Alfonsine

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Giuseppe Orioli

di Luciano Lucci

La vita

Nato ad Alfonsine nel 1884, figlio di un bottegaio che gestiva una drogheria e un’osteria dello Stradone (Corso Garibaldi) ad Alfonsine in provincia di Ravenna, presso il ponte nuovo sulla Via Reale, Giuseppe Orioli trascorse la sua infanzia tra gli argini del fiume Senio, piazza Monti, il Fosso Vecchio e il Naviglio. 

Se ne andò a 14 anni a Firenze a lavorare nella bottega di un barbiere.

Dopo aver fatto il soldato a 20 anni, emigrò a Parigi con quattro soldi in tasca, e da lì passò a Londra. Qui visse di vari espedienti riuscendo poco a poco a conoscere molti personaggi che diverranno famosi, tra i quali D. H. Lawrence, di cui diventerà il primo editore per il famoso romanzo erotico, che tanti scandalizzò: "L’amante di Lady Chatterlay".

Nel  1910 l'ex anarchico Barberi aveva trasferito la sua libreria in Charing Cross Road e le aveva dato un orribile nome "The Polyglott Library". Barberi aveva un socio che non poteva soffrire e implorò Orioli di sostituirlo. "L'idea mi piacque -scrive Orioli- e quando iniziai la mia nuova attività lo pregai di mutare il nome della libreria chiamandola "Barberi e Orioli". In realtà era un bugigattolo ad uso libreria ma riuscì ad attirare la curiosità di molti scrittori londinesi. 

Orioli andò poi a Firenze dove aprì un negozio di libri col suo ex-allievo e amico J. Irving Davis, in via Vecchietti, finanziato dal padre del suo socio.
Dato poi che si erano innamorati di una stessa persona, e non volevano litigare tra loro, decisero di tornare entrambi a Londra nel 1913. Qui aprirono un piccolo negozio, al n° 24 di Museum Street, dove vendevano libri di antiquariato, fondando anche una casa editrice, che divenne famosa.

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Il negozio a Londra era al n° 24 di Museum Street: 
ecco come si presenta oggi

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Orioli fece molti viaggi insieme allo scrittore Norman Douglas, a cui fu legato da un’amicizia particolare. 

Dopo la Grande Guerra, tornò a Firenze dove aprì un negozio tutto suo di libri di antiquariato, in Lungarno delle Grazie.

 
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Orioli quando abitava a Firenze

Nel 1920 incontrò perfino D’Annunzio a Fiume, mentre era in corso l’esperienza anarco-nazionalista dei Legionari. Curiosa, per alcune notizie, la valutazione, che lascia intravedere nel suo libro "Le avventure di un libraio" di quella discussa ma anomala esperienza dannunziana.

Nel 1929 Orioli fondò a Firenze una preziosa casa editrice, "The Lungarno Series", conosciuta e ammirata dai bibliofili di ogni Paese. L'impresa durò fino al '37 comprendendo solo 12 titoli, fino ad allora inediti, di scrittori inglesi, tra i quali alcuni già ampiamente noti come D.H. Lawrence (di cui Orioli pubblicherà, in prima edizione, Lady Chatterley's Lover), lo stesso Douglas, W.S. Maugham, R. Aldington. Anche Orioli vi pubblicherà in inglese le sue memorie, Adventures of a Bookseller, edite nel 1944 durante la guerra in italiano dalla raffinata casa editrice di Gian Dàuli. 
Una nuova e ultima edizione è stata pubblicata nel 1988 dalla EDIZIONI IL POLIFILO con l'introduzione di Alberto Vigevani.

 
(da uno scritto di Mattia Di Taranto)

ORIOLI INCONTRA LAWRENCE

Nell’ autunno del 1927, lo scrittore David Herbert Lawrence amareggiato dal rifiuto dell’ editore Secker e deciso a pubblicare privatamente il testo integrale del suo romanzo Lady Chatterley’s Lover, si rivolse al libraio antiquario Orioli che aveva incidentalmente incontrato dieci anni prima in Cornovaglia e con il quale, da quando si era trasferito a villa Miranda nei pressi di Firenze, manteneva rapporti di cordiale amicizia. Orioli veniva chiamato Pino per gli amici e i clienti più affezionati che frequentavano la sua libreria sui lungarni, molti dei quali scrittori e intellettuali inglesi stabilitisi in gran numero nella Firenze del dopo guerra; una Firenze intellettualmente vivace e provocatoria che, mutuata l’esperienza dell’ europeismo barettiano, dalla redazione di "Solaria" e dai tavoli del caffé Giubbe Rosse ricambiava, guardando con sempre vivo interesse alle esperienze letterarie e artistiche d’ oltremanica.

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David Herbert Richards Lawrence (1885-1930)

ORIOLI INCONTRA NORMAN DOUGLAS

Si erano conosciuti nel giugno 1922 a casa di una tale miss Wilkins -una delle numerose signorine britanniche, attempate e puritane, stabilitesi in quegli anni nel capoluogo toscano – Norman Douglas e Pino Orioli, e fin dal principio furono irresistibilmente attratti l’uno dall’altro (probabile, sebbene non accertata, una relazione omosessuale tra i due), formarono in breve un solido nucleo intorno al quale si andò negli anni riunendo un gruppo sempre più numeroso e composito di intellettuali inglesi residenti a Firenze o semplicemente di passaggio in Toscana. Oltre a Lawrence e Huxley vi erano Reginald Turner, sir Harold Acton, Richard Aldington, Charles Prentice, Somerset Maugham e Compton MacKenzie.

