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ALFONSINE DALLA PILIGRèNA AD HALLOWEEN…

RINATA AD ALFONSINE NEL 1996, GIà DIFFUSA DA POCHI ANNI ANCHE A RIOLO TERME (SOLO DAL 2009 IN POI ANCHE A RAVENNA, BAGNACAVALLO, MASSA LOMBARDA… QUINDI A LUGO E FUSIGNANO... E NEL RESTO D’ITALIA)  

a cura di Luciano Lucci

Era l’ottobre del 1996 ... quando ancora la moda di festeggiare Halloween non esisteva in tutta Italia, se non in un locale pub nel ferrarese che - lessi su un giornale - allietava la serata con piccole zucche illuminate poste sul bancone e sui tavolini.
Il giorno della vigilia di 'Halloween' del 1996 l'allora filarino di una delle mie figlie, Raffaele, le aveva regalato due zucche svuotate e lavorate con occhi naso e bocca. Mi tornò alla mente di quand'ero bambino e facevamo quel gioco in estate usando i cocomeri: la chiamavamo "la Piligrèna".

Dopo aver organizzato attorno al bar Gulliver in quell'anno la festa dell'equinozio, con la posa del sasso del Senio, e il solstizio d'estate, saltata la festa dell'equinozio di autunno, pensai di proporre ai due gruppi con cui collaboravo “Alice nelle Città” e “Kamikazen”, che gestivano il bar e il cinema Gulliver, di festeggiare il capodanno celtico. 
L'idea di giocar
e con le zucche alla festa della Piligréna davanti al Gulliver prese un po' tutti. Andai a comperare una ventina a Vaccolino di Ferrara nell'unico luogo dove si potevano trovare a quel tempo. Di quelle grosse gialle enormi, pagate 20 mila lire l'una, ne prendemmo solo quattro, tutto a carico della cassa autonoma del bar Gulliver. Poi aggiungemmo una trentina di nostrane, un po' piccoline per la verità.

Così con zucche speciali ed artisti del coltello ci si mise al lavoro. C'era un sapore mitico, qualcosa di ancestrale che avvolgeva le nostre menti e le nostre mani. Qualcuno accennava a ricordi dell'infanzia, di quando nell'immediato dopoguerra ad Alfonsine, ma anche nei paesi limitrofi, c’era il gioco della "piligréna". Ma altri si sentivano proiettati ben oltre. Si trattava di svuotare una zucca, inciderci sopra occhi naso e bocca, metterci una candela dentro... 
Tramite quell'antico rituale venivano a galla le varie anime dei nostri antenati: celti, greci, etruschi, zingari, ... atlantidi.

Terminata l'opera di scultura delle zucche, inserimmo i lumini dentro, arredammo il bar Gulliver e circondammo il giardinetto dove fino alle due di notte si suonò, si cantò, con le proteste del giorno successivo di vari abitanti della piazza Resistenza.

Quella sera si festeggiò il capodanno celtico.

Nel paese vecchio intanto la farmacista Stefania Marini, sollecitata dalla figlia Barbara, quando frequentava anno 4° (o 5° elementare? portò Barbara a casa di un suo compagno di classe Filippo Babini. I due ragazzini furono travestiti da fantasmi con lenzuola vecchie, e poi andarono da un’altra amica Natascia Baroni. Poi tutti in auto furono portati dalla prof. Elisabetta Montanari insegnante di inglese, ben a conoscenza della tradizione anglosassone a fare "dolcetto scherzetto” Il caso volle che furono visti dalla dott. Giovanna Briccolani dipendente comunale del settore servizi sociali e cultura. Entusiasta della cosa l’anno successivo chiese di riproporla più in grande in piazza Monti. Stefania Marini, all’epoca presidente della Consulta Destra Senio propose ai commercianti di piazza Monti di fare una festa. 
Contemporaneamente uno dei compagni del gruppo "Alice nelle città", che era diventato assessore alla cultura, Carlo Converti, (oggi avvocato), propose e chiese a quelli del Gulliver (lui intanto si era dimesso dal direttivo del gruppo "Alice nelle Città) se poteva proporre come Assessore una festa della Piligrèna che coinvolgesse tutto il paese e se ci stavamo anche noi. Rispondemmo di sì... 

Così la festa, avviata autonomamente sia davanti al Gulliver che nel paese vecchio, ebbe un seguito l'anno successivo (1997)

La  riproposizione della festa poi continuò negli anni, ma gestita sostanzialmente dai commercianti alfonsinesi e dal comune: fu chiamata Festa di Halloween. 10.000 persone in giro per il paese, e quel sapore mitico e ancestrale, rimane pur sempre dentro ogni cappelletto che mangiamo...

