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Famiglia Marini (i Maré)
(ramo Francesco e Bruto) 

Domenico Marini
(n. 1802 - m. ?)
Sposa nel 1825
Lucia Massaroli
(n.1805 – m. ?)

Il capostipite Domenico Marini (1802- ?) nato ad Alfonsine sposò Lucia Massaroli (1805-?). 

Non sappiamo di che tipo di famiglia fosse questa dei Marini.

Erano possidenti, cioè grandi proprietari terrieri: avevano 48 poderi. (forse ereditati da parte della moglie Lucia?)

 

Lucia Massaroli
(n.1805 – m. ?)

I Massaroli erano una ricchissima famiglia di possidenti alfonsinesi di origini bagnacavallesi.

Non si sa se questa Lucia fosse una di tale famiglia 

Ebbero un figlio Francesco e abitarono nella villa di Corso Garibaldi

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La villa con la scalinata in travertino

Francesco Marini
(n. 1826 – m. 1898)

Il figlio di Domenico e Lucia, Francesco Marini, nato nel 1826 e deceduto nel 1898 ad Alfonsine, ma sepolto a Roma, sposò Maria Bartolotti, da cui ebbe un figlio Bruto Marini. 

Abitavano in una villa di Corso Garibaldi  detta 
"la Villa di Maré"
(clicca per sapere tutto sulla villa)

 

 

Ebbero un figlio Bruto

Maria Bartolotti
(n. 1826 – m. 1891)

Maria Bartolotti,
come appare dalla statua della tomba monumentale al cimitero del “Verano” di Roma

Francesco Marini e i figli Marino e Bruto si trasferirono a Roma nel 1868

Bruto Marini

Bruto Marini, figlio di Francesco, coinvolto suo malgrado nei fatti della “Settimana Rossa”

 

Nel 1868 Bruto col padre Francesco e la madre si trasferirono nella capitale.

Bruto Marini sposò a Roma Gertrude Tittoni, figlia di Mariano Tittoni e cugina del noto politico e diplomatico Tommaso Tittoni, poi senatore.

 

Il padre Francesco promosse con altri imprenditori un impresa esercente servizi di omnibus: Impresa Romana degli Omnibus (1871), e ne diventò dal 1880 primo presidente.  Ottenne l'appalto del trasporto pubblico di Roma tramite gli Omnibus. 

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Gertrude Tittoni,
 
figlia di Mariano Tittoni e
cugina del noto senatore Tommaso Tittoni

Primi omnibus in servizio pubblico a Roma 

Immediatamente dopo la stipula della convenzione tra il MARINI e il comune di Roma, un temibile concorrente si presentò all'orizzonte dell'omnibus a cavalli:  il tram a cavalli, un veicolo che si muoveva su una sede propria costituita da rotaie di tipo ferroviario, con enorme convenienza dal punto di vista della resistenza al rotolamento e quindi nell'utilizzazione della forza motrice animale.

L'impresa che lo propose e lo gestì era la Impresa Tramways di Ernő Oblieght [Ernesto Emanuele], impresario e finanziere ungherese della seconda metà dell'Ottocento.

Così dal 1877 al 1881 sorsero in esercizio a Roma anche cinque linee di tramway, sempre a cavallo, ma che si differenziavano dagli omnibus perché scorrevano su rotaie.

 

Nel 1884 il MARINI si rivolse al Banco di Roma offrendo la cessione dell'Impresa Romana Omnibus e poi fondò una nuova società la Società Romana Omnibus (SRO) con capitale di due milioni, alla quale aderirono sia il Marini che la Impresa Tramways e, immediatamente dopo, anche la Impresa dei Trasporti di San Paolo. La SRO stipulò una nuova convenzione con il comune per l'esercizio di una rete di omnibus a cavalli su 14 linee con 115 vetture.