 

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George Norman Douglas  (1868-1952)
qui nel 1935

Orioli, pur non essendosi mai dedicato prima di allora all’ attività  editoriale, dimostrò fin dal principio professionalità  e impegno, facendosi carico della quasi totalità  dell’onere finanziario e seguendo personalmente per mesi il progredire dei lavori presso la Tipografia Giuntina.
Nonostante le prevedibili difficoltà, dovute all’ impianto ancora artigianale dell’ impresa (allora diretta da L. Franceschini) e dalla totale ignoranza dei lavoranti in materia di lingua inglese, nell’ estate del 1928 si riuscì a portare a termine la stampa di una "unexpectedly handsome edition of Lady C." di cui lo stesso Lawrence si dichiarò a tal punto entusiasta da dedicare all’amico italiano una poesia, intitolata To Pino. Nell’ autobiografia Adventures of a bookseller Orioli avrebbe in seguito espresso un giudizio assai negativo sulla figura di Lawrence, certamente influenzato dalle opinioni di un altro autore inglese, Norman Douglas. Celebre infatti fu allora il dissidio che oppose i due scrittori, causa una non troppo chiara e mai sopita questione relativa al giornalista e impresario Maurice Magnus, che Douglas aveva presentato a Lawrence nel 1919 e che si era suicidato l’ anno successivo. A seguito del tragico evento Douglas scrisse un feroce opuscolo intitolato D.H. Lawrence and Maurice Magnus : a Plea for bettermanners in cui accusava Lawrence di scorrettezza nei riguardi di Magnus e al quale Lawrence replicò con una lettera apparsa su "New Statesman".

Quel che tuttavia appare provato è che, se è pur vero che Orioli non ebbe a trarre il guadagno sperato da Lady Chatterley, il ruolo che egli indubbiamente ricoprì nella diffusione di un’ opera tanto controversa e discussa finì per assicurargli una certa fama di editore capace e anticonformista. Questa reputazione fu confermata dalla stampa del racconto Nerinda di Douglas che, pur tirato in sole 475 copie, si rivelò un buon affare.

 Nei più noti e influenti salotti letterari europei del tempo iniziò così a crescere, prima la curiosità  poi l’ interesse, su chi fosse questo Carneade dell’ editoria che, con il suo bizzarro e inconfondibile inglese dall’ inflessione romagnola e la sua esuberante personalità , era divenuto il perno intorno a cui ruotavano, più o meno stabilmente, tutti i membri di quella elite letteraria anglofona che, alla ricerca di una alternativa al modernismo allora imperante in Inghilterra, aveva stabilito il proprio quartier generale nel dorato esilio della campagna toscana.

Grazie alle testimonianze epistolari possiamo, con buona approssimazione, far risalire alla primavera del 1928 la genesi del progetto della serie del Lungarno, strumento editoriale che Orioli volle offrire alla sua cerchia di amici per dar loro : "A chance of saying what they wanted to say, and of seeing their writings produced in an appetizing form".
Quando Orioli espresse il desiderio di dare privatamente alle stampe gli scritti dei suoi amici inglesi, Lawrence si mostrò immediatamente entusiasta dell’ idea e – probabilmente su suggerimento di Aldington, già  autorevolmente impegnatosi in passato come traduttore – propose di dare alla collana un’ impronta elitaria ed erudita pubblicando una serie di novelle rinascimentali italiane con traduzione e introduzione dei vari esponenti del gruppo, ai quali sarebbe spettato il dieci per cento del ricavato dalle vendite.

Fu così che The Story of Doctor Manente, raffinata traduzione lawrenciana della X novella della Terza Cena del Lasca, inaugurò nel novembre 1929 la "Lungarno Series". Si tratta di un elegante volume, con sopraccoperta in carta color crema al centro della quale è raffigurato il giglio fiorentino, edito in tiratura limitata di 1.200 esemplari, dei quali 1000 su carta Lombardia e 200 su pregiata carta Binda – questi ultimi identificabili per le dimensioni leggermente ridotte e per il colore rosso anzichè nero del nome dell’ autore e del titolo – a cui vanno aggiunte due copie speciali in carta azzurra che, in numero di due o quattro, diverranno una peculiarità  della serie del Lungarno.

Di ancora maggiore interesse per il bibliofilo risulta poi il secondo volume della collana – copertina originale in cartoncino color vinaccia con impressa in oro la medaglia di Gian Gastone dei Medici, opera stampata in sole 365 copie su carta Binda e oggi praticamente introvabile – con il quale Orioli offrì nel 1930 l’apprezzabile traduzione di sir Acton di un interessante manoscritto italiano inedito del XVIII secolo : Gian Gastone, the Last of the Medici.
Nella scelta di quest’ ultimo testo si può notare come Orioli fosse già  orientato a dare alla collana una configurazione diversa da quella originariamente prevista. Tuttavia sarà  solo con il successivo volume che la "Lungarno Series" si allontanerà  definitivamente dallo schema iniziale acquisendo una più spiccata vocazione saggistico-letteraria e una caratteristica impronta di originalità , nello stile come nei contenuti, che ne costituiranno da quel momento la cifra dominante.

Il terzo volume è opera di Norman Douglas : Capri, materials for a description of the island (1930). E’ la raccolta di monografie giovanili che l’ autore aveva composte e già  date singolarmente alle stampe tra il 1904 e il 1915, e rappresenta un tipico esempio di stile douglasiano nell’intreccio di elegante dettato e gusto per l’erudizione storico-etnografica.
L’opera, in cui Douglas analizza i fenomeni naturali e antropologici con la medesima metodologia critica, rintracciando nella corporalità  l’unica dimensione  autenticamente umana, conquista anche per la bellezza dell’edizione, specchio della cura e dell’ attenzione per i dettagli profuse da Orioli a soddisfare il sofisticato gusto estetico dei suoi scrittori.
Il volume, riccamente illustrato (23 illustrazioni fuori testo su carta patinata) fu stampato in 625 copie di cui 100 facenti parte della tiratura di lusso, con esemplari arricchiti da una fotografia firmata dell’autore e copertina in tela, il cui materiale era stato appositamente ordinato in Cecoslovacchia. Ciò nondimeno il successo di pubblico e di critica del libro fu ampiamente al di sotto delle aspettative.

Al contrario, ampio plauso suscitò nel giugno dello stesso anno The Virgin and the Gipsy di Lawrence, quarto testo della collana. Le 810 copie dell’ elegante libretto, rivestito di semplice cartoncino chiaro, risultarono esaurite già dopo pochi mesi, al punto che Orioli tralasciò di inviare gli esemplari d’obbligo alle varie biblioteche. The Virgin ancora oggi figura come il più raro volume dell’ intera serie. Se le ragioni di un simile successo possono naturalmente attribuirsi al valore intrinseco dell’ opera va sottolineato come Orioli seppe valutare al meglio i tempi di pubblicazione, avvantaggiandosi dell’ ondata di curiosità  e interesse che la recente scomparsa dell’ autore aveva scatenato sulla sua controversa e ancora misteriosa figura.

