Alfonsine

La storia della "Festa dell'Uva" 

La Festa dell'Uva  dal 2000 a oggi La "Festa Gròsa"  antica festa alfonsinese La Festa dell'Uva nel periodo fascista '30-38 (seconda parte) Archivio delle foto della Festa dell'Uva

Eventi civili, politici e sociali, feste e sagre paesane, matrimoni, processioni, funerali, nevicate, alluvioni, 
cronaca nera...

 

La Festa dell'Uva  ad Alfonsine
dal 1930 al 1938

Le “Feste dell’Uva” di epoca fascista furono progettate al centro del sistema, dal governo fascista nel 1930 su un’iniziativa dell'allora sottosegretario al ministero dell’Agricoltura e delle Foreste Arturo Marescalchi, con l’approvazione di Mussolini, e poi diffuse capillarmente in periferia.  

"Voluta da S.E. il Capo del Governo", così recita la  'Circolare prefettizia del 21 agosto 1930, n. 962 f gab. in ASCBc (Archivio storico comunale di Bagnacavallo), carteggio amministrativo 1930, cat. XI, ci. 1, fasc. 2, ins. "Giornata dell'uva 28 settembre 1930", la manifestazione veniva elevata dal regime a Festa nazionale con le 'evidenti finalità di diffondere il consumo dell'uva, di cui sono note le benefiche qualità nutritive e dietetiche e di dare incremento ad un importante ramo della produzione agraria'. 

Le motivazioni reali che portarono ad organizzare una celebrazione dell'uva sull'intero territorio nazionale, furono di ordine economico e strettamente politico.

Per il primo, si trattava di promuovere la vendita e il consumo sia di vino e che di uva da tavola, esaltandone l’efficacia nutritiva e terapeutica; tutto ciò per fronteggiare la grave crisi in cui versava  il settore vitivinicolo a causa della sovrapproduzione e conseguente svalutazione del prodotto. 
La politica economica del fascismo tentò di risolvere la questione chiudendo il mercato italiano a quello straniero, incrementando l'esportazione e il commercio con agevolazioni fiscali e organizzando una o più giornate che, tramite la celebrazione del frutto della vite, prevedessero un ampio consumo e smercio dello stesso. Dato che il consumo si estendeva anche ai derivati dell'uva come marmellate, succo e soprattutto vino, in aperto contrasto con la politica antialcolica del regime, la propaganda venne organizzata in modo tale da sostenere che il vino in dosi moderate era un valido alimento e un aiuto al miglioramento della razza, e che l'uva aveva importanti proprietà terapeutiche. Vennero così riprese le feste legate al tempo della vendemmia, radicate quasi ovunque nel territorio italiano da antica data.

L’obiettivo politico, presente sin dall’inizio, era quello di usare questa festa come veicolo di propaganda politica: l’idea di recupero e di valorizzazione delle tradizioni folkloristiche locali serviva al fascismo per divulgare la sua immagine di un partito di cultura ruralista e paesana.  

Il recupero poi di tradizioni che andavano scomparendo causa il processo di industrializzazione e urbanizzazione del primo Novecento, serviva al fascismo per divulgare la propria immagine di partito di cultura paesana mirato a formare un largo consenso tra i ceti contadini. Qualunque occupazione doveva essere accompagnata da tradizioni ad essa correlate e a tal fine si istituirono le Giornate del pane, del frutto, del gelso e dell'albero. E' su questa ripresa delle tradizioni paesane che si manifesta la motivazione dì ordine politico che portò lo stesso Mussolini a volere una celebrazione dell'uva, che su sua esplicita indicazione passò dalla denominazione di Giornata a quella di Festa: elevandola al grado di nazionale diventava un momento di coesione sociale, altamente patriottico, mirato all'acquisizione di largo consenso sulle masse meno politicizzate.

'La giornata dell'uva che si celebrerà in tutta Italia per propagandare fra tutte le classi il consumo dell'uva come frutta fresca non è quindi una festa bacchica e un'orgia, ma la vera celebrazione della semplice, modesta, gustosa uva in grappolo con tutti i suoi svariati pregi nutritivi, terapeutici, economici'.  Diffondendone l'organizzazione a livello regionale e locale, il fascismo tendeva a fare della Festa dell'uva uno spiccato momento di regionalismo intrecciandosi con la domanda di svago che proveniva soprattutto dalla provincia.
Durante tutto il corso degli anni ’30 ottennero un enorme successo popolare, specialmente nelle zone di tradizione vitivinicola. 

 

La Festa dell’Uva in epoca fascista

(21 foto)

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