Alfonsine

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Libri su Alfonsine (scritti da alfonsinesi)
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(scritto da Luciano Lucci)

Un libro sulla Settimana rossa alfonsinese

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(scritto da Tonino Pagani)

Un libro su Alfonsine: "E café d'Cai"

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(scritto da Luciano Lucci)  

Un libro su Fetonte un giovane semidio caduto sulle 'terre alfonsine

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L'origine della Resistenza

Il Partito Comunista Alfonsinese in clandestinità cominciò nel 1939 a fare un certo reclutamento tra i giovani. Fino ad allora i suoi aderenti, che erano pochi sin da quando andò al potere il fascismo, o erano emigrati, o erano stati mandati al confino, o erano ben conosciuti, sorvegliati e intimiditi.

Ma una vera rete organizzativa del partito e una sua ritessitura, in quasi tutta la provincia di Ravenna, dopo i tanti arresti processi e incarcerazioni di quei primi anni di cosiddetta clandestinità, avvenne negli anni 1933-35.

Alcuni nuovi comunisti, non identificati ancora dalle autorità fasciste locali, cominciarono ad organizzarsi in incontri privati: Alessandro Montanari (Sandrino), Bruno Marchesini, Annibale Manzoli, Mario Verlicchi (Vladimiro), Rino Bendazzi, a cui si aggiunse ben presto Mario Cassani.

I capisaldi della nuova organizzazione furono Alfonsine, Massalombarda e Conselice. Alfonsine risultò avere la maggior parte di aderenti: 150.

I referenti alfonsinesi furono Ottimo Gallamini, Camillo Bedeschi, Ugo Bonetti, Arturo Montanari (dla canapira), Walter Ancarani, Luigi Bonetti (Rubilent), Sandrino Montanari, Bruno Marchesini, Annibale Manzoli, Mario Verlicchi (Vladimiro).

Si trovavano a casa di qualcuno e facevano sostanzialmente discussioni politiche generali, oltre che raccogliere fondi per aiutare le famiglie di quelli messi in carcere: il cosiddetto "Soccorso rosso". Inoltre organizzavano anche specie di biblioteche circolanti con libri vari. Quelli che influivano di più sui giovani erano 'La Madre' di Massimo Gorki, 'Il tallone di ferro' di Jack London e 'Furore' di Steinbeck. Per i più grandi c'era 'Guerra e Pace' di Tolstoi,  oltre alle opere di Lenin, Marx, Engels e anche di Stalin.

Il caffè d'Cai in piazza Monti era luogo di ritrovo di antifascisti, e lì si chiaccherava e ci si confrontava, anche tra repubblicani e comunisti, così accadeva in certi negozi da barbiere, come quello di Mario Cassani in via Borse.

A volte i giovanissimi sfidavano il regime diffondendo volantini in proprio, scritti a mano su carta gialla. Ciò provocava poi la reazione dei fascisti con arresti fra gli antifascisti più conosciuti, mettendo in pericolo anche le neonate organizzazioni clandestine..


Arrivati al 1943 non fu cosa semplice organizzarsi e formare un fronte unico di lotta contro il fascismo. Fu un parto non facile, sia per le diverse valutazioni e interpretazioni che ogni corrente politica dava alla situazione, sia per i dubbi e il travaglio interno a ogni partito antifascista. C'era che sosteneva di aspettare, chi era settario, chi opportunista...

I comunisti di Alfonsine alla caduta del fascismo il 25 luglio del 1943 riuscirono il giorno dopo a mobilitare un certo numero di antifascisti e il 27 ad organizzare una grandiosa manifestazione antifascista.

  Poi con la caduta del Governo Badoglio, arrivarono i Repubblichini e i tedeschi. Ad Alfonsine si era già formato in embrione un Comitato Antifascista.

 Dopo l'8 settembre, circa a metà di quel mese si  costituì il CLN alfonsinese:

Nell’autunno-inverno del ’43 la presenza dei militari tedeschi ad Alfonsine aumentò. Occuparono cortili, appartamenti, scuole e case in Corso Garibaldi, verso la Rossetta, e nelle campagne attorno al paese: si facevano vedere ogni tanto nei bar, per bere e consumare gelati.

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