Il quinto volume, edito sempre nel 1930, fu senza dubbio l’opera più curiosa e bizzarra della "Lungarno Series". Nato dall’ idea di presentare in traduzione inglese una curiosa pubblicazione casualmente trovata dall’ editore su una bancarella, La cucina dell’ amore, di Omero Rompini (il libro sarebbe stato effettivamente pubblicato con il titolo Venus in the kitchen or Love’s cookery book solo nel 1952), la realizzazione ebbe nel frattempo esito diverso: l’introduzione scritta da Douglas si era andata evolvendo in un vero e proprio saggio "scritto nella prosa ricercata dei pastiches settecenteschi" e il testo diventò opera originale. Venne edito nella "Lungarno Series" con il titolo di Paneros, nome della mitica pietra dai sorprendenti effetti afrodisiaci di cui Metrodoro, discepolo di Epicuro, aveva tramandato le miracolose virtù.

La Lungarno proseguì con testi diversissimi per intenti e concezione, accomunati solo dalla vocazione all’ originalità  e all’ intrinseco valore letterario, a testimonianza dell’ intento sempre più scopertamente provocatorio e avanguardistico della collana: Apocalypse di Lawrence e Stepping Heavenward di Richard Aldington, apparsi entrambi nel 1931, rispettivamente in tiratura limitata di 750 esemplari su carta Binda e 800 in carta Pescia. Là  dove il primo è una travagliata e approfondita analisi del dettato giovanneo, alla ricerca del sostrato pagano e del vero messaggio del più misterioso e controverso testo del Testamento, il secondo è una spassosa parodia della biografia del poeta T.S. Eliot, allora all’ apice della fama di araldo del modernismo, che sapientemente deformando i dati reali della vita ne mette giocosamente in luce difetti e piccole manie.

Ancora in risposta al crescente interesse del pubblico per la figura di Lawrence, come ottavo volume della collana venne pubblicata la prima edizione della miscellanea Young Lorenzo, early life of D.H.Lawrence. Il volume caratterizzato da copertina color crema con la tipica fenice lawrenciana stampata in rosso e sopraccopertina con riprodotta una fotografia dell’ autore, presenta oltre a un succinto profilo dello scrittore da giovane, lettere, brani in prosa, versi, saggi e riproduzione di acquarelli.

Di notevole interesse letterario è anche il racconto The Book-Bag di Somerset Maugham che Orioli decise di inserire, nono nella collana, dopo il clamoroso rifiuto opposto al testo da Ray Long, direttore della famosa rivista americana "Cosmopolitan". Long decise poi di includere comunque la short story nella raccolta in volume dei migliori venti racconti ospitati sulle pagine della sua rivista e l’opera, appena un mese prima che la Tipografia Giuntina terminasse di stampare il volume, uscì in prima edizione nell’ aprile 1932 a New York.

Chiudono la serie del Lungarno, nell’ ordine : una raccolta delle ultime poesie di Lawrence Last Poems (1932); Norman Douglas (1933), appassionata apologia dello scrittore scozzese composta dal professor Richard Mac Gillivray Dawkins; e, infine, dopo un intervallo di quattro anni Adventures of a bookseller dello stesso Orioli, terminato di stampare nel febbraio 1937 e uscito, con copertina originale in cartoncino arancione, in sole 300 copie.

 

Durante la fine degli anni 1920 e primi anni 1930, DH Lawrence, Norman Douglas, e Richard Aldington erano, come abbiamo visto, in società con il libraio ed editore Orioli, come scrisse nell'introduzione al suo libro "Pinorman" Richard Aldington. In questa specie di libro dei ricordi Richard Aldington racconta dell’affetto per Orioli, in disapprovazione di Douglas, e in difesa del Lawrence. L’introduzione del libro è un'imitazione che fa Aldington dell’inglese estemporaneo e strampalato di Orioli, uno spezzone di dialogo dopo che i due amici erano stati a pranzo con un ben educato avvocato fiorentino. Aldington aveva osato qualche elogio avventato dell’ inglese dell’avvocato, facendo arrabbiare Orioli per il confronto implicito. L'autodidatta Orioli aveva coltivato il suo inglese per le strade di Londra. Eppure fu questa parte del suo fascino che aveva attirato Aldington in quel bugigattolo ad uso libreria che Orioli gestiva  in Charing Cross Road all'inizio: "nel parlare, curiosamente di meno in forma scritta, spesso non riusciva a mettere la "s" delle nostre plurali. . ."
(i romagnoli cadono sempre sulla "s" ndr)

UN ALTRO LIBRO CURIOSO

Il volume Venus in the Kitchen or Love's Cookery Book, secondo Roberto Palazzi, doveva essere sicuramente il n.13 della "Lungarno Series", ma poi non se ne fece nulla.

(Da un articolo scritto da Massimo Gatta)

La storia editoriale di Venus in the Kitchen or Love's Cookery Book, dello scrittore scozzese Norman Douglas (1868-1952), parte da molto lontano e precisamente da una fredda sera fiorentina dell'inverno del '29 quando Giuseppe Orioli, (che ironicamente Montale definisce "quel tipo d'italiano da commedia dell'arte che gli inglesi credono il solo autentico"), e grande amico di Douglas, organizza una cena alla quale era presente anche Faith MacKenzie, moglie di Compton, che lo scrittore aveva conosciuto a Londra nel '12 quando lavorava alla "English Review". 

Fu quella una cena molto piccante, nello stile delle àgapi alle quali partecipavano Douglas, Orioli e i loro amici, amanti e cultori di limericks e aneddoti salaci. 
Già all'epoca Douglas godeva fama di coltissimo libertino, morale e culturale, di un libertinaggio anche mentale, amante e conoscitore della cucina, del buon vino, della natura e dei bei ragazzi, scrittore raffinato e viaggiatore cosmopolita, con vaste conoscenze scientifiche, che con Orioli aveva in programma la pubblicazione di alcuni suoi libri per collezionisti. 

