Alfonsine

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Alfonso I° Calcagnini investì, nel 1488, 10.000 scudi per avviare la bonifica delle valli che si trovavano dove ora sorge il comune di Alfonsine.

Per queste opere si avvalse di lavoratori di Fusignano, ma anche del  Ferrarese e del Ravennate.

Fece costruire "nel 1502 una chiesetta per il battesimo, che fu detta S. Maria delle Alfonsine, in un punto presso il fiume Senio in cui si trovava un passo barca: lì si creò un villaggetto. Quello che diventò Alfonsine" (G. Gambi, 'L'insediamento umano nella regione della Bonifica Romagnola', CNR 1949). Poi assegnò la giurisdizione ecclesiastica al suo parente di chiesa più famoso Celio Calcagnini, suo cugino. In questo modo sottraeva alla chiesa ravennate e ai signori di Ravenna i diritti su quei territori. Tale prima chiesa consisteva in una sola navata, senza campanile. Naturalmente Celio Calcagnini, che aveva ben altri compiti più importanti e impegnativi, mai si sognò di recarsi in queste terre. A lui interessavano solo le prebende e i guadagni che gli spettavano di diritto. E per amministrare tali entrate aveva incaricato un suo uomo di fiducia tale Alphonso Paulutio, come amministratore, fattore, che all'epoca veniva definito 'tutore'.


Nel 2015 è stata fatta la scoperta archeologica della croce della prima pieve di Alfonsine che ha potuto chiarire molte cose di quel periodo riguardo alla chiesa (clicca qui)

Fu così che probabilmente tale Alphonso Paulitio volle che fosse chiaro a tutti che lui era l'amministratore di quella parrocchia di Alfonsine, e lo fece scrivere sull'unico simbolo che caratterizzava la prima pieve: una semplice croce con una basamento di sostegno in marmo di Istria: 'Alphonso Paulitio tutore'. Quando poi nel 1540 quella chiesa fu ingrandita con altre due navate, con un altare maggiore e altri 5 altari, quella croce fu messa in disparte in qualche angolo della canonica.

Fece costruire abitazioni e capanni riempendo di abitanti quei luoghi vuoti (come scrive il Rambelli nell'800). E siccome cominciavano anche a nascere bambini, fece costruire nel 1502 una chiesetta per il battesimo. Nel 1540 i nipoti di Alfonso 1° Calcagnini, i conti Alfonso II e Teofilo II, figli di Tommaso I° Calcagnini e Costanza Rangoni, investiti del giuspadronato di questa chiesa, secondo il "Breve di Leone X" (3 dicembre 1519), fecero edificare una chiesa più grande nella facciata della quale posero, in marmo travertino, la seguente epigrafe

ALPHONSUS. ET. THEOPHILUS. CAL
CAGNINI. FRATRES. COMITES.
ET.
DOMINI. TERRITORI. LEONINI
TEMPLUM. B. VIRGINIS. DE. JURE
PATRONATUS.
SUAE. FAMILIAE
A. FUNDAMENTIS. EREXERUNT
ANNO MDXL

(Alfonso e Teofilo Calcagnini, fratelli, conti e signori del territorio leonino, il tempio della Beata Vergine, di diritto patronato della loro famiglia, dalle fondamenta eressero l'anno 1540)

La lapide con l'iscrizione del '500 e sopra lo stemma in una foto della chiesa prima della distruzione con l'ultima guerra

Primo rettore fu Mons. Celio Calcagnini, famoso letterato del XVI sec., che, per uno speciale privilegio canonico della cattedrale di Ferrara, era a quel tempo Arciprete a Fusignano e Rettore (così si chiamava il parroco) ad Alfonsine.

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Questa è un particolare di una mappa databile 1506.
 
(clicca sulla foto per averne un ingrandimento)
La chiesa, qui detta "Eccl.ia fabricata p. Calcagninos",  fu eretta da Alfonso nel 1502, poi rifabbricata più grande dai suoi nipoti Alfonso e Teofilo, nel 1540.