Nel ritaglio di giornale "Alice nelle città" che si stampò al Gulliver in occasione dell'equinozio 1997, e che trovate qui sotto, si raccontava della festa del 31 ottobre dell'anno prima (1996)

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LA FESTA DI HALLOWEEN È UNA FESTA MIGRANTE
(dalla presentazione del libro HALLOWEEN di Baldini e Bellosi, 
dopo una serata in Biblioteca ad Alfonsine del 30 ottobre 2015)

La Festa di Halloween è una festa migrante come tutte le culture che da sempre si spostano da una parte all'altra del mondo con le migrazioni, e poi si contaminano e ritornano e così via.

1°) La ritualità per il culto del trapasso tra la vita e la morte ha origini preistoriche.

2°) In Europa questa celebrazione era diffusa da millenni ovunque con varie forme e modalità.

3°) Il rituale con le zucche era presente in Italia nel 1850 a Sulmona e in tutto l'Abruzzo e Molise (da dove non è mai sparita), e poi si diffuse in tutto il sud (Puglia e Basilicata), e arrivò anche in Toscana, in Romagna e in Veneto (le zucche non erano parte della cultura celtica)

4°) In Irlanda la festa del passaggio dei morti aveva origini celtiche. Nel 1850 una forte crisi economica e una carestia alimentare determinò in Irlanda la morte di 2 milioni di persone, iniziò l'emigrazione verso Stati Uniti di altri 2 milioni di irlandesi, e il rituale tradizionale di Halloween si diffuse in tutti gli Stati Uniti e anche in Canada
Non esisteva nel rituale celtico in quel periodo il gioco della zucche con lumino dentro (gli irlandesi non avevano le zucche)

5°)
La Piligréna era il nome che veniva dato ai fuochi fatui dei cimiteri e trasferita al gioco delle zucche intarsiate. Questo per i bambini e ragazzini romagnoli (e alfonsinesi) del dopoguerra fu sempre vissuto come un gioco:
il gioco della “Piligrèna" (vedi sotto)

6°) Con l'arrivo dei film americani (Il buio oltre la siepe, Arsenico e vecchi merletti, Halloween di Carpenter, e poi libri romanzi e fumetti con il grande cocomero di Charles Schulz, dove 'cocomero' sta per 'zucca', negli anni sessanta ritorna di rimbalzo in europa e quindi poi lentamente anche in Italia la festa di Halloween, così come l'avevamo fatta migrare in USA. Con un particolare: le zucche!!! 

7°) Se non erano stati gli irlandesi a esportare in America il gioco delle zucche intagliate chi era stato? Molto probabilmente l'ondata migratoria italiana della fine 'ottocento'. Alla fine degli anni '80 in Italia fu ripresa e riproposta nelle discoteche (a cui non parve vero di avere una nuova opportunità di animazione e festa) e poi passò da lì in nuove feste di piazza, diffondendosi poi in tutto il mondo (perfino in Cina e in Giappone!) (alla faccia dei Leghisti che prima l'avevano cavalcata come festa celtica e quindi tipica della loro fantomatica identità padana, poi visto che era una festa migrante hanno puntato di più sull'identità cattolica e ora contrappongono la festa di Halloween a quella dei morti: poveri loro).

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IL NOME ‘LA PILIGRÈNA’ HA AVUTO LA SUA ORIGINE AD ALFONSINE (forse)?
 

 

Piligrèna (‘pellegrina’) è il nome che si usava in tutta la Romagna per indicare una figura notturna strana, o una lanterna, una candela in mano a un fantasma. È legata ai fuochi fatui cioè a quelle fiammelle tenui che si formano spontaneamente e che si possono vedere solo di notte presso cimiteri e paludi: un fenomeno chimico dovuto alla fosfina (fosforo di idrogeno). Tutto ciò è bastato per associarli a leggende, le più diverse, in tutte le parti del mondo. In Romagna alle anime dei poveri defunti.

Il nome "La Piligréna"  fu trasferita al gioco delle zucche intarsiate. Questo per i bambini e ragazzini romagnoli e alfonsinesi del dopoguerra  fu sempre vissuto come un gioco: il gioco della “Piligrèna, che, pur se inconsapevolmente ereditato da un’antica e ancestrale tradizione celtica, consisteva nel mettere in zone oscure, una zucca (o un cocomero) svuotata con una candela dentro messa  per far paura a chi passava di lì?

Era un gioco che si poteva fare nel periodo di fine ottobre, attorno alle festività dei Santi e dei Morti, ma andava bene in qualsiasi altro momento, anche in estate coi cocomeri svuotati che erano più alla portata di tutti, purché facessero paura.