La Cucina dell'Amore del medico Omero Rompini

Quella sera del '29, dunque, Orioli fece circolare tra gli amici un vecchio libro sgualcito, acquistato per pochi soldi su una bancarella. Si trattava di uno strano ricettario che fece subito colpo amici, in particolare su Douglas, che da tempo raccoglieva per suo gusto ricette afrodisiache. 

Il libretto che Orioli mostrò era "La Cucina dell'Amore" del medico Omero Rompini, il cui sottotitolo è tutto un programma: "Manuale culinario afrodisiaco per gli adulti dei due sessi"

Rigenerazione fisica, virilità e giovinezza ricuperate per l'impiego appropriato dei cibi, condimenti, aromi, salse ecc. Formule storiche, afrodisiaci igienici prodigiosi, bibite e profumi eccitanti, suggestioni e rinvigoritori sessuali. Già dall'indice ci si rende conto dell'ampiezza delle offerte afrodisiache non disgiunte da una ricca raccolta di ricette: la Cucina di Citera, ricette di vivande, di dolciumi, zuppe afrodisiache, le uova, i tartufi, per una bionda, per una bruna, bibite riconfortanti, consiglio per uomini deboli e per finire un desinare ai tempi di Enrico II. 

Il libro è anche lo specchio di ciò che era, allora come in seguito, il chiodo fisso dei tanti Don Giovanni in Sicilia e in genere dell'uomo gaudente e voluttuoso: come mantenere inalterata nel tempo la propria virilità, quali strumenti utilizzare, come aiutare il fisico e la mente, ma anche rimedio e sogno per una vita lussuosa e voluttuosa che il regime autarchico impediva (garantendolo però ai ricchi e alle alte sfere del fascismo): 

"Ne 'La cucina dell'amore' sopravvive quel mondo, spumeggiante e un po' irresponsabile, che era passato non senza lasciare qualche rimpianto, specialmente in chi, come Norman Douglas o Giuseppe Orioli, non riuscì mai ad entusiasmarsi né di fronte all'ideologia, né di fronte alla cucina dell'Italia fascista"

LA SFIDA DI ORIOLI

Fu allora che nello sguardo di Orioli brillò una piccola luce: chi lo avesse tradotto lo avrebbe anche visto pubblicato nelle edizioni della sua "Lungarno Series", così disse agli amici. Era una simpatica sfida e chi l'avesse raccolta ne sarebbe stato ampiamente ricompensato. 

Furono in molti quella notte a raccogliere la sfida di Orioli: 

Douglas avrebbe scritto l'introduzione, Faith MacKenzie avrebbe cercato ricette simili da tradurre in inglese (altre se ne sarebbero aggiunte fornite da Mrs. Boythe), così come avrebbe fatto lo stesso Orioli, infine D.H. Lawrence, l'inimical friend di Norman Douglas ("Era un omosessuale fuorviato, represso nell'infanzia da un ambiente puritano") si assunse invece il compito di illustrare il frontespizio. 

Scrive Douglas: "D.H. Lawrence painted for it a frontispiece depicting an obese,  middle-aged woman shovelling something into a kitchen-oven with a small boy or devil (I forget which) at her side - a monstrously anti-aphrodisiac vision - but pure Lawrence".

Lawrence dipinse il quadro nel gennaio del '29, come risulta da una lettera dello scrittore a Orioli del 14 gennaio. 

Douglas, a sminuire ulteriormente la personalità letteraria dello scrittore, così ne parla in un capolavoro di ironia ed eleganti allusioni: "Non molti anni fa incontrai nel sud della Francia un certo signor D.H. Lawrence, un pittore inglese che io interessai all'argomento che mi stava a cuore e il cui aspetto diceva chiaramente che un trattamento basato su quante ricette io avevo raccolto gli sarebbe stato estremamente necessario". 

Il titolo del libro c'era già: Venus in the Kitchen or Love's Cookery Book, che rimase per tutte le successive edizioni. 

Ne scaturì un brogliaccio che Douglas modificò, integrò, riscrisse continuamente e che era già pronto per la stampa nell'estate del '30, stampa che però Orioli non riuscì a portare avanti. 

Così lo ricorda Orioli nell'autobiografia: "At this moment there is in my possession a curious typescript awaiting publication in the Lungarno Series. The title is Venus in the Kitchen or Love's Cookery Book, by Pilaff Bey, and there is a coloured frontispiece specially designed by D.H. Lawrence". 

Ma quello che apparve, postumo, nel novembre del '52, fu un volume lontano  dal progetto iniziale del '29. Ma soprattutto l'edizione di William Heinemann non comprendeva la lunga e originale introduzione che Douglas si era ripromesso di scrivere e che scrisse, sostituita da poche pagine e nessun cenno è poi riservato a Orioli, morto nel frattempo, che ebbe il merito di aver messo in moto l'intero progetto. 

Fortunatamente il libraio-editore riuscì a stampare, privately printed for subscriptors, in sole 250 copie firmate dall'autore, l'introduzione di Douglas, appunto Paneros. Some Words on Aphrodisiacs and the Like che, dopo le ricerche condotte per mesi dallo scrittore (la cui fonte principale era The Anatomy of Melancholy del 1621, di Robert Burton, ma anche Vogel, Plinio, Ovidio, Giovenale, Wier, Croll e altri Queer, but authentic, "strani, ma autentici", come Varignana, Lemnio, Pisanello, Gattinara, Helmontius, Weckerus), era diventato un piccolo saggio. Il gustoso libretto riportava emblematicamente (e direi eroticamente) la dedica a Lucrezio: To the Memory of Lucretius Who Was Poisoned By A Love-Philtre e, rivolgendosi ad un pubblico di cultori e bibliofili, veniva venduto al prezzo, molto alto all'epoca, di tre ghinee (la prima edizione inglese riportava al frontespizio una foto ovale dell'autore bambino, in realtà non era lui ma la sorella Mary: fu questa un'idea del burlone Norman). 

