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Voglia di volare: un altro dei 12 giovani alfonsinesi volanti del novecento

Serg. Giuseppe Troncossi 

(1920-1943)

di Luciano Lucci 

(quasi tutte le informazioni e le foto sono tratte dal libro "Sulla scia di Baracca-Gli aviatori del lughese" di A. Emiliani, M. Antonelli e D. Filippi. Bacchilega editore)

Giuseppe Troncossi 

Nato a Lugo il 29 novembre 1920, fratello di Diva Saide Troncossi, che sposò poi nel 1951 Luigi Mariani.

Il padre era di Voltana, ma si trasferirì a Taglio Corelli, frazione di Alfonsine, dove svolse l'attività di falegname. Giuseppe Troncossi conobbe quindi i giovani appassionati di volo di Alfonsine.

Falegname il padre e operaia agricola la madre, la sua in effetti non era una famiglia in cui ci si potessero permettere spese superflue. 

Iscriversi al corso della RUNA alla Spreta e pagarsi il corso di pilotaggio, non dev'essere stato facile. La passione però era tanta che alla fine Giuseppe l'ebbe vinta: nella primavera del '39 completò il ciclo di istruzione e ricevette finalmente il sospirato librettino arancione con il brevetto e la licenza di pilota d'aeroplano abilitato sul Fiat AS.1. 

Aveva  frequentato i tre anni di avviamento dopo le elementari, ed era ora già pilota quantunque le ore di volo al suo attivo fossero ancora poche. Fece subito domanda per entrare volontario della Regia Aeronautica. Superate le prove di selezione a Ferrara, tornò a casa con la consueta licenza straordinaria. Con il richiamo arrivò la destinazione alla Scuola di pilotaggio di 1° periodo di Fano. Poi va alla vicina Scuola di Falconara. La successiva assegnazione alla Scuola Caccia lo portò a Miramare di Rimini, dove i velivoli in linea erano i CR.32 e i Macchi 200. 

Alla famiglia, che ricevette sue notizie dall'aeroporto romagnolo dopo un lungo silenzio, il saperlo così vicino a casa costituì una bella sorpresa. Andarono a fargli visita con la fidanzata, con la quale il giovane Troncossi aveva già fatto progetti di matrimonio. 

Al termine dell'addestramento, venne destinato con i gradi di sergente alla 162° Squadriglia del 161° Gruppo autonomo Caccia schierato a Marizza, Rodi. 

Le lontane isole dell'Egeo, circondate dalle coste greche da una parte e turche dall'altra, costituivano il possedimento italiano più avanzato ad oriente e un punto strategico per il controllo dei traffici marittimi in quell'area del Mediterraneo. Troncossi giunse probabilmente a Rodi nel novembre '41.

  Le azioni si limitavano a lunghe ricognizioni sul mare, a qualche decollo su allarme, a scorte al naviglio nazionale. A metà del '43  il 161° Gruppo, rientrò in Italia e si schierò a Crotone, in Calabria. Con esso anche Giuseppe Troncossi.

La morte per un incidente di volo

Qui, alle 17.50 dell'8 giugno, probabilmente pochi giorni dopo essere giunto alla base di Crotone, il serg. Troncossi morì in un incidente di volo. 

A bordo di un G.50, o forse di un Macchi 200, effettuò una virata stretta a bassa quota, il velivolo gli partì in auto-rotazione e si schiantò al suolo senza dargli tempo di lanciarsi. Alla sua memoria è stata concessa una Croce al merito di guerra e la Croce bianca dell'Aeronautica dell'Egeo.

È sepolto ad Alfonsine nella tomba di famiglia Troncossi

Giuseppe Troncossi con il caschetto estivo e gli occhialoni 

 

Il Serg. Giuseppe Troncossi

Giuseppe Troncossi a Falconara nel '40. I gradi, le stellette e la 'A', che ne indica la posizione di allievo, sono malamente appuntati sulla tuta di ruvida tela bianca.

A cavallo di un Macchi MC. 200 presso la 155° sq. a Miramare di Rimini, scuola di pilotaggio per i caccia

 

Un Fiat CR42
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