Nel 1886 la società fu trasformata in SOCIETÀ ROMANA TRAMWAYS E OMNIBUS (SRTO) un nome e una sigla che diverranno ben presto centrali nel panorama dei trasporti pubblici romani. La SRTO fu iscritta alla Camera di Commercio di Roma il 1° gennaio 1886 e da quel momento sostituì tutte le preesistenti compagnie.

Alla direzione della nuova società sono preposti il cavalier FRANCESCO MARINI e il conte VINCENZO SENNI, quali direttore e consigliere; sede della direzione sono i locali di via Flaminia già appartenenti alla Impresa Romana Omnibus. 
La SRTO sviluppò e gestì tutta la fase di innovazione fino ai tram elettrici.

Francesco Marini morì nel 1898 a 72 anni

 

Mentre era ad Alfonsine Francesco Marini l'11 novembre morì all'improvviso.

Il sindaco di Alfonsine Giuseppe DeMaria la sera del 12 novembre alla Stazione di Alfonsine, davanti alla salma che stava partendo col treno verso il cimitero del Varano a Roma, lesse queste parole, pubblicate poi in un libretto (che si vede qui a destra, e cliccandoci sopra si può leggere)

La tomba monumentale al cimitero del “Verano” di Roma di Francesco Marini e Maria Bartolotti

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Il Comune di Roma iniziò ai primi del novecento a costituire una Municipalizzata per il trasporto: l'ATM, che collaborò con la SRTO fino al 1918, e dalla quale acquistò progressivamente le linee. Negli anni successivi la SRTO fu gradualmente assorbita dalla ATM.

I Marini e Alfonsine

Essendo quindi per tali attività assenti da Alfonsine, i Marini fecero gestire i loro poderi a Luigi Randi, detto Luigiò d’Maré proprio perché era il loro fattore. 

Bruto nel 1909 ad Alfonsine promosse con altri soci alfonsinesi, quasi tutti possidenti (Mingazzi Natale e suo figlio Stefano Mingazzi, Gagliardi Luigi fu Romano, Monti ing. Cesare, Grossi Giusppe, impiegato privato,  e mandatario speciale della signora Geltrude Tittoni, di Marino Marini e di Mario Marini questi residenti a Roma),  una Società anonima cooperativa sotto la denominazione di «Distilleria Cooperativa Romagnola» con sede in Alfonsine, "avente lo scopo della distillazione degli spiriti, la vendita, la rettificazione degli alcools, la loro lavorazione, la loro trasformazione e il commercio relativo, ed in genere qualunque operazione, atto od affare che abbia relazione od attinenza allo scopo sociale."

(cliccare qui per avere l'atto costitutivo della società)


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Malvina e Nando Troncossi con la De-Dion Buton di Bruto Marini. Lei era inserviente della famiglia Marini, mentre lui era contadino aiutante del fattore Luigiò, che ne gestiva i poderi.

Nel giugno del 1914 durante la “Settimana Rossa” i rivoluzionari entrarono nella villa e chiesero di sequestrare beni alimentari. Bruto Marini che era il figlio di Francesco (deceduto nel 1898 ad Alfonsine, ma sepolto a Roma) era appena arrivato da Roma con la famiglia con la sua auto De Dion Buton (la prima auto apparsa ad Alfonsine), accolse i ribelli senza fare opposizione a braccia conserte lasciando che prendessero ciò che volevano. Pare che rubassero l’orologio a Luigiò.  

Bruto Marini e Gertrude Tittoni ebbero due figlie

Chiara Marini
( n. ? - m. ?)

Luisetta Marini
( n. ? - m. ?)

Chiara Marini

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Nella foto qui di fianco Luisetta Marini col nonno paterno Francesco Marini

Chiara Marini veniva spesso ad Alfonsine, nella villa padronale di corso Garibaldi. 

In un'estate del 1910 stanziava ad Alfonsine un reparto di bersaglieri: la truppa alloggiava nel foro annonario, mentre gli ufficiali nel palazzo Lanconelli, che dava sul piazzale della chiesa.