 

Già il titolo glorificava la mitica pietra preziosa afrodisiaca, the blissful gem Paneros, che Metrodoro, discepolo di Epicuro, come ci ricorda Carlino, "tramandandoci le virtù, non volle palesarci la vera identità". E' qui che l'epicureo Douglas si lancia in una erudita scorribanda storico-culturale dove elettuari, filtri, elisir, misture e ricette vengono pazientemente indagate. Il ricettario afrodisiaco, edito postumo nel '52 e firmato con lo pseudonimo di Pilaff Bey, è un'altra cosa, soprattutto perché mutilo dell'introduzione dello scrittore. L'edizione contiene anche l'introduzione dell'amico Graham Greene, decorazioni di Bruce Roberts e due illustrazioni: il dipinto di D.H. Lawrence e una foto del '30 di Douglas con Orioli nel Voralberg. 

Nonostante la distanza dal progetto originario del '29 il libro venne definito da Faith MacKenzie un divertente manuale gastronomico

Qualcuno ha avanzato l'ipotesi che il libro sia stato in gran parte scritto da Orioli, mentre Douglas, a sua volta, avrebbe scritto gran parte dell'autobiografia di Orioli. 

 

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Pino Orioli e Norman Douglas nel Voralberg

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Pino Pino Orioli e Norman Douglas
Si nota che Orioli è seduto sulle ginocchia di qualcuno che lo abbraccia da dietro di cui si intravvedono solo le mani

Pino Orioli e Norman Douglas nel Voralberg

Con una invidiabile prontezza editoriale Leo Longanesi pensò di pubblicare in italiano questo ricettario, affidandone la (bella) traduzione alla scrittrice Elena Canino, all'epoca una firma notevole. L'edizione, uscita a soli due anni dalla prima, era rilegata in tela con sovraccoperta e inserito in un cofanetto, entrambi con illustrazioni di Longanesi, che aveva realizzato anche le 15 tavole a colori all'interno. Riportava la prefazione di Greene, una breve introduzione del 1936 dello stesso Douglas, firmata Pilaff Bey, e una piccola aggiunta, sempre a firma P.B., del giugno 1951, nella quale l'autore ringrazia sia Faith Compton Mackenzie che Sybille Bedford. Venne anche ristampato accanto al frontespizio, ma in bianco e nero, il quadro di Lawrence, mentre erano assenti sia i due "Epitaffi" che la foto di Douglas con Orioli, inseriti nella prima edizione. 

UNA VITA AVVENTUROSA

Orioli ebbe una vita avventurosa, ricca, intensa, piena di energia e di felicità. Dotato di una rara capacità di partecipare appieno all'intera vita dei sensi: dal cibo al vino, agli occasionali rapporti con l'altro sesso, alle durevoli amicizie "particolari", e anche al vivo godimento della magia dei paesaggi. Il tutto tra libri straordinari, personaggi eminenti, amicizie intense (sembra accertata la sua omosessualità, e il rapporto intimo che ebbe con Norman Douglas, entrambi presenti nella foto sopra), con incontri e vicende fuori del comune (incontrò il pianista Rubinstein, il fondatore del dadaismo Tzara, e anche Eugenio Montale con cui andava a cena in trattoria a Firenze), Orioli si rivelò sempre un piacevole compagno di viaggi. Un viandante che amava spesso spostarsi a piedi: ci descrive, a questo proposito, un suo viaggio dalla Toscana all’Umbria, dove visitò Spello, città gemellata (oggi) con Alfonsine, e di cui cita una mangiata in trattoria.

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Pino Orioli in due strane pose fotografiche

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Gran parlatore e sempre disponibile all’ascolto, nella sua autobiografia ci trasmette l’idea che essere al mondo è bello se si impara a succhiare il più possibile il midollo della vita.

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Una lettera autografa di Orioli a un certo Richard (probabilmente lo scrittore inglese Richard Aldington 1892 - 1962)

Richard Aldington  nel 1934

Ormai cinquantenne, prima dell’inizio della seconda guerra mondiale, si trovò a Faenza per motivi di lavoro. 

Gli venne voglia di andare a Bagnacavallo dove pranzò al ristorante "Pace" (chissà se c’è ancora). Poi si recò lungo il Naviglio, che era lì a due passi.

E qui gli tornarono alla mente i ricordi d’infanzia: il Naviglio arriva fino ad Alfonsine e lungo quel canale, quando aveva 9 o 10 anni aveva vissuto tante avventure con il suo amico Bastianello.

 

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Giuseppe Orioli:
famoso antiquario di libri, viandante alfonsinese (1884-1942)

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 Douglas probabilmente ebbe un ruolo chiave nella stesura dell'autobiografia di Orioli, Le avventure di un libraio (in inglese, Adventures of a Bookseller).

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Casa di Lisbona (oggi), dove visse e morì Orioli
Foto eseguita dalla signora Antonia Lobato cittadina portoghese, abitante a Lisbona

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Ma l’ultimo capitolo della vita di Orioli è segnata dal rapporto con Reginald (Reggie) Turner, wildiano omosessuale della prima ora, amici da sempre, trasferitosi a Firenze negli ultimi anni della sua vita, ove morì nel dicembre del '38, che aveva promesso di lasciare all’editore il suo ingente patrimonio (circa 20.000 sterline). Qualcuno ha sostenuto che fu questo "infelice sogno di ricchezza" che avrebbe portato alla rottura con Douglas il quale, sentitosi abbandonato e tradito dall’amico, dopo varie reciproche incomprensioni finì, secondo qualcuno, per far perdere le sue tracce. 
(Ma come si vedrà in seguito non andò così).

Nel 1939 dopo la morte di Turner, in piena seconda guerra mondiale, Pino Orioli e Carlo Zanotti andarono a Londra per cercare di avere l'eredità, ma non ci riuscirono. Sorpresi dallo scoppio della guerra si trasferirono a Lisbona, dove avevano intenzione di rimanere due anni in attesa della fine delle ostilità nel Portogallo neutrale, lontano dagli incubi del nazismo. Dopo poco tempo Orioli si ammalò gravemente. 

