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Ricerche sull'anima di Alfonsine |

CHI DIEDE L’ORDINE DI MINARE CON LE BOMBE 
TUTTO CORSO GARIBALDI E PIAZZA MONTI AD ALFONSINE IL 1° FEBBRAIO 1945?
(questa pagina nasce grazie alla collaborazione di Alberto Zaffagnini e Gianfranco Caroli)

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L’ipotesi è che  potrebbero essere Walter Reder e Otto Baum i comandanti tedeschi che il 20 gennaio 1945 diedero inizio all’esodo forzato della popolazione alfonsinese di destra Senio, e al primo di febbraio, poco prima che la loro divisione fosse trasferita nel fronte ungherese, ordinarono di minare tutte le case di Corso Garibaldi e di Piazza Monti.

La Divisione tedesca che dal 27 dicembre gestiva il fronte tra Lavezzola, Fusignano e Alfonsine era la “16° SS - Panzergrenadier - Division Reichsführe”. 

Il comandante della divisione era il Generale Maggiore Otto Baum, suo secondo in comando era 
il Maggiore Walter Reder
, comandante del Battaglione Esploratori della 16° Divisione, che si era già macchiato qualche mese prima della Marzabotto.

Quindi all’inizio del 1945 Reder era effettivamente presente nel triangolo tra Lavezzola, Fusignano ed Alfonsine. La base di comando risiedeva a Frascata di Lavezzola nella Villa dei Conti Manzoni.

Ci sarebbe anche una testimonianza di un barbiere (Billi di Voltana, parente di Pirì Matt) che andava a fare la barba a un “ufficiale nazista monco di un braccio”. Reder infatti era privo di un braccio per ferite di guerra.

La permanenza di questa divisione in Romagna fu breve, poco più di un mese. 
Il 1° Febbraio 1945 fu trasferita in Ungheria, nella zona del lago Balaton.

In seguito al fallimento dell'offensiva, la divisione si ritirò in Austria, dove si arrese agli americani a Graz, il 5 maggio 1945. Internato in campo di prigiona a Salisburgo, nel settembre 1947 fu consegnato dagli americani agli inglesi come criminale di guerra, quindi estradato in Italia nel maggio 1948, nel carcere militare di Bologna.

Processato presso il tribunale Militare di Bologna, il 31 ottobre 1951, venne condannato all’ergastolo per le stragi di Bardine San Terenzo, Valla, Vinca e Marzabotto, mentre fu assolto per quella di Sant’Anna di Stazzema.

Detenuto nel carcere militare di Gaeta, nel 1980 una corte del Tribunale militare di Bari ne decise la liberazione condizionale. Ma doveva rimanere ancora in carcere per 5 anni come prigioniero di guerra, (ma non più come condannato per l'ergastolo che aveva avuto subito dopo la Liberazione) sottoposto per un anno alla libertà vigilata, senza poter uscire dall'Italia.

Fu scarcerato definitivamente il 24 gennaio 1985 al tempo del governo Craxi, 

tra l’indignazione e le proteste dei superstiti e dei familiari delle vittime e delle Associazioni della Resistenza. 

Rientrato in Austria, morì a Vienna nel 1991 senza aver mai espresso un vero pentimento. 

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Erano passati esattamente 40 anni da quando Reder si era trovato  ad operare sul fronte di Alfonsine, dal 27 dicembre al 1° febbraio 1945.
Sarà stato proprio Reder ad emettere l’ordine di far saltare tutto il centro di Alfonsine a destra del Senio, prima di andarsene?

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La liberazione condizionale

Nel 1980 una corte del Tribunale militare di Bari
 ne decise la liberazione condizionale

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Intervistato da Enzo Biagi quando era ancora in carcere a Gaeta nel 1969, condannato all’ergastolo fin dal 1948 per la strage di Marzabotto, Walter Reder citò, come per dimostrare che aveva fatto del bene e meritava comprensione e di essere graziato, un fantomatico "salvataggio" dei vecchi del ricovero di Alfonsine da parte sua.
A pag. 233 del libro "Enzo Biagi 1943 e dintorni"
 pubblicato nel 1983 si legge:

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NEL DICEMBRE 1983 UN ALFONSINESE 
SCRISSE A REDER 
PER VERIFICARE LA NOTIZIA  DELL'INTERVISTA
 DI ENZO BIAGI RIPORTATA nel libro citato sopra
"Enzo Biagi 1943 e dintorni"

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Una lettera di Reder del 1984, quando era ancora in carcere a Gaeta, a un alfonsinese 
dove spiega come fece a salvare i vecchi alfonsinesi che erano nel ricovero

Una lettera autografa di Walter Reder, inviata all'alfonsinese Gianfranco Caroli, che gli aveva scritto nel 1984 per avere chiarimenti su una affermazione fatta in un'intervista con Enzo Biagi, Reder spiega come fece a salvare i vecchi alfonsinesi che erano nel ricovero.

(Questa sua affermazione non ha trovato nessuna conferma tra vari testimoni alfonsinesi)

ECCO LA LETTERA DI WALTER REDER

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