Alfonsine

                         

 

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Sommario degli anni dal '19 al '25
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 L'origine del fascismo  e dell'antifascismo  ad Alfonsine
(
Questo sito è ideato e gestito interamente da Luciano Lucci )            

IL 1924 
AD ALFONSINE...

 come nel far west

Pare che Mussolini tentasse in quegli anni, a poco a poco, la liquidazione dei 'ras', richiamando quelli che erano stati, prima della Marcia su Roma, gli esponenti più autorevoli di un fascismo moderato e legalitario, di fatto non ci riuscì. Gli squadristi si confermarono un potere forte all’interno del Partito fascista, e Mussolini alla fine si adeguò. 

L’assassinio di Matteotti del 10 giugno 1924 e Mussolini che si assunse personalmente, in due vicini passaggi del suo discorso in Parlamento, la responsabilità sia dei fatti avvenuti e sia di aver creato il clima di violenza in cui tutti i delitti politici compiuti in quegli anni erano maturati, sono la chiave di volta per interpretare chi in quei giorni aveva vinto la battaglia interna al fascismo, cioè i ‘ras’ delle provincie emiliano romagnole.

Ad Alfonsine la situazione fin dall’inizio del 1924 non migliorò rispetto al 1923, ed ogni occasione fu buona perché i fascisti esercitassero la loro violenza contro repubblicani, ex-combattenti antifascisti e in particolare contro la famiglia Gessi.

4 gennaio 1924 alle 4,30 del mattino incendio del teatro Calderoni, ‘e baracò’  

Il Segretario Politico del PNF alfonsinese scrisse sul settimanale provinciale fascista "La Santa Milizia" per rinfacciare le accuse che fossero stati i fascisti per vendetta contro i Gessi a incendiare il teatro. Sostenendo che probabilmente era stato un incendio fortuito, e che se così non fosse, lui per primo si sarebbe dato da fare per far luce sulla vicenda. 

4 e 5 gennaio 1924: irruzione notturna in una casa dove credevano fosse Mino Gessi

Mino Gessi aveva frequentato in quegli anni una signora di Alfonsine forse vedova o comunque senza la presenza del marito ad Alfonsine. Di questa cosa era a conoscenza il capo dei fascisti locali Romildo Sasdelli, che aveva una una fidanzata Antonietta, nella stessa casa, e aveva incrociato talvolta il Gessi. La notte tra il 4 e il 5 gennaio tre individui mascherati ed armati di tutto punto, sfondata la porta, fecero irruzione nella casa dove credevano fosse il Gessi con la sua amante. La donna e i bambini suoi furono sorpresi dalla paura e si misero a piangere, mentre quegli individui misero a soqquadro tutto, senza trovare il Gessi.

9 febbraio 1924: picchiati dal fascista 'Scianté' alcuni giovani alla festa di S. Apollonia, che si teneva ogni anno in via Reale. 

Un giovane repubblicano di Alfonsine Albonetti Giovanni, colpevole di avere il distintivo del proprio partito, fu manganellato e minacciato da uno squadrista fascista di Bagnacavallo Tabanelli Primo, il noto e famigerato 'Scianté', che diventerà poi brigatista nero durante la Repubblica di Salò e la guerra, (un vero criminale). 

Due suoi amici Fanti Clemente di Alfonsine e Belloni Luigi, di Bagnacavallo, intervenuti a deplorare il bastonatore fascista, furono minacciati da questi con la pistola.

Diede notizia dell'episodio «La Voce Repubblicana» il 14 febbraio:

"ANCORA VIOLENZE AD ALFONSINE  

Qualche giorno fa in Via Reale, grossa borgata che dista poco più di un chilometro dal paese e nella quale celebravisi l'annuale festa rionale, furono bastonati ferocemente tre giovani del paese fra i quali il giovane repubblicano di Alfonsine Albonetti Giovanni, colpevole di avere il distintivo del proprio partito.  Due altri che avevano osato deplorare il fatto furono, dal bastonatore, minacciati con le rivoltelle. 

La popolazione che, numerosa era presente rimase alquanto sdegnata ed anche spaventata per il ripetersi di simili violenze che rimangono sempre impunite: tanto più quando si vede che l'autorità di P. S., presente al fatto, crede opportuno di fare... il morto. Pare accertato che il comandante la centuria locale della milizia fascista, abbia stigmatizzato il fatto. 

