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Rock feuilleton GENERAZIONI RIBELLI ALFONSINESI

SEDUZIONE &LUCCICANZA
I GIOVANI ALFONSINESI ALLA FINE DEGLI ANNI ‘50

A wab bab a-lula-balam-bam-bum

di Luciano Lucci

Correvano i fantastici (si fa per dire) anni '50. Dalle ceneri della ricostruzione post-bellica, tra le baracche in legno lasciate dai soldati canadesi si alzavano le antenne, nuove messaggere di un mondo di benessere e libertà. Era l’America prossima e ventura del rock'n'roll di Elvis Presley e Little Richard

Noi, ancora in piena recessione economica, la vivevamo come mito, come sballo. Così, quando al cinema Corso di Alfonsine fu proiettato il film con Elvis Presley « Il delinquente del rock'n'roll », i giovani ribelli degli anni '50 erano là pronti a sobbalzare sulle seggiole e a scatenarsi in un rock'n'roll collettivo al ritmo di «Jailhouse rock». 

Tén!... Tén!... Douf... Douf... Uan ciù far a ghem a squer...

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Alcuni dei “Selvaggi” di Alfonsine:

da sinistra Athos Savioli (Bisù), Ruiba, Luciano Baroncini (Ciano d’Bagigia), Gianni Taroni (Gianni d’Guelfo), Roberto Rossi (Puntò), Silverio (e’ dutor), Giancarlo Ricci (Giucà)

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Fred Buscaglione li aveva iniziati ai liquori pesanti ed era stato un tipo poco raccomandabile, che parlava sgrammaticato e portava i baffi: era il poeta che sapeva coniugare Hollywood con la borgata di campagna. Aveva più o meno lo stesso pubblico del rock and roll, anche se apparteneva a una generazione precedente e si serviva di schemi musicali diversi. Eppure era un personaggio eccezionale che serviva a spiegare un’Italia in cui i comunisti davano addosso al patto atlantico, dicevano “viva Mosca” e andavano a vedere i film di guerra di John Wayne e confessavano in segreto “… la Russia è così noiosa…” 

"Quando nelle prime ore del 3 di febbraio dell'anno 1960  il cantante morì in un incidente con la sua roll-royce rosa noi, ragazzi ribelli di Alfonsine, entrammo in lutto, come fecero altre decine di migliaia in tutta Italia. Moltissimi la mattina dopo non timbrammo il cartellino in fabbrica, o non andammo a scuola, e masticando il nostro bubble-gum, con gli occhi lucidi sfilammo simbolicamente al suo funerale, accompagnando quelli che ci andarono fisicamente: erano in 20.000!!!"

'Ma eravamo noi i ribelli marziani del rock'n'roll e dei blue jeans con cinquanta centimetri di orlo. Noi, che le auto spyder le vedevamo solo nei film di James Dean e provavamo ad abbordare le ragazze coi nostri «Demm 48» rifiniti con il fil di ferro. Ci mettemmo a fumare Camel e Lucky Strike, a bere cognac e a tentare qualche rischioso abbordaggio a ragazzine sole, che se ne andavano in bicicletta nei pomeriggi polverosi, lungo stradine assolate di campagna.'

 

'L’America ci aveva occupati, liberati, invasi tutto in una volta, con la guerra e il dopoguerra e adesso si preparava a trasformarci in una sua immagine. Era il fascino della seduzione e noi  giovani di allora si lasciavamo piacevolmente sedurre. Nei pomeriggi domenicali il whiskey di Dean Krupa era sostituito dal Millefiori Cucchi e non c’erano “bulli e pupe” se non disegnati sui giubbotti di pelle nera. Ma un’estate, nei campeggi del Villaggio del Sole a Porto Corsini, arrivarono le ragazze francesi e qualcuno cominciò a mettere in pratica quello che aveva visto al cinema.

Non c'erano « les draguers» o i «peccatori in blue jeans» dei film vietati, ma spesso un po' di angoscia e repressione quando poi da soli ascoltavamo i Platters.'

Smoke get in your eyes... plomp... plomp... plomp.

 

Quei giovani erano in qualche modo contro/fuori dal sistema, almeno da quello della DC che aveva stravinto fin dal ’48… ma erano dentro quello della coca-cola. 

“A wab bab a-lula-balam-bam-bum! Ciuri-frure-ou-ruri”

 

Ai ribelli alfonsinesi marziani del rock’n’roll e dei blue-jeans con cinquanta centimetri di orlo i soldi disperatamente mancavano e le auto spyder le vedevano solo nei film di James Dean: il consumismo andava a singhiozzo, i dischi passavano di mano in mano come preziosi testimoni e le prime fonovaligie LESA venivano trasportate da una casa all’altra come i ciclostili nel ’68. 

'uee bi bop a lula / sis ma bebi...'

 

Il lavoro era il nemico giurato di quella generazione ribelle nata fuori dal fascismo. I genitori impazzivano per quei figli che al mattino, regolarmente non sentivano la sveglia suonare e se ne stavano attaccati alle lenzuola col mozzicone di sigaretta in bocca, come faceva Humphrey Bogart al cinema.

