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Alfonsine

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I teatri e cinema alfonsinesi dall'800 ad oggi

 

Nell'800

Il Teatro Camerani

La sala Massaroli

Il Teatro Calderoni (e baracò) (sei qui)

Nell'900

Il Teatro-Cinema Aurora

Il Teatro-Cinema del Corso

Il cinema parrocchiale 
(scheda in costruzione)
Il teatro parrocchiale "Monti" 
(scheda in costruzione)
Il cinema Gulliver (scheda in costruzione)

Il teatro Calderoni detto 'e baracò'
il terzo teatro dell'800 e del '900 alfonsinese

Un possidente terriero e uomo di spicco in paese Eugenio Gessi, in società con Sebastiano Santoni, decise di costruire un teatro-cinematografo, tra i primi a nascere in Romagna, un primato per Alfonsine. Lo fece costruire tutto in legno da un falegname di nome Antonio Calderoni, e la gente lo chiamò amichevolmente ‘e baracò’, il baraccone. 

Dalle memorie di Vincenzo Ballardini troviamo che “per iniziativa del Concerto Musicale sorse dapprima sulla Piazza Vincenzo Monti un fabbricato in legno a pianta ottagonale che la gente battezzò Baraccone, e tal nome sempre gli rimase. Trasportatolo poi nel Carraretto Venturi servì per balli e rappresentazioni finché un incendio lo distrusse. Sullo stesso spazio si fabbricò tosto un teatro in muratura

La novità di questa testimonianza, (perché non vi era alcuna informazione a riguardo), sta nel fatto che tale teatro fosse posto inizialmente in Piazza Monti ed avesse pianta ottogonale. 

Non vengono citati i proprietari.

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Eugenio Gessi

E baracò fu spostato in Carraretto Venturi
Di sicuro il teatro fu spostato nel Carraretto Venturi (e lazarètt) già dal 1894. Lo cita in un suo libro "L'autobiografia di un libraio" l'alfonsinese Giuseppe Orioli, nella foto a destra. 

Siamo circa nel 1894. “ "C’era una baracca di legno che pomposamente veniva chiamata “teatro”. L'ingresso – scrive l’Orioli - era in un vicolo dietro la chiesa e tutto il resto della baracca era circondato da un frutteto e da un orto protetti da una fitta siepe di pruno selvatico.”  



Pino Orioli

 Cosa si rappresentava in questo teatro, a quell’epoca?

 Continua l’Orioli “Passavano artisti di quelle compagnie girovaghe: povera gente, di solito, che offriva ben miseri spettacoli. Ma una volta la compagnia Renzi-Gabrielli onorò di una sua visita la cittadina.

Gli artisti erano un po' meglio di quelli che venivano di solito e avevano un repertorio pretenzioso costituito da lavori di Ibsen, Shakespeare, Sudermann e altri commediografi. Mio padre mi permise di andare ad ascoltare l'Amleto in una rappresentazione in cui il suggeritore recitava tutte le parti principali, dato che la sua voce era così forte da sopraffare quella degli attori.

Annunciarono che avrebbero dato anche Frine, un dramma di autore italiano (probabilmente Giovanni Carpaneto, e che fu rappresentato la prima volta a Genova nel 1892-93 ndr) Questa notizia provocò molto scalpore tra gli uomini, dato che la prima donna, la signora Gabrielli, secondo l'antica leggenda greca sarebbe dovuta apparire nuda davanti ai giudici. 

Era una grassa fiorentina di mezza età, che, guarda la combinazione, era stata un tempo l'amante di mio fratello Antonio; suo marito era collega di Antonio alle ferrovie. La signora Gabrielli era bionda naturale, benché nessuno ci credesse, e aveva la vista così debole che spesso portava gli occhiali sul palcoscenico.

La sera dello spettacolo i prezzi subirono un aumento. Tutti i posti nella baracca di legno, erano stati prenotati da uomini, perché le donne si mostravano disgustate al solo sentir parlare di un simile lavoro.

"Inutile dire che Bastianello ed io ardevamo dal desiderio di vederlo, ma, a parte il fatto che né lui né io avevamo danaro, mio padre non mi avrebbe mai permesso di andarvi. 

L'ingresso al teatro era in un vicolo dietro la chiesa  e tutto il resto della baracca era circondato da un frutteto e da un orto protetti da una fitta siepe di pruno selvatico. 

Nel pomeriggio, Bastianello mi disse di trovare una scusa per assentarmi da casa in serata. Aveva aperto una breccia nella siepe, quindi aveva fatto il giro del teatro e aveva praticato parecchi buchi nelle pareti di legno, attraverso i quali avremmo potuto vedere ciò che accadeva sul palcoscenico. Ma c'era di più: aveva fatto amicizia con un ragazzo che lavorava per gli attori e aveva saputo da lui quale era lo spogliatoio della prima donna.