Se tali voci corrispondessero a verità, verrebbe dimostrato ancora una volta che la vita ed ogni altra tranquillità dei cittadini non fascisti sono alla mercé del primo gregario fascista, il quale, infischiandosi della disciplina tanto decantata, sfoga a suo bell'agio il livore del proprio animo sul groppone del prossimo, continuamente vilipeso ed umiliato."

 La denuncia della «Voce Repubblicana» attivò la solita inefficace procedura: il Prefetto chiese delucidazioni al Questore il quale le chiese ai responsabili dell'ordine pubblico ad Alfonsine i quali confusero le acque, fingendo di capire fischi per fiaschi. 

Come finisce l'episodio del 9 febbraio?  Il Questore di Ravenna scrive al Prefetto che gli aveva chiesto informazioni, in seguito alla lettura della notizia sulla «Voce Repubblicana»: 
"Ill. mo Signor Prefetto... In merito all'articolo pubblicato sulla «Voce Repubblicana» del 14 corrente, ho il pregio di riferire che da indagini praticate e dall'interrogatorio di Albonetti Giovanni di Domenico, Fanti Clemente, nato nel 1904 ad Alfonsine, è risultato che questi è stato colpito da due bastonate dal nominato Tabanelli Primo di Bagnacavallo, il 9 corrente verso le ore 19, in Via Reale, e nella stessa circostanza in cui fu bastonato Belloni Luigi, di Cristofaro, di anni 27, da Bagnacavallo... Ciò premesso, avverto che non risulta che i Carabinieri, ivi in servizio e al momento dell'accaduto lontani dai contendenti, abbiano assistito impassibili al fatto."

2 marzo 1924: scontro a fuoco tra i fratelli Faccani (Abele e Giuseppe) e Mino Gessi  

Era domenica, Abele Faccani, segretario del fascio, era di ritorno da Ravenna da una manifestazione di appoggio all'italianità di Fiume. Il fratello Giuseppe (Pinén)  lo era andato a prendere dalla stazione di Alfonsine. Verso le 19 incontrarono casualmente, sotto la rampa del fiume della Violina, Mino Gessi, col quale già avevano avuto una scontro violento un anno prima.

Il Gessi stava andando a prendere i sigari allo spaccio dei Graziani: il primo negozio sotto il portico a sinistra nella foto qui di fianco. 

Si incontrarono proprio in questo spiazzetto (foto a destra) subito giù dalla rampa e subito fu inevitabile lo scontro. 

Il Gessi fu aggredito e colpito con un bastone e un coltello e ferito.

Continuarono dentro al negozio e nel retrobottega. 

La titolare della tabaccheria Luisa Mazzotti non era presenta, ma c'era la sorella Angela (di 'Maestar') che aveva un negozio di tessuti adiacente. 

Questa cercò di separare i contendenti, probabilmente prendendo le difese del Gessi, che era solo contro due, e diede una spinta ad Abele il quale cadde a terra (era ancora convalescente per una ferita da arma da fuoco alla gamba avuta nello scontro precedente sempre con Giacomo Gessi).

Da un primo articoletto sul 'Resto del Carlino' del 3 marzo si legge che "I fratelli Faccani hanno, anche essi, fatto fuoco sul Gessi che, però, è rimasto leggermente ferito e ha potuto montare su una bicicletta e dileguarsi'

Il Gessi riuscì allora a estrarre la pistola e a sparare due colpi che colpirono Giuseppe Faccani a un polmone, e Abele Faccani alla testa e a un braccio. 

Il Gessi fuggì con una bicicletta presa, puntando la pistola, a un fascista di Rossetta che incontrò per caso davanti al garage Cacchi, e pistola in pugno andò verso la cosidetta 'via della Fame' (oggi 'via Roma'). Qui fu aiutato da Antonio Gessi (non era un suo parente) e da Fis-cett. Si rifugiò al cimitero nella chiesetta, tomba di famiglia. Poi si trasferì in una cascina di contadini i Cassani, Caghéna di soprannome, lungo la via Stroppata, che lo ospitarono per una ventina di giorni. 

Mino Gessi all'epoca dei fatti

Irma Mazzanti in Argelli, una ragazzina che all'epoca aveva 16 anni ed era parente dei Gessi (la seconda moglie di Eugenio Gessi-padre era sua zia), fu incaricata di portare a Mino Gessi munizioni e roba da mangiare, soldi e poi documenti (un passaporto di suo cognato Mossotti, che però non bastava per l'espatrio), oltre a medicarlo per una ferita sulla fronte. 

