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L'oratorio di San Vincenzo

(foto di Alberto Vistoli)

a cura di Luciano Lucci: 
tratto interamente dal libro di G. Zanzi "Saluti dalle Alfonsine" (2019) e dal libro "Personaggi Alfonsinesi" (2017) 
di L. Andraghetti e S. Mingazzi. Le foto sono di Alberto Vistoli

(cliccare sulle foto per averle ingrandite)

Oratorio di S. Vincenzo, posto lungo la via Reale, 'fabbricato circa il 1750 da Francesco dè Conti Cervi Samaritani, famiglia venuta da Cremona nel 1509. Dicesi, che non volendo il Rettore Guerrini concedere si erigesse questa chiesa, perché essendo vicina alla parrocchia le avrebbe scemato il concorso, il Samaritani la murò in una notte avendogli la Marchesa Calcagnini somministrati tutti i coloni di lei". (da "Memorie storiche delle Alfonsine" di G. Rambelli,pag. 54). 

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La chiesa è dedicata a S. Vincenzo Ferreri (1350 - 1419), un santo spagnolo, grande predicatore, frate domenicano. È generalmente raffigurato con il saio domenicano con in mano un libro oppure un giglio o una croce. Santo di lontane terre ma nella nostra zona si ritrovano diverse formelle affisse sopra le porte delle case, segno che la devozione era presente anche in Romagna. 

La sua festa si celebra il 5 aprile ed è invocato contro epilessie e terremoti. 

 Oratorio e Villa vennero tenuti dai Conti Samaritani fin oltre la metà del XIX secolo. 

La proprietà passò poi alla famiglia Mingazzi che la tenne fino al 1965. L'Istituto dei Ciechi di Bologna la ottenne per eredità, finché Egisto Minguzzi non acquistò i terreni e l'imponente villa, detta anche "Palazzo Samaritani", ormai in cattive condizioni.

L'Oratorio faceva parte di quel complesso residenziale che comprendeva altri diversi edifici di servizio.

L'interno dell'Oratorio si presenta con una luminosità che incanta, tutto abbellito con ornamenti religiosi e quadri di ottima visione. 

Innanzitutto vanno ricordate le quattro lapidi marmoree dedicate una (foto a destra) ad Antonio Samaritani morto il 4 ottobre 1856, una a Marianna Gagliardi Mingazzi, morta ventiduenne datata 1882, "che il velo della morte ohi così presto rapina", l'altra a Mingazzi Fedele e Ferri Annunziata che "quattro mesi uno dopo l'altro - giugno - ottobre 1885 - in questo sepolcro discesero e gli spiriti loro più ancora che nella vita terrena si ricongiunsero a Dio". 

L'ultima è dedicata ad Egisto Minguzzi. (foto a destra)

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Il palazzo di Stefano Mingazzi. Ora non esiste più in quanto fu comprata dai Minguzzi ormai in cattive condizioni, e rasa al suolo. 
In basso a destra nella foto si vede Stefano Mingazzi con sua moglie Amalia Isani

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 Lapide marmoree dedicate ad Antonio Samaritani morto il 4 ottobre 1856

Lapide in memoria di Egisto Minguzzi, proprietario e autore della restaurazione dell'oratorio di San Vincenzo, morto in quell'anno  in un incidente stradale

Al posto del Palazzo Mingazzi, del Saponificio e dei terreni, sorse dagli anni '60 il complesso "Minguzzi" con casa e Magazzeno per la lavorazione della frutta. 
Di tutti i  vecchi edifici ne resta solo uno di due piani e l'Oratorio riaperto al culto il 9 febbraio 1982 "per merito di Egisto Minguzzi". 

Ma la "Festa d' Sânta Pulògna", continuò a esistere qui, ogni 9 di febbraio

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La "Festa d' Sânta Pulògna" si festeggiava ad Alfonsine forse già nell'800 nei pressi dell'Oratorio del Passetto, dedicato a S. Apollonia. 

Ma già dai primi del '900 (data da verificare), tale festa venne celebrata presso l'Oratorio, di S. Vincenzo, nel cortile a fianco, dove c'era una fabbrica di saponi. Tale festa continuò negli anni senza interruzione (salvo il periodo della guerra) e divenne sempre più importante e frequentata, fatta di bevute e mangiate memorabili, con giostre e anche l'autopista. Anche nel dopoguerra fu celebrata ogni anno senza interruzioni fino al primo decennio del 2000. Poi si esaurì la spinta di chi la doveva gestire e il tutto passò alla Proloco, che non riuscì più a rianimarla.

