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Attraverso 200 anni di storia

Da Casalbaronia a Casalborsetti

 di Luciano Lucci

(si ringrazia per le foto e alcune informazioni Agide Vandini di Filo tratte dal suo blog
L'IRÔLA DE' «FILÉS»

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A Casalbaronia ragazze alfonsinesi negli anni '30

La gente di Alfonsine, Longastrino, Filo, Mezzano, Savarna e S. Alberto ha sempre avuto il proprio sbocco al mare in Casalborsetti. Ma fino a tutti gli anni ’50 questa località non veniva chiamata con questo nome. Per tutti era Casalbaronia.

 CASALBARONIA

‘Baronia’ era il nome di una Società fondata nel 1797 dal banchiere ravennate Domenico Baronio per acquistare i beni ex-ecclesiastici, già espropriati dai francesi e messi in mano alle nuove Municipalità: queste avevano dovuto pagare la tangente imposta dai Francesi al loro primo arrivo in Romagna, con le truppe di Napoleone. I creditori della Municipalità erano fra le più ricche famiglie di Ravenna e di Forlì, quali i Pasolini, i Rasponi, i Cavalli, i Bonanzi, i Pantoli, ma solo il Baronio, si dichiarò disposto ad avvalersi di quei fondi di discutibile origine per estinguere il proprio credito. Quando i vescovi e arcivescovi di queste zone si decisero a concedere la facoltà di acquistare quei beni ex ecclesiastici senza alcuna ritorsione futura, essi furono messi all'incanto tra settembre e ottobre del 1797.  Così la 'Società Baronia' acquistò tutti i beni del monastero di Porto: un affare che risultò un imbroglio per varie comunità e specie per l'Amministrazione centrale. Tra questi beni c’erano tutti i terreni che da Ravenna arrivavano al Po di Primaro, fino alle zone di S. Alberto, Mandriole, Savarna, Alfonsine. Diverse ricche famiglie aderirono alla società, moltiplicando dieci volte le loro ricchezze. Chi più di tutti approfittò delle vendite fu l'ex marchese Alessandro Guiccioli, incaricato a Ravenna dall'Amministrazione centrale della neonata Repubblica Cisalpina di ottenere denaro in qualsiasi modo, ed egli aveva inteso tale mandato più per arricchire se stesso che per rifornire le stremate finanze del Governo. Il Guiccioli cercò spesso d'impedire la vendita di beni ad altri, per profittarne lui stesso…

Fu così che il toponimo ‘Baronia’ rimase a molti di quei luoghi e di quelle terre, compreso un capanno in muratura (casël) costruito dall’Amministrazione doganale  e Casël Baronia’.

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Alfonsinesi a Casalbaronia, 1951. 
Da sinistra: i cugini Vanni Ghiselli, William Ghiselli, Ivan Ghiselli e Francesca Emaldi (nipote di Ivan)

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Filesi a Casalbaronia, 1950 circa. Qui è ritratto un bel gruppo di villeggianti filesi. Gli adulti in piedi, da sinistra, sono: Elvira Toschi, Adelcisa Zambardi la Möra, Brigida Solimani, Elda Cassani, Carla Vandini, Vittorio Franceschini e una certa Luisa. I bimbi in piedi sono Anna Rossi e Gianni Bellabarba, figlio della Brigida. Seduti, Agide Vandini, Diana Pollini e Clodovea Venieri. (Le foto sono tratte dalla pagina internet L'IRÔLA DE' «FILÉS» a cura di Agide Vandini)

 

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Casalborsetti 1967: sul molo e nello sfondo il primo bagno di Casalborsetti nord. Luciano Lucci con la chitarra e Elvio Malaguti.

CASALBORSETTI?

Fu solo nel 1917 che l’amministrazione comunale di Ravenna decise l’intitolazione e denominò «Casalborsetti» l’aggregato di case (casale) che si stava formando attorno a quel luogo fino ad allora denominato ‘Casël Baronia’. Nonostante ciò quasi tutti gli abitanti della bassa Romagna lo chiamarono fino agli anni ‘50 ‘Casal Baronia’, finché complice il turismo di massa il nome Casalborsetti sembrò più adatto ad albergatori, bagnini, giornalisti e pubblicitari.

E «Borsetti»…, ma chi era mai questo sconosciuto?

Il mistero ci è stato fortunatamente svelato solo negli anni ’90 quando, nel bel mezzo della pineta, fu riaperto, ben restaurato, il «casello» del signor Borsetti, calzolaio e doganiere di fine Ottocento, la cui storia si può leggere in un pannello ivi esposto:

«In questa landa deserta, l’Amministrazione doganale dello Stato, aveva costruito, nella zona a nord di Porto Corsini, un capanno in muratura chiamato “Casello Speranza governativo”, una modesta costruzione che serviva da luogo di sosta e di ristoro per le pattuglie che vigilavano il litorale. E l’ultimo custode di questo “Casello” fu Giovanni Borsetti, sottobrigadiere doganale originario di Goro (dove era nato il 16 aprile 1828), che per anni continuò il mestiere del padre che consisteva nella sorveglianza del litorale per conto della Dogana. Borsetti infatti nel suo “Casello” aveva allestito la sua bottega e, anche dopo aver raggiunto l’età della pensione, ebbe l’autorizzazione a restare per continuare la sua modesta attività di ciabattino. Il sottobrigadiere e calzolaio Borsetti morirà a Marina di Ravenna il 15 aprile 1906, quasi ottantenne e certamente non avrebbe immaginato che il suo nome di lì a pochi anni sarebbe stato adottato quale toponimo della località in sostituzione della precedente denominazione (Casal Baronia)». 

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Filesi a Casalborsetti, 1962. Siamo alla Gumbaréra d Žafagnì, a pochi passi dalla pineta. Cosa potevano desiderare di più, infatti, nella torrida estate, sei ragazzi filesi in vacanza? Una bella fetta di cocomero fresco gustata in allegra compagnia … Da sinistra: Ido Montanari (Pirini) e Luigi Minghetti (Luigì d Bigiôla) appoggiati al pagliaio, Beniamino Carlotti (Benny), in piedi, Roberto Zuffi (Rubért) seduto e Loris Veduti (Masêri) accosciato. Sullo sfondo, in piedi, all’ombra oltre il tavolo e le panche, e’ gumbrarôl, il vecchio Žafagnì.

 

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Il Casello di Borsetti ristrutturato (anzi rifatto) negli anni '90

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Anni '20: una gita al mare

Anni '30: bellezza al bagno

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