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Attraverso 200 anni di storia

Da Casalbaronia a Casalborsetti

 di Luciano Lucci

(si ringrazia per le foto e alcune informazioni Agide Vandini di Filo tratte dal suo blog
L'IRÔLA DE' «FILÉS»

(cliccare sulle foto e ne avrete un ingrandimento)

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A Casalbaronia ragazze alfonsinesi negli anni '30. La seconda da sinistra si chiama Ilde Pezzi ed abita a S. Alberto (2017)

La gente di Alfonsine, Longastrino, Filo, Mezzano, Savarna e S. Alberto ha sempre avuto il proprio sbocco al mare in Casalborsetti. Ma fino a tutti gli anni ’50 questa località non veniva chiamata con questo nome. Per tutti era Casalbaronia.

 CASALBARONIA

‘Baronia’ era il nome di una Società fondata nel 1797 dal banchiere ravennate Domenico Baronio per acquistare i beni ex-ecclesiastici, già espropriati dai francesi e messi in mano alle nuove Municipalità: queste avevano dovuto pagare la tangente imposta dai Francesi al loro primo arrivo in Romagna, con le truppe di Napoleone. I creditori della Municipalità erano fra le più ricche famiglie di Ravenna e di Forlì, quali i Pasolini, i Rasponi, i Cavalli, i Bonanzi, i Pantoli, ma solo il Baronio, si dichiarò disposto ad avvalersi di quei fondi di discutibile origine per estinguere il proprio credito. Quando i vescovi e arcivescovi di queste zone si decisero a concedere la facoltà di acquistare quei beni ex ecclesiastici senza alcuna ritorsione futura, essi furono messi all'incanto tra settembre e ottobre del 1797.  Così la 'Società Baronia' acquistò tutti i beni del monastero di Porto: un affare che risultò un imbroglio per varie comunità e specie per l'Amministrazione centrale. Tra questi beni c’erano tutti i terreni che da Ravenna arrivavano al Po di Primaro, fino alle zone di S. Alberto, Mandriole, Savarna, Alfonsine. Diverse ricche famiglie aderirono alla società, moltiplicando dieci volte le loro ricchezze. Chi più di tutti approfittò delle vendite fu l'ex marchese Alessandro Guiccioli, incaricato a Ravenna dall'Amministrazione centrale della neonata Repubblica Cisalpina di ottenere denaro in qualsiasi modo, ed egli aveva inteso tale mandato più per arricchire se stesso che per rifornire le stremate finanze del Governo. Il Guiccioli cercò spesso d'impedire la vendita di beni ad altri, per profittarne lui stesso…

Fu così che il toponimo ‘Baronia’ rimase a molti di quei luoghi e di quelle terre, compreso un capanno in muratura (casël) costruito dall’Amministrazione doganale  e Casël Baronia’.

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Filesi a Casalborsetti, 1962. Siamo alla Gumbaréra d Žafagnì, a pochi passi dalla pineta. Cosa potevano desiderare di più, infatti, nella torrida estate, sei ragazzi filesi in vacanza? Una bella fetta di cocomero fresco gustata in allegra compagnia … Da sinistra: Ido Montanari (Pirini) e Luigi Minghetti (Luigì d Bigiôla) appoggiati al pagliaio, Beniamino Carlotti (Benny), in piedi, Roberto Zuffi (Rubért) seduto e Loris Veduti (Masêri) accosciato. Sullo sfondo, in piedi, all’ombra oltre il tavolo e le panche, e’ gumbrarôl, il vecchio Žafagnì.

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Alfonsinesi a Casalbaronia, 1951. 
Da sinistra: i cugini Vanni Ghiselli, William Ghiselli, Ivan Ghiselli e Francesca Emaldi (nipote di Ivan)

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Filesi a Casalbaronia, 1950 circa. Qui è ritratto un bel gruppo di villeggianti filesi. Gli adulti in piedi, da sinistra, sono: Elvira Toschi, Adelcisa Zambardi la Möra, Brigida Solimani, Elda Cassani, Carla Vandini, Vittorio Franceschini e una certa Luisa. I bimbi in piedi sono Anna Rossi e Gianni Bellabarba, figlio della Brigida. Seduti, Agide Vandini, Diana Pollini e Clodovea Venieri. (Le foto sono tratte dalla pagina internet L'IRÔLA DE' «FILÉS» a cura di Agide Vandini)

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Casalborsetti 1967: sul molo e nello sfondo il primo bagno di Casalborsetti nord. Luciano Lucci con la chitarra e  Elvio Malaguti

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CASALBORSETTI?

Fu solo nel 1917 che per acclamazione popolare fu imposto alla località il nome attuale. l’amministrazione comunale di Ravenna decise l’intitolazione e denominò «Casalborsetti» l’aggregato di case (casale) che si stava formando attorno a quel luogo fino ad allora denominato ‘Casël Baronia’. 

Nonostante ciò quasi tutti gli abitanti della bassa Romagna lo chiamarono fino agli anni ‘50 ‘Casal Baronia’, finché complice il turismo di massa il nome Casalborsetti sembrò più adatto ad albergatori, bagnini, giornalisti e pubblicitari.

