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1905: femminicidio 
alla foce del lamone

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Nella zona della foce del Lamone, dove oggi (2020) c’è il "Boca Barranca" (già “Corto Maltese”), nella pineta lì a due passi,  avvenne un delitto atroce di una ragazza di Casalborsetti: era il 23 settembre del 1905.

Voci del paese (fino a pochi decenni fa) assicuravano che in autunno, verso sera, passando da quelle parti si poteva a volte sentire un pianto disperato di donna.

LÌ IN MEZZO ALLA PINETA FU POSTO UN PILASTRINO DEDICATO ALLA RAGAZZA ASSASSINATA

Per trovarlo seguite il percorso indicato nella mappa sotto.

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LA STORIA DI QUEL FEMMINICIDIO

(tratta dal sito web “i love Marina Romea”)

 

E’ una domenica mattina grigia quella del 24 settembre 1905. quando alcune donne, passeggiando in riva al mare, scorgono sul bagnasciuga il corpo senza vita di una donna orrendamente sfigurata. 

Teatro dell’orribile ritrovamento è la spiaggia di quella che oggi conosciamo come foce del Lamone.

Le autorità inquirenti raggiungono il luogo solo nel pomeriggio, precedute da due finanzieri di stanza in zona, Giuseppe Rampello e Germino Pepi. È in quelle ore che si attribuisce un nome alla giovane, grazie all’arrivo dei famigliari che, stanti le pessime condizioni del corpo, riconoscono la congiunta solo grazie a pochi decisivi particolari.

Si tratta di una ragazza del posto, la ventiquattrenne Maria Novelli. La donna è stata uccisa dai violenti fendenti di una lama rozza, colpita prima all’altezza del ventre, poi alla nuca (probabilmente durante un tentativo di fuga) e infine in modo letale alla gola. Le mani sono graffiate, ad indicare una colluttazione.

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 La ventiquattrenne Maria Novelli.

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Il pilastrino posto in memoria della ragazza assassinata

La ragazza è incinta di un mese. Il fidanzato, Giovanni, ha un alibi di ferro e il suo nome viene immediatamente scartato dalla lista dei possibili colpevoli. 

È invece la sorella Clelia a fornire i primi elementi interessanti per le indagini, ricordando che il giorno precedente insieme a Maria aveva ricevuto la visita di due finanzieri, Pepi e Rampello e che proprio con quest’ultimo la giovane aveva avuto un piccolo alterco.

Le comunità di Porto Corsini e di Casalborsetti sono sconvolte dagli eventi, le voci si rincorrono e cresce un clima di reciproco sospetto che sembra avvelenare anche i funerali della donna, le cui spoglie trovano riposo nel cimitero di Mandriole, la piccola frazione abitativa che sorge oggi sulla riva del canale destra Reno.

La presenza della fossa scavata sulla duna lascia immaginare un delitto premeditato con occultamento incompiuto, forse a causa dell’arrivo di qualche bagnante.

Le investigazioni sembrano concentrarsi sempre più sui due finanzieri Pepi e Rampello, specialmente su quest’ultimo, che secondo alcune testimonianze vedeva respinte da Maria le proprie attenzioni. 

Vengono ricostruite le ultime ore di vita della ragazza ed alcuni particolari nella testimonianza dei due militari decisamente non tornano.

Le guardie hanno effettivamente fatto visita alle giovani sorelle nella loro umile abitazione di Casal Borsetti, ma c’è una discordanza sulle due ore successive, che Rampello afferma di avere trascorso in compagnia del collega, smentito però da Pepi, secondo il quale i commilitoni si sarebbero rivisti solo nel tardo pomeriggio. Ce n’è abbastanza per determinare il fermo del finanziere siciliano, per il quale la situazione sembra velocemente precipitare quando vengono riscontrate tracce di sangue sui suoi indumenti e sulla dotazione militare. Il collega Pepi, invece, esce completamente dalle indagini.

Il processo ha inizio il 7 dicembre 1906 e Giuseppe Rampello è l’unico imputato.

Nelle parole dell’accusa gli indizi sembrano farsi inequivocabilmente prove, ma la difesa affidata all’avvocato Crapanzano, rinomato professionista siciliano, sorprendentemente rovescia un verdetto parso già scritto, i giurati sentenziano: “Assolto!”.

Dopo oltre un anno, dunque, l’omicidio di Maria Novelli resta senza colpevole.

Rampello dopo quattordici mesi lascia il carcere e torna in Sicilia, ma il verdetto assolutivo divide Porto Corsini, che nel finanziere isolano aveva individuato il criminale perfetto e ora si ritrova in preda a congetture e ipotesi di nuovi possibili sospetti. 

La storia dell’omicidio della giovane donna potrebbe chiudersi qui, come caso irrisolto, ma la soluzione vera e propria, definitiva e inaspettata, arriva meno di un anno dopo, quando le cronache riportano del decesso di Giuseppe Rampello e della sua confessione in extremis.

Il finanziere, gravemente malato e ormai in punto di morte, ammette le proprie responsabilità e l’omicidio di Maria, della quale, non ricambiato, si era invaghito.

Un finale scontato e già individuato, seppur raggiunto tortuosamente, per una vicenda destinata a perdersi nella memoria degli anziani e nelle pieghe del tempo. 

Una conclusione, però, capace di ristabilire la verità in ossequio ad una giovane vita stroncata per un rifiuto.

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