Morì il 2 gennaio 1942, all’età di 58 anni, assistito unicamente dal fedele aiutante Carletto (Carlo Zanotti), che nominò suo erede.

SMENTITO DA DOUGLAS IL SUO ABBANDONO DI ORIOLI A LISBONA

La storia della rottura tra Douglas e Orioli è stata smentita nel 1976 da un lavoro di Mark Holloway che nello scrivere una biografia di Norman Douglas (ed. Secker & Warburg, London, 1976) scoprì che lui era a Lisbona con Orioli quando questi morì. Mark Holloway sostiene che la storia che Douglas lasciasse Pino morire da solo fu inventata da Richard Aldington, un altro scrittore comune amico che però odiava Douglas.
(clicca qui saltare alle pagine del libro che sono qui sotto)

Sempre Holloway scrisse che l'idea che Douglas non fosse con Pino fu una delle cose più sgradevoli perché falsa e smentita da Douglas stesso in alcune sue lettere. Queste furono scritte da Lisbona e in esse Douglas dice che vedeva Orioli e Carlo ogni giorno. Si incontravano dopo pranzo, attorno alle cinque del pomeriggio in un certo caffé. Tutti e tre assieme andarono poi anche in gita a Sintra vicinissima a Lisbona, e poi anche a Coimbra più a nord. In altre lettere Douglas descrive lo stato di salute di Pino, e afferma che lui era là, che lo visitò la sera prima che morisse e che poi partecipò al funerale. 

 

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La tomba di Pino Orioli   
G.M. Orioli (Giuseppe Martino Orioli)

Lisbona Cemetério Alto de São João enterramento 2214
Il loculo è stato fotografato nel 2010 e inviatoci dalla signora Antonia Lobato cittadina portoghese, abitante a Lisbona
La scritta è sia in italiano che in portoghese.
 

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Questo è il certificato di morte di Giuseppe Orioli inviatoci dalla signora Antonia Lobato.
(un click sull'immagine per avere l'ingrandimento)

Vi si legge che la morte fu causata da arterio-sclerosi. 

La data di morte fu il 2 gennaio 1942

La professione indicata è "iscritor" (scrittore)

Stato civile "solteiro" (celibe)

I genitori erano Martino Orioli e Anna Baldrati.

Fu sepolto in un loculo del Cemetério Alto de São João enterramento 2214. Carlo Zanotti provvide al funerale. Dopo la morte arrivò ad Orioli  in eredità la somma notevole lasciatagli dallo scrittore Turner. Carletto Zanotti visse a Lisbona con l’eredità di Orioli.  Non svolse mai alcun lavoro e dilapidò negli anni tutta l'eredità, compresi i vecchi mobili di casa Orioli (secondo quando riferito dall'ultimo parente rimasto Mons. Giorgio Orioli). Morì solo e vedovo. Ogni anno provvide a pagare al Cimitero di Lisbona la tassa per la manutenzione della tomba fino alla sua morte nel 2003 (?). 

Riportiamolo a casa

Andranno dispersi i poveri resti  e la tomba di Pino Orioli?

Da allora l'incarico di pagare la tassa cimiteriale fu assunto dall’ultimo parente di Pino Orioli, Monsignor Giorgio Orioli che trovò difficoltà tecniche e burocratiche per seguire i pagamenti annuali e si rivolse agli alfonsinesi

Il circolo “Alfonsine mon amour” insieme ad almeno tre dei sindaci succedutisi negli ultimi anni incontrò Mons. Orioli in varie occasioni per realizzare l’idea di riportare le ossa di Pino ad Alfonsine e farlo diventare un simbolo della cultura alfonsinese.

Ma il tempo passava, e nonostante la diffusione anche sulla stampa locale (Carlino, Voce di Romagna, Corriere di Romagna) non si è ancora arrivati a una soluzione.

 LA FORZA DI INTERNET

Una ragazza portoghese Claudia Diaz, che studia a Londra e aveva letto di Orioli in questo sito internet mentre stava facendo una ricerca su Norman Douglas, (scrittore che sta tornando alla notorietà in Gran Bretagna, negli ambienti gay), amico di Orioli, riuscì da qui a contattare il sottoscritto. Orioli è sepolto a Lisbona e lei essendo di Lisbona volle sapere in quale cimitero. Informata sua madre che risiede a Lisbona, questa andò a trovare la tomba di Orioli e parlò con gli addetti del cimitero. Inviò quindi alla figlia le foto della tomba e della casa dove morì. La notizia più importante fu che dal 2003 non veniva pagata più la tassa di manutenzione del loculo (65 € all’anno), per cui entro tre mesi sarebbe avvenuta la riesumazione, il trasferimento nell’ossario comune e distrutta la vecchia lapide.

Dopo la triangolazione Londra-Lisbona-Alfonsine, tramite qualche sollecitazione del circolo “Alfonsine mon amour”, il Comune ha stabilito contatti con i responsabili del cimitero di Lisbona. 

L’obiettivo del circolo alfonsinese è bloccare il trasferimento delle ossa nell’ossario, pagando magari i 500 euro arretrati della tassa e poi portare i poveri resti di Orioli ad Alfonsine. Si tratterà quindi di verificare i costi, di trovare qualche sponsor, e una collocazione in qualche tomba alfonsinese. Ma bisogna fare presto. Naturalmente ci sarà chi contesterà tutto questo, dicendo che sono soldi buttati, che ci sono ben altri problemi, o che i morti sono morti e vanno lasciati in pace. Riportare le spoglie di Pino Orioli ad Alfonsine significa ricordare ogni tanto a tutti noi che al primo posto delle cose belle della vita non ci deve stare l’economia, un valore che rende gretti, tristi, egoisti, ragionieri, calcolatori, opportunisti, angosciati. Al primo posto nella politica evolutiva ci deve essere il sentimento, la gioia, la creatività: "la vita sarà come un favola", diceva Nietzsche. Vorremmo Orioli, qui vicino a noi, a ricordarcelo.”

A TUTT'OGGI PERO' NON SI E' RIUSCITI A COMBINARE NULLA.

