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Il Mulino del Passetto 

Seguendo l'argine del fiume Reno per due chilometri, dalla Madonna del Bosco, si arriva al punto indicato nella mappa qui sotto riportata con la dicitura "Mulino del Passetto"

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Sulla sinistra si incontra una casa abbandonata e quasi diroccata, che presenta nella parte inferiore l'accenno di un'arcata ormai completamente colma di terreno.

 

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l'ex-Molino del Passetto, nel 1980, visto dall'argine del Reno. 

Dall'ottocento in poi fu conosciuto solo col nome "il vecchio Chiavicone".

Un po' di storia

Questo edificio è conosciuto come il vecchio "Chiavicone", ma la sua è una storia un po' travagliata. 

Sicuramente questa è la più antica costruzione rimasta in piedi, di tutto il territorio di Alfonsine. 

Il suo nome originario era "Molino del Passetto", costruito nella parte terminale del Canal Vela (o Vella): un canale realizzato nel 1606 per raccogliere le acque disperse del Canale dei Molini, le quali avevano qui formato una valle detta della Vela. 

I Calcagnini

In quegli anni i Marchesi Calcagnini, titolari del feudo di Fusignano e del territorio Leonino (Alfonsine) utilizzavano la zona del Passetto quale centro di immagazzinaggio e smistamento merci e granaglie. Il Passetto prendeva nome dall'antico 'passo con barca' (un toponimo che risale almeno al 1560)  per l'attraversamento del Po di Primaro (e in seguito del Reno). 

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A quel tempo era già stato fatto un Cavo (un fosso che dalla valle Dana scaricava l'acqua nella Valle del Passetto): tale cavo era detto Cavo Passetto o anche Canal Vela. (che fu poi abbandonato quando venne potenziato il nuovo Canal Vela, facendolo partire dalla Menata di Fusignano fino al Po, e alimentare così il molino.
(per una documentazione interessante clicca qui)


In azzurro il percorso del Canal Vela potenziato nella metà del '700, che si collegava a un precedente cavo detto Canalletta, (in alcune carte topografiche anche 'canal Vela abbandonato) da cui poi prese il nome anche di Canalina.

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In questa mappa del 1607-1620 (L'autore precisa che la mappa è stata aggiornata da un disegno precedente del 1552.) si nota la presenza del Molino a fianco della strada detta "Via Valeria, letto antico del Senio"


Particolare di una mappa del 1605  in cui si vede il Molino 
realizzato dal Marchese di Fusignano Mario Calcagnini

Tracce del Molino si trovano già in una mappa della metà del '500, o comunque ai primi del '600, come si può vedere qui sopra. In fondo a Via Valeria c'è un "Molino", anche disegnato. 
Al magazzeno i Calcagnini aggiunsero prima un'osteria poi il Molino e anche una fornace, come appare nelle mappe successive. 

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Il sito del Molino del Passetto era a oltre 100 metri dal Po di Primaro, ed era inserito in un lembo di terra bonificato fin dal XV sec. tra il fiume e una zona valliva a sud. Questa terra costituiva un un'oasi caratterizzata da coltura mista, con prati ed impianti viticoli, come si può vedere da antiche mappe del XVIII sec.

Nel 1696 passò in proprietà del Perito Giuseppe Guizzetti in società con Francesco ed altri della casata Corelli. Poi da 1698 al 1700 solo di Giuseppe Guizzetti.

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Questa mappa fu disegnata dal geometra Giuseppe Guizzetti nel 1702 quando era diventato l'unico proprietario del Molino. Si nota l'osteria a destra della strada del Passetto, proprio di fronte al passo con il traghetto.

In realtà non si trattava di proprietà vera e propria ma di "Enfiteusi" cioè di una concessione a livello perpetuo con canone pari a Scudi 18 annui. Lo stesso era stato per i Calcagnini che pagavano il canone ai Padri di S. Maria in Porto di Ravenna.

Gli Spreti

Nel 1700 la 'proprietà' passa al "Cavaliere" Giovan Battista Spreti di Ravenna.
Un memoriale del 1752 ci fa sapere che il Molino, quando venne acquistato dallo Spreti, era una fabbrica di poco conto, eretta nei pressi del canale
Vela o Cavo del Passetto, il canale di scolo che serviva quando si verificava un'invasione delle acque per incanalarle verso il Po di Primaro. 

