redarguiva in malo modo quando gli capitava di incontrarli. Il suo modo di offendere chi lo infastidiva quando era arrabbiato, era proprio questa "Zengan!” 

Andava spesso a trovare la sua vecchia maestra delle elementari che abitava in via Borse, si fermava poi a mostrare ai bambini della via i suoi quaderni neri a righe dove aveva meritato tanti “10”.
A dargli qualche spicciolo, oppure a pagargli il "caffelatte", come lo chiamava lui, te lo facevi amico e ti dava consigli, tipo "Sta atènt a travarsè la strè". Chiedeva le cento lire a tutti, poi con la svalutazione erano diventate mille.
Pir’ d’Bell ci aiutò a crescere avendo sempre curiosità per i diversi, a stare sempre dalla parte dei più deboli,  a coltivare tutti la vitale impossibilità di essere normali.

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