Fortuna ha voluto che la madre di Claudia, la sig.ra signora Antonia Lobato cittadina portoghese, abitante a Lisbona, si sia fatta carico di pagare il debito (spacciandosi tra l'altro per ultima parente) e la tassa mensile per la manutenzione della tomba. 
Se i resti del povero Giuseppe Orioli non sono dispersi in un ossario è solo merito suo, e della figlia Claudia Diaz.

Inoltre sempre da Claudia Diaz abbiamo ricevuto le informazioni sulle lettere di Douglas in cui viene smentita la tesi che lui avesse abbandonato Orioli nei momenti della sua fine ecco qui le immagini che Claudia ci ha inviato di due pagine del libro di Mark Holloway (ed. Secker & Warburg, London, 1976), citato sopra:

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Orioli e Carlo erano arrivati a Lisbona nel novembre del 1939. Non erano potuti arrivare in Inghilterra (se lo avessero fatto, sarebbero stati arrestati) e rifiutarono di tornare in Italia.

"Non avevano niente da fare" scrisse Douglas alla fine di novembre del 1941 "erano alquanto irritabili, la sola cosa che li tira su è una sconfitta del fascismo, come è successo ieri (Gondar) (A Gondar in Etiopia, si tenne una battaglia tra fascisti e anglo-abissini il 30 novembre. ndr). Li vedevo praticamente tutti i giorni. Comunque Orioli era agitato fino all’inizio di dicembre. Poi è diventato piuttosto sconvolto, con problemi di cuore e altre complicazioni. Non mi piace l’aspetto della cosa”. Una settimana dopo, ancora lui: “Soffre molto. Per fortuna che c’è con lui il suo domestico Carlo. Vado a trovarlo ogni giorno, ma ieri era troppo agitato per una mia visita.” Il 21, sembrò essere in miglioramento; ma dopo un’altra settimana veniva descritto come “molto turbolento ancora”. Il 2 gennaio alle 8 di mattina morì. Douglas l’aveva visto la sera prima, e Carlo gli disse in seguito che Orioli aveva avuto solo pochi secondi di agonia prima di spirare. Il funerale a cui Douglas partecipò si tenne il 3. Se Orioli avesse vissuto altre cinque settimane avrebbe compiuto 58 anni.

Ciò che la morte di Pino abbia significato per Douglas lo si può solo immaginare, ma non è difficile. Per 15 anni lui e Pino erano stati compagni praticamente inseparabili. Erano stati profondamente e pienamente intimi nella libertà illimitata di un’amicizia, rara per Douglas,che fu  senza limiti di sorta. Tra le più sgradite malignità su Douglas – e anche una delle più azzardate e più insensate – da essere facilmente smentite,  pubblicate da Aldington "... Ho sentito che sebbene Norman fosse a Lisbona in quei giorni la sua autodifesa edonistica gli impedì sempre di andare a trovare il suo miglior amico mentre stava morendo a Lisbona durante la guerra; ma non avendo io mai sentito altro che fatti raccontati, preferisco ritenere questa storia una calunnia" Lui preferisce ritenerla una calunnia, ma lascia il lettore col sospetto che sia la verità. Se in quegli ultimi giorni Douglas non teneva la mano di Orioli non fu per mancanza ma per eccesso d'affetto. Di ciò si può essere certi sebbene lui non l'abbia mai ammesso. Non bisogna comunque dimenticare che Carlo, pressoché un figlio adottato, fu sempre con Orioli fino alla fine. E se anche Douglas avesse avuto un forte desiderio di stare col suo vecchio amico non si sarebbe mai intromesso nella loro relazione. Per un uomo che aveva attivamente detestato il solo pensiero della morte, il suo documentare con rispetto la morte di amici non fu una brutta cosa. Aveva assistito parecchi di coloro che gli furono vicini, al loro capezzale, in qualsiasi momento fossero morti. Aveva conosciuto la sua e la loro impotenza. "Qualsiasi altro nemico può essere ignorato, o comprato o scansato o schiacciato totalmente. Ma c'è un dannato spettro che bussa alla porta e non aspetta che tu dici: 'Avanti'. Odioso!"  

Hogg (? ndr), come è dimostrato, non partì per Londra fino al 5 gennaio da quando Orioli era morto e fu sepolto. Douglas non potette andare con Hogg e non seppe mai dove e come abbia vissuto. Dovette provare una estrema malinconia per alcuni giorni. Poi ebbe un colpo di fortuna e riuscì a prenotare un volo aereo per Londra.

 

Ci piace comunque pensare che neppure sul letto di morte Orioli abbia rinnegato le parole scritte anni prima a chiusura delle sue "avventure": 

" E io? Come ho passato i miei giorni?- si chiede l’Orioli.

Bene o male? Domande difficili. Ma sulla riva di quel Naviglio esse mi si presentavano alla mente mio malgrado.

Non ebbi mai cinquantamila lire da dare ai miei parenti, questo è certo; ma quanto al resto... Che importa agli altri. Bene o male che io l’abbia spesa, non mi dispiacerebbe di rivivere questa vita.

ULTIME DUE NOVITA'

LA PRIMA

Ho ricevuto nel giugno del 2011 una e-mail da un signore di Voghiera in provincia di Ferrara:

"Mi chiamo Davide Benini e negli ultimi tempi,grazie anche ad un trasloco, ho riscoperto l'interesse per un disegno che ho ereditato da mia nonna e che risulta firmato dalla famosa artista inglese Laura Knight. 

Ho contattato un nipote di Laura che vive a Londra e che gestisce un sito a lei dedicato e dopo avere inviato una scansione del disegno per una valutazione John (questo è il suo nome) mi ha detto che potrebbe essere un ritratto di Pino Orioli (Pino e Laura pare fossero amici, infatti mi risulta che l'Orioli ha vissuto per un periodo in Inghilterra). 