Rimase in voga tra i bambini romagnoli (e quindi anche di Alfonsine, fino alla fine degli anni '50 e primi anni '60, poi sparì). 

 

 

MA QUANDO E DOVE PER LA PRIMA VOLTA È APPARSO PROPRIO IL NOME “PILIGRÉNA”?

Pino Orioli, nato ad Alfonsine nel 1884, narra nel suo libro “Le avventure di un libraio”, a pagina 5, che era appena nato, ma dato che sua madre non poteva allattarlo, fu assunta come nutrice una donna giovane e robusta, che abitava nel centro del paese, oltre quel cimitero che oggi non esiste più. [il cimitero era quello che si trovava fino a fine '800 dove fu il Parco delle Rimembranze, poi il Campetto della Busa, tra via "2 giugno" e la "Reale"). Una sera rincasando la nutrice vide nel cimitero “la Pellegrina”. La paura le fece cessare il latte. Ad Alfonsine esisteva già all’epoca una leggenda su una figura detta ‘la Pellegrina’ che vagava solitaria con una candela in mano. 
Finché Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi non citeranno un episodio più antico di questo (1884-85) raccontatoci da Pino Orioli, in cui appare il nome ‘pellegrina’ o ‘piligréna’, per indicare un fuoco, una zucca con lumino, una candela in mano a un fantasma o a una figura notturna strana, potremo affermare che è AD ALFONSINE che è stato inventato per la prima volta tale nome.

HALLOWEEN 

di Loris Pattuelli

Da qualche anno a questa parte, qui in Romagna, ma un po’ in tutta Italia, si è diffusa l’usanza di celebrare Halloween. Grazie alla letteratura, alla televisione e al cinema, “dolcetto o scherzetto?” ha attraversato l’oceano atlantico e senza troppi problemi adesso lo si può incontrare tra i grattacieli di New York esattamente come tra le erbe palustri di Villanova. 

Qualcuno pensa che si tratti dell’ennesima colonizzazione americana, ma si sbaglia. Halloween (o Samhain) è l’antico capodanno dei celti e in America ci è arrivato con gli emigranti irlandesi. 

Questa festa era conosciuta in tutta Europa e di sicuro anche in Romagna, area in cui si ebbero i primi contatti tra le popolazioni celtiche o celtizzate e i coloni italici. Il capodanno all’inizio di novembre si spiega con il fatto che i celti erano allevatori e pastori e che proprio in quel periodo il bestiame veniva ricondotto nelle stalle, dando così inizio alla stagione invernale. 

Per un calendario pastorale, questo era il punto di svolta dell’anno, ma non c’è dubbio che anche per il lunario contadino dei nostri trisnonni questo periodo fosse di una importanza davvero vitale. Con i raccolti finiti da un pezzo e le semine già tutte effettuate, cioè affidate al ventre fecondo di Nostra-Madre-Terra, il contadino sentiva il bisogno di ingraziarsi anche gli altri abitanti del sottosuolo, vale a dire i morti o, se si preferisce, gli antenati, ovvero quegli esseri preposti alla veglia dei semi e dei futuri raccolti. 

Proprio per questo motivo era necessario trattare bene i defunti,

 bisognava celebrarli, nutrirli ed accoglierli dentro le mura domestiche. I “morti riconoscenti” erano la promessa di un raccolto fecondo e i “vivi riconoscenti”erano la garanzia che anche dall’oltretomba c’era comunque una via d’uscita. 

Al di là di tutte le mode, al di là delle feste più o meno comandate, al di là di tutti questi strani giochi che si perdono nella notte dei tempi, Halloween è oramai una gran bella festa  meticcia-agro-pastoral-metropolitana, un guazzabuglio di fuochi, botti, streghe, zombies, orge, e abbuffate e, per di più, alla faccia di chi sperava di strappare il paganesimo dal cuore degli uomini, la notte di Halloween oggi è diventata il carnevale preferito dalle nuove generazioni. 

Visto che ci siamo, ci sarebbe poi da ricordare anche il fantastico rito della Piligrèna, vale a dire le zucche illuminate che si mettevano agli incroci per tenere a bada le streghe, per non parlare della festa di San Martino che, con l’usanza dei “becchi”, è sicuramente un qualche cosa di strettamente imparentato con questo bel po’ po’ di roba. 

Meglio non dare quindi troppo presto per scomparse tutte quelle sacre meraviglie che continuano a sonnecchiare nei sobborghi delle nostre esistenze, meglio non scordare che anche loro a volte ritornano e ci fanno ciao con la mano.

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Immagini della festa alfonsinese del 2017
(cliccare sulle foto per vederle ingrandite)

L'abbuffata
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"E spasegg"

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Le maschere
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