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La mappa del 1732 fu disegnata proprio dal geometra Guizzetti, una specie di visura catastale, per definire il passaggio di "proprietà" agli Spreti . Da notare la presenza di una fornace alla destra del Molino (particella A) e un'osteria tra la strada detta "Via che va al Passetto" (particella B)

 

Il Molino aveva un impianto che macinava saltuariamente, cioè quando le acque del Canal Vela o Passetto svagliavano dai propri argini: questo tipo di molini era detto "non fisso" o "eventuale" o "volante". 

Quest'ultima parola trova riscontro anche nella legenda di una mappa del Molino del 1738 come si vede nel particolare qui sotto

Si legge "Mulino Spreti detto del Passetto" (in alto)

"Soglia Volante e Pelo d'Aqua nel Po che capace (?) il macinare a cattino" (in basso)

 

 

 

Non è facile comprendere il funzionamento

Una mappa del 1703 mostra il Canale che normalmente passava attraverso il corpo del fabbricato: si vedono due poste di macine collocate nei rispettivi ambienti ai lati del Canale, quindi alimentate probabilmente da ruote verticali a pale.

Nel 1732 viene ristrutturato

Gli Spreti attuarono un ammodernamento radicale. Nel corpo della fabbrica verso ovest furono alloggiate due poste di macine servite dai rispettivi "ritrecini".

Cosa sono i ritrecini? Ogni macina veniva mossa dalla forza dell'acqua che batteva sulle pale della ruota idraulica; un albero di trasmissione provvedeva al collegamento.
Tali antiche ruote denominate "ritrecini" funzionavano ciascuna con un consumo pari a 800 litri al secondo, sviluppando energia sufficiente per azionare le macine. Situate in un locale sottostante, ricevevano l'acqua che arrivava per caduta dal canale.
 

Nella parte verso est vi era un altro ingresso per le acque dove era sistemata una porta servita da una ruota verticale a pale: questa era probabilmente quella del precedente molino detto "volante".

Nel 1734 una prima controversia

Gli Spreti avevano creato un'arginatura del canale tra Fusignano e il Canale del Passetto per far funzionare al meglio il molino. Ma ciò creò dei problemi alla rete scolante della Valle Dana. In seguito alle proteste dei Lughesi, Fusignanesi e Alfonsinesi ebbe inizio una lunga causa che diede ragione ai sopraddetti.

Nella mappa sotto del 1735 il mulino è situato sul Canal Vela o del Passetto tra l'alveo del Santerno a sinistra e la via detta delle "Vallerie", cioè la via Valeria che allora arrivava fino al Passetto. La costruzione era composta quindi di tre parti

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Il particolare della mappa precedente mostra chiaramente le tre parti del 
"Molino detto del Passetto"

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Nel disegno sopra è illustrato un progetto per dragare il fondo del canale che si era progressivamente interrato e che aveva compromesso l'efficienza del molino. 
Siamo nel 1735. 

In questa mappa del 1735, il Canale Vela detto anche "del Passetto" è disegnato già nei particolari: si vede che proviene da un allacciamento con il Canale dei Molini, incrocia la via Reale e termina nel Po di Primaro con il Molino del Passetto già costruito. In fondo c'è il disegno del Molino del Passetto. La valle della Vela è stata prosciugata. 

Nel 1738 il molino viene dismesso

Come ci informa il Bagnaresi "la Congregazione delle acque il 7 luglio 1738 dichiarò che tale opera era di impedimento al libero corso delle acque e lo Spreti fu obbligato a vendere ai Comuni di Lugo, Fusignano e Leonino tale molino, i quali l'atterrarono".  

In realtà questi ultimi furono a loro volta  indotti all'acquisto con l'obbligo di demolire gli impianti molitori. L'importo complessivo per il fabbricato, annessi e terreno fu calcolato in Scudi 2.350.

wpe51.gif (255874 byte) A sinistra, una mappa  del 1745 troviamo al posto del mulino una costruzione più ridotta con la dicitura "Già Molino. 

L'edificio non fu abbattuto completamente. Da questo momento l'ex-molino del Passetto fu affittato ad uso abitazione e magazzino fino alla fine del settecento.

Dalla fine del 'settecento' fu utilizzata come chiusa 

La costruzione in seguito fu utilizzata come 'chiusa' o 'chiavica' e abitazione del
guardiano. 