 Qui i Calcagnini parlano di Territorio Leonino perché nel 1519 erano stati investiti di questa carica da Leone X, che aveva imposta quel nome a quelle terre.

Lo Stemma dei Calcagnini con il Leone e le tre palle.

La scritta a sinistra è "Il è bien secret": che fu assegnata alla famiglia Calcagnini perché Celio Calcagnini,fu nominato segretario in Ungheria, per conto del Papa.

Sopra questa iscrizione si vedeva lo stemma antico dei Calcagnini in bassorilievo, che rappresentava al di sopra un leone rampante, con tre palle d'oro al di sotto.

Intorno allo stemma si leggeva questo inciso:
COELIUS CALCAGNINUS
AP. S. PROT. T. U. D. ECCLESIAE ALPHONSINARUM RECTOR-.  

Elenco dei rettori (parroci), economi spirituali e arcipreti della Chiesa Santa Maria in Alfonsine

Celio Calcagnini, 1522-1540; don Matteo Orsini, 1606; don Marco Lega, 1607-1617;
don Giulio Tamburini, 1617, economo; don Bernardino Randi, 1617-1621;
don Giulio Tamburini dei Graziani, 1621-1627; don Giovanni Francesco Checcoli, 1628-1646;
don Francesco Bettini, 1646-1654, forlivese; don Domenico Gattini, 1654-1679; don Antonio Dragoni, 1680, economo; ...... ; don Francesco Maccagni; don Agostino Tosini, 1728-1744, ravennate;
don Paolo Guerrini, 1744-1758, fusignanese; don Francesco Alessandrini, 1758, economo;
don Carlo Finotti, 1758-1811, ferrarese, visse 91 anni; don Domenico Maria Ferri, 1811, economo;
don Damiano Battaglia, 1812-1854, di Masiera, nel 1842 ebbe una paralisi e fu coadiuvato da don Bonafede Ferri, 1842-1854; don Carlo Farolfi, 1855-1856, economo;
don Geremia Corelli, 1856-1863, economo; don Leopoldo Santoni, 1863-1866, economo;
don Giuseppe Massaroli, 1866-1868, economo; don Luigi Marini, 1868-1879, economo;
don Stefano Brunetti, 1879-1881, economo; don Giovanbattista Ricci Bitti, 1881-1893, unico rettore sepolto ad Alfonsine;
don Paolo Scioni, 1893, economo; don Antonio Costa, 1893-1907;
don Stefano Brunetti, 1907, economo; don Natale Valenti, 1908, economo; don Luigi Bacchilega, 1909, economo; don Luigi Tellarini, 1909-1922;
don Antonio Tamburini, 1922, economo;
Mons. Francesco Gardini, 1922-1931 (Rettore, poi vescovo di Bertinoro)
don Giovanni Bianchedi, 1932, Pro rettore ed economo; don Luigi Liverani, 1932-1956, Arciprete;
don Carlo Marcucci, 1956-1980, Arciprete; don Mario Piazza, 1980-2002, Arciprete
don Renato Frappi, 2002- 2009
don Beppe Gallazzi e don Davide Ferrini, 2009 - ....

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Ceramica in rilievo decorata su maiolica che si trova nella chiesa della Madonna delle Grazie di Alfonsine. E' pressoché uguale a quella del Santuario del Madonna del Bosco, sempre ad Alfonsine

Questa è una ceramica forse del '600 ancora esposta nell'attuale chiesa parrocchiale Santa Maria di Alfonsine. Durante "Settimana Rossa" (clicca su "Settimana Rossa" se vuoi saperne di più) subì alcuni spari nel tentativo di distruzione da parte dei manifestanti. I colpi lasciarono segni ancora visibili, ma la formella di maiolica non si ruppe. Questo fatto divenne una leggenda alfonsinese.
In seguito superò anche la distruzione totale della chiesa avvenuta durante la seconda guerra mondiale.

