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Alfonsine

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Il primo Oratorio di Alfonsine

dedicato a Santa Maria delle Grazie

(ad Alfonsine, vecchio centro)

 di Luciano Lucci 

  (un click o un tocco sulle mappe per avere un ingrandimento)

 Cosa resta del più antico oratorio di Alfonsine? 

Solo quello che vedete qui a fianco...

 

 

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Ma facciamo un passo indietro  foto di Luciano Lucci del 2015 foto di Luciano Lucci del 2020

In questo disegno, realizzato progressivamente dal 1552 e al 1680, si vede la "Chiesa di Alfonsine"

Alfonso I° Calcagnini investì, nel 1488, 10.000 scudi per avviare la bonifica delle valli che si trovavano dove ora sorge il comune di Alfonsine.

Per queste opere si avvalse di lavoratori di Fusignano, ma anche del Ferrarese e del Ravennate.
In un punto presso il fiume Senio in cui si trovava un passo barca (la Predosa): lì si creò un villaggetto, con un piccolo oratorio-chiesetta di una sola navata, senza campanile.

Alfonso e suo fratello Borso fecero costruire abitazioni e capanni riempendo di abitanti quei luoghi vuoti. 

Nel 1520, dopo il determinante “Breve di Leone X”, assegnarono la giurisdizione ecclesiastica al loro parente di chiesa più famoso Celio Calcagnini, loro cugino, che era stato nominato arciprete di Fusignano e Rettore delle Alfonsine da Ippolito III d’Este, arcivescovo di Ferrara e cardinale italiano, figlio di Ercole I d'Este, Duca di Modena e Ferrara. In questo modo i Calcagnini e gli Este sottraevano alla chiesa ravennate e ai signori di Ravenna i diritti su quei territori.

La mappa sopra è dell'anno 1480.

 

La mappa sotto è dell'anno 1552

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La più grande scoperta archeologica di Alfonsine

Naturalmente Celio Calcagnini, arciprete di Fusignano e Rettore di Alfonsine, che aveva ben altri compiti più importanti e impegnativi, mai si sognò di recarsi in queste terre. 

A lui interessavano solo le prebende e i guadagni che gli spettavano di diritto. E per amministrare tali entrate aveva incaricato un suo uomo di fiducia. 
Chi era costui?

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Celio C. al Vescovo di Imola Scribonio

Avrei sempre gradito  padre, ovunque arrivi l'occasione, di ricevere i tuoi scritti, sebbene si tratti di questioni pecuniarie, del cui studio ora ti occupi, e avrei preferito rinunciare tranquillamente alla tua benevolenza e generosità, specialmente di fronte a  quelli, che spesso affermavano di esserti debitori. Dal momento che le cose stanno così, è più agevole per loro accusare di negligenza 

o di ingratitudine, che sanare: farò in modo che tu abbia la mia attenzione, con nessun altro impegno. Sappi che il ricordo dei tuoi favori verso di me mi accompagnerà nel vivere e nell'agire.
Certamente, avendo ricevuto immediatamente le tue lettere, parlai con
Alfonso Paulutio quanto più accuratamente potei, e presi in considerazione il tuo problema molto seriamente. Pregai anche qualcuno, Speriamo veder maturare la vita e che  possa durare. Certamente qualsiasi sia la soluzione a cui lui arriverà, faremo sì che ti sia reso noto perfino in anticipo. A tua volta, ti sarò grato, occupati di quelle meravigliose cose inerenti al giudizio e alla riflessione sulla musica ecclesiastica, come quando alla fine prolungavi le discussioni notturne e di cui mi hai dato talvolta un eccellente esempio. Nel resto del comunicato  non ti faremo mancare a lungo i nostri auspici. Si proceda quanto più velocemente possibile, davvero per noi un ottimo lavoro che veramente ti renderà famoso per l'eternità.

 

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Un click sulle foto per averne un ingrandimento

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Nella giornata del 21 aprile 2015 credo di aver fatto la più grande scoperta archeologica di Alfonsine.  A chi va il merito? Alla mia nipotina Anita (all'epoca anni 2), che accompagnai in una passeggiata nel campetto dell'oratorio della chiesa Sacro Cuore e che raccolse alcune margherite: le depositò sul basamento della croce. E lì notai, per caso, una scritta scolpita nel marmo: 'Alphonso Paulutio tutore'.