Infatti, nel 1779 così scriveva D. Luigi Manetti a proposito dei lavori di raddrizzamento del Reno svolti dai Bolognesi nella zona del Passetto :

- '...hanno rifatto (i Bolognesi ndr) la chiavica del Molino vecchio...' - 

Infatti quando fu realizzato un nuovo canale per scolare le acque, detto la "Canalina" o di nuovo 'Canal Vela', si utilizzò la parte finale dell'alveo del Canale del Passetto e dopo il 1784 parte del vecchio edificio dell'ex-molino fu adibita a Chiavica emissaria in Reno.

Mappa del 1750-70 dove il Molino non viene più rappresentato. 

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Rilievi della Chiavica Emissaria dello Scolo Canal Vela in Reno raccolti nel 1890 e riferiti alla orizzontale del progetto di alzamento dell'argine di Reno fatto nel 1890.

Nel tempo l'edificio ha subito svariati interventi con conseguente perdita del porticato, mentre nel prospetto a nord fu demolito il piano sopra il "muro a fiume", che da tempo era inutilizzato a seguito della disattivazione del mandracchio. Nella struttura dell'edificio i corpi originari furono ridotti a due e fu eliminato il dislivello esistente tra il corpo di fabbrica a ovest e la parte restante.

 

Osservando l'attuale costruzione che ancora oggi si trova nel punto dove era segnato il Molino del Passetto risultano evidenti le  due arcate delle tre che erano in origine, ora interrate sempre più col passare del tempo.

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La parte centrale, dopo la dismissione da molino, aveva probabilmente da sempre funzionato come chiusa, e continuò a farlo fino a quando la stessa "Canalina" nel 1928 anno della costruzione del Canale di Bonifica in destra Reno, fu immessa nel Canale detto 'Destra Reno' o 'Scolo delle acque chiare' e il manufatto rimase inutilizzato,  come chiavica.

Fin dalla fine dell'ottocento furono presenti alcuni servizi come un forno da pane ed un capanno, posizionati però distanza dall'edificio.

Per la presenza delle due grosse chiaviche, quella del Canale e quella della Canalina, tutta la zona mantenne il nome “I Chiaviconi”, anche quando queste chiuse non erano più esistenti o funzionanti. Dal 1939 al 1945 il vecchio mulino del Passetto, ormai noto solo col nome “Chiavicone della Canalina”, era di proprietà di “Richezza”, un signore che abitava in via Puglie, poco distante. Le stanze erano affittate a braccianti: vi abitavano quattro famiglie. 

Una di queste fu la famiglia di Mario Cassani, il barbiere della zona, qui residente dal 1939. Mario Cassani fu il primo sindaco di Alfonsine nel dopoguerra. Aveva svolto  un ruolo importante nel periodo della resistenza ai fascisti e ai tedeschi, organizzando, in collaborazione col Partito Comunista locale, con diverse famiglie contadine del Passetto, e col CLN, una rete di antifascisti e GAP, che controllava questa zona. Essi facevano passare in sicurezza verso le valli di Sant’Alberto moltissimi giovani partigiani della Bassa Romagna, che si andavano unendo alla 28° Brigata Garibaldi, prima dell’attacco su Ravenna.

Nelle mappe della cartografia oggi in uso, realizzate alla fine dell' '800 e poi semplicemente ricopiate e aggiornate, si vede chiaramente segnato un tratto del vecchio Canal Vela  abbandonato, mentre il suo tratto terminale è chiamato la "Canalina" (vedasi mappa all'inizio di questa scheda).

Dietro l'attuale costruzione, verso sud, si vedeva, fino a poco tempo fa, ancora l'impronta dell'antico Canale Vela (poi 'Canalina'), ora completamente interrato e coltivato: infatti, il profilo del terreno manteneva  una concavità dell'antico alveo, "anomala" rispetto al resto dei campi. 
Lavori di livellamento hanno per ora colmato tale anomalia.

Tornando sull'argine del Po e qualche decina di metri di fianco alla Chiavica del Passetto c'è una strada sterrata che è detta "del Passetto". 

La strada del Passetto e i Conti Calcagnini

Questa "via del Passetto" è sorta su un antico percorso del fiume Senio; non c’è nulla da vedere, ma solo da immaginare: qui ebbe inizio "la vera storia" che diede origine alla nascita di Alfonsine, un paese uscito dalle acque. 

I Conti Calcagnini, feudatari di Fusignano e del Leonino (così era chiamato il territorio che diventò poi Comune di Alfonsine), puntarono nel '500 a diventare i Signori del Po di Primaro, un fiume che a quei tempi era ancora una importante via commerciale fra Venezia, Ferrara, Ravenna e Bologna. 