I beni in dotazione alla Chiesa Santa Maria 
fin dalla sua fondazione

La chiesa fu dotata di due poderi detti uno la Preta posto nella via Raspona, e l'altro la Marina situato in via Borse. Nei primi tempi si facevano pagare alcune decime, un'imposta dovuta al clero che consisteva in un decimo del raccolto o del reddito di altra attività. tali imposte cessarono ben presto. In seguito i parroci ottennero il diritto di primizia. 

Fino a tutto il '600 la chiesa rimase con una sola navata, ma poiché era troppo piccola rispetto alla cresciuta popolazione, la chiesa Santa Maria delle Grazie venne ulteriormente ampliata nel 1744, con l'aggiunta di due navate laterali.
Nel 1752, col Rettore Paolo Guerrini, fu aggiunto il campanile e nell'ottobre del 1825 furono collocate le campane di bronzo, fuse dal bolognese prof. Rasori.

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un clic per ingrandire l'immagine

Questa immagine della Chiesa Santa Maria è tratta da un affresco trovato nella casa dei Conti Samaritani in via Mameli ad Alfonsine, dell' '800.

Essa rappresenta la Chiesa tra il 1809 (la posa della croce è del 22 ottobre di quell'anno) e 1825 (anno di posa delle campane, che nel disegno non appaiono ancora). 
Questa croce oggi (2015) è all’ingresso del cimitero.

L'affresco fu recuperato da Marino Marini, noto imprenditore di Alfonsine, prima che la casa venisse abbattuta, e fu collocato nella Casa di Vincenzo Monti dove lo si può ancora vedere. La chiesa a tre navate ha la facciata rivolta verso  "lo Stradone" (oggi Corso Garibaldi). Così era posizionata la Chiesa Santa Maria rispetto al piazzale agli inizi dell’‘800.

A sinistra si nota la "violina" la piccola via che portava verso la rampa del fiume Senio (all'epoca via Giordano Bruno). La croce è quella attualmente posta all'ingresso del nuovo cimitero, ed era stata donata nel 1809 da Paolo Massaroli: si tratta di una croce in travertino precedentemente appartenuta ai frati cappuccini di Bagnacavallo.

Vicino alla chiesa, fin dal 1600 circa, sorgeva un'infermeria chiamata "lazzaretto" sorta in occasione delle epidemie di peste e colera.
Era un palazzo collocato in fondo all'attuale Carraretto Venturi, con una gran scalinata. All'inizio del '900  era adibito ad alloggio per numerose famiglie alfonsinesi.

Descrizione della chiesa Santa Maria 
fino al 1868
fatta da Gianfrancesco Rambelli, nel suo Memorie Istoriche dell'Alfonsine (1833)

"In questa chiesa vi sono nove altari. Il maggiore è consacrato a M.V. delle Grazie, titolare della chiesa. 

A sinistra vedesi:
la cappella della B.V. del Rosario il cui quadro, co' quadretti de' misteri credonsi coloriti dall'Avanzo Ferrarese scolare di Giangioseffo Dal Sole. 
Segue l'altare del Purgatorio sul quadro del quale sono raffigurati Sant'Antonio abate e Agostino, la B. Vergine della Centura superiore, e al di sotto le anime purganti. Questo è lavoro di Domenico Cignani di Ravenna. 

Nella parte destra hannovi tre altari: 
il primo è del S.S. Crocifisso e della B.V. Addolorata; 
l'altro è dedicato a Sant'Antonio da Padova: questo di adorna di un bel reliquiario, e di quattro buone statuette della Concezione di M.V., di S. Giuseppe, di S. Fedele da Sigmaringa, e del B. Giuseppe da Lionessa, doni di Paolo Antonio Massaroli devotissimo di S. Antonio. 
L'ultimo altare è sacro a S. Luigi Gonzaga. Le statue dell'Addolorata sono opera de' fratelli Graziani; quella di Sant'Antonio venne lavorata in Bagnacavallo.