E «Borsetti»…, ma chi era mai questo sconosciuto?

Il mistero ci è stato fortunatamente svelato solo negli anni ’90 quando, nel bel mezzo della pineta, fu riaperto, ben restaurato, il «casello» del signor Borsetti, calzolaio e doganiere di fine Ottocento, la cui storia si può leggere in un pannello ivi esposto:

«In questa landa deserta, l’Amministrazione doganale dello Stato, aveva costruito, nella zona a nord di Porto Corsini, un capanno in muratura chiamato “Casello Speranza governativo”, una modesta costruzione che serviva da luogo di sosta e di ristoro per le pattuglie che vigilavano il litorale. E l’ultimo custode di questo “Casello” fu Giovanni Borsetti, sottobrigadiere doganale originario di Goro (dove era nato il 16 aprile 1828), che per anni continuò il mestiere del padre che consisteva nella sorveglianza del litorale per conto della Dogana. Borsetti infatti nel suo “Casello” aveva allestito la sua bottega e, anche dopo aver raggiunto l’età della pensione, ebbe l’autorizzazione a restare per continuare la sua modesta attività di ciabattino. Il sottobrigadiere e calzolaio Borsetti morirà a Marina di Ravenna il 15 aprile 1906, quasi ottantenne e certamente non avrebbe immaginato che il suo nome di lì a pochi anni sarebbe stato adottato quale toponimo della località in sostituzione della precedente denominazione (Casal Baronia)».   

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Il Casello di Borsetti  rifatto nel 1990 e consegnato, nel corso di una solenne cerimonia, ad un Comitato di Cittadini, che si è impegnato ad assicurarne la conservazione. Al suo interno vi è custodito un raro cimelio: il martello da ciabattino che il Borsetti aveva usato durante gli anni della sua vecchiaia.

Ma la vera storia 

di Giovanni Borsetti è qui...
(tratta da una documentazione del direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza a Roma, maggiore Gerardo Severino.
(clicca qui per vedere il documento)

Dal foglio matricolare del Sottobrigadiere Giovanni Borsetti, custodito presso l'Archivio del Museo Storico della Guardia di Finanza a Roma, si apprende che nacque nel comune di Mesola (FE), con molta probabilità a Goro, che a quel tempo ne faceva parte, il 16 aprile 1826. Nonostante la storiografia locale lo indichi come "ciabattino" ancor prima dell'arruolamento nella Guardia Doganale, il Borsetti, in realtà, operò nel settore marittimo sin dalla sua giovinezza. 

Commesso presso il Consolato di Marina di Ravenna (1860)

Il 10 agosto 1860 infatti, egli fu assunto, in qualità di commesso, dal Consolato di Marina di Ravenna, elemento questo che consentì al Borsetti di conoscere alla perfezione i luoghi prossimi a Porto Corsini. 

Guardiano del porto di Pontelagoscuro (FE)
(1861-1863)

Nei primi mesi dell'anno seguente, il Borsetti  fu nominato dalla Regia Capitaneria di Porto, guardiano del porto di Pontelagoscuro (FE), incarico che tenne fino al 1° luglio 1863.

 Arruolamento nel Corpo delle Guardie Doganali  di stanza a Genova. (1863-1866)

Assunto direttamente con il grado di Sottobrigadiere del ramo mare, il Borsetti fu inizialmente assegnato alla Direzione delle Gabelle di stanza a Genova, dalla quale, il 16 aprile 1866.

Trasferito a Bologna, e quindi assegnato alla Brigata mare di Rimini 1866-1868

 Il Borsetti fu trasferito a Bologna, e quindi assegnato alla Brigata mare di Rimini. Fu proprio in questa località che il Borsetti si rese protagonista di una eroica azione di salvataggio. Nel corso della terribile alluvione che il 12 settembre 1866 sconvolse la città romagnola e gran parte del litorale adriatico, il Borsetti fu uno dei primi a portare soccorso alle popolazioni colpite. Non solo, ma riuscì persino a trarre in salvo il battello di servizio, ricevendone quale ricompensa un premio in denaro. 

Trasferimenti a Livorno (1868-1870), poi  Direzione di Bologna, Provincia di Ferrara e Provincia di Lucca (1871-1875)

Ultima destinazione, la provincia di Ravenna (1° agosto 1875-1880)

Il 1° di agosto 1875 raggiunse la Luogotenenza di Porto Corsini, (l'odierna Marina di Ravenna). Assegnato alla Brigata di mare, composta da appena tre uomini, il Borsetti, dotato di una vasta esperienza operativa, ebbe dapprima il comando di un battello doganale (una lancia di 6 metri con 4 remi e vela quadra).  
Il Borsetti si occupò in prima linea della vigilanza  anticontrabbando  nel tratto costiero compreso fra Punta Ravenna sino alla foce del Po di Primaro, eseguendo spesso anche la scorta alle barche dirette a Ravenna, oltre che il tradizionale servizio in dogana, in sussidio alla Brigata stanziale di terra che si occupava della sorveglianza al porto.