Nel 1537 i Calcagnini decisero e attuarono l'allacciamento del fiume Senio, che fino ad allora spandeva le sue acque liberamente nelle valli, col Po di Primaro. Tale percorso coincide oggi con il tratto di via Reale che va da via Mazzini fino all'incrocio con casa Monti e da lì per la strada del Passetto fino al Po di Primaro.

Il fosso detto 'Scolo delle Alfonsine' che costeggia per alcuni tratti, a cielo aperto, la via del Passetto è l'antico alveo del Senio. 

In questo modo i Calcagnini si garantirono una via di comunicazione col Po. 

Al Passetto, che prese tal nome dal fatto che venne allestito un passaggio con barche tra una riva e l'altra del Po, furono costruiti alcuni magazzini per stoccare le merci alle quali i Calcagnini imposero una propria tassa per quel passaggio. 

In realtà l'impresa era redditizia per i Conti di Fusignano soprattutto perché così evitavano di pagare il dazio per le loro merci alla Sede Apostolica di Ravenna. Insomma al Passetto i Calcagnini facevano contrabbando di grano, fieno e altro, a discapito della Chiesa. 

Numerose furono le controversie tra i Calcagnini e i signori di Ravenna, i quali vantavano diritti su queste terre vaIlive: questi si appellarono più di una volta alla sede Apostolica di Ravenna per impedire l'avanzata dei nuovi padroni. 

I CaIcagnini favorirono allora l'insediamento in queste zone di tutti i 'banditi' dal feudo di Fusignano: derelitti, criminali, assassini, vagabondi, zingari, ubriaconi... Qui vi era a quei tempi un grande bosco, e i Ravennati, nemici dei Calcagnini, chiamavano questa zona "... il bosco degli assassini..."

Il territorio alfonsinese era una vera e propria zona franca, terra di frontiera, dove i ladri, gli assassini, i banditi venivano mandati al confino in base agli statuti di Fusignano: "... che cadauno assassino, homicidiale et criminale debba avere sgombrato in termine a due giorni la terra e il territorio di Fusignano..."

E i Calcagnini mandavano i fuorilegge proprio in queste terre impaludate che volevano conquistare.

Così protestavano i Ravennati:

  "...Hano usurpato, et occupato detti Conti (i Calcagnini ndr) più di quello che gli fu concesso da Lion X. Sa. Me. (di Santa Memoria ndr), una gran parte del territorio ravennate; et non contenti di ciò, cercano al presente, di occupare XV miglia dietro la riva del fiume Po, et l'importanza di questo non si può far conoscere se non con l'ispezione deI luogo, la qual ispezione essi conti aborriscono et fuggono a loro potere, anzi cercano totalmente di impedirla. Il danno che per questo porta la Sede Apostolica che si vede dovere avenire, e che quel territorio è fertile et produce grani e biade assai et ivi sta di continuo un nido di ladri, homicidiali, et banditi, da dimessi luoghi, tal che si può dire bosco d'assassini...". 

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L'ex-Molino del Passetto com'era nel 1990

Nel 1990 si notava ancora l'arco entro cui passavano le acque del Canal Vela ("poi Canalina"). 

Si notava anche l'impronta lasciata sul terreno del canale. Dopo un'azione di livellamento del campo, attuata nel 2000, l'impronta non si nota più.

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L'altro lato del Mulino

Il Molino del Passetto, com'era nel 1990, visto dall'argine del Reno

 

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Il Molino del Passetto, com'era nel 2002.

Il Molino del Passetto, com'era nel 2004

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Il Molino del Passetto, com'era nel 2009

Il Molino del Passetto, com'era nel 2010

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Il Molino del Passetto, com'era nel 2011

Il Molino del Passetto, com'era nel 2012

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Il Molino del Passetto, com'era nel 2012

Il Molino del Passetto, com'era nel 2012

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Il Molino del Passetto, com'era nel 2012

Il Molino del Passetto, com'era nel 2013

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Il Molino del Passetto, com'era nel 2013

Il Molino del Passetto, com'era nel 2014

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Il Molino del Passetto, com'era nel 2014

Il Molino del Passetto, com'era nel 2015

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Il Molino del Passetto, com'era nel 2015

Il Molino del Passetto, com'era nel 2015

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Il Molino del Passetto, com'era al 31 dicembre 2015

Il Molino del Passetto, com'era nel novembre 2016

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