Poi in seguito a furtive tappe, prima a Bologna poi a Torino, l'acquisizione di un passaporto falsificato con la compiacenza di qualche funzionario corrotto, raggiunse la frontiera francese, passando da Ventimiglia.

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2 marzo 1924: incendio del Circolo Repubblicano.

Ci fu una rappresaglia delle squadre fasciste per il ferimento di Abele Faccani (segretario del fascio) da parte di Mino Gessi, il Circolo Repubblicano in via Carraretto Venturi fu invaso e incendiato: crollò il tetto e il piano superiore (vedi foto)

4 marzo 1924: un articolo sul Resto del Carlino, più dettagliato e più contro il Gessi.

Io scontro a fuoco di Alfonsine trovò immediata eco sulla stampa anche perché Alfonsine era... Alfonsine. Infatti, fin dagli avvenimenti della Settimana Rossa di appena nove anni prima, il nome di questo paese romagnolo era conosciuto in tutta Italia e, ancor più lo divenne all'inizio del fascismo quando organi di stampa a diffusione nazionale, come «La Voce Repubblicana», non tralasciavano di dar notizia, di amplificare ciò che vi accadeva. 

Negli ultimi tempi, poi, gli infuocati articoli di Ferruccio Mossotti avevano tenuto i riflettori accesi sull'evolversi della lotta politica ad Alfonsine per cui, ora, lo scontro del 2 marzo non poteva passare inosservato. 

«Il Resto del Carlino», il quotidiano più diffuso della Regione, diede subito notizia dello scontro Gessi-Faccani e nei giorni successivi seguì, con propri servizi e corrispondenze, l'evolversi della situazione. 

Qui di seguito un articolo de "la Santa Milizia"

Da "La Santa Milizia" dell'8 marzo 1924

Naturalmente 'La Santa Milizia' e i fascisti descrissero il Mino Gessi come criminale e delinquente, mentre gli altri come povere vittime, promettendo la vendetta.

I repubblicani ex-combattenti di Alfonsine furono messi definitivamente nel mirino come responsabili morali di tutto quello che era accaduto e stava accadendo ad Alfonsine.

18 marzo 1924: muore all’ospedale di Bologna Abele Faccani, ferito nello scontro con Gessi  

Abele Faccani morì, dopo 15 giorni dallo scontro, all'ospedale di Bologna per setticemia, un'infezione presa in seguito alle ferite riportate.

Da "La Santa Milizia"

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Fu subito considerato un martire del fascismo e tutta la coreografia dei funerali (non solo ad Alfonsine) volle essere una grande dimostrazione "di orgoglio e di fede fascista". 

Le autorità fasciste cambiarono subito nome alla via in cui era avvenuto lo scontro Faccani-Gessi, la 'Viuléna' che da 'via Giordano Bruno' diventò 'via Abele Faccani'.

Poiché dal giorno del funerale di Abele Faccani mancavano poco più di quindici giorni alla data del 6 aprile fissata per le lezioni politiche nazionali, la linea nazionale, e anche quella provinciale e locale, fu di non creare per ora altri scontri, e per un po' i fascisti alfonsinesi riuscirono a frenarsi.

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La nuova intestazione della 'viulèna'

21 marzo 1924: funerali di Abele Faccani

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21 marzo Piazza Monti: il funerale di Abele Faccani

I funerali riuscirono imponenti. Il «Resto del Carlino» il 21 marzo 1924  diede ampio risalto allo "sdegno" di tutti i fascisti, sdegno che ebbe modo di manifestarsi in tutta la sua ampiezza in occasione del trasporto della salma da Bologna ad Alfonsine sostando in tutti i paesi che si trovano lungo la via San Vitale.

LE ESTREME ONORANZE AD ALFONSINE 
ALLA SALMA DI ABELE FACCANI 


Le rappresentanze politiche, militari, sindacali, amministrative del fascismo ravennate si sono raccolte oggi alle ore 15 ad Alfonsine per rendere le estreme onoranze alla Salma del Segretario politico del Fascio locale, Abele Faccani, barbaramente assassinato dall'ex combattente alfonsinese Giacomo Gessi. Dodicimila persone formavano il corteo, composto, oltre che dalle rappresentanze coi gagliardetti, i vessilli ed i labari, da tutta la popolazione alfonsinese, che ha voluto manifestare in tal modo il suo profondo cordoglio per il selvaggio delitto. 