Mirabile è poi il Crocefisso, da Francesco Samaritani nel 1722 fatto cavare da un tronco di vite con maestria singolare.

In questa chiesa vi sono le seguenti confraternite che vestono la cappa; 
cioè del SS. Sacramento; 
della B.V. del Rosario; 
del S. Cuore di Gesù detta volgarmente del
Sacco, aggregata all'arciconfraternita di Roma, ed eretta addì 7 giugno 1757; 
di S. Antonio da Padova; 
e di S. Francesco Saverio instituita nell'anno 1830 in occasione di sacre missioni

Le confraternite alfonsinesi possedevano anticamente molti fondi lasciati loro da un Girolamo Montanari da Bagnacavallo detto Fabbri dall'arte di ferraio che eserceva. Nel testamento di questo pio trovansi nominate cinque confraternite  in que' tempi esistenti nella parrocchiale di Alfonsine: queste erano quelle del S. Sacramento, della Madonna del Rosario, di S. Antonio da Padova, del Suffragio, e del Santo Nome di Dio. S'ignora se quest'ultime due vestissero cappa, certa cosa è però che in appresso vennero concentrate nelle prime tre i beni delle quali accomunaronsi assieme.

Nel piano anteriore della chiesa da lato sinistro si trova una grande croce di marmo, già de' Cappuccini di Bagnacavallo, che Paolo Massaroli ivi fe' innalzare a sue spese addì 22 Ottobre 1809

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La nuova chiesa Santa Maria iniziata nel 1868 e terminata nel 1879 che andò poi distrutta nel 1945 con la guerra

La nuova chiesa fu fondata nel 1868 mentre era Economo Sp. don Giuseppe Massaroli, morto poi a Bagnacavallo Arciprete della Pieve. Costò la somma di L. 120.000, terminata solo all'esterno e ancora grezza all'interno, rimasta così per mancanza di fondi. Il governo ordinò poi la chiusura della vecchia chiesa, pericolante, che era rimasta in funzione attaccata alla nuova.

In questa mappa del 1838 si nota in nero la parte della vecchia chiesa che sarebbe stata abbattuta nel 1879. Il progetto fu utilizzati a partire dal 1868.

Nel 1879 fu fatto un secondo appalto per abbattere la chiesa vecchia, fare una sacrestia e un selciato nella nuova chiesa per potervi entrare. Tutto ciò durò fino al 1881 quando il 12 maggio fu nominato Rettore il reverendo Don Gianbattista Ricci Bitti, il quale in undici anni pagò la somma di 60.000 lire. Con quei soldi costruì la sacrestia, l'ancona della Madonna, intonacò le navate, costruì gli altari, il coro, i confessionali e tutto l'arredo interno.

Morto Ricci Bitti nel 1893 lo sostituì per quell'anno un economo don Paolo Scioni, e quindi il Rettore Don Antonio Costa dal 1893 fino al 1903. Fu quest'ultimo a completare la chiesa nuova spendendo 30.000 lire e facendo costruire la canonica e il teatro con altre 20.000 lire.

In un Pro Memoria (raccolto da Adis Pasi) datato Alfonsine 9 giugno 1913 e firmato da Paolo Randi si chiede il saldo dei debiti contratti per i lavori finali:

