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(scritto da Luciano Lucci)

Un libro sulla Settimana rossa alfonsinese


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(scritto da Tonino Pagani)

Un libro su Alfonsine: "E café d'Cai"

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(scritto da Luciano Lucci)  

Un libro su Fetonte un giovane semidio caduto sulle 'terre alfonsine'

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Adis Pasi 
"e professor"

(1936-2019)

Nato ad Alfonsine nel 1936 è deceduto ad Alfonsine nel 2019, ad 83 anni.

Aveva ricoperto, giovanissimo, la carica di consigliere comunale e di assessore alla Cultura negli anni '50 con il sindaco Oreste Rambelli fino al 1962.

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Fu una delle personalità più note ad Alfonsine, per la sua attività culturale, i suoi incarichi pubblici, ma soprattutto per la sua disponibilità e gentilezza nel mettere i suoi studi a disposizione dell'intera comunità locale.

Per lunghi anni insegnò le materie di Storia e Filosofia nei tre licei di Faenza, Ravenna e Lugo, soprattutto nei classici, vedendo passare sui suoi registri i nomi di intere generazioni di professionisti che, insieme ai colleghi docenti, ne ricordano ancora oggi (2022) la competenza interdisciplinare, i modi signorili e la paterna pazienza.

Nel 1986 era stato designato Presidente onorario del Museo della Battaglia del Senio, il Centro culturale polivalente del Comune di Alfonsine. 

Ma nel corso di diversi decenni aveva sempre avuto parte attiva in tutte le iniziative culturali di pubblica utilità, dal Comitato di Studi Montiani all'Università per Adulti, dalla redazione dei Quaderni Alfonsinesi  ai più recenti Sussidiari  a cui affidava gli esiti delle sue ricerche di storia locale. 

Un riferimento costante, per tutte le parti politiche e per coloro che si muovevano in ambito culturale, in maniera disinteressata e generosa, Adis Pasi era conosciuto da tutti come il professore, a cui chiedere lumi e saggi pareri sul passato.

Riservato e sempre discreto, conosciuto e al tempo stesso solitario, ha lasciato   un ricordo grato e commosso fra quanti lo hanno sempre stimato.

Così ha scritto il nipote Guido Pasi 
in occasione della sua morte:

 

 "Cosa posso scrivere adesso io, un nipote. Io Adis lo conoscevo bene, forse a modo mio: era stato il mio baby sitter, anche se allora nessuno lo avrebbe chiamato così. Quando ero nella carrozzina, mi hanno raccontato, mi metteva con la faccia al sole esclamando: “Don Cicillo si gode il sole!”. Per qualche minuto si divertiva alle mie smorfie. Era così, anche così, ridanciano. Era anche il mio custode in vacanza, più tardi, quando ero già un bambino che giocava con le palline che portavano le immagini dei corridori. A Bellaria alla pensione Morena. Gli altri e le altre della famiglia dovevano stare in officina e al distributore e lui era studente…Mi vigilava ed educava dal lavaggio dei denti alla grammatica con la costanza di una vera tata, rifiutandosi perfino di uscire la sera con i suoi coetanei. Era anche così, inflessibile e fedele alla missione. Nel corso degli anni, dopo un servizio militare quanto mai difficile per via della sua fama di intellettuale comunista, si laureò e divenne insegnante non più solo per me ma per generazioni di liceali. Proprio in quegli anni ci siamo allontanati a causa dei miei spostamenti e dei diversi interessi. Ma sapevo che non aveva perso il gusto dell’ironia e dello sfottò così come sapevo che si era fatto una fama di insegnante. Credo che abbia fatto fatica a trovare un altro equilibrio dopo quello fatto di spostamenti complessi su mezzi pubblici e lezioni. Piano piano, nel corso del tempo, il peso della solitudine che si era autoinflitto o che forse non abbiamo saputo alleviargli, lo ha piegato assai più dell’artrosi. Fino a chiudersi, a trincerarsi dietro un muro di libri. Dopo l’insegnamento ha reso ancora il servizio dei suoi studi, dei suoi quaderni, il distillato severo di pagine lette e scritte e riscritte. Infine ha cominciato a dichiarare e a desiderare la fine, si è trascurato e caparbiamente ha rifiutato di essere aiutato, salvo poche eccezioni che gli venivano strappate controvoglia. Nonostante questo, pur vedendo la china inarrestabile su cui era avviato, nessuno si aspettava il crollo, da un’ora all’altra, che invece c’è stato." 

Un ricordo di Luciano Lucci:

Conobbi Adis nel 1962, quando era Assessore alla Cultura. Aveva organizzato un evento ad Alfonsine, in Corso Matteotti, rivolto ai turisti presenti lungo la costa adriatica romagnola, affiché imparassero ad apprezzare anche la parte campagnola della Romagna. Io ed altri giovani che all'epoca frequentavano le spiagge di CasalBorsetti, e Marina Romea e di Porto Corsini, innamorati delle tedeschine, francesi,e delle svedesi che qui venivano in vacanza, ne approfittammo per renderci disponibili al servizio ai tavolini all'aperto che si prolungavano lungo tutto il Corso Matteotti. La serata fu un successo: arrivarono da tutte le parti: c'erano francesi, tedeschi, danesi, svedesi... italiani. Noi giovincelli facevamo anche un po' da interpreti.

Era stata adibita anche un'enorme botte di vino, oltre che cibi vari, che gli aiutanti portavano ai tavoli. E tutto gratis.

Questa iniziativa comunque non piacque ai partigiani dell'Anpi di Alfonsine, che non vedevano di buon occhio una simile accglienza per i molti tedeschi arrivati, oltretutto a gratis.

Le critiche forti portarono Adis Pasi a dare le dimissioni.

In seguito diventai amico di Adis, con cui mi incontravo in serate a casa di Pitadé (Leo Montanari), o anche al bar Unità, e soprattutto per le iniziative culturali sulle sue ricerche storiche, senza il cui contributo io non avrei mai potuto imparare ad amare la storia di Alfonsine e tutto quello che so e che ho scritto in questo mio sito web. E ancora oggi spesso consulto i suoi articoli, dove sempre trovo qualcosa che non sapevo."

Ciao Adis! 

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