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Cosa fu la Settimana Rossa

 a cura di Luciano Lucci  lucci@racine.ra.it

La settimana rossa nei vari paesi di Romagna
 Cosa fu la Settimana Rossa
(siete qui)
Le cause
Dove avvenne

Personaggi storici coinvolti:

Le foto
Documenti
Video-interviste
Giornali e periodici dell'epoca
Bibliografia
Narrativa sulla "Settimana Rossa"

"Cosa sono mai le violenze che tanto vi spaventano e che tanto orrore vi destano, di fronte alla somma di violenze che voi, tutto il giorno, tutto l'anno, perpetrate sulla pelle della povera gente, che uccidete o fate uccidere, o che depredate colle vostre leggi?"  
("IL Lamone", settimanale repubblicano, Faenza, 21 giugno 1914)

(cliccare o toccare sulle foto o sui titoli)


Masetti, il simbolo della lotta antimilitarista

(Augusto Masetti nel 1964, in un'intervista di Sergio Zavoli)


L'eccidio di Ancona, 
la scintilla che incendiò il paese
(nella foto: Mussolini viene fermato insieme a Corridoni durante una manifestazione)


Il ruolo di 
- Malatesta
- Nenni
- Mussolini
(sopra: Errico Malatesta, in una foto giovanile)

 

Un moto a carattere insurrezionale 

La Settimana Rossa fu un moto a carattere insurrezionale - così scrive Alessandro Luparini in Settimana Rossa e dintorni -  che attraversò l'Italia nel giugno del 1914, alla vigilia del primo conflitto mondiale.

Sette giorni, dal 7 al 13 giugno, durante i quali sembrò che il paese potesse essere travolto dalla rivoluzione.

Tutto ebbe inizio con le manifestazioni antimilitariste indette congiuntamente dalle forze dell'estrema sinistra (socialisti, repubblicani, anarchici, sindacalisti rivoluzionari) per domenica 7 giugno, festa dello Statuto, giorno caro all'Italia monarchica e liberale.

Per sette giorni, dall'8 al 14 giugno del 1914, tutta l'Italia fu attraversata da un forte vento rivoluzionario.

 


La causa scatenante fu l'eccidio di tre giovani lavoratori avvenuto ad Ancona (clicca per maggiori dettagli)  per l'intervento dei carabinieri contro i manifestanti: due repubblicani Antonio Casaccia di 24 anni e Nello Budini di 17 anni, che morirono all'ospedale, e l'anarchico Attilio Giambrignani, di 22 anni, morto sul colpo.  Episodi tragici di questo tipo erano accaduti sovente in quegli anni. Quello di Ancona fu la goccia che fece traboccare il vaso.  

Socialisti, repubblicani ed anarchici, dopo anni di divisioni e scontri fisici tra di loro, si trovarono, per una volta, uniti.

In tutte le grandi città, dal Nord al Sud d'Italia, ci furono manifestazioni per strada e scontri violenti tra carabinieri e manifestanti con decine di morti, alcuni anche tra le forze dell'ordine. 

Ma solo in Romagna la popolazione credette che fosse giunta "l'ora sbaracuclòna", in altre parole, che la Rivoluzione fosse alle porte.

La sognavano e l'auspicavano i repubblicani che volevano cacciare la monarchia, dopo il fallito tentativo del 1848-49 con la Repubblica Romana instaurata da Mazzini e Garibaldi.
La predicavano da sempre i socialisti che volevano la "dittatura del proletariato" come diceva Karl Marx. La sognavano gli anarchici che con Bakunin volevano abbattere ogni forma di potere: stato, padroni, monarchia, chiesa.

Questo sito è ideato e gestito interamente da Luciano Lucci

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