"Don Antonio Costa venne rettore ad Alfonsine nel 1893 e col pieno consenso del suo vescovo iniziò subito i seguenti lavori, cioè:
1)- costruì ex-novo la canonica a tre piani con 21 ambienti... canonica che non esisteva perché la vecchia fu tutta demolita per ingrandire la nuova chiesa unica del paese.
2)- terminò de tutta la nuova chiesa di metri 52x25 a tre navate che era tutta greggia e appena coperta, decorandola di molti arredi sacri e di un organo del valore di L. 4.000
3)- attiguo alla canonica e alla chiesa sempre ex-novo costruì i proservizi, un locale pel Circolo Cattolico ed una sala ad uso teatro di metri 22x11 con tutto l'occorrente, impianto di gas, per concorrenza al festivale
del paese, e per la preservazione della fede e dei buoni costumi. Attori erano i giovanotti del paese, le bambine del Ricreatorio, ed altri del mestiere.
4)- Costruì di pianta due case coloniche
5)- Pagò circa 15 mila lire di debiti vecchi. Opera tutta che gli costava senza esagerazione oltre le cento mila lire...
6)- Dietro il lascito del signor Antonio Barattoni che lasciava al vescovo... la sua casa civile con un podere di tre ettari per un Istituto religioso di educazione adattò la suddetta casa... ad uso di un asilo infantile, di scuola di studio, di religione, di lavoro femminile, e di Ricreatorio festivo, tutto diretto dalle suore Apostole del S. Cuore... 

... entrò signore ed uscì coi soli panni che aveva indosso, e ai 27 febbraio 1908 fu costretto a rinunziare alla parrocchia compianto da tutti.

 

(Anno 1884). La chiesa era stata girata di 90° verso la nuova piazza nel 1874. Si nota l'orologio del campanile. La canonica non è ancora costruita.

Nel 1898, a destra della chiesa, fu costruita la canonica.

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(Anno 1910) Il piazzale della chiesa con la nuova canonica (1898). Di passaggio un gruppo di bersaglieri in bicicletta. In estate ogni anno ad Alfonsine stanziava un reparto dell'esercito italiano, che si sistemava nei locali del Foro Annonario. Gli ufficiali nel Palazzo Lanconelli, nel piazzale della chiesa.

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(Anno 1914) Il davanti della chiesa durante la 'settimana rossa', 
con i resti delle suppellettili distrutte e incendiate. 

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Anno 1925: piazzale della chiesa. Si nota il primo negozio della canonica con vendita di Macchine per cucire, ricamo e maglieria di N. Pescarini (Natale Pescarini).
Da sinistra: una ragazza di Milano che veniva in estate ad Alfonsine, Linda Lucci, Silvia Cavazzuti (cugina di Tullio Samaritani), Federica Contessi, Lella Poletti, Vincenzina Lucci.

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Anno 1926:  quattro ragazze alfonsinesi nel piazzale della chiesa. da sinistra Vincenzina Lucci, Lella Poletti, Linda Lucci, Federica Contessi. Nello sfondo si notano i due negozi della canonica, quello di tessuti della Tangana, (Ida Bruni, sposata Faccani), e quello di ferramenta di Montanari (Marlèn), già di Cesare Baldi. A destra il portone d'ingresso al cortile della chiesa e al teatro parrocchiale.

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(Anno 1930)

 Nel lato sul piazzale presenta solo qualche cambiamento dal 1910 al 1930, con la conversione di alcune camere a negozi: il primo era il negozio di tessuti d’la Tangàna (Ida Bruni sposata Faccani), che fino agli anni ‘20 era stato di Natale Pescarini con vendita di oli e macchine da cucire. Poi c’era il negozio di ferramenta d’Marlén (già di Cesare Baldi). Nell’angolo c’era l'ingresso al cortile interno della Canonica dove c'era il campanile e il teatro parrocchiale. Sul lato successivo del piazzale si incontrava la casa di Ennio Salvatori, con due negozi: il primo dell’orologiaio Zannoni, e il secondo del barbiere ‘Brasulina’. A seguire casa Lanconelli (dove abitavano in affitto varie famiglie tra le quali quella del fotografo Luciano Tazzari con la moglie maestra ..........)
Poi casa Altini con un negozio dal 1930, che fu di “Mobili Antichi” e poi di “Barbiere”, quindi il “Caffé Nazionale” detto “d'la Niculéna”, moglie di Pietro Altini, e che in seguito ebbe solo la scritta di “Caffé”.

