Alice nelle citta'

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Una zattera di libertà ]

 

 

"Alice nelle citta'"  e' stata una zona temporaneamente autonoma. (TAZ)
Nata nel 1995 ha cessato di esistere nel 2000

Le nostre   passioni

I grandi amori,  i giochi dei bambini,  gli eventi creativi, le spiagge, le illuminazioni, i gelati, il sesso, il rock psichedelico, il calcetto, la nutella, i libri, il cinema, le feste, le esperienze magiche, la California, la mitologia, il fantastico e l'inverosimile, gli UFO, le stelle, la luna, e anche noi stessi.

Abbiamo  provato a frullare insieme psichedelia, rock, ecologia, cyber, Hip-hop, Tao, Zen, Tantra, culture magiche di tutto il pianeta, ricerca neurochimica e un mucchio di altre cose... 

Viaggiatori del tempo

 

Il nostro filosofo preferito

"La gente pensa che salvare il mondo significa modificare le cose..., 
assolutamente no. 

Quello che bisogna fare è vivificare il mondo, e il solo modo è cominciare a scoprire in noi stessi dove sta la vita" 

(J. Campbell)

 

 

Una tribù
una tribù in movimento attorno ad Alfonsine,  
vicino a Ravenna
 (Italia, pianeta Terra) 

Nati nel 1995 e volati via nel 2000


Ottobre 2000

Alice vola via, dalle citta’ allo spazio interiore e cosmico

Dopo cinque anni di surf tra le birre del bar, le facce, le anime, le menti
e i corpi della Comunita’ Gulliver

abbiamo deciso di mollare gli ormeggi,
per uscire dall’umano, troppo ingabbiato nel circolo chiuso del pianeta Terra,
per diventare più che umani: Déi, proiettandoci nei misteri dello spazio e dell’anima e spandendo un po’ di polvere magica della ritualità primordiale (dionisiaca, eleusinica, tantrica...) Una separazione, questa, non per chiuderci nel nostro particolare, ma per aprirci a un destino più grande, troppo grande per stare nel ristretto gioco sociale (politica, economia, bisogni, necessita’, ruoli ecc…).

Vi abbiamo dato
la birra, la musica, gli spazi, e alcuni
stati di grazia… ora tocca a voi, fatene qualcosa
Ciao da quelli di Alice

 

Altrove, oltre la linea


Noi non siamo stati nè di destra nè di sinistra
Noi eravamo oltre, quelli che vengono dopo,
noi ci siamo collocati
altrove, oltre la linea. 
Noi sorvolavamo la politica, la volevamo vivere un metro sopra.

La politica evolutiva era ed è quella che piace a noi

Si possono    disegnare altre lune sulla mappa della politica . 
Spargendo paradossi, messaggi emotivi, energie espansive (la musica, gli amori, le amicizie, la solidarietà... ).

Si possono mettere in scena eventi e comportamenti che rivelano la possibilitaà e la  
   superiorità delle relazioni , delle   forme di contatto e di condivisione : e dunque anche modelli politici più avanzati ed armoniosi: comunità formate in base ad affinità elettive, comunità solidali, comunità di creativi, sempre in movimento, comunità di cittadini del pianeta, fuori da qualsiasi altra identità.

Abbiamo bisogno di rigenerarci e di reinventare l’intera nostra    grammatica comportamentale . Come? espandendo forme di vita nuove , di   relazione  (sentimenti, amicizia, innamoramento...), di  percezione : risvegliando centri vitali, sensi, sistemi nervosi, e sentire cosi’ la vita dentro e fuori di noi, le grandi capacita’ della mente e del corpo. 
E poi nuove forme di 
comunicazione : erotizzare e moltiplicare energie, linguaggi, movimenti, contatti, consapevolezza... questo e’ il nostro progetto futuro..."

Le comunità  per una politica evolutiva

Guerrieri ecologisti Esploratori del magico
Pionieri del cyberspazio Cacciatori di buone vibrazioni rock
Ricercatori spirituali Progettisti di ambienti, di materiali, di atmosfere
Psico-nauti intelligenti Musicisti e creativi vari
Graffitisti (writers, taggers) Hackers
 

i pionieri del magico

Da ottobre 2000 abbiamo passato la mano nella gestione del bar all’ associazione gemella "Cineclub Kamikazen".
Al Kamikazen abbiamo lasciato in donazione tutte le attrezzature che avevano acquistato in proprio in questi 5 anni: tre computers, una fotocopiatrice, Tv , Fax, telefono ISDN, tavoli, fari, service di amplificazione, microfoni, attrezzature bar, arredi vari, ping-pong, e diversi milioni per riarredare il Gulliver.
Tutto e’ stato fatto e acquistato coi soldi guadagnati dal bar e col lavoro volontario, in assenza di qualsiasi contributo del Comune.
Ecco il bilancio di cio’ questo piccolo gruppo di "piloti della specie", "ciber-nauti", ha creato nell’ambito di ambienti, modi di comunicare, eventi, comportamenti, forme di vita.

