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Malatesta e la Settimana Rossa

 a cura di Luciano Lucci                          lucci@racine.ra.it

La settimana rossa nei vari paesi di Romagna
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Errico Malatesta a Londra

 

La vita di Errico Malatesta

Nato da una famiglia della borghesia agraria a Santa Maria Capua nel 1853, studente di medicina all'università di Napoli, Errico Malatesta abbandonò gli studi dopo tre anni di corso per dedicarsi alla politica attiva. Repubblicano e seguace di Garibaldi, nel 1870 fu arrestato per la prima volta e tenuto per breve tempo in prigione. Approdò all'anarchismo nel 1871. Durante i mesi della Comune di Parigi, Malatesta ruppe col mazzinianesimo e aderì al bakuninismo, aprendo un periodo della sua vita caratterizzato da una vivace attività di cospiratore, di ribelle e di perseguitato. 

Il suo impegno, insieme a quello di Cafiero, Bakunin e Costa, fece sì che il socialismo, in Italia, nascesse anarchico.

Promosse i moti insurrezionali di Bologna del 1874

Nel 1877 fu tra gli organizzatori della spedizione nel Matese: arrestato, subì un periodo di 18 mesi di carcere preventivo, ma il processo di Benevento del 1878 lo vide assolto insieme ai numerosi compagni. 


 Nel 1879 fu costretto a lasciare l' Italia per evitare la prigione.

 Rientrato in Italia nel 1883, iniziò la pubblicazione del foglio "La questione sociale", che ebbe una funzione di punta nel movimento anarchico italiano. 

Nuovamente condannato dalla giustizia italiana per le sue idee, nel 1884 fuggì  in America latina dove  rimase dieci anni nei quali organizzò il movimento anarchico. Con altri compagni si dedicò alla ricerca dell'oro per finanziare le attività del movimento.

Tra il '90 e il '97 cercò di portare il movimento anarchico sul terreno dell'organizzazione. Rientrato in Europa, fondò un nuovo periodico, "L'associazione", dalle cui pagine propose di dare vita a un partito antielezionista e antiparlamentare, la cui fondazione venne sanzionata al congresso di Capolago (1891) e che segnò la ripresa del movimento anarchico dopo la crisi che questo aveva subito in seguito alla svolta evoluzionista di molti suoi componenti; 

dopo i moti del '98 fu arrestato e confinato a Lampedusa al "domicilio coatto". Di quì fuggì in Tunisia, Inghilterra, USA; tornato a Londra, vi rimase sino al 1913. 

Pubblicò e diresse ad Ancona il periodico "Volontà". 

In Italia, 1914, fu tra i principali promotori della Settimana Rossa, conclusasi negativamente dalla quale fu costretto ad un nuovo esilio in Inghilterra.

 

 

Malatesta fu tra gli organizzatori del comizio antimilitarista a Villa Rossa ad Ancona, e parlò ai manifestanti

Malatesta fu uno dei principali organizzatori della "Settimana Rossa" in Italia, conclusasi negativamente, per la quale fu costretto a trasferirsi di nuovo a Londra in esilio, proprio alle soglie del primo conflitto mondiale che lo vide schierato fra i sostenitori delle idee pacifiste e antimilitariste.

Alla "Villa Rossa" fu convocato un comizio antimilitarista l'8 giugno per protestare contro le "Compagnie di Disciplina", contro il militarismo, contro la guerra, per la liberazione di Masetti e Moroni: questi erano due militari di leva, che erano uno rinchiuso come pazzo nel manicomio criminale (aveva sparato al suo colonnello prima di partire per la guerra di Libia), e l'altro inviato in una Compagnia di Disciplina per le sue idee (era sindacalista-rivoluzionario), dove era soggetto a continue sevizie.

Alla presenza di 600 persone, per la maggior parte anarchici e socialisti, parlano il segretario della Camera del Lavoro, Nenni per i Repubblicani, Pelizza per i sindacalisti, Malatesta per gli anarchici e Marinelli per i giovani repubblicani.

Terminato il comizio, i partecipanti cercano di uscire. Ma la forza pubblica temendo che i lavoratori volessero rifluire verso il centro della città, circondarono l'edificio.

Alcuni popolani, per la maggior parte ragazzi, reagirono con sassi, e pare che da una terrazza della Villa tentassero di lanciare un pesante barile contro la forza pubblica. Una guardia esplose colpi di rivoltella a scopo intimidatorio. 

I carabinieri, credendoli partiti dalla folla, aprirono il fuoco. Spararono 70 colpi. Tre dimostranti restarono uccisi.

Malatesta incitò all'insurrezione

Un'ondata di indignazione si sparse subito per tutta la città e tutto il popola di Ancona scese spontaneamente nelle strade (la Confederazione del Lavoro proclamò lo sciopero solo il giorno dopo) e tenne la città per 7 giorni. Malatesta arringò la folla che manifestava davanti alla Prefettura per liberare l'anarchico Cecili arrestato, e invitò all'insurrezione. Mentre l'altro oratore Pacetti propose un'interpellanza in Parlamento.

La folla seguì il Malatesta e ci fu l'insurrezione.

Malatesta fece pressione sul comitato centrale del Sindacato Ferrovieri

Malatesta fu l'unico leader del movimento operaio a non essere del tutto sorpreso dallo scoppio insurrezionale di Ancona e dal susseguente sciopero generale nazionale e ciò in virtù della sua realistica e pur sempre coerente concezione rivoluzionaria. 

Il Comitato Centrale del Sindacato dei Ferrovieri era riunito ad Ancona e sotto pressione dello stesso Errico Malatesta aveva dichiarato lo sciopero di categoria, che per motivi organizzativi iniziò il 9 giugno e in alcune regioni solo il 10.

Al grido di "Abbasso i fucilatori del popolo" i moti, dalle Marche e dalla Romagna, si propagarono in Toscana ed in altre parti d'Italia. Ma il 10 giugno, nel momento in cui anche il Sindacato Ferrovieri aveva aderito allo sciopero generale, la segreteria nazionale della Confederazione Generale del Lavoro telegrafò alle camere del lavoro ordinando di cessare la mobilitazione. 

Malatesta, con Mussolini, i repubblicani più accesi e i sindacalisti, avevano alimentato e sostenuto da sempre l'idea di tipo "quarantottesco" nella quale le minoranze atte al colpo di mano, avrebbero scatenato la rivoluzione con qualche barricata e qualche bottega di armaioli svaligiata.

Ora larghe masse rivoluzionarie stavano mettendo in pratica quegli insegnamenti. Ma molti dirigenti stessi ebbero paura di non potercela fare.

E fu la rottura del fronte insurrezionale.

Dopo la sconfitta della "Settimana Rossa"

Dopo la sconfitta della "Settimana Rossa" il Malatesta fu di nuovo costretto a fuggire a Londra.

Nel 1919 tornò clandestinamente in Italia: a Genova venne accolto da una folla oceanica, che lo invocò come il Lenin d'Italia.
Tra il '19 e il '20 partecipò al Biennio Rosso, e nel 1920 fondò e diresse il quotidiano anarchico " Umanità Nova" (50 mila copie di tiratura); nello stesso anno promosse l'organizzazione dell' Unione Anarchica Italiana
L'avvento al potere di Mussolini frenò ma non fermo la sua attività: "Umanità Nova" costretta a chiudere nel 1922, la sua redazione devastata, Malatesta fondò una nuova rivista, quindicinale, dal carattere culturale  e teorico per sfuggire alla censura fascista : "Pensiero e Volontà", che risulta ancora oggi essere una delle migliori riviste anarchiche mai pubblicate.


Tra il '26 ed il '32, dopo la chiusura forzata dell'ultima rivista, Malatesta fu costretto agli arresti domiciliari, con due poliziotti giorno e notte fuori dalla sua porta pronti ad arrestare chiunque andasse a fargli visita.
Sorvegliato speciale della polizia fascista, quasi settantenne tornerà al suo mestiere di elettricista meccanico.
I suoi funerali, nel 1932, si svolsero per volere delle autorità in forma privata e il suo feretro fu accompagnato in cimitero da un plotone di carabinieri. Per mesi alcuni poliziotti sorvegliarono la sua tomba, impedendo a chiunque di avvicinarsi.

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