Alfonsine

| Alfonsine | Ricerche sull'anima di Alfonsine |

Uno dei dodici alfonsinesi, piloti di aereo sulla scia di Baracca

Serg. pilota ETLES ROTONDI

(1921-1944)

  di Luciano Lucci

Etles Rotondi era nato ad Alfonsine il 21 febbraio 1921

Benché il Comune di Lugo gli abbia dedicato una strada — con la scritta "partigiano (Lugo 1921 — Sappanico 1944)" — Etles Rotondi è in realtà un alfonsinese. 

Una lapide a lui dedicata si trova nell'ex-Casa del Popolo di Belricetto

A Belricetto la sua famiglia, i Fanéra, si trasferì nel '26, quando Etles aveva già terminata la quinta elementare. Per Etles arrivò così l'età in cui ci si doveva rendere utili; cominciò a seguire il padre, mezzadro, nei lavori dei campi. 

Era però un ragazzo sveglio, di quelli dei quali si diceva: "è un peccato non farlo studiare". Si iscrisse quindi ai corsi serali con l'obiettivo di arrivare al diploma di ragioniere. Libri e lavoro non gli lasciavano che pochi ritagli di tempo per divertirsi o per altre occupazioni. Tuttavia un desiderio lo coinvolse sempre di più, fino a diventare il traguardo che a tutti i costi intendeva raggiungere: quello di diventare pilota. Il progetto si realizzò anche per lui sul campo della Spreta, dove nell'estate del '40 conseguì il brevetto di pilota civile. Intanto il 2 febbraio, il giorno dopo aver compiuto i 19 anni, ricevette la cartolina precetto. Risultando iscritto al corso della RUNA, al Distretto militare di Ravenna decisero di lasciarlo a disposizione del contingente 1921 della Regia Aeronautica. La chiamata alle armi gli giunse il 30 giugno del '41 con destinazione il Centro leva e reclutamento della II ZAT all'aeroporto di Ferrara. Tre settimane dopo fu a Roma, alla Caserma "Cavour", dove venne giudicato idoneo alla visita psico-fisiologica e inviato in licenza straordinaria in attesa di assegnazione alla scuola per il corso di pilota militare.

Il richiamo tardò un anno esatto: il 21 luglio del '42 ricevette l'ordine di presentarsi all'aeroporto di Frosinone dove giunse due giorni dopo. A fine agosto gli fu concessa una licenza di 15 giorni più due "per esami" e tornò a Lugo per conquistarsi quel diploma per il quale aveva sacrificato tante ore di sonno su libri e quaderni

Rientrato alla scuola di pilotaggio, riprese i voli sui Breda 25, "mobilitato in territorio dichiarato in stato di guerra e in zona d'operazioni". 

Il 12 aprile del '43 venne trasferito alla Scuola di Aviano, dove a fine maggio fu nominato pilota militare e promosso sergente.

 

etles-rotondi-lapide.jpg (284859 byte)

Gli avvenimenti dell'8 settembre lo colsero all'aeroporto di Bologna, al quale era stato assegnato da meno di un mese. "In quel periodo — afferma il cognato Argento Marangoni, a lungo sindaco di Medicina — Etles era già in contatto con gli ambienti antifascisti. Fu tuttavia consigliato di rimanere al Nord, in modo di poter disporre di una qualche libertà di movimento che al momento opportuno sarebbe risultata utile. L'occasione infatti si presentò nella primavera del '44, quando a Rotondi e a un altro pilota del lughese, Mastrorilli, fu chiesto di aiutare il professor Galvano Della Volpe, esponente di primo piano della Resistenza in Emilia Romagna, nell'attraversare le linee del fronte per una missione di grande importanza". Non è stato possibile accertare se in effetti Rotondi e Mastrorilli svolsero o poterono svolgere tale incarico. 

Nel giugno del '44 i due si trovavano nell'anconetano, la zona d'origine della moglie di Mastrorilli, forse con l'intenzione di passare al Sud e di entrare nei reparti dell'Aeronautica italiana che stavano combattendo a fianco degli Alleati. Il 30 giugno, nel corso di un rastrellamento condotto dai fascisti del Battaglione "M",“IX Settembre”, che stazionavano nelle Marche al seguito della divisione tedesca Brandenburg, specializzata nella controguerriglia, furono entrambi catturati a Sappanico e passati per le armi. 

Nell'immediato dopoguerra l'accusa di aver informato il Comando tedesco della presenza dei due aviatori ricadde sui Picchiò, una famiglia del posto che ostentava buone relazioni con "repubblichini" e ufficiali della Wehrmacht e che aveva dato ospitalità per un paio di settimane agli stessi Rotondi e Mastrorilli. I due erano poi passati in un'altra casa, quella dei Colonna il cui capofamiglia era invece di sentimenti antifascisti. I rapporti fra le due famiglie non erano buoni; la figlia maggiore dei Picchiò fu addirittura riconosciuta, sebbene in divisa con elmetto e stivali, fra gli uomini impegnati nel rastrellamento il cui unico obiettivo pare essere proprio la casa dei Colonna. A descrivere la fine di Etles Rotondi, nel corso del processo celebratosi ad Ancora nei primi giorni del marzo '46 in una clima di forte tensione e di grande partecipazione, fu una testimone oculare, Elvira Matteucci. "Vidi — dichiarò - quattro o cinque fascisti accompagnare il Rotondi verso un albero. Gli rivolgevano domande e lo insultavano. Cominciarono a percuoterlo con i pugni, con i calci dei fucili in ogni parte del corpo, tanto che il Rotondi, che versava già sangue dal naso, cadde. I fascisti allora lo calpestarono. Il giovane si rialzò e si asciugava il sangue dal naso quando uno gli dette uno scapaccione per fargli cadere il fazzoletto. Gli altri lo percuotevano sempre. Ad un tratto vidi uno che gli era vicinissimo puntare il  mitra e sparargli contro non so quanti colpi. Il povero giovane dette un urlo e cadde riverso. Poco dopo vidi dargli un altro colpo. In seguito i fascisti presero il Menghini, il Cantini e la Colonna e li portarono via, dopo averci ammoniti di non toccare i morti e di lasciarli insepolti". 

Alla sua memoria è stata concessa la Croce al merito di guerra come "partigiano caduto iscritto al Fronte della Resistenza dell'Aeronautica".

 | Alfonsine | Ricerche sull'anima di Alfonsine |