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Una storia dimenticata e forse sconosciuta anche agli alfonsinesi dell’immediato dopoguerra

La morte tragica di

 Domenico e Federica Tavolazzi

durante la guerra nel gennaio del 1945

di Luciano Lucci 

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(cliccare sulle foto per averne un ingrandimento)

Una storia dimenticata e forse sconosciuta anche agli alfonsinesi dell’immediato dopoguerra: la morte tragica di Domenico e Federica, fratello e sorella di Cristina Jorio Tavolazzi, un maschio di 13 anni e una bambina di 5, durante la guerra nel gennaio del 1945. 
La famiglia Tavolazzi (e non Tavalazzi) era composta da padre, madre e sei fratelli, quattro maschi: Secondo di 18 anni, Domenico di 13, poi due gemelli – (Carlo e Pio di 7 anni), e tre femmine: Giuliana di 20 anni, Cristina di 16 e Federica di 5 anni). Erano originari di Rossetta ma si trasferirono subito ad Alfonsine, prima a Taglio Corelli, poi in via Pisacane. Il babbo era operaio allo zuccherificio Eridania di Mezzano, la madre faceva la sarta.
Durante la guerra furono costretti a sfollare.
La loro abitazione tra l’altro era sotto l’argine del fiume Senio sulla linea del fronte. Si accamparono in una casa abbandonata e semidiroccata lungo via Nuova, che fu poi scelta anche come base da un comando tedesco. Uno dei gemelli, Pio Tavolazzi, era rimasto a Ravenna da una zia e quindi al di là del fronte.
Nel gennaio del 1945 Federica, la sorellina più piccola che aveva 5 anni si ammalò e venne diagnosticata la malattia di Croup. La causa principale del Croup però era a quei tempi la difterite. La mamma e la bambina vivevano ricoverate presso l’ospedale, situato dietro palazzo Fernè.
Il fratello più grande Secondo stava nascosto sotto balle di fieno nella casa diroccata, per non essere preso dai tedeschi e portato al lavoro per la Todt o trasferito in Germania.
Il 31 gennaio 1945, dovendo portare da mangiare alla mamma e alla sorellina, la famiglia decise di incaricare il fratello tredicenne Domenico di recarsi in bicicletta con un sacchetto di viveri all’ospedale. Per lui c’era meno pericolo di incorrere in qualche incontro rischioso. Era verso l’imbrunire e faceva freddo. Domenico chiese a Cristina se gli cuciva un bottone mancante nel bavero del cappotto. Lei disse “Lo farò domani, ora prendi questa sciarpa rossa e legala bene”
Il ragazzino si mise in movimento con la sua bicicletta lungo via Nuova. Mentre stava arrivando quasi vicino all’incrocio con la via Stroppata, vide due soldati a piedi venirgli incontro. Si trattava di due ‘marò’ italiani della Decima Mas, in servizio nella zona a supporto delle truppe tedesche, che tornavano alla loro base. Qui c’erano i depositi di armi, l'infermeria e il comando, con le mitragliere antiaerei tra via Pratolungo e la vicina linea del fronte. 
Ad un tratto una granata sparata da un mortaio, probabilmente da un avamposto canadese tra il Naviglio e la Rossetta, arrivò in direzione dei due ‘marò’, ma colpì in pieno addome il povero Domenico, che fu squarciato e dilaniato. Un contadino che abitava lì vicino provvide a seppellire i resti irriconoscibili del bambino, il quale sembra in un sussurro riuscisse a dire “… Sagradè…” (era il nome del contadino, proprietario della casa dove erano sfollati)
Nel frattempo la madre fece sapere che nessun rifornimento di viveri era arrivato. Il padre, allarmato e sopraffatto dal terrore di una possibile disgrazia andò in cerca del figlio vagando disperato da ogni parte. 

Dopo un giorno intero di ricerche inutili nei vari comandi tedeschi e fascisti, (arrivò fino a Ferrara), incontrò al ritorno a casa per caso il contadino della zona a cui spiegò che stava cercando il figlioletto. Al che colui che aveva seppelliti in un campo quei poveri brandelli di carne irriconoscibili gli disse cosa era successo. Le due sorelle Giuliana e Cristina si recarono alla riesumazione sperando di non trovare il giovane Domenico.
Ma quando dallo scavo emerse la sciarpina rossa capirono che avevano trovato il corpo del fratellino.

Era il 1° febbraio 1945, e nello stesso giorno, per una strana sorte del destino, all’ospedale morì anche la sorellina di cinque anni Federica.

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Cippo collocato ad Alfonsine, all'incrocio tra via Stroppata e via Nuova, dove fu colpito il bambino Domenico Tavolazzi

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Domenico di anni 14

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Federica di anni 5

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