In "servizio sedentario" (1877-1878)

 Nel 1877, ormai cinquantunenne, qualche anno prima della pensione, transitò nel cosiddetto "servizio sedentario". Di conseguenza fu adibito a compiti meno duri, quali l'espletamento di pratiche negli uffici doganali di Porto Corsini, ma soprattutto della gestione di alcuni Caselli Doganali (piccole costruzioni in muratura) disseminati lungo la costa. Ed è proprio ad una di queste costruzioni, collocata a nord di Porto Corsini, che è legata la storia di Casal Borsetti.

I Caselli doganali, di cui vi è traccia in alcuni documenti conservati presso l'Archivio del Museo Storico del Corpo, molto spesso erano demaniali (quindi di proprietà dello Stato) ed avevano, quale scopo principale, quello di assicurare il ricovero ed il ristoro delle pattuglie a terra e delle squadre operanti in mare, specialmente quando le avverse condizione atmosferiche non consentivano il rientro ai comandi d'appartenenza. 

Quelli dipendenti dalla Luogotenenza di Porto Corsini erano tre, e per uno di essi - quasi certamente quello di Casal Borsetti - un documento d'archivio datato 1875 lo evidenzia come: "... mancante di acqua potabile ed in prossimità di paludi e stagni". Di questo Casello, il brigadiere Borsetti ne fu dunque custode in servizio.

In congedo pensionistico (1878-1906) visse in uno di quegli ex-caselli, ottenuto in concessione

Dopo che fu 'pensionato', poiché si sentiva particolarmente legato a quei luoghi stupendi, chiese di potersene occupare anche dopo il collocamento in congedo, avvenuto per la cronaca il 1 gennaio 1878. Dopo il congedo, il Borsetti, che secondo il foglio matricolare risultava "coniugato senza prole", ottenne in concessione (per uso abitativo) proprio l'ex Casello doganale di cui si era occupato in precedenza, ormai dismesso in seguito alla grande riforma del Corpo avvenuta nel 1881. 

Nella piccolissima costruzione, ove dal 1881 visse tra mille difficoltà , l'ex sottufficiale delle Guardie Doganali vi istallò un deschetto da calzolaio, attività questa che il ferrarese aveva probabilmente intrapreso - a livello amatoriale - prima del congedo e che offri ai tanti marinai e pescatori portocorsinesi che navigavano in quella zona. 

Il Borsetti, che i pochi abitanti successivi della zona ribattezzarono affettuosamente col nome di "Zanetto", fu dunque il primo vero abitante del luogo. 

Attorno sorsero nuove abitazione, formandosi così un "Casale" (aggregato di case) 

Dal suo insediamento, avvenuto come abbiamo visto dopo il 1881, il Casale s'ingrandì gradualmente con la costruzione di nuove abitazioni di pescatori e di altre contrade vicine, si formò un vero e proprio Casale (aggregato di case).

Il nostro brigadiere occupò il casello per moltissimi anni, probabilmente fino a qualche tempo prima della sua morte, avvenuta in Marina di Ravenna il 15 aprile 1906, esattamente un giorno prima del suo ottantesimo compleanno. 

Il ricordo dell'ex finanziere perdurò lungamente nel immaginario collettivo, tanto che undici anni dopo la dipartita del brigadiere, per acclamazione popolare fu imposto alla località il nome attuale.

Solo nel 1962 viene ufficializzato il nome "Casal Borsetti"

In verità tale nome venne definitivamente ufficializzato solo nel 1962, con apposito atto dell'amministrazione comunale, che finalmente riconosceva al Borsetti il merito di essere stato il fondatore dello stesso paese. 

L'ex Casello doganale fu distrutto nel corso della 2° guerra mondiale,  ed è stato ristrutturato nel 1990 e consegnato, nel corso di una solenne cerimonia, ad un Comitato di Cittadini, che si è impegnato ad assicurarne la conservazione. Al suo interno vi è custodito un raro cimelio: il martello da ciabattino che il Borsetti aveva usato durante gli anni della sua vecchiaia.

A conclusione di questa ricerca, basata tutta sulla relazione del Maggiore Gerardo Severino, direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza, riporto con evidenza  la riflessione finale del Maggiore Severino

"Secondo alcuni storici locali il Borsetti doveva la propria fama più alla sua abilità di ciabattino che ad altro. Riteniamo di dover bilanciare i giudizi, sostenendo che il Borsetti fu soprattutto un finanziere, un grande (e non umile) finanziere, il quale volle onorare la consegna ricevuta anche dopo il suo congedo. 

Il Casello che egli ebbe in custodia non fu mai una mera abitazione, un modestissimo negozio da calzolaio, come le cronache ci hanno abituato a ritenere, ma fu, al contrario, la "Casermetta del Borsetti", il luogo della memoria ove il brigadiere trascorse, con grande nostalgia, la sua lunga vecchiaia."

 

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Anni '20: una gita al mare

Anni '30: bellezza al bagno

 

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Anni '60: nuove bellezze al bagno

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