Una rapida ricerca su internet ed ecco la sorpresa:

 In 'Opera aliquot' ('Opere varie') di Celio Calcagnini pubblicata postuma nel 1544 viene citato propèrio Alphonso Paulutio, in una lettera del Calcagnini del 1526 al vescovo di Imola Domenico Scribonio dei Cerboni

Quindi l'uomo di fiducia di Celio Calcagnini era questo Alphonso Paulutio, che agiva come amministratore, fattore, che all'epoca veniva definito 'tutore', oggi diremmo 'commercialista'.

Alphonso Paulutio ristrutturò e migliorò il primo Oratorio

Fu così che probabilmente tale Alphonso Paulutio ristrutturò e migliorò il primo Oratorio, e siccome cominciavano anche a nascere bambini, installò un battisterio. Volendo che fosse chiaro a tutti che lui era l'amministratore di quella parrocchia di Alfonsine per conto di Celio Calcagnini, fece scrivere sul basamento ottogonale del battisterio in marmo di Istria: 'Alphonso Paulutio tutore'. (vedasi foto a lato)

Poi nel 1540 quella chiesa fu ingrandita dai nipoti di Alfonso 1° Calcagnini, i conti Alfonso II e Teofilo II, figli di Tommaso I° Calcagnini e Costanza Rangoni. 

Il battisterio rimase ancora in uso forse fino alla fine dell'800 quando la chiesa verrà progressivamente rifatta due volte nel 1744 a tre navate e poi di nuovo abbattuta e rigirata verso la piazza nel 1868. Distrutto e rifatto...?
 O lo fu con le distruzioni della 'Settimana Rossa'? 

Sta di fatto che nelle foto anni ’30 il battistero non ha più quel basamento ottogonale originario.

Il basamento ottagonale della colonna che reggeva il primo battisterio, che pur aveva subito una frattura, era stato poi sostituito e dimenticato in qualche magazzino della nuova chiesa.

E poi ci fu la guerra e di nuovo l'abbattimento totale della Chiesa S. Maria

Il bello della storia comincia adesso

perché le terre alfonsine sono il luogo delle amnesie e dei ricordi ritrovati, delle distruzioni e ricostruzioni, di un passato che tende a scomparire per poi riemergere comunque da qualche parte

Il basamento di quel primo battisterio probabilmente fu conservato da qualche parte finché la chiesa fu letteralmente rasa la suolo nel febbraio 1945.

COME SI SALVò?

 Il basamento del '500 recuperato dalle macerie era finito nel cortile della casa Bosi ('Sbaragnì')

Secondo la testimonianza di Iris Matulli, che ha gestito l'albergo "Al Gallo" dal 1968 al 2016, quel basamento in marmo fu raccattato dalle macerie della chiesa nell'immediato dopoguerra quando la famiglia Bosi (a detta della Cenza Bosi) per ricostruire la loro casa abbattuta utilizzarono anche i resti della chiesa. La famiglia Bosi aveva riutilizzato quel resto uscito fuori dalle macerie della chiesa come vasiera.

Un giorno Don Genesio, il nuovo parroco della Chiesa Sacro Cuore sorta sulle macerie della precedente,  vedendo nel cortile quel reperto chiese all'Iris Matulli, che intanto era diventata proprietaria della casetta Bosi, di poterlo riutilizzare come sostegno di una vecchia croce di ferro, da sempre infilata in un supporto adattato più volte, ma che ormai non funzionava più. (è ancora lì come si vede dalla foto sotto)

croce-base-1956.jpg (159685 byte) Così il basamento battisterio, poi vasiera, diventò, con una gettata di cemento nel buco, piedistallo per la vecchia croce.

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Ma per chiudere il cerchio c'è ancora molto da fare

   Nonostante in qualche modo mi sia dato da fare per salvare quest'ultimo reperto (un articolo sul Resto del Carlino, una mail alla Sovrintendenza alle Belle arti di Ravenna, un invito al nuovo parroco Don Luigi Gatti a fare qualcosa e magari valorizzarlo), dopo più di 5 anni nulla è successo. Il basamento è sempre lì, e si è ulteriormente deteriorato, come si vede dalla foto.

Ora ricomincerò una nuova battaglia... fosse l'ultima della mia vita, voglio riuscirci

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