Don Liverani 
fu nominato arciprete della parrocchia S. Maria nel 1932

Da sinistra in prima fila: e prit d'Marlén Don Montanari, Don Serafino Servidei, zio di Lorenzo Servidei, maestro e capo DC nel dopoguerra, Don Liverani arciprete di Alfonsine, Don Giovanni Bianchedi, fu spretato perché ebbe un figlio da una parrocchiana, ma continuò a vivere in paese portando la veste da prete, Maria Mirri, madre di Sidney, ricchi possidenti alfonsinesi.

Da sinistra fila dietro: Antonio Pattuelli (sacrestano fino ai primi anni '60), Don Pirazzini, detto e prit d'Stasiòl (sua nipote è la Pirazzini moglie di Natale Gregori), Lorenzo Servidei, maestro e capo DC nel dopoguerra, Alfeo Minarelli babbo del dott. Minarelli e di Santino.

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Incontro per aspiranti 9-12 luglio 1939.
Don Luigi Liverani è il terzo da sinistra, nella fila dei preti, don Carlo Marcucci il quinto

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(Anno 1930) Foto aerea del piazzale della chiesa

 

Album di foto della Chiesa Santa Maria (prima e dopo la guerra) e del Sacro Cuore

La Chiesa Santa Maria il 10 aprile 1945


La chiesa ancora in piedi e la canonica colpita da una bomba

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Inizio febbraio 1945 – La chiesa cadde minata da 30 bombe di mezzo quintale l'una, appostate lungo la navata e le colonne da alfonsinesi costretti dai tedeschi. Poi toccò alla canonica, all'asilo e via via tutto il resto, specialmente corso Garibaldi. Nella foto la chiesa e il caffè d’Cai sono un cumulo di macerie. Si vedono sullo sfondo il teatro “Aurora”, l’asilo parrocchiale e in primo piano la Canonica.

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Le macerie della chiesa

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(Anno 1945) La chiesa e la piazza distrutte dalla guerra

  

Due chiese nel dopoguerra

Con la scelta di sviluppare il nuovo centro di Alfonsine alla sinistra del fiume Senio, l'arciprete Don Liverani decise di trasferire la chiesa nel paese nuovo, dove si iniziò la costruzione della chiesa parrocchiale Santa Maria, mentre nel paese vecchio sarebbe sorta la nuova chiesa parrocchiale del Sacro Cuore, sulle macerie della vecchia chiesa.

Per qualche anno nell'immediato dopoguerra l'arciprete Don Liverani officiò la santa Messa con i cappellani Don Domenico Parmeggiani e, dal 1953, Don Dionisio Vittorietti, utilizzando la piccola canonica che era stata rapidamente edificata (foto sotto). A metà degli anni '50 fu inaugurata la nuova chiesa Santa Maria nel paese nuovo a sinistra del fiume Senio, che ebbe come arciprete Don Liverani stesso, mentre Don Vittorietti divenne parroco della nuova parrocchia del Sacro Cuore.

Anno 1948. Piazzale della chiesa, A sinistra la costruzione che servì da chiesa fino alla metà degli anni '50, oggi canonica

La chiesa Santa Maria
nel paese nuovo

Con la decisione della nuova amministrazione comunale di ricostruire il paese nuovo alla sinistra del fiume Senio si pose il problema se ricostruirvi anche la nuova chiesa Santa Maria. L'arciprete don Liverani partecipò a questa decisione e decise che anche la nuova chiesa arcipretale sarebbe stata ricostruita nel nuovo centro. Così fu, se pur tra varie opposizioni che alla fine si scagliarono contro don Liverani stesso, per aver favorito tale soluzione. La sua decisione spaccò la comunità cattolica e produsse una serie di accuse, come quella di filocomunismo, 

Particolare del progetto Parolini-Vaccaro, per la ricostruzione dove si vede il progetto per la chiesa (1946)

Dopo le fratture ideologiche verificatesi nella comunità alfonsinese, alla fine della predica della messa di Natale del 1949, quando si aprì l'Anno Santo 1950, gridò dall'altare:"Sia l'anno del grande ritorno, sia l'anno del grande perdono!"