I nostri rituali


Abbiamo giocato in questi anni con:

- la musica dal vivo delle "bands" della zona, creando spazi per le prove dentro il cinema Gulliver, e con concerti e festival.

- il circo Bidone e il suo teatro di strada, che fu ospitato qui di fianco al cinema Gulliver. Splendide le serate vissute con la tribu’ di Francois a banchettare e a chiaccherare. 

Una tribu’ di artisti in cui l’arte è veramente vita.

- la festa dell’equinozio di primavera con il rituale della posa del sasso del fiume Senio.

- la risalita a piedi alle sorgenti del fiume Senio: cinque giorni un metro sopra da terra nonostante 16 chili di zaino a testa.

- le feste "Gi’me Shelter" ("Dammi un riparo") nei giardinetti Gulliver dove l’energia estatica superava di gran lunga la noia delle "solite feste della birra".

- la riscoperta di antichi magici rituali con le zucche e la Piligrena, e l’Orda Selvaggia, prima che il Comune la riproponesse come Festa di Halloween.

- le Feste Inter-etniche: organizzate da extracomunitari magrebini e senegalesi, con musica e cibi condivisi.

- L’organizzazione di esposizioni di arte visiva e comunicativa: tre mostre di opere tirate fuori dai cassetti e dalle cantine dell’anima di tanti giovani (e non) di Alfonsine e dintorni. Vari laboratori teatrali con "Le Belle Bandiere" di Russi e rappresentazioni di spettacoli alla Ca de’ giévàl. 
Una scuola di musica, la pubblicazione di un libretto di poesie di Steno, un sito Internet.
- Un Internet cafe’ dove il collegamento a Internet con tre computers era completamente gratuito, per chiunque ne facesse richiesta. Non si pagava neanche gli scatti telefonici: nada de nada.
- Il motoraduno che ha ritirato fuori il canto della Romagna: il rombo de’ Mutòr, come fosse l’OM tibetano, quella sillaba sacra il cui suono indica Dio e conduce all’assoluto.

E poi i viaggi, i raduni … presso altre comunita’ gioiose, che i vari afficionados del Gulliver si sono autoorganizzati

A Pelago e ad Arezzo wave, sulle colline della Toscana, dove intorno ai concerti fioriscono feste notturne, performance, light - show cerimonie di piantagione di alberi

A Marradi al Rainbow Gatering dove nuove comunita’ hippies sperimentano momenti di vita in cui i bisogni e i consumi vengono compressi al minimo per dilatare i desideri e i sogni.

Al Burning Man, il festival annuale nel deserto del Nevada (USA) (si’ anche la’ c’era un gruppo di amici del Gulliver: tra l’altro hanno girato un bel film, che un giorno vi proporremo). Qui tutto il potere a Dioniso, corpi dipinti, totem, tamburi, fuochi nella notte, danze tecnotribali, come la nostra festa dell’equinozio.

Ad Alfonsine qualche Rave-party fatto in casa con tamburi in circolo, e musica tecno, piena di energie condivise……

 

L'ultima intervista

"Meno show e piu’ riti biologici primari"
L’intervista si è svolta durante la festa di chiusura estiva per la fine gestione del Bar Gulliver da parte di "Alice nelle citta’"... Rispondono alle domande quelli dell’area psichedelica di "Alice".

Caliko Jack
è l’alias di uno dei pionieri di "Alice nelle citta’- , quello che rappresenta l’anima dolcemente guerriera del gruppo.

- Caliko Jack se non sbaglio è il nome di un pirata. 
Perchè questo pseudonimo?

- La scelta di questo pseudonimo deriva dalla lettura del libro di Hakim Bey "T.A.Z.. "Caliko Jack" Rackham era un bucaniere che partecipò alla creazione di una zona libera chiamata "Libertazia": un’utopia pirata che fu tentata in vari luoghi; prima alla Tortuga, poi a Belize, poi nel Madagascar, infine sulle singole navi in continua navigazione e fuga. Caliko Jack aveva una ciurma di sole donne-pirata.

- Ma comunque era un fuorilegge, e quelli come lui facevano razzie, uccidevano, commettevano eccessi scellerati..

- Sì ma il bottino veniva diviso in parti uguali, le terre che dominavano erano tenute in comune, liberare navi di schiavi era una delle loro maggiori preoccupazioni, predicavano dottrine di liberta’ molto piu’ radicali di quelle che circolano oggi, vivevano senza alcuna legge, mai integrati nel sistema. I pirati erano totalmente innamorati della musica ed erano abituati ad ingaggiare gruppi di musicisti e cantanti per intere crociere.

-Ma erano banditi..