Una centuria della Milizia Nazionale rendeva gli onori e un manipolo di militi sosteneva per turno il feretro. Oltre 50 corone erano portate a braccia dai parenti, da fascisti e da militi. Fra gli intervenuti, abbiamo notato il console Gustavo De Luca, comandante la Legione... il Seniore Ettore Muti, il dott. Cottignola, in rappresentanza dell'avv. Frignani, Segretario federale, assente per indisposizione, e, in rappresentanza del sindaco di Ravenna, il dott. Cav. Alberani e moltissimi altri. 


Fra la più viva commozione dei presenti ha parlato il dottor Alberani che, dopo aver ricordato le elette virtù di fascista e di cittadino dell'estinto, ha portato il saluto del Comune e dei fascisti alfonsinesi. 

Al dottor Alberani è successo il decurione Natali, che ha portato il saluto dei combattenti al martire fascista. Ha parlato, quindi, il dott. Gueltrini di Argenta che ha recato con viva commozione il saluto degli amici e compagni di fede. L'avv. Prof. Pietro Bruno a nome anche del dott. Mezzetti, fiduciario delle corporazioni fasciste, rivolge un commosso saluto alla Salma ed esalta le virtù della vittima. 

Parla, da ultimo il console Gustavo De Luca. I discorsi sono stati ascoltati fra la più profonda commozione e il più deferente silenzio di tutti gli intervenuti. Mentre la bara veniva calata nella fossa, il manipolo della Milizia Nazionale ha presentato le armi e i fascisti presenti hanno ripetuto a gran voce il grido di guerra e di fede fascista: "A noi!". 

Qui sotto un articolo pressoché uguale apparso su 
"La Santa Milizia" del 22 marzo

30 marzo 1924: venne concessa la camicia nera a Giuseppe Faccani, fratello di Abele Faccani

5 aprile 1924: Galvani Antonio, di anni 60, sensale, traversando la Piazza Monti, venne bastonato da un gruppo di 5 individui. Accorse il Commissario di P.S.  ed il Comandante della Milizia, Sasdelli Romildo.

 'quegli individui, di cui uno in divisa, si allontanarono di corsa... Si ritiene che trattasi di una vendetta compiuta da Faccani Giuseppe, per il fatto che il Galvani era stato incaricato dalla famiglia Gessi di vendere una partita di vino'. (da un rendiconto riservato del Commissario Veronesi p. 103-4-5-6 L'Idea e la Forza di E. Strada)

Giornata delle elezioni politiche

6 aprile 1924:  Durante la notte dal 5 al 6 corrente, il negozio di accessori elettrici, di proprietà di Errani Leonardo e di Biffi Francesco, fu saccheggiato con un danno di circa £. 15.000 e vennero asportati, altresì, oggetti per un valore di £. 3. 000 (il Commissario scrisse: 'Quantunque l'Errani ed il Biffi siano affiliati al partito repubblicano, cd il primo sia fratello di Errani Guido, presidente del Circolo repubblicano, per il fatto che venne commesso un furto, non ritengo che la causale debba attribuirsi alla politica".

                 Ore 13: Bruno Contessi, cognato di Beno Gessi, fascista fin dal '20, dopo di aver votato la lista nazionale (fascista), appena uscito sulla strada, venne colpito con manganellate da Faccani Giuseppe. Contessi era un parente dei Gessi, e, quindi, l'azione del Faccani fu inquadrata dal Commissario di P.S. "come una vendetta personale' e non intimidazione politica.

Fu bastonato anche Leopoldo Gramantieri

                 Nella notte del 6 aprile

nella relazione "Riservatissima" al Questore, il Commissario di P.S. scrisse, cercando ancora di inquadrare l'episodio come teppistico e non politico, che il negozio di Caffè e Liquori, di proprietà di Calderoni Vittoria moglie di Tommaso Pagani d'Cai, venne saccheggiato e vennero pure asportati liquori ed oggetti e denaro;  "ritengo che il fatto debba attribuirsi all'opera di Mirri Antonio, ìl quale, spalleggiato da altri compagni fascisti, abbia voluto sbarazzarsi di una concorrente, poiché la madre di lui, a poca distanza, gestisce un esercizio del genere...; prima ancora che avvenisse il ferimento di Faccani Abele nel luglio 1923, lo stesso negozio della Calderoni venne saccheggiato ad opera del predetto Mirri e di altri suoi compagni fascisti... e dovettero smettere per l'intervento del Prof. Mariani Marcello che in quel tempo comandava le squadre". 