 Anche là Bastianello aveva praticato due fori, uno per lui e uno per me. All'ora stabilita ci collocammo al nostro posto di osservazione e quando si accesero le luci potemmo sbirciare assai bene nello spogliatoio di Frine. Noi eravamo nelle tenebre. Fu un momento emozionante. Quando l'attrice entrò, Bastianello mi sussurrò all'orecchio: «Eccola! Ora sta' attento!» 

Osservammo. Appena entrata nel camerino, l'attrice, per prima cosa, trasse di sotto una seggiola un vaso da notte e se ne servì. Poi, sferrando pedate all'aria, si tolse le scarpe. Infine prese una caramellina da una scatola, la mise in bocca e cominciò a togliersi gli abiti. Eccola in mutande, con un gran busto che le comprimeva il ventre e il seno. Si tolse il busto; il ventre si gonfiò come un pallone e il seno flaccido ricadde fin quasi a toccarlo. Final mente si sfilò la corta camiciola e le mutande e rimase nuda davanti a uno specchio, ammirandosi. Noi la fissavamo. Quel che mi colpì sopra tutto fu l'enorme deretano che parve aumentare ancora di volume quando la donna si curvò per indossare la maglia rosa: fece una fatica infernale a indossarla. Era la prima donna che vedevo nuda e non posso dire di aver ricevuto un'impressione favorevole. Non così il mio amico, che riusciva a stento a contenere la propria emozione. «Com'è bella! Com'è bella!» continuava a mormorare.

La signora Gabrielli si truccò il viso, si incipriò le braccia e le mani, si buttò sulle spalle un gran mantello di velluto nero e uscì dallo spogliatoio. A nostra volta ci allontanammo e un momento dopo ammiravamo la scena dagli altri fori che il previdente Bastianello aveva preparati. Fu un grande successo. Quando Frine apparve e aprì il mantello rivelando la sua esuberante persona inguainata di maglia rosa, il pubblico parve impazzire. La breve scena dovette essere ripetuta varie volte. Il giorno seguente, in paese, si fece un gran parlare della faccenda e una deputazione di donne si recò dal parroco per pregarlo di intervenire e di far cessare l'immorale spettacolo. Il parroco non fece nulla; il dramma fu replicato per parecchie sere, a teatro esaurito, e la compagnia guadagnò molto. Ma nessuno, all'infuori di Bastianello e di me, vide Frine nuda. Se l'originale greco fosse stato simile alla signora Gabrielli e io fossi stato uno dei suoi giudici, l'avrei condannata al carcere a vita.

 Oltre che teatro fu anche adibito a cinematografo. Lì si andava la domenica a vedere le storie e le comiche in pellicola muta.

'E baracò' fu incendiato dai fascisti il 3 gennaio 1924, come rappresaglia contro Eugenio Gessi che era proprietario del teatro, il cui figlio Mino aveva avuto uno scontro a sangue con alcuni fascisti locali.  

Nella foto sotto i resti del teatro Calderoni dopo l'incendio del gennaio 1924

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Il teatro fu subito ricostruito in muratura negli anni successivi col nuovo nome di Cinema-Teatro Aurora.

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Gente del Carraretto Venturi sulle ceneri del teatro Calderoni

La signora con un bambino in braccio e uno davanti si chiamava Angela Faccani
 detta l'Angiulina, moglie di Arturo Seganti, che faceva il falegname a due passi dal teatro.
 Il figlio piccolo in braccio è Nadalì (Natale Seganti), il bambino in piedi è il figlio più grande Angioletto (Angelo Seganti); l'Angiulina era sorella di Maria Faccani detta 'la biastména'; un'altra sorella era Domenica Faccani detta la Minghina, che aveva sposato Menelik (di cognome Bosi), che sarà incaricato della società elettrica di accendere e spegnere le nuovi luci elettriche (1925). 
Menelik è quello dietro sullo sfondo col cappello. 
La bella signora in nero è 'Mercedes' (Aude Gessi)

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La signora in fondo era la 'Minghina' Domenica Faccani, moglie di 'Menelik'

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Gente del Carraretto Venturi sulle ceneri del teatro Calderoni

Gente del Carraretto Venturi sulle ceneri del teatro Calderoni

Nell'800

Il Teatro Camerani

La sala Massaroli

Il Teatro Calderoni (e baracò) (sei qui)

Nell'900

Il Teatro-Cinema Aurora

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Il cinema parrocchiale 
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Il teatro parrocchiale "Monti" 
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