 Le festività in onore di S. Apollonia si fecero qui dai primi anni del '900 per il fatto che la Chiesetta, all'interno, presentava un quadro nel quale, oltre a S. Agata e Santa Lucia, era rappresentata pure S. Apollonia. 

Forse era il quadro, in origine presente nell'altro oratorio di Passetto, acquistato dalla famiglia Mingazzi e trasferito nel loro Oratorio di S. Vincenzo.

S. Apollonia martire (morta nel 249 d.C.) la cui vita presenta molte versioni: quella più corrente è che venne torturata per la sua fede e le vennero tolti i denti. 
Per non abiurare si gettò volontariamente nel fuoco. Ecco perché è invocata contro il mal di denti ed ecco perché è così popolare soprattutto nel passato quando i problemi odontoiatrici venivano eliminati attraverso l'estrazione. Dono prezioso quello dei denti che spesso si perdevano anche in giovane età. 

 

Un quadro importante attribuibile alla scuola del famoso pittore ravennate del '500: Luca Longhi
 

     Il quadro è stato restaurato nel 1969 da Alfredo di Romagna (pseudonimo di Alfredo Scarpini, pittore nato a Rimini nel 1913 e morto a Ravenna nel 1979).

  Il restauro è solo conservativo (sembra che il deterioramento sia dovuto al fatto che durante il fronte, il quadro sia stato sotterrato). 

Sul retro una scheda tecnica e una descrizione:

 "Il quadro rappresenta: la Madonna col Bambino e i Santi: 
S. Maurizio(?), S. Lucia, S. Agata, S. Apollonia, S. Antonio di Padova
".

La prof. Raffaella Zama, a proposito dell'attribuzione scrive: 

"Quanto al dipinto molto danneggiato con le Sante, fra cui certamente Lucia e con in alto l'apparizione di Maria ad un Santo Vescovo e S. Antonio di Padova, confermo che si tratta di un'opera tipica della bottega dei Longhi, che non è una copia del dipinto di S. Agata a Ravenna, ma che con esso trova analogie stilistiche e compositive"

 

 

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 Il tema del quadro sembra quindi trovare ispirazione da un altro quadro (qui a destra) del 1546 alla destra della navata centrale della Basilica ravennate di Sant'Agata Maggiore: entro un baldacchino elegante datato e firmato dal ravennate Luca Longhi si vede la figura di S. Agata fra le sante Caterina d'Alessandria e S. Cecilia. 

Un piccolo mistero

Sappiamo che nella tenuta dei Frati di Porto al Passetto fu costruito a metà del '600 un casino per il Governo del territorio ed un Oratorio dedicato alle Sante Agata, Apollonia e Lucia, detto da allora 'Oratorio del Passetto').
      'Oratorio del Passetto' era ricordato in passato come l''Oratorio di S. Apollonia' 
(A.Pasi "Note sul Culto locale" in "10 aprile 1714 - 10 aprile 2014 - Storia del Culto della Madonna del Bosco")

Ma perché allora la festa si celebrava in via Reale, forse già alla fine dell'Ottocento?

La Pala raffigurante le tre Sante a cui è dedicato l'Oratorio del Passetto, stranamente si trova nell'Oratorio della Reale. 
L'oratorio di Sant'Apollonia del Passetto ebbe un crollo del tetto e poi fu demolito negli anni '60 del Novecento

Ancora non si sa cosa si trovasse in quella chiesuola. 
è
noto che il Parroco di Madonna del Bosco, dopo la distruzione del Santuario nel 1944 andava a celebrare messa in quell'Oratorio. Ma quali immagini vi fossero rimaste non si sa, né vi è per ora alcuna foto di quell'edificio. 

Il quadro della Basilica ravennate di Sant'Agata Maggiore firmato dal Longhi

Ornamenti vari presenti nell'Oratorio di San Vincenzo

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L'altare d'un celeste oro delicatissimo con un raffinato tabernacolo e sopra il quadro di S.Vincenzo Ferreri 
(originale, mentre gli altri arredi sembrano posteriori e messi appositamente dopo il restauro ad ornamento) raffigurato con in una mano un libro e con l'altra mano e indice alzati, quasi ad ammonire, vestito con l'abito domenicano e il capo avvolto in una nube epifanica.

Foto sopra: Un pannello decorativo raffigurante l'Agnello Mistico circondato da angeli di stile floreale in voga agli inizi del '900.

Foto a fianco: un quadro raffigurante S. Antonio da Padova che sorregge il Bambin Gesù con in mano un giglio.

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Via Crucis

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