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IL PILASTRINO DELLE DUE MADONNE 
E QUATTRO NICCHIE PERDUTE 
A FIUMAZZO 

 

L'incrocio delle due Madonne

a cura di Luciano Lucci  

(Le informazioni sono tratte da una ricerca di alunni di classe IV elem. di via Reale a.s. 1981-82, dal contributo di vari iscritti al gruppo facebook "Alfonsine mon amour" e dalla pubblicazione "Edicole Devozionali nel Territorio Ravennate" a cura di E. Morigi e B. Venturi)

IL PILASTRINO detto 
"DELLE DUE MADONNE"

Nella toponomastica di Alfonsine esiste l'incrocio delle due Madonne, dove esistevano due pilastrini, anche se oggi ne è presente uno solo.

 In uno era stata posta una Madonnina bianca dalla famiglia Guerrini, proprietaria di quel terreno. 

La famiglia Guerrini era diretta da un "azdor", chiamato "é zei Pirèn” perché era, in realtà, il figlio di una cugina, rimasto orfano e messo nel brefotrofio di Lugo. Fu accolto nella famiglia come un fratello. I giovani della famiglia, quando tornavano dalle serate trascorse in giro con gli amici, dicevano loro, apparve più volte una visione di Madonna bianca. In ricordo la famiglia Guerrini volle fare un pilastrino, al crocicchio con una Madonna in rilievo di ceramica bianca. 

Quel pilastrino e la Madonna andarono distrutti nel 1944, nel periodo bellico e, quando venne nel dopoguerra fu ricostruito, fu rimessa una seconda immagine della Madonna bianca. 

Le donne dei Guerrini si impegnavano a comprare i cerini al mercato e le ragazze dei Guerrini ricamavano "le grambialine” per la Madonna. 

La seconda Madonna del pilastrino Guerrini fu rubata, ma non aveva valore.

Il professore Adis Pasi fece mettere una bella Madonna in terracotta antica. I ladri riportarono la seconda Madonna e rubarono la terza (di valore).

Il secondo pilastrino al crocevia delle due Madonne 

era stato eretto perché era stato ucciso un uomo durante una rissa, con una coltellata al collo. La famiglia dell'uccisore non sopportava questo ricordo e lo demoliva sempre, ogni volta che la famiglia dello ucciso lo ricostruiva. Finché dopo il crollo avvenuto durante la guerra non fu più ricostruito. (questa versione si trova nell'opuscolo degli alunni di classe IV elem. di via Reale a.s. 1981-82)

Un'altra versione  tratta dal libro i Guarè Gross de Fiunàz, di Girolamo Guerrini a pag. 13) narra di un'altra immagine votiva posta dall'altra parte della via Valeria sistemata sopra un gelso, in memoria di una persona morta cadendo da quell'albero mentre raccoglieva le foglie per i bachi da seta. In seguito il mezzadro Buldrini (Nicuola) abbattè il gelso, poi piantò e ripiantò un altro albero, che si dice non abbia mai attecchito, così l'immagine religiosa non fu più messa lì.

 

LE QUATTRO NICCHIE PERDUTE

Presso la casa di Carolina Graziani, la terza casa dopo la chiesa di Fiumazzo a destra venendo dalla chiesa (casa che adesso non c'è più perché demolita) era stata posta a ricordo di una giovane pastora caduta da una finestra l'immagine di una Sacra Famiglia in terracotta del '700, che fu poi rubata nel 1979.

All'incrocio delle Cinque Vie a Fiumazzo, una volta detto anche "di S. Pietro", dove c'era l'osteria c'era una nicchia con dentro l'immagine di S. Antonio. 

"Per la festa di S. Antonio, 17 gennaio, - si legge nella ricerca degli alunni di IV el. 1982 - moriva sempre qualcuno accoltellato, perché le persone facevano baldoria, si ubriacavano e litigavano. Una sera venne ucciso un certo Betti"

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IL PILASTRINO detto 
"DELLE DUE MADONNE"

con la scritta di Ghito 
"DIO E' TORNATO"

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IL PILASTRINO detto "DELLE DUE MADONNE"

 

 

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Nell'albero dell'incrocio a Fiumazzo, dove c’era la fontana, vicino alla casa del popolo, c'era una Madonna. Qui arrivava la processione che partiva dalla Paina, l'ultima sera di maggio.

Una Madonna per l'uccisione di un bandito? 

Su un terreno, che nel 1982 era di un tal Errani, era posta una Madonna in ceramica,  per ricordare un omicidio per mano di Giovanni Altini detto "il sordino", di Alfonsine. Si diceva che Altini era amico del bandito Stefano Pelloni, il Passatore e che spesso si trovavano nella contrada di Fiumazzo. 

L'Altini, bandito malvagio terrificante e vendicativo, morì drammaticamente in uno scontro a fuoco il 10 marzo 1863 in località Fornazzo, presso l'argine del Po di Primaro, in una casa colonica in cui era ospitato, che, su spiata, era stata circondata dai carabinieri. 

(citato in "Briganti di Romagna 1854-74" di Gian Ruggero Manzoni)

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