La rimozione di Don Liverani

Alla lunga il vescovo Mons. Battaglia di Faenza fu costretto a decidere la rimozione di don Liverani, che nel 1956 fu chiamato alla guida di una delle parrocchie del centro di Faenza. Obbedendo, don Liverani si permise di suggerire il nome del suo sostituto: don Carlo Marcucci. Il vescovo acconsentì. Don Carlo era il prete di Fusignano che aveva raccolto i morti partigiani dell'eccidio del Palazzone, e che aveva celebrato la messa di suffragio a cui tutta Fusignano aveva partecipato, manifestando un silenzioso, ma palpabile sdegno per quell'atrocità.

un click sulle foto per avere ingrandimenti e scaricarle

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Don Liverani all'inaugurazione delle scuole nel 1951 nella casa del Popolo
Da sinistra Don Liverani, la Direttrice Didattica, la moglie dell'ispettore didattico e l'ispettore, il sindaco Mario Cassani, il maestro Angelo Pescarini, altri....

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Don Liverani benedice il cippo ai caduti della guerra (anni '50)

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La nuova canonica della chiesa S. Maria nel paese nuovo (primi anni '50). 
La chiesa non è ancora costruita

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(Anni '60) Panoramica del paese nuovo: la chiesa S. Maria si nota in primo piano

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Chiesa S. Maria e Sezione del PCI (anni '50)

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La nuova chiesa Santa Maria, posta nel paese nuovo (anno 2000)

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La nuova chiesa Santa Maria, posta nel paese nuovo (anno 2000)

 

 

La chiesa del Sacro Cuore

Nel 1953 fu posta la prima pietra della chiesa del Sacro Cuore, ove sorgeva la chiesa Santa Maria, distrutta durante la guerra. Nel 1956 fu inaugurata la nuova chiesa del sacro Cuore e l'omonima parrocchia con a capo il nuovo parroco Don Dionisio Vittorietti 
(clicca qui per saper tutto su chi era Don Vitt)


Elenco dei parroci della chiesa Sacro Cuore di Alfonsine



don Dionisio Vittorietti 1956-1975, parroco
don Genesio Succi, 1976-2000, parroco
don Renato Frappi, 2002- .....

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Nel 1953 fu posta la prima pietra della chiesa del Sacro Cuore

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Piazza Monti (o meglio piazzale della chiesa). 
Don Vittorietti (allora cappellano) da sinistra, poi don Domenico Parmeggiani, il vescovo mons. Giuseppe Battaglia, e altri preti non riconosciuti. 

Il chierichetto era Valter Conti

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Era il 4 aprile 1953: posa della prima pietra della chiesa del Sacro Cuore

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Don Vittorietti (allora cappellano) da sinistra, poi don Domenico Parmeggiani, il vescovo mons. Giuseppe Battaglia, e altri preti non riconosciuti.

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Qui c'è anche Don Liverani

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1953: posa della prima pietra della chiesa del Sacro Cuore, in piazza Monti.
Si nota da sinistra don Vittorietti, poi il vescovo mons. Giuseppe Battaglia, il cappellano don Domenico Parmeggiani, e un prete non riconosciuto.

Qui si vede anche Don Liverani

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Anno 1960: il piazzale ricostruito con la chiesa del Sacro Cuore, dopo che la chiesa Santa Maria fu ricostruita alla sinistra del Senio nel paese nuovo.

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Anno 1960: foto aerea della piazza Monti e del piazzale della chiesa.

Anno 2000: chiesa del Sacro Cuore

 

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Anno 2000: chiesa del Sacro Cuore

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Anno 2000: piazzale della chiesa del Sacro Cuore, col mercato del giovedì

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