Alfonsine

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Il fronte di guerra ad Alfonsine 
dal 1944 al 1945

Un libro su Alfonsine
"E' Café d'Cài" 

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(Il libro "E' Café d'Cài" è il racconto di tutto il periodo della guerra ad Alfonsine, vissuto da un ragazzo dell'epoca e raccontato dal medesimo a 50 anni di distanza. Il libro è interamente consultabile on-line)

Foto e brevi informazioni

La Linea Gotica ad Alfonsine

La linea gotica era una linea difensiva costituita da una serie di difese fisse tracciate lungo i crinali dell'Appennino, costruita dai militari tedeschi a partire dal momento dello sbarco Alleato in Sicilia (9 luglio 1943), per impedire che gli alleati raggiungessero la pianura padana, o comunque per rallentare il più possibile la loro avanzata: dalla pianura emiliana le Alpi e poi la Germania (attraverso il passo del Brennero) sarebbero state a portata di mano.Utilizzando la dorsale degli Appennini, la Linea Gotica andava da Pesaro sull’Adriatico a Massa Marittima sul Tirreno. 

Quando in seguito all'attacco su Rimini la linea difensiva tedesca fu ricollocata più a nord, nei primi mesi del 1944 Alfonsine, come altri paesi posti lungo la dorsale del fiume Senio, fu il luogo dove si accampavano le retroguardie delle truppe tedesche che si succedevano al fronte. 

Nell'estate del 1944, dopo i primi segni di cedimento, Albert Kesselring cambiò il nome della linea difensiva nel meno altisonante linea verde (Grüne Linie). La nuova linea di difesa si attestò in Romagna lungo il fiume Senio. La linea gotica fu attaccata dagli alleati nel settembre del 1944, e benché questi riuscissero a sfondare le prime linee in numerosi punti, non furono tuttavia in grado di portare l'attacco fino in fondo.

Con la caduta di Ravenna questa linea riuscì a bloccare gli alleati per molti mesi dividendo le sorti e le storie d’Italia sia sul piano militare che sociale e politico.

Ecco perché Alfonsine si trovò sulla linea del fronte.

Tra il dicembre 1944 e il 10 aprile 1945, Alfonsine fu quindi teatro di cruenti scontri tra tedeschi, alleati e partigiani che combatterono sul fronte situato sul fiume Senio.

La Battaglia del Senio

Col termine "Battaglia del Senio" gli storici intendono riferirsi all'offensiva alleata che, dopo una sosta delle operazioni militari durata quattro mesi, portò all'avanzamento del fronte ravennate lungo tutto il corso del fiume Senio divenuto famoso nelle cronache di quei giorni, per aver concluso la guerra in Romagna e, nel giro di due settimane, anche tutta la Campagna d'Italia avviata dagli eserciti anglo-americani nel luglio 1943 contro i tedeschi.

La popolazione di Alfonsine resistette

Mentre i giovani affluirono nella 28° Brigata Garibaldi, Alfonsine, dal dicembre 1944 al l0 aprile 1945, il resto della popolazione visse l'esperienza di un centro posto sulla linea del fronte di guerra. 

La popolazione si sottrasse ad ogni tentativo di allontanamento, resistette organizzandosi in modo da sopravvenire e attendere l'arrivo degli alleati. 

Il locale Comitato di Liberazione inizialmente costituito dai rappresentanti dei partiti locali e dall'Arciprete, seppe tessere una tela di comitati di zona (che diventeranno le "giunte di strada" subito dopo la liberazione) che provvedevano agli approvvigionamenti alimentari e alla raccolta di informazioni strategiche da inviare agli alleati. 

Il 10 aprile 1945 il Gruppo di Combattimento "Cremona" liberò Alfonsine.

Ad Alfonsine nei 5 mesi del fronte furono lanciate circa 600 granate al giorno e ci furono 331 civili morti. Non c'era più la luce elettrica e quindi non funzionavano più i mulini. Per riuscire a macinare un po' di grano si doveva andare fino a Voltana o a Longastrino con i pochi carri rimasti.

I tedeschi razziavano le mucche dalle stalle e tutti i mezzi di trasporto a motore (quei pochi che c'erano) e la ferrovia per trasportare tutte le merci, gli oggetti e le opere d'arte rubate al nostro Paese e le loro armi; per questo i partigiani fecero saltare i binari della ferrovia.
La miseria era tanta ma c'era molta solidarietà tra le persone. C'erano dei comitati di zona (le giunte di strada) che cercavano di procurare il cibo per tutti i cittadini: compravano dai contadini le mucche e le macellavano in uno stallatico che si trovava all'incrocio di via Mameli con via Tranvia; andavano a pescare nelle valli e distribuivano il pesce.