"Si’ "banditi sociali" nel senso che si erano messi fuori dalla societa’: avevano mollato tutto - drop-out, come direbbe Tim Leary. Ma come scrive Hakim Bey - adottarono costumi indiani, si sposarono con Caraibici, accettarono Neri e Spagnoli, come pari, rigettarono ogni nazionalita’, elessero democraticamente i loro capitani e ritornarono "allo Stato di Natura". Flagellazioni e punizioni erano proibite - i litigi venivano risolti col voto o col codice del duello.

"Allora vorresti farci credere che voi di Alice vi ispiravate al mondo della Pirateria?

Io sì- Lo spirito e’ quello dei guerrieri-pionieri. Ma nulla in comune con il rancore e la sopraffazione. Nessun bisogno di nemici da combattere.

Non militanti, ne’ tantomeno militari. Guerrieri per i quali la sfida non e’ distruggere, e’ creare: essere guerrieri oggi significa diventare un coltivatore di felicità...


Alex
e’ stato uno dei fondatori del gruppo,
il piu’ sensibile a volare a alto.

- Torniamo in terra: Alex sei stato uno dei fondatori del gruppo...allora "Alice nelle città" molla il Gulliver e se ne va.
E’ un’esperienza già conclusa?

- Non conta la durata di un’esperienza, ma l’intensita’ e l’energia che essa riesce ad esprimere. In questi cinque anni (non sono poi cosi’ pochi) abbiamo animato feste contagiose dell’energia giocata a piene mani. ‘Alice nelle città’ si sposta oltre.

- Ma dove sta il senso di quello che avete proposto in questi anni? In pochi l’hanno capito.

- Abbiamo cercato di creare nuovi rituali capaci di coinvolgere tutti. Perchè in tempi duri come questi, occorrono forti rituali in cui riconoscersi come comunità: la Chiesa cattolica questo lo sa bene, anche se i suoi rituali sono, secondo me, noiosi e pesanti: non riesco a capire come la monotonia possa essere una virtu’. Solo in certe chiese, a volte può capitare di godere di momenti rituali magici, esuberanti, che incantano, come le liturgie col canto gregoriano.

- Gia’, pero’ il Papa ha mobilitato due milioni di ragazze e ragazzi da tutto il mondo.

- Io però non sopporto quell’odore da parrocchia che si è respirato a piene mani nel raduno per il Giubuleo: capi, capetti, ordine, tutti inquadrati. Solo qua e là qualche sprazzo di stati di grazia: due giovani che si baciavano, e nella notte si sono infilati sotto un unico sacco a pelo; questa è l’immagine che ha salvato il giubileo dei giovani, e lo ha reso pieno di speranza per un futuro per nuovi modelli umani.

David partecipa come figurante agli allestimenti medievali di Palazzuolo sul Senio; inoltre e’ intrattenitore dal vivo con chitarra classica prima dell’inizio dei film al Gulliver, nonchè fondatore di un gruppo che si esibisce in musica medievale.

I riti evocano un ritorno a un mondo primitivo... Che ne pensi David ?

- I vari riti, che abbiamo messo in scena qui al Gulliver e non solo, non erano un ritorno a una perduta purezza, ne’ una fuga minoritaria dalla societa’ dello spettacolo, che ci opprime, … semmai il presagio di un gioco infinitamente piu’ grande. Il recupero di una celebrazione ancestrale, unita a una nuova energia comunicativa e creativa.
Molti di questi riti sono andati in scena, qui attorno al Gulliver, ma spaziavano su quell’orizzonte globale, dove primordiale e post-tecnologico sono entrati in simbiosi; dove si riprendono tamburi, totem e fuochi ma mescolandoli con chitarre elettriche, motori, giochi di luce, computers; dove magico, techno, trance, neopaganesimo, psichedelia, multimedia, danza, ambientalismo, sperimentazione sono finalmente la stessa cosa . Sono Vita, sono Bio.

- Mi sembra che esageri nel dare senso a tutto cio’. In fondo avete fatto quello che qualsiasi barista fa per attirare piu’ pubblico.

Qui prende la parola Daffi, uno con l’anima psichedelica, per questo amante del cinema e delle visioni in genere.

- Mi dispiace se la tua mente è così offuscata da non aver visto altro...
Per noi che abbiamo praticato tutto cio’ e’ stato molto diverso. E poi i nostri non erano spettacoli per clienti passivi. Nel vocabolario evolutivo che stiamo creando non c’è spazio per la parola "pubblico". I rituali non hanno bisogno di audience. Hanno bisogno di una tribù che partecipi e faccia rumore. Non e’ come la TV, non puoi stare seduto in poltrona ad attendere che lo spettacolo venga da te. Noi vogliamo creare nuovi rituali capaci di coinvolgere tutti. Ecco cosa farà "Alice nelle città" nei prossimi anni.
La societa’ dello spettacolo (TV, Politica…) ci esclude dall’azione diretta.

La razionalità critica ci allontana dal senso del magico: cosi’ ci ritroviamo derubati del bisogno biologico di estasi, ebbrezza, felicita’.

Per questo abbiamo bisogno di sempre meno show e sempre piu’ riti biologici primari

 

 

 

 

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