7 aprile 1924: minacce e botte per tutti, anche per Guido Errani

Nel pomeriggio a Tommaso Pagani d'Cai, venne ingiunto, da 'Ricchi Secondo di 18 anni, soprannominato Barrà, milite, di smettere il lavoro di costruzione edilizia che egli esegue in Piazza Monti, con minacce di danni agli averi ed alla persona.

       Nel pomeriggio Riccardo Bosi, 'ex repubblicano che ha votato la lista nazionale, venne bastonato in questa via Mazzini da Pagani Giuseppe di Marco di anni 35 e dal predetto Ricchi.'

         'Poco dopo, gli stessi individui, nella stessa via Mazzini. bastonarono a sangue un giovanetto di 16 anni e smisero solamente quando la madre, vedendo il figlio insanguinato sulla pubblica via, messasi in ginocchio, invocò la salvezza del figlio, perché il detto ragazzo, che ha una bella voce, nella scorsa estate aveva cantato in casa Gessi... '

            Tre individui non identificati, in bicicletta transitavano per gli argini del fiume Senio, vennero rincorsi da Ricchi Secondo, Argelli Giuseppe, Mirri Antonio e Pagani Giuseppe che avevano i manganelli in mano. Quei tre, visti la mala parata, abbandonarono le biciclette e si diedero alla fuga attraverso i campi scavalcando siepi e muri. Gli inseguitori suddetti dovettero rinunciare all'inseguimento, ma. per dispetto, guastarono le biciclette e le buttarono nelle acque del fiume. 

Quei tre erano Guido Errani, Francesco Subini e Moldo Fanti.

Anche il repubblicano Antonio Baldrati, mutilato di guerra, fu bastonato. 

'Nella notte 'venne appiccato l'incendio nel negozio di droghe, salame, merci e tabacchi di Mazzotti Angela di Antonio la quale subì un danno di circa £. 30.000.... Faccani Abele, un giorno prima di morire all'ospedale di Bologna, a coloro che gli erano vicini raccomandò che la sua salma non fosse portata in chiesa e che perdonava tutti. Soggiungeva però: "Non posso perdonare a quella donna (Mazzotti Angela) che mi fece cadere a terra: diversamente il Gessi non mi avrebbe colpito". 'Pare infatti, che quando i fratelli Faccani ed il Gessi, colluttandosi, penetrarono nel negozio della Mazzotti, questa, istintivamente, si sia intromessa per dividerli, ed il Faccani Abele, che ancora zoppicava per la ferita riportata nel luglio scorso, cadde per terra dove il Gessi lo colpì. Si ritiene pertanto - continua la relazione del Commissario di P.S. - che l'incendio, che non mirava solamente al danno materiale ma anche alla soppressione di una intera famiglia che dormiva al piano superiore separato da un semplice solaio di legname, sia una vendetta compiuta da Faccani Giuseppe.'

 

RISULTATI DELLE ELEZIONI POLITICHE 
AD ALFONSINE: 
stravinsero i fascisti come in tutta Italia

 Elezioni 1924 Elezioni 1921

Iscritti aventi diritto

3781

3740

Votanti

2859  (75%)

2503 (66%)

Fascisti (Lista Nazionale)

1358 (47,5%)

327 (Blocco Liberali e Fasc.)

Massimalisti (PSI)

389

1073

Repubblicani

363

625

Comunisti

353

427

Socialisti Unitari (PSU)

128

 np

Popolari (PPI)

50

51

Liberali indipendenti

15

np

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8 aprile 1924: 
'Margotti Giuseppe, da oltre un mese, è costretto a stare in casa perché minacciato di vita specialmente da Ricchi Secondo e Argelli Giuseppe. L'8 corrente il Ricchi si recò a casa di lui dicendo: "Hai paura e non esci ma ti verrò ad ammazzare in casa tua". (dalla relazione del  Commissario di P.S. di Alfonsine Veronesi)

L'elenco fatto dal Commissario è veramente impressionante se si pensa che tutto sommato Alfonsine era un piccolo centro cittadino e che tutti gli episodi si sono svolti nel giro di un paio di giorni, guarda caso in concomitanza con le elezioni politiche del 6 aprile 1924. 