Ad Alfonsine, prima della guerra, c'erano un ospedale e due farmacie, una in corso Garibaldi, l'altra in via Mazzini. Durante la guerra fu necessario organizzare altri due ospedali, uno nel Palazzo Comunale, l'altro a casa Argelli.

Il centro del paese fu completamente minato dai tedeschi

Nel 1945, per decisione dei tedeschi, fu fatto saltare quasi tutto il centro del paese: gli edifici in Piazza Monti e in Corso Garibaldi impedivano, a loro parere, il tiro dei cannoni verso le zone occupate dagli alleati ( dopo il fosso Vetro verso Ravenna). Le granate, le bombe aeree, l'alluvione provocata dalla rottura dell'argine del fiume Senio, le mine dei tedeschi, distrussero l'80% delle costruzioni.

Il paese era un mucchio di macerie

Il 10 Aprile 1945, giorno della liberazione di Alfonsine, il centro del paese era formato da un mucchio di macerie; il resto del paese era semidistrutto. Il panorama sconfortante era rappresentato dalla distruzione del 70% delle abitazioni e dalla scomparsa del vecchio centro storico, che era stato dapprima pesantemente bombardato dagli alleati, e in seguito minato dei tedeschi prima della loro ritirata verso nord.

I senza casa erano circa 700 e si potevano utilizzare soltanto 15 baracche di legno messe a disposizione dagli alleati inglesi. Fu necessario convocare tutti i bisognosi nel "Cason dal machin", capannone situato in via Borse e tirare a sorte.
Vennero dal Municipio distribuite anche le lenzuola, le coperte, i materassi rubati ai cittadini nelle case che i tedeschi avevano occupato.

Bisognava ricostruire il paese, 
ma dove?

Ricostruire il centro del paese dov'era prima, alla destra del Senio, o alla sinistra dove c'erano i campi?
Venne fatto un Referendum tra le giunte di strada, cioè vennero chiamati ad esprimere il parere, coloro che facevano parte di queste giunte. Il 98% votò per ricostruire il centro del paese alla sinistra del fiume Senio, tenendo conto del fatto che alla destra c'era poco spazio, confinando Alfonsine con i Comuni di Bagnacavallo e Fusignano.

Gli architetti Vaccaro e Parolini disegnarono quindi il nuovo paese e cominciò la costruzione. Ci fu una grande solidarietà fra i cittadini e tutti concorsero alla ricostruzione offrendo gratuitamente quattro domeniche di lavoro per rimuovere le macerie. Le macerie furono caricate, con le pale, sui carri tirati dai pochi buoi rimasti, e usate sia per ricostruire le rampe che permettevano di arrivare alla via Reale e al Cimitero, sia per riempire le voragini causate dalle bombe e dallo straripamento del fiume Senio.

Ad Alfonsine, dopo quasi cinque mesi di fronte, c'era rimasto ben poco, tranne il fieno (che i contadini non avevano potuto utilizzare perché le mucche erano state uccise dai tedeschi) e i bossoli di ottone dei cannoni. Si effettuarono perciò degli scambi con altre città: con Reggio Emilia si scambiò il fieno con materiale edilizio; i bossoli di ottone furono scambiati con vetri (nessuna casa aveva più i vetri alle finestre) o con maiali, mucche, polli per ricominciare gli allevamenti e quindi le attività produttive.
I campi vennero ripuliti dalle mine e dalle granate per poter ricominciare la loro coltivazione.
Fu ricostruito con assi di legni il ponte di piazza Monti.


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Come venne distrutto tutto il paese vecchio

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Una foto aerea di Alfonsine del 1944

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La chiesa Santa Maria

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Casa del fascio

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Piazza Monti distrutta

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Il Municipio distrutto

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"Lazzaretto"

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Casa Lugaresi

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Via Reale e il Cortilazzo

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I sabbioni dalla via Reale

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Le truppe della Cremona all'incrocio del Passetto: via Reale e via Stroppata (a destra)

LA VITA QUOTIDIANA 

AD ALFONSINE E DINTORNI

TRA IL NOVEMBRE 1944 E L'APRILE 1945
Ricerca realizzata dagli alunni delle 
Classi 5^ Scuola Elementare Plessi Matteotti e Rodari - Classe 3^A Scuola Media Plesso Oriani
 

Laboratorio di storia a.s. 2002-2003 Istituto Comprensivo di Alfonsine: 

Il contesto

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Le interviste
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Il glossario
Il progetto
L'itinerario didattico
Le fonti

Docenti e Collaboratori