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Alfonsine

 | Alfonsine |Ricerche sull'anima di Alfonsine|

1853 in una delle case ‘Lanconelli’ (poi di Martini ‘Pliché’)

Il messaggio di un carcerato 
dalle ex-prigioni di Alfonsine

Un premio per chi scopre il nome e la storia del detenuto O.B.

 
di
Luciano Lucci

In via Mazzini, nel cosidetto Borghetto, c’è un lungo caseggiato, in gran parte abbandonato, che viene detto 
 
‘la Ca d’Pliché’. 

Pliché era il soprannome dei Martini che vi abitarono e che ne sono ancora i proprietari. Essi erano succeduti alla fine dell’ottocento ai proprietari storici di quell’edificio: i Lanconelli.

LA CASA DEI LANCONELLI  ADIBITA A MUNICIPIO

Una delle proprietà dei Lanconelli ad Alfonsine era il lungo caseggiato del Borghetto. Quando finalmente Alfonsine nel 1814 diventò comune autonomo il Lanconelli riuscì a far sì che la sede fosse collocata in quel suo palazzo in modo da averne un ricavo dall’affitto.

Il locale servì da Residenza Governativa ed Amministrativa. Inoltre due camere poste a pian terreno erano destinate a secrete dei detenuti, ‘quando si voglia a tutti accessibili in modo che è facilissimo il favellare co’ detti carcerati. – così scriveva il Camerani nel 1829 (da ‘Storia di Alfonsine’ di Romano Pasi a pag. 226).  Evvi una larga porta a Pianterreno. Il povero Carceriere non gode che due stanze distanti l’una dall’altra...

Lì vi erano anche spazi dedicati alla scuola. ‘Tre sono li Precettori di scuola, ed uno insegna in propria casa per mancanza di comodo nel pubblico locale’.

 Tutto ciò fino alla costruzione del nuovo municipio in piazza Monti avvenuta attorno al 1870.

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Le case Lanconelli oggi dla Plichena (Martini)  

   I LANCONELLI  

Lanconelli fu una delle più ricche famiglie alfonsinesi fin dai primi dell’ottocento. Prima di questa data non si hanno notizie della presenza di tale famiglia ad Alfonsine. Probabilmente erano lughesi e, con l’avvento di Napoleone e l’occupazione francese dei territori anche nella Bassa Romagna, riuscirono ad approfittarne. 

Il primo fu Giuseppe Lanconelli che presiedette un comitato a capo del territorio alfonsinese per conto della Repubblica Cisalpina. Nei vari giri di giostra che alternarono francesi rivoluzionari e austriaci papalini dal 1799 al 1814 una serie di personaggi riuscì a galleggiare in ogni situazione fino alla definitiva proclamazione del Comune di Alfonsine, ridotto però al solo territorio Leonino con Giuseppe Corelli gonfaloniere e nel Consiglio degli Anziani Giuseppe Lanconelli e Nicola Isani. 

Per alcune decine di anni fino al 1832 furono una dozzina i notabili detentori degli affari ad Alfonsine. 

 

L’inizio della bazza, l’affare più grosso fu quello di accaparrarsi i terreni dell’Abbazia di Porto, di proprietà della Chiesa, che durante il vari periodi Napoleonici furono espropriati e subito alienati a varie società: la più grossa di tutte fu la Società Baronia, di cui facevano parte vari personaggi della vecchia nobiltà e della nuova borghesia, sia di Ravenna, che di Lugo o Faenza come i Guiccioli e i Baronio. Questi riuscirono a decuplicare le loro proprietà immobiliari e i loro conti in banca. 

Sul territorio di Alfonsine furono soprattutto i Lanconelli, i Camerani, i Corelli, gli Isani, i Lugaresi, i Triossi, i Fabbri, i Ghiberti, i Prandi, gli Spadazzi, i Giovanardi. Una gran parte anche dei beni dei Calcagnini, degli Spreti e dei Samaritani,  che erano di ben più antica origine, passarono di mano. Basta guardare come erano le proprietà prima e dopo l’800. All’incirca tutto il territorio alfonsinese era suddiviso al 50% per i Calcagnini, un altro 40% all’Abbazia di Porto, pochi ettari restavano agli Spadazzi, ai Giovanardi, ai Rasponi.

Nel 1815 possiamo dire che il 20% era dei Calcagnini, un 20% dei Lanconelli, un 6-8% dei Monti, e così via per Foschini, Donati, Morini, Fabbri, Isani, Guiccioli, Boccaccina, Baronio, Lovatelli, Corelli, Mascanzoni, Massaroli, Strozzi.

Tutti questi nuovi grandi proprietari terrieri conducevano una vita incredibilmente lussuosa agli occhi dei loro coloni, ma raramente erano residenti nel territorio alfonsinese.

 

IL MESSAGGIO DI UN CARCERATO 
DALLE EX-PRIGIONI DI ALFONSINE

Tempo fa entrai di soppiatto nella casa ex-Lanconelli, detta ‘dla Plichéna’, e notai una finestra, che forse oggi non c'è più dopo la ristrutturazione, su cui era incisa una frase di un carcerato datata 1853.

 

Così si leggeva 

“SE UN TEMPO VI FU CHI GIOI’ PER L' IMMERITATA MIA RILE
GAZIONE OGGI SI MORDE DI
DISPETTO LE LABBRA ED IO DI LETIZIA PIU’ CHE MAI TRIPUDIO

  ADDì            2 Maggio 1853 

                                             O.B. "  

   

Nessuno sa chi fosse O.B.

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