9 aprile 1924: la relazione 'Riservata' di tutti questi fatti del Commissario di P.S.  Veronesi al Questore

Il Commissario di P.S. di Alfonsine Veronesi inviò tutto il resoconto di cosa stava succedendo in paese al Questore, dove raccontò tutto, anche se tendeva ad 'edulcorare' escludendo cause politiche.

Per il Commissario "è esclusa la causa politica...: i fatti su esposti debbono attribuirsi a moventi privati... teppismo". Ma guarda caso uno dei più scatenati, e di cui deve fare il nome, è Giuseppe Faccani (Pinén) e che un mese prima, insieme al fratello Abele, si era scontrato con Mino Gessi

Faccani Giuseppe di Emanuele, di anni 24, pregiudicato in linea penale e politica, venne dimesso dall'Ospedale il 30 marzo ultimo venendo in Piazza subito vestito da fascista, e credo che sia un milite. Lo complimentai per la sua recuperata salute ed egli mi disse: "Grazie, non penso che alla vendetta". Le modalità e le causali dei fatti suesposti giustificherebbero l'ipotesi che tali fatti siano episodi di un vasto piano di vendette che egli vuole compiere coprendole con la veste di fascista e facendosi aiutare da fascisti. Difatti, durante la settimana che ha preceduto le elezioni, egli, ostentatamente vestito da fascista, con rivoltella e bastone, e Ricchi Secondo fu Giuseppe di anni 19, Argelli Giuseppe di Domenico di anni 19, Pagani Giuseppe di Marco di anni 35, Mirti Antonio di Valente di anni 24, parimenti armati di rivoltella e bastone hanno girato di giorno e di notte per le vie del paese incutendo terrore, e se per i fatti avvenuti non sono in grado in questo momento di fornire prove all'autorità giudiziaria... in questo rapporto posso esprimere la convinzione che essi sono gli autori. 

Come mai il Commissario che aveva responsabilità dell'ordine pubblico non era intervenuto? Ecco la motivazione: 

"... ho dovuto rinunciarvi per ovvie considerazioni politiche giacché l'arresto di fascisti e di militi avrebbe senza dubbio prodotto un grave contraccolpo nella situazione generale del paese, che minorando la reputazione ed il prestigio del fascio, avrebbe fatto rialzare la testa ai partiti sovversivi i quali sono ancora abbastanza forti nell'Alfonsinese". 

"Ho la sensazione - continua il Commissario P.S. Veronesi - che i cattivi elementi del fascio e della milizia non possano essere più dominati dai loro capi... ne consegue che, in nome del fascismo, vanno commettendo reati di comune delinquenza, con tanto disdoro e detrimento del fascismo stesso è facile comprendere. Per la salvezza del fascismo nell'Alfonsinese... per evitare conflitti sanguinosissimi a non lontana scadenza... ritengo che la pace in questo comune non potrà ritornare se non si adottino i provvedimenti seguenti: 

1° Eliminazione immediata dal fascio e dalla milizia di Faccani Giuseppe, Ricchi Secondo, Argelli Giuseppe, Pagani Giuseppe, e Mirri Antonio oltreché per i fatti sovraesposti, accertati, e fortemente presunti ad opera loro... anche per quanto segue:
 - Faccani Giuseppe è un nevrastenico, vendicativo, affiliato al partito anar-chico a cui sono appartenuti tutti i membri della sua famiglia, i quali, senza distinzione, sono anche pregiudicati. Egli, poi il 25 giugno del 1917, venne arrestato per oltraggio... Il 27 luglio dello stesso anno, dal Tribunale Militare di Bologna venne condannato a due mesi di carcere militare non si sa per oltraggio o per altro reato. Non lavora. 
- Ricchi Secondo ha tutti i caratteri del delinquente comune. Violento, dirci quasi sanguinario. Nel 1921 venne arrestato per mancato omicidio e furto... Il giorno 23 marzo ultimo doveva partire per la Libia come milite, non partì dicendo di aver avuto 10 giorni di proroga, quasi sono ancora decorsi ed egli rimane ozioso. 