Mi piacerebbe sapere se il disegno è originale (sto valutando se inviare il disegno a John per una valutazione in tal senso) e se così dovesse essere valuterei anche un eventuale restauro (date lo pessime condizioni del disegno). Sarei però curioso di sapere se si tratta veramente di un ritratto di Orioli, come ipotizzato da John, e cercando in rete mi sono imbattuto nel vostro sito scoprendo che Orioli era un illustre Alfonsinese. Vi allego una scansione del disegno con la preghiera di confrontarlo magari con qualche foto in vostro possesso. Il ritratto ė del 1923 e, come mi ha scritto John nella sua mail, Pino ha conosciuto Laura probabilmente a Firenze o sulle Dolomiti nel 1920. Orioli andava spesso in Inghilterra e pare abbia riincontrato Laura in Cornovaglia. Inoltre pare avesse anche un indirizzo londinese. Io vivo a Voghiera in  provincia di Ferrara non distante da Alfonsine"

LA PROVA 

Ho messo a confronto una delle foto più giovani di Orioli che ho trovato, di quando era a Firenze nei primi anni trenta con la l'immagine del dipinto di Laura Knight. Le labbra sembrano le stesse le orecchie pure e anche il taglio degli occhi, come pure l'impostazione dei capelli... che però sono già imbiancati. Direi che si tratta proprio di Orioli.

La prova definitiva che in questo ritratto è rappresentato Orioli ce la da Orioli stesso quando scrisse sulla sua autobiografia "Le avventure di un libraio":

'Laggiù (in Cornovaglia) conobbi artisti autentici come Harold e Laura Knight che avevano un grande studio a Lamorna Cove. 

Poco dopo l’armistizio fui loro ospite per parecchio tempo e divenimmo grandi amici. Laura fece un disegno a carboncino della mia testa; Harold mi fece un ritratto in uniforme italiana che più tardi venne esposto a una Biennale di Venezia.'

 (G. Orioli "Le avventure di un libraio" pag. 117)

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LA SECONDA NOVITà

Mi ha contattato un signore via mail di nome Alessandro Ferri.

Suo padre Giorgio Ferri abitava a San Donato Milanese ed era dipendente dell'ENI. Tra la fine degli anni 80 e inizio anni 90 era divenuto un importante rappresentante dell’ENI in Portogallo dove si trasferì con la madre. 

Un amico di famiglia, ? Orioli, anche lui residente a San Donato, era originario di Ravenna, forse di Alfonsine, tanto che spesso tornavacon la famiglia per le ferie in visita a parenti. Come molti si erano trasferiti per lavoro negli anni 60 a San Donato dove l’Eni aveva la base; si tenga presente che vi sono due vie a Metanopoli, quartiere residenziale dei dipendenti Eni, che sono a nome di Ravenna e di Alfonsine.
Saputo che l'amico Ferri si trasferiva a Lisbona, chiese di interessarsi di un suo zio di nome Giuseppe Orioli, di cui, avendo perso le tracce, desideravano avere notizie sul luogo della sepoltura a Lisbona e sapere se fosse stato lì realmente sepolto, forse anche su spinta del monsignore Giorgio Orioli, altro nipote di Orioli, già più volte in contatto con Alfonsine e il Sindaco. Il nipote di Giuseppe Orioli era un collega del Ferri, entrambi lavoravano per la stessa società petrolifera ENI.

Il sig. Giorgio Ferri si prodigò, anche con il supporto dell’ambasciata Italiana nella ricerca della tomba, la trovò e informò la famiglia inviando la foto della lapide e dando i relativi dettagli.

INCONTRARONO CARLETTO ZANOTTI NEI PRIMI ANNI '90

Il Ferri e la moglie, che l'aveva seguito in Portogallo, vennero a conoscenza dell’esistenza di Carlo direttamente dagli addetti del cimitero in quanto Carlo era l’unico a frequentare la tomba e a pagare le tasse annuali. 

Non vi fu una vera richiesta da parte di qualcuno, ma fu un incontro spontaneo voluto dal Ferri per curiosità e per concludere l’indagine iniziata trovando la tomba.

Capitò così che il Ferri riuscì ad entrare in contatto con Carletto Zanotti.

Con lui ebbe per alcuni anni un lungo rapporto di sostegno personale essendo il Carletto divenuto povero e bisognoso anche di generi di prima necessità in età già avanzata.

Si occupava di fare la spesa di generi alimentari e provvedeva a fargliela recapitare in un appartamento nel centro di Lisbona senza ascensore che tra l’altro gli impediva di poter accedere alla vita di Lisbona.

Per sdebitarsi e come testimonianza di stima e amicizia verso i due italiani (Giorgio Ferri e la moglie che lo aveva seguito in Portogallo), Carletto donò alcune piccole opere dalla rimanenza del patrimonio artistico avuto in eredità da Orioli e che era stato dissipato.

Queste opere sono ora custodite con molta attenzione e gelosia dal figlio di Giorgio Ferri, Alessandro e sono per la sua famiglia la testimonianza ed il ricordo di uno dei più belli e affascinanti momenti di vita dei suoi genitori e aiutano ogni volta che le “raccontano” e le “guardano” a mantenere un saldo legame con il passato e con quel  “pezzetto” di vita che si è incrociata con la famiglia di Orioli, attraverso il nipote ? Orioli, suo padre Giorgio Ferri e Carlo Zanotti.

Giorgio Ferri rientrò in Italia nel 1998, non seppe più di Carletto Zanotti.

Dopo che Giorgio Ferri è deceduto il figlio Alessandro Ferri sta cercando (invano per ora) di contattare il pronipote Paolo Orioli (classe 1967) con cui aveva condiviso l'infanzia durante il periodo in cui vissero tutti a San Donato Milanese, per avere altre eventuali notizie.

TROVATI QUADRI CHE GIUSEPPE ORIOLI AVEVA CON Sè 
A LISBONA

Siamo in attesa delle foto dei regali di Carletto alla famiglia Ferri, che Alessandro ha promesso di inviarci: due pastelli della Laura Knight se anche due altri lavori di cui uno più  importante.
Si tratta di un dipinto della scuola del Raffaello appartenuto ad un certo Prince de la Ligne, risalente al 1400. E' un probabile studio iniziale di un dipinto più importante terminato e sito in qualche cattedrale o duomo italiano.

| Clicca qui per l'intervista impossibile a Giuseppe Orioli | Giuseppe Orioli (sei qui) |