“Ciao Joe… tutto bene a Giorgio Washington? Ah-Ha-Ho-Ahh… ridotutto!” accanto al mito del rock’n’roll era esplosa in Italia la galassia Buscaglione. “Non sapete chi sono... non sapete chi sono…: sono Fred dal whiskey facile…”

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Intanto la radio,  la stampa e anche la TV innescarono una campagna contro tutti i giovani che portavano i blue-jeans: “sono tutti teppisti criminali”

Cosí si legge su un «Luneri di smembar» di quell'epoca:

«I i ciama i teddy boi / che dcardend ad fé i'eroi / sono fonte di dolori / per i loro genitori. Ma sti burdel chi è cui 'amena (chi li veste, ndr) / i bestemia, i foma, i mena... /

Lo scontro da qui arrivò dritto dritto dentro le famiglie, tra figli e genitori.

“Blue-jeans.. blue-jeans è un rock and roll / Ci volete proibire e volete punirci perché portiamo i jeans...

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Metropoli e pollai

 

 





Qui sotto
un gruppo dei “Selvaggi” davanti al bar Edera. 
Da sinistra:
Athos Savioli, Giucà, Gianni d’Guelfo, Angiolino e mazlèr, Ruiba, e’ Sciop, Zezar, Piero, Lino Ruiba.

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Così anche ad Alfonsine nacque il mito dei teddy boys e un gruppo dei giovani ribelli senza causa si autonominò “I selvaggi”,  ispirandosi al film di Marlon Brando. Si muovevano dentro le nebbie della bassa Romagna da Mezzano, a Villanova fino a Comacchio, ma era il bar Edera di Marullo ad Alfonsine il loro quartier generale. 

Ogni tanto si sentiva parlare di qualche balera sfasciata, di risse furibonde, ma probabilmente erano tutte esagerazioni, alimentate per dare contro comunque ai giovani ribelli. 
Fu così che anche i «selvaggi» di Alfonsine passarono alla leggenda: Ciano d’Bagigia, Giòm, Silverio, Giucà, Puntò, Bisù, e Panzò, Zezar, Rossi, Ruiba, e partigian, Cecco, Gianni d'Guelfo e così via.              

 ALTRI PIÙ INTELLETTUALI  
si lanciavano in corse notturne lungo la SS 16, fino a Camerlona, con potentissime vespe GS e supergalattiche lambrette Innocenti, ben lontani dalla Citroën sport con cui Françoise Sagan correva sulla costa azzurra spingendo l’acceleratore a piedi nudi.

Prima del rock'n'roll, la generazione ribelle degli anni '50 non aveva identità.

 ‘Tutto intorno a noi era mummificato, tutto era in funzione degli adulti. Eravamo asfissiati dalla normalità, dal conformismo. I modelli che ci veniva­no proposti erano tutti personaggi adulti, apprezzati dagli adulti: Coppi, Bartali, Boniperti, Nilla Pizzi, Tajoli, Villa, Beniamino Gigli.  

Rock around the clock tonight... ta-ta-ta-tara­taratata.

 

Solo l'esordio in serie A del sedicenne Rivera fu un fatto che ebbe sui giovani una non trascurabile influenza, diciamo pure "culturale". Rivera fu vissuto da molti giovani di allora come un fatto fuori dalla regola, come possibilità di trovare finalmente una propria identità, una propria cultura in quanto giovani. In seguito anche per Meroni, l'estroso giocatore del Torino morto in un incidente stradale quando era appena diventato famoso, avvenne lo stesso fenomeno.

... casetta miaaaa...

'Ma anche i balli che ci venivano proposti ai festival dell’Unità, e in tutte le balere, non erano i nostri: walzer, polke, mazurke erano per i vecchi... Noi ce ne stavamo in disparte, ci dichiaravamo estranei, e pian piano cominciammo ad odiare Claudio Villa e il liscio.'

Qualcuno frequentava pure le scuole superiori a Ravenna e ritrovava la sua quasi cultura nei testi delle canzoni dei cantautori francesi, o di Juliette Greco, cercando di mettere un muro contro il tentativo di integrazione che minaccioso avanzava. Nasceva l’esistenzialismo alfonsinese che marciava con occhiali neri, e fumava “Tre Stelle” e “Turmak” e i suoi epigoni avevano un mito: Parigi, Brigitte Bardotte e il film “Peccatori in blue jeans”, trasferendo nei pollai di famiglia la loro metropoli immaginaria. 

I cinema Aurora e Corso divennero luoghi di rito collettivo, dove una calda intimità univa tutti, e faceva viaggiare dentro sogni di luce: i selvaggi e gli esistenzialisti, i più giovani apprendisti-operai della Marini e i futuri studenti sessantottini. Tutto cominciò con quella musica, il rock and roll, che costrinse a muoversi come facevano i negri e che accompagnò il risveglio del corpo.

'gud golli miss molli...

 

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1960 alla foce del Lamone.

Riccardo Montanari (Boca), Rino Montanari (Prist), Prof. Talebbe, Elio Morelli (Morelò), Pietro Gessi (Balona), Luciano Lucci (Mostar)

 

 

Io sono ribelle: non mi piace questo mondo che non vuole fantasia…”

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