-
Argelli Giuseppe è un giovane impulsivo con tendenza a delinquere. Durante il tempo di questa gazzarra politica ne ha commesso di tutti i colori ed alcune azioni hanno rivestito il carattere di reati, le cui denunzie, come più sopra si è detto, sono state omesse per la delicata opportunità politica del momento. Ozioso. 
-
Pagani Giuseppe è stato affiliato al partito comunista, dove ha i migliori amici, fa il poeta a tempo perso, non lavora, entrò nel partito fascista per opportunità e dicesi che fu uno dei capi della settimana rossa. 
- Mirri Antonio è stato un fervente repubblicano nel cui partito ha i migliori amici, è muratore, ma non lavora mai, entrò nel partito fascista per opportunità e per aver aggio di sfogare odi personali. 

10 aprile 1924: due lettere del Questore, 
una al Prefetto e una al Frignani, responsabile provinciale del Fascio.

Il Questore allegò il lungo rapporto circostanziato che il Commissario di P.S. gli aveva appena consegnato sulla situazione dell'ordine pubblico ai Alfonsine e scrisse: 
"... Da parte mia devo far presente che l'autorità di P. S. locale ha bisogno di avere il campo sbarazzato da qualsiasi prevenzione di carattere politico militare per poter agire a norma di legge, senza menomare comunque il prestigio del partito fascista e della Milizia volontaria
Frattanto si sa che il Fascio di Alfonsine ha scisso la propria responsabilità dei lamentati fatti e ciò, mentre ha prodotto buona impressione in pubblico, non è, né sarà ritenuto atto sincero fino a quando non interverrà una pronta epurazione di militi e fascisti, pregiudicati o facinorosi.

 II Questore concluse la sua lettera al Prefetto informandolo delle "probabili dimissioni del Sindaco per motivi forse connessi a tale stato di cose e si fa il nome, quale Sindaco successore, di tal Ricci Eutimio, al quale invece si preferirebbe il Prof. Mariani Marcello". 

Scrisse poi una seconda lettera al Frignani, responsabile provinciale del Fascio. Qui  fu molto rispettoso e non utilizzò il resoconto del Commissario.

N.B. Quando nel 1934 la Prefettura inviò a Roma il carteggio intercorso fra le istituzioni per i fatti alfonsinesi di dieci anni prima, ci si guardò bene dall'inviare tutta la documentazione relativa alla primavera del 1924. 

Fu spedita solo copia della "rispettosa" lettera del Questore a Frignani, responsabile provinciale del Fascio di allora. 

Al Ministero, chi analizzò quel documento annotò su di esso, con evidente disappunto, "Nessun provvedimento fu preso". 

Si pensi che quando il fascismo fu definitivamente affermato con una dittatura imposta e oramai vincente, diversi di quegli squadristi alfonsinesi, che avrebbero dovuto essere posti fuori dal 'fascismo', secondo il Commissario di P.S. come Giuseppe Argelli (Scuscé), Giuseppe Faccani (Pinè), Giuseppe Pagani (Gigì dla Muretta) ottennero dei posti di lavoro come 'guardie municipali'.

Anche il Vice-Commissario di P.S. Ugo Magistrelli (che abbiamo già incontrato precedentemente) che sembrava di tutt'altro atteggiamento rispetto al suo capo, ebbe una carriera notevole. Ugo Magistrelli dopo i servizi resi al durante la sua permanenza ad Alfonsine in quei primi anni '20 finì a Roma, Commissario alla dirette dipendenze della Polizia Politica. Il Magistrelli nel '36-'37 fu inviato in Portogallo per insegnare a quella polizia come si organizzava la repressione contro i nemici della dittatura. 

La Voce Repubblicana fu il giornale a diffusione nazionale che raccontò con dovizia di particolari quello che succedeva in quei giorni ad Alfonsine e poiché lo stesso Mussolini era assai preoccupato per la cattiva pubblicità che ne derivava ai "suo" movimento, a Ravenna, in Prefettura, ogni mattina veniva attentamente letto e "controllato" ciò che il giornale pubblicava. 

Il Prefetto sapeva con certezza che ogni qualvolta apparissero articoli sulle violenze fasciste ad Alfonsine, immancabilmente da Roma sarebbero giunte perentorie richieste di chiarimenti.

Manifesto pubblicato dal direttorio della locale sezione fascista. 
P. N. F — Sezione di Alfonsine. 