 

Luisetta sposò Mario Poggi (ufficiale dell’aviazione). Ebbero un figlio di nome Vittorio da cui due nipotine: Maria Luisa e Giovanna

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(cliccare sulla foto per averla ingrandita)

La foto mostra il piazzale della chiesa di Alfonsine nel 1910. 
Si notano i bersaglieri sfilare in bicicletta.

La foto, di proprietà dei Marini, fu scattata probabilmente da Chiara Marini, la quale si era innamorata del capitano Gino Pedrazzoli, che si vede primo del gruppo di sinistra.

I due si erano anche fidanzati, ma la promessa di matrimonio fu annullata da parte della famiglia Marini, perché pare che la famiglia Pedrazzoli chiedesse informazioni sul conto in banca dei Marini... la qual cosa determinò il disappunto del padre Bruto Marini. Chiara fu costretta a rompere il fidanzamento e fu trasferita in collegio a studiare presso le suore di Fognano.

Nella foto si vede Chiara Marini, la prima da destra con la madre superiora davanti al portone del convento di Fognano

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(cliccare sulla foto per averla ingrandita)

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(cliccare sulla foto per averla ingrandita)

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Chiara Marini

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Luisetta Marini, a Roma con il marito Mario Poggi
(ufficiale dell’aviazione)
 
(a sinistra) e Francesco Baracca (al centro)

 

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Luigiò, Nando, Chiara, ?, Nando, una figlia di Nando, ? Malvina, 
In prima fila Nanda, Ugo Pedrazzoli, ?.

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Luisetta Marini Poggi

(cliccare sulla foto per averla ingrandita)

In seguito, durante la sua vita mondana a Roma, dove la famiglia abitava, ebbe modo di conoscere il conte Brinciaglia da cui ebbe tre figlie Enrica, Mariafranca e Angeletta.

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Il conte Brinciaglia con la moglie Chiara (dietro, un po' coperta) e le figlie Angeletta, Enrica e Mariafranca.

Rimasta vedova Chiara ebbe modo di incontrare casualmente la vecchia fiamma Gino Pedrazzoli, che intanto era diventato Colonnello dei Bersaglieri e che sarà poi generale di fanteria della Divisione "Taro".

Fu un ritorno di fiamma e i due si sposarono.

Ecco una lettera e una foto che scrisse a Malvina Troncossi, moglie di Nando, sua inserviente di Alfonsine e la foro del colonnello dei bersaglieri.

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"Cara Malvina, grazie per le fotografie che sempre mi mandi. va bene per il ......., ..... ringrazia Luigione, poi quando è arrivato gli scriverò e regoleremo il conto. Riconosci in questo colonnello il tenentino del 1910? Sono passati molti anni, ma, l'affetto suo per me è sempre lo stesso. Salutami tutti, Ti abbraccio. Chiara P."



 Gino Pedrazzoli, colonnello dei Bersaglieri

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Gino Pedrazzoli, diventò Generale e qui lo si vede (terzo da sinistra) a un ricevimento col Re Vittorio Emanuele III di Savoia e il principe Umberto

Dal secondo matrimonio di Chiara nacquero Ugo e Alfonsina Pedrazzoli, il cui nome fu un omaggio al paese di Alfonsine dove i due si erano conosciuti tanti anni prima.

 

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Luisetta Marini Poggi con la piccola Maria Luisa, figlia di Vittorio Poggi e nipotina di Luisetta, fotografate nel giardino della casa di campagna

(cliccare sulla foto per averla ingrandita)

 

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Enrica Brinciaglia col marito

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Alfonsina e il fratello Ugo Pedrazzoli

Gruppo famiglia Chiara Marini e Alfonsinesi vari nella Villa di Campagna ad Alfonsine marini-gruppo-troncossi.jpg (98829 byte)

(cliccare sulla foto per averla ingrandita)

 

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