"Atti inconsulti di vandalismo, di odio e di violenza personale non possono avere l'approvazione del partito di cui (sic!) ci onoriamo di appartenere. Invitiamo tutti i cittadini ad amarsi e rispettarsi reciprocamente. E mentre respingiamo tutte le accuse e le infami calunnie che si vanno spargendo per mettere in mala vista i nostri capi e il nostro partito, noi ci mettiamo a disposizione delle autorità e dei cittadini stessi per mantenere l'ordine ed impedire illegalità di ogni genere. Non permetteremo però che qualcuno speculi né sul nostro legalismo né sugli incidenti che non hanno nulla a che vedere col fascismo. Per il direttorio: il segretario politico Romildo Sasdelli." 

Il Sasdelli, pur dovendo definire 'atti inconsulti di vandalismo' quelli attuati dai suoi squadristi inquadrati nella milizia, non prese alcun provvedimento contro di loro, anzi... 
Ne approfittò invece per rinnovare gli attacchi ai repubblicani individuandoli come coloro che speculano sugli 'incidenti'.

10 giugno 1924: rapito e assassinato da una squadra fascista l'on. socialista Giacomo Matteotti  

La squadra omicida fu  capeggiata da Amerigo Dumini probabilmente per volontà esplicita di Benito Mussolini, a causa delle sue denunce dei brogli elettorali attuati dalla nascente dittatura nelle elezioni del 6 aprile 1924, e delle sue indagini sulla corruzione del governo, in particolare nella vicenda delle tangenti della concessione petrolifera alla Sinclair Oil. 

Matteotti, nel giorno del suo omicidio avrebbe dovuto infatti presentare un nuovo discorso alla Camera dei deputati - dopo quello sui brogli del 30 maggio - in cui avrebbe rivelato le sue scoperte riguardanti lo scandalo finanziario coinvolgente anche Arnaldo Mussolini, fratello del Duce. Il corpo di Matteotti fu ritrovato circa due mesi dopo, dal brigadiere Ovidio Caratelli.

Il 17 giugno Mussolini impose le dimissioni a Cesare Rossi e ad Aldo Finzi che erano indicati dall'opinione pubblica e anche dalle indagini del magistrato Del Giudice, come i più coinvolti a causa delle note frequentazioni con gli uomini di Dumini. Fu dimissionato anche il capo della polizia Emilio De Bono e il giorno seguente anche Mussolini rinunciò alla guida del ministero dell'interno che affidò a Luigi Federzoni.

Solidarietà e sostegno dalle organizzazioni fasciste, e secessione dell'Aventino, con le opposizioni che non si presentarono più in Parlamento per far cadere il governo

Da lì iniziò la svolta definitivamente autoritaria di Mussolini con disposizioni che invitavano, in particolare, le autorità ad esercitare la sorveglianza più vigile su circoli, associazioni, esercizi pubblici che potessero costituire pericolo per l'ordine pubblico e, se del caso, ad attuarne la chiusura forzata. Le autorità erano altresì autorizzate ad avvalersi senza scrupoli del fermo temporaneo nei confronti degli oppositori politici. Inoltre i prefetti venivano invitati ad applicare con rigore assoluto un decreto legge atto a "reprimere gli abusi della stampa periodica",  ma fino a questo momento usato quasi esclusivamente nei confronti della stampa di ispirazione comunista. Il decreto conferiva ai prefetti, ossia al governo, il potere di diffidare o addirittura sequestrare il giornale che diffondesse "notizie false e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico".

Una successiva circolare interpretativa del ministro Federzoni aveva subito sgombrato il campo dagli equivoci: il giornale poteva essere sequestrato anche se la notizia pubblicata si fosse rivelata vera. Era evidente, pertanto, lo scopo illiberale e dittatorio che il provvedimento doveva raggiungere: l'annientamento, grazie ai continui sequestri, di tutta la stampa d'opposizione. I prefetti si avvalsero senza esitazione dei poteri che erano stati loro attribuiti, centinaia di persone furono arrestate. Lunga era anche la lista di locali ed associazioni che furono chiusi usando qualsiasi pretesto.

12 settembre 1924: nuovo incendio del Circolo Repubblicano.

Appena riparato alla meno peggio, il Circolo Repubblicano dopo l'incendio del 2 marzo 1924 subì un nuovo saccheggio e incendio, senza alcun motivo preciso. Riparato nuovamente venne dato in affitto a due piccole famiglie.

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Sommario degli anni dal '19 al '25
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L'origine del fascismo  e